Recensione: Paride Passacantando

-

Titolo: Paride Passacantando
Sottotitolo: A volte anche l’impossibile… avviene
Autore: Sergio Bertoni
Genere: narrativa
Editore:  Photocity
Pagine: 116
Anno di pubblicazione:  2011
ISBN:  9788866820987
Prezzo:  €9,50€
Formato: brossura
Valutazione: 
Grazie all’autore per avermelo inviato in formato eBook.

 
 

RIASSUNTO - La trama del libro è l’impietosa e ironica fotografia di una immaginaria azienda di grandi dimensioni che ha una sede anche nella città più controversa, bizzarra, amata e odiata d’Italia: Napoli. Napoli con le sue tradizioni, i suoi misteri e le sue risorse. I lavoratori di questa azienda, la SI.TRAL. rispecchiano ovviamente i vizi e le virtù comuni a tutti coloro che svolgono un lavoro subordinato ma con una caratteristica in più, sono, per la maggior parte napoletani. Capita, durante la vita, che le persone, per vantarsi, si attribuiscano falsamente qualifiche e poteri che non hanno, che dirigenti e funzionari di grado elevato siano talvolta di una tale abissale ignoranza da chiedersi se i loro titoli siano veri o fasulli. Talvolta, anche se raramente, accade che persone con le quali la natura è stata matrigna dimostrino insospettate capacità e che vi siano agnelli in grado di contrastare i leoni. È anche noto che il malocchio non esiste ma che molti in fondo ci credono e che talvolta sembri persino funzionare. Succede anche che arcaiche leggende di epoche lontane continuino a vivere nella fantasia popolare, che l’antichissima professione della magia sia tuttora viva e attuale, che ci si possa innamorare di persone che ci apparivano ridicole e che, malgrado tutto, esistano ancora persone oneste che amano e applicano la giustizia. Tutto questo, e molto altro, si potrà leggere in questo libretto che tratta di una serie di personaggi che lavorano in una grande azienda (ovviamente di fantasia) e che ha la finalità di divertire o almeno di destare qualche sorriso su vicende che, più spesso di quanto non si creda, fanno parte della nostra realtà quotidiana. 

L’AUTORE - Sergio Bertoni, nato a Roma nel lontano 1935, ha vissuto la sua fanciullezza a Padova, subendo, con la sua famiglia, il terribile periodo della guerra e sopravvivendo a otto bombardamenti.
Conserva di quel periodo un ricordo vivissimo di cui si trova traccia in alcuni suoi racconti.
Precocissimo il suo interesse per la lettura; a soli otto anni già divorava di notte, al lume di una candela, tutti i libri della biblioteca paterna, comprese opere, non proprio leggère, come “Guerra e Pace” di Lev Tolstoj o la trilogia “La nascita, La morte e La Resurrezione degli Dei” di Dimitri Mereskovskij.
Trasferitosi in seguito prima a Reggio di Calabria, e poi a Messina, si è definitivamente stabilito a Napoli, che è diventata la sua città adottiva, nel 1961.
Laureatosi in lingue e letterature moderne a Milano, con una tesi di ricerca su “Candida” di George Bernard Shaw, ha ora finalmente, dopo una vita di lavoro in una delle più grandi aziende italiane, tutto il tempo necessario per dedicarsi alle grandi passioni della sua vita: la lettura e la scrittura.

*        *        *

RECENSIONE
di Gambero83

Ho letto con piacere Paride Passacantando. Questo piccolo romanzo mi ha subito riportato alla mente i racconti, o ancora meglio, i film del ragionier Ugo Fantozzi, e il motivo è molto semplice: la storia è ambientata in un’azienda napoletana, la CI.TRAL, che con i suoi ambigui dipendenti ricorda molto la società per la quale lavorava il povero Fantozzi. Le atmosfere che si respirano, più che altro nelle prime pagine, sono quasi le stesse: stessa comicità e stessa irresistibile satira aziendale.
Ma veniamo al dunque: in cosa difetta, principalmente, Paride Passacantando? Innanzitutto, nel titolo. Non capisco per quale ragione l’autore vi abbia voluto inserire il nome di uno dei protagonisti, un personaggio che è quasi una macchietta, poiché compare soltanto all’inizio, per poi cader quasi nel dimenticatoio. Avrei preferito un titolo come “CI.TRAL”, o qualcosa di simile che riguardasse un po’ tutti i personaggi, anche perché quello di Paride non mi é sembrato neanche il più interessante.

Un’altra nota dolente sono le illustrazioni: se da un lato alcune di esse risultano “simpatiche”, ritocchi di personaggi già noti nel mondo politico o televisivo, altre sono un poco scadenti, e mi chiedo se non sarebbe stato meglio toglierle del tutto o magari “commissionarle” a un qualche disegnatore più esperto.

