Archivi tag: racconti

[Recensione] La luna nel fiume

Titolo: La luna nel fiume
Autore: Marzia Bosoni
Genere: racconti
Editore: Zona
Collana: Contemporanea
Pagine: 72
Anno di pubblicazione: 2012
Prezzo di copertina: €10,00
ISBN: 9788864382715
Formato:
brossura
Valutazione:  
Grazie all’autrice per aver inviato il libro in formato eBook.

   

RIASSUNTO – Sei storie di uomini e donne comuni che, inaspettatamente, si trovano coinvolti nella straordinarietà della vita. Gli eventi che li vedono protagonisti hanno il potere di cambiare la loro vita perché, in verità, cambiano il loro modo di percepire l’esistenza. Ogni racconto inizia con il nome del personaggio principale per comunicare un fatto molto semplice, ma essenziale: i protagonisti siamo noi, ognuno di noi.

L’AUTRICE - Marzia Bosoni, nata a Piacenza il 12 marzo 1973, vive a Ravenna con il suo compagno Alessandro e i suoi figli Sara, Simone e David. Ha lavorato per quindici anni come traduttrice e interprete. Attualmente porta avanti i suoi studi relativi alle proprietà delle piante e alle lingue antiche; scrive favole personalizzate e collabora con il liceo artistico di Ravenna per la realizzazione delle illustrazioni.
Ha pubblicato un libro di racconti brevi dal titolo “Una vita di carta” (Berti, 2002). Continua a leggere


Concorso Fazi: “Leggi. Scrivi. Vinci un sogno.”

Spendo un breve post per pubblicizzare un concorso di scrittura bandito dalla casa editrice Fazi, che mette in palio la pubblicazione in formato eBook del racconto che risulterà vincitore.

Il concorso vero e proprio è già terminato, in realtà, dato che il termine per inviare la propria opera era il 16 luglio scorso. Tuttavia fino al 2 agosto è ancora possibile votare i propri racconti preferiti tramite il sito stesso, ovvero i-fantasy.it, in modo da selezionare i 10 testi migliori: questi verranno poi giudicati da una giuria interna alla casa editrice, che premierà il vincitore, appunto, con la pubblicazione in digitale.

Il tema era scrivere una storia di massimo 100 cartelle ispirandosi ai primi due libri della trilogia Trylle (Switched e Torn) di Amanda Hocking, il cui romanzo d’esordio è diventato un caso editoriale su internet dopo essere stato rifiutato da molti editori. Ora che i testi sono stati inviati al sito, spetta ai lettori il compito di selezionare i dieci racconti più meritevoli… ed è qui che colgo l’occasione per invitarvi a fare la vostra parte: basta, infatti, un semplice “Mi piace” di Facebook o una condivisione per assegnare un voto in più al racconto che preferite.

Non nego la mia preferenza per “Hidden Heart“, la storia scritta da Emanuela Valentini (di cui ho già avuto occasione di leggere, e apprezzare, qualcosa in passato) – anche perché ho letto certi racconti letteralmente raccapriccianti -, ma con questo non vi sto certo obbligando a votare per lei: vi consiglio solo di darci un’occhiata, perché secondo me merita davvero… e del resto non c’è limite ai voti che ciascun lettore può assegnare, quindi avrete la più ampia liberta di scelta! :)

Correte a votare, dunque, se volete contribuire anche voi a questa iniziativa, e… buona lettura!


Recensione: Oschi Loschi. Racconti solidi come castelli di carte

Titolo: Oschi Loschi. Racconti solidi come castelli di carte
Autori:  AA. VV.
Curatore: Flavio Ignelzi
Genere: narrativa, racconti
Editore:  Never Mind – Media & Press
Pagine: 180
Anno di pubblicazione: 2011
ISBN: 9788890614200
Prezzo di copertina:  €10,00
Formato:  brossura
Valutazione:  
Grazie all’autore per aver inviato il libro in formato eBook.


RIASSUNTO - “Oschi Loschi. Racconti solidi come castelli di carte” raccoglie venti racconti della terra osca, officina narrante a cielo aperto, testimone accondiscendente di storie irrequiete, mosaico incandescente di personaggi. Un castello di carte in bilico sul vissuto, ogni carta un racconto, ogni racconto contraddistinto da un seme delle carte napoletane: l’ebbro destino e le sue ombre inquiete (le coppe), colpi al cuore per placare la sete di vendetta (le spade), valori che non si custodiscono in cassaforte (i denari) e castighi divini per chi non se li cerca (i bastoni). Venti autori sanniti che raccontano, con stili diversi e traiettorie inusuali, passioni e incubi, incontri e scontri, viaggi e ritorni. Un’antologia ironica, dolorosa, poetica, terrorizzante, commovente che oltrepassa i meri confini territoriali per combattere con armi affilate nell’arena scalpitante della narrativa italiana contemporanea.

GLI AUTORI - Gli autori che hanno partecipato a questa seconda edizione dell’antologia di Oschi Loschi sono venti. Ecco i loro nomi: Filippo Ciasullo, Paola Corona, Federica D’Avanzo, Anna Lisa De Mercurio, Giuseppe Di Gioia, Umberto Di Lorenzo, Emilio Fabozzi, Luigi Furno, Stella Iasiello, Flavio Ignelzi, Alessandro Paolo Lombardo, Maria Elena Napodano, Isabella Pedicini, Annamaria Porrino, Ernesto Razzano, Marcello Serino, Massimo Varchione, Giovanni Vergineo, Daniele Viola, Donato Zoppo.
Si tratta di giovani ragazzi e ragazze per la maggior parte beneventani. Cinque di loro avevano già collaborato al Primo Volume di Oschi Loschi. La raccolta di racconti è curata da  Flavio  Ignelzi, il quale, oltre ad aprire la raccolta con un introduzione esplicativa sul progetto, partecipa anch’esso con un suo racconto, il primo in ordine cronologico.  Continua a leggere


[Racconto] La biblioteca di notte

Dopo parecchie settimane di fervente attesa, ieri è finalmente arrivato il risultato del concorso di scrittura a cui ho partecipato.
In poche parole, si trattava della seconda edizione di un concorso a premi bandito dalla mia scuola: i concorrenti dovevano inventare un racconto di max 10’000 battute che si riconoscesse nel tema “La biblioteca di notte”. L’idea, devo ammettere, mi sconfinferava non poco, perciò ho deciso di imbarcarmi in questa “impresa” per me del tutto nuova: sottoporre una mia storia a una commissione di professori che l’avrebbero letta e giudicata.
Con mia grande gioia e ancor più grande sorpresa, sono stata selezionata tra i 12 finalisti su circa altri 60 concorrenti… Mi piacerebbe anche potervi dire che ho sbaragliato tutti quanti e mi sono portata a casa la bellezza di 150€, ma purtroppo devo deludervi ;)
No, il mio racconto non è uscito vincitore… però volete mettere la soddisfazione di ricevere un attestato e soprattutto un libretto con stampato sopra un testo scritto da me?? È stato fantastico, credetemi, e in più mi ha dato la spinta per riprovarci l’anno prossimo. Sapete come si dice… “Ritenta e sarai più fortunato!” :)

Eccomi, dunque, a farvi leggere il racconto che mi ha portato in finale… ma vorrei che fosse chiaro fin dall’inizio che non ho deciso di pubblicare la mia storia online per sentirmi dire che sono bravissima, per vantarmi di aver superato gli altri concorrenti e via dicendo. Il fatto che il concorso sia terminato, infatti, non significa che lo sia anche la mia carriera di scrittrice (figurarsi… non è nemmeno cominciata, secondo me!), e dato che sono del parere che un testo possa essere sempre migliorato…
Be’, detto brevemente, scatenatevi pure; anzi, siate spietati, perché – come dimostra il fatto che sia arrivata in finale ma non prima o seconda – ogni vostra annotazione servirà ad affinare il mio stile… E chissà che l’anno prossimo non riesca a giungere più avanti?

Vi dirò che, rileggendolo a un mese abbondante di distanza dalla consegna, ho già un’idea di cosa vorrei migliorare all’interno del testo, ma desidero anche sentire il vostro parere: so per esperienza che è impossibile per un autore giudicare in modo oggettivo i propri scritti, perciò una serie di giudizi esterni mi saranno certamente d’aiuto.
In particolare, vi chiedo di darmi un parere sull’originalità della trama e dell’intreccio, sull’efficacia del finale (su cui mi sono arrivati pareri di tutti i tipi, spesso discordanti) e sullo stile in generale, e ricordate che accetto qualsiasi cosa: da “Sei un fenomeno, meritavi certamente di vincere” a “Smetti di scrivere e datti all’ippica, perché fai davvero pena!”
Detto questo, buona lettura… e mi raccomando, dateci dentro! ;) Continua a leggere


Recensione: Frammenti di follia quotidiana

Anche se il mio tempo, attualmente, è programmato al decimo di secondo, sono riuscita a ritagliarne un po’ per scrivere: è il turno di Frammenti di follia quotidiana, prossimo romanzo del progetto “Recensioni d’inchiostro”.

Titolo: Frammenti di follia quotidiana
Autore: Matteo Lecca
Genere: racconti
Editore:  Youcanprint
Collana: Miscellanea
Pagine: 120
Anno di pubblicazione:  2011
ISBN:  9788866180876
Prezzo:  €10,00
Formato: brossura
Valutazione: 
Grazie all’autore per avermelo inviato in formato eBook.


Un viaggio attraverso le tessere di un mosaico surreale, le psichedelie mentali che si pongono agli occhi di chi è alla folle ricerca della propria normalità. 

È un libro che mi è parso strano fin dalla prima riga, quello che mi accingo a recensire. In questo caso non dico “strano” attribuendogli necessariamente un’accezione negativa, ma non sarei sincera se dicessi che si tratta di uno “strano” del tutto positivo. Ora cercherò, quindi, di mostrarvi le mie impressioni su questa raccolta di frammenti, e chissà che non riesca anch’io a chiarirmi le idee, che ammetto siano tuttora non molto definite e a volte addirittura contrastanti. Continua a leggere


Recensione: Una vita da precario

È arrivato il momento di recensire un altro libro del progetto: oggi è il turno di Una vita da precario.

Titolo: Una vita da precario
Autore: Enzo Aita ~ Solitario
Genere:
racconti autobiografici
Editore:  Photocity
Pagine: 195
Anno di pubblicazione:  2011
ISBN:  9788865811672
Prezzo:  €10,00
Formato: brossura
Valutazione: 
Grazie all’autore per avermelo inviato in formato eBook.

Photobucket Photobucket 

Una vita da precario è il primo di 20 racconti di vita vissuta di un testardo che, pur di non lasciare la sua amata Napoli, si è inventato mille lavori.
Da impiegato in nero a direttore di filiale, da imprenditore a pistolero di periferia, da contadino ad allevatore di capre; comprando e vendendo di tutto tranne la sua anima… E sempre all’inseguimento di una stabilità mai raggiunta.
 La sua unica arma, l’ironia; il suo rifugio, il mare.

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Nonostante in genere non ami leggere autobiografie – non tanto perché non le trovi interessanti, quando perché riesco assai di rado ad appassionarmi alle vicende personali di qualcuno che non conosco -, questa volta è stato molto diverso, e perciò ringrazio di cuore Enzo Aita, che tramite il progetto mi ha dato la possibilità di leggere una serie di racconti di vita davvero niente male. Continua a leggere


Recensione: Lettere dal buio

Eccoci qui con la prima recensione ufficiale del 2012, sempre nell’ambito del progetto che ormai ben conoscete.

Titolo: Lettere dal buio
Autori:  Elvio Bongorino, Germano Dalcielo
Genere:  racconti thriller/horror
Editore:  IlMioLibro
Pagine: 168
Anno di pubblicazione: 2011
ISBN: -
Prezzo:  