Invece, ho notato un erroraccio, a mio parere piuttosto grave, nella punteggiatura. L’autore scrive molto bene, nulla da dire a proposito, ma dimentica sempre una regola fondamentale: le virgole nell’uso dei vocativi. Frasi del genere, infatti, per quanto mi riguarda sono illeggibili:

Che c’è capo? Qualcosa che non va?

Come potete vedere, qui manca la virgola prima del vocativo.

No. Altre cravatte Alfonso?

Altra frase, stesso errore.

C’è da dire che l’autore non sempre cade in questa svista, ma a partire da metà e sino alla fine del libro ne ho contati tantissimi, purtroppo.

Altre piccole note negative le ho trovate nel racconto di due interessanti storie mitologiche napoletane, narrate sempre dallo stesso personaggio con un tono troppo saccente e forbito, quasi stesse leggendo da un’enciclopedia: questo tipo di racconti, lunghi ma senza nessun intercalare – o “pausa”, che dir si voglia –, si è rivelato un poco inverosimile.
L’altra riguarda il finale, alquanto inconcludente e improvviso, tanto da lasciare l’amaro in bocca.

Passiamo ora ai lati positivi dell’opera. La genialità delle scenette e delle storie dei personaggi è visibilissima, specialmente nella prima metà del romanzo. L’altra parte l’ho trovata leggermente sottotono, ma ciò non toglie che il tutto si legge sempre con molto interesse.
La buona penna di Bertoni fa sorvolare sul fatto che ci siano poche descrizioni di luoghi o persone, che però sono facilmente immaginabili grazie ai loro modi di essere e anche alle illustrazioni già citate.

Nulla da dire su refusi o errori grammaticali: credo non ce ne siano, a parte il discorso delle virgole già esposto. La scrittura, come ho già detto, è godibilissima e trovo anche azzeccata la lunghezza dell’opera. Tuttavia, se quest’ultima avesse avuto la genialità del suo incipit, restando maggiormente su temi come quelli delle avventure aziendali e tralasciando la superflua storia d’amore tra due dei dipendenti, a mio parere avrebbe raggiunto quasi i massimi voti.
Purtroppo questo idillio amoroso mi è risultato quasi fuori luogo, ma per fortuna non è bastato a rovinare questo romanzo, che, ripeto, si è rivelato piacevolissimo da leggere.

*        *        *

– La vita è vita – biascicava Totò levando i palmi delle mani verso l’alto come un prete all’altare.
– Forse sì, forse no – rispondeva perplesso Paride dopo alcuni lunghi minuti di riflessione.
– Chi cumanna nun suda – rifletteva gravemente Totò grattandosi il mento.
– Chi nasce ciuccio nun po’ murì cavallo – assentiva Paride meditabondo scrollando più volte il capo e ripetendo la frase che spesso gli rivolgeva il padre al tempo della sua fanciullezza. Quasi sempre solo l’intervento di Ottavio, che li richiamava all’ordine uscendo e sbattendo le mani, li induceva ad alzarsi pigramente e a riprendere il lavoro.

About these ads

19 responses to “Recensione: Paride Passacantando

  • sergio

    Grazie topolina! Finalmente una recensione utile e professionale dalla quale trarre insegnamento. Ho sempre ritenuto molto più valide e costruttive le critiche, degli elogi (non sempre sinceri). Giustissimo segnalare l’errore per la mancata virgola nel vocativo, e ti ringrazio per avermelo fatto notare. Sul titolo… eh, è sempre la cosa più difficile da individuare. Forse sarebbe stato meglio “Carmine Mezzarecchia”?
    Grazie e… un abbraccio.
    Sergio

  • gambero83

    Buonasera, Sergio. Sono contento che le sia piaciuta la recensione! In effetti il personaggio di Mezzarecchia (cerco di non anticipare nulla) è più presente rispetto a quello di Paride, ma trovo che affibbiare un unico nome di persona ad un’opera, che ha come punto forte quello di godere di tanti personaggi carismatici, sia, a mio avviso, un poco sbagliato. Comunque, inutile sindacare sul titolo, visto che non danneggia proprio nulla. :)

    • sergio

      Quel titolo era solo per attirare l’attenzione del lettore, certamente potevo trovare di meglio, cmq benissimo così. Grazie ancora

      • topolinamarta

        Anche se non l’ho letto io, ci tenevo lo stesso a dire la mia sul titolo… E quel che volevo dire è che Paride Passacantando è un nome che mi piace tantissimo. Non so come sia davvero il personaggio, ma a un primo sguardo trasmette ottimismo e allegria, e poi suona davvero bene… un po’ come Mary Poppins ^^

    • gambero83

      Certo, come titolo può suonar bene, è simpatico come nome proprio :) Solo che, almeno per quel che mi riguarda, credevo (dal titolo, appunto), che Paride fosse il personaggio principale e sono rimasto un poco spiazzato vedendolo scomparire dopo poche pagine (salvo una o due comparsate successive). Per prendere un esempio, è come se “Il Signore degli anelli” (andiamo molto fuori genere, il primo che mi è venuto in mente) si fosse chiamato “Legolas”… :)

  • Lina

    Bravissima! Leggerò il libro al più presto! Ma i lavoratori presenti nell’azienda sono tutti maschi? O c’è anche una donna?

  • sergio

    Solo un’ultima riflessione: il mio parere (ma è solo una mia preferenza) è che quando si legge in ebook sicuramente si spende di meno ma il libro di carta è sempre un’altra cosa. Si può facilmente tornare indietro, rivedere certi passaggi e gustarli meglio. Sono assolutamente d’accordo con chi rilegge un libro già letto: si scoprono sempre nuovi particolari e ci si cala meglio nell’atmosfera.
    Un abbraccio a tutti.

  • Tantoamoredadare

    Odio il dialetto napoletano, credo che non lo leggerò.

    • sergio

      Il dialetto napoletano, insieme con quello veneto, è, secondo me, uno dei più musicali ed espressivi. Ovviamente non il dialetto sguaiato di certi ambienti. Comunque nel libro cartaceo vi sono le note a piè di pagina con la traduzione sia delle frasi in dialetto napoletano, come anche quelle del dialetto veneto (ebbene sì, c’è anche quello!). Non so se le note compaiano anche nell’ebook. Comunque scegliere un libro da leggere è sempre una questione di gusti e io rispetto sempre i gusti e i pareri diversi dal mio. La bellezza del mondo è proprio questa: la diversità delle idee. Un caro saluto anche se non mi leggerai :-D

  • Claudia Calisti

    L’autore intendeva scrivere soprattutto una storia vera, calata nel reale della sua esperienza e di quella di molti di noi,oltre ad accendere le luci ora della satira ora dell’ ironia o del sarcasmo, per focalizzare certi episodi. NOn è un saggio satirico nè uno studio sociologico, sebbene a questi due generi strizzi piacevolmente l’occhio. E se avesse omesso l’intreccio sentimentale all’interno dell’ambiente di lavoro,mancanza che gli si imputa come una pecca strategica, l’opera sarebbe risultata meno completa e anche meno fresca di come invece è.Riguardo alla scelta del titolo: non si tratta di scrivere sul cartellone di uno spettacolo i nomi dei protagonisti della grandezza giusta in base all’importanza dell’artista, la scelta del titolo è una scelta molto personale e altro nn rappresenta che la risposta ad un richiamo interiore rispetto alla storia che si è scritto. Qualche volta è invece un fatto dirichiamo acquirenti e allora è condizionata dall’editore ma questa è altra faccenda. Sull’autore posso dire che è un raro esempio di persona dotata di signorilità quanto di umiltà.Io mi sarei alquanto alterata, e uso un elegante eufemismo, a leggere la critica del signor Gambero, anche se richiesta. Quanto a colui o colei che ha scritto di odiare il dialetto napoletano…e che si assegna il nick di “tantoamoredadare”, posso suggerire di seguire il consiglio che Lucio Dalla dava in una sua canzone, a uno che voleva fare all’amore a sproposito…

  • Sergio

    Grazie Marta e grazie Gambero. Come si è potuto vedere, la storia non ha un personaggio principale, ne ha molti, e ognuno con le sue peculiarità e le sue caratteristiche, i suoi pregi e i suoi difetti. Passacantando mi sembrava abbastanza significativo nel suo genere, e nella vita se ne incontrano molti (ti dice nulla il Trota? XD). Per quanto riguarda il finale, e senza svelare nulla, l’incredibile è il comportamento di una persona in una occasione particolare. Una persona che avrebbe preferito un salasso di sangue a un salasso di denaro. Sì la storia non ha, e non poteva avere, un “eroe” principale, ma ne ha decine: quelli che ci circondano tutti i giorni e che, pur con le loro carenze, sono quelli che mandano avanti il Paese.

  • Alessandro

    Come mai questo nome?

  • Sergio

    Alessandro, tutti i personaggi del libro hanno un nome assolutamente di fantasia. Alcuni evocano, magari a rovescio, le caratteristiche di chi lo porta. Mezzarecchia ha due enormi orecchie a sventola, Pensabene è una persona intelligente e onesta, Casellario fa l’archivista e così via.
    Passacantando mi dava l’idea di una persona modesta e superficiale dall’intelligenza alquanto limitata, poi mi stuzzicava la sonorità del nome… tutto qui. :-)

  • sergio

    Alessandro… mi hai messo in difficoltà :-) francamente non saprei, forse per una certa assonanza col cognome o forse perchè, nell’Iliade, il personaggio di Paride risultava alquanto balordo… boh?
    Un abbraccio.

Stretta è la soglia, larga è la via: dite la vostra, che ho detto la mia!

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

Iscriviti

Ricevi al tuo indirizzo email tutti i nuovi post del sito.

Unisciti agli altri 704 follower

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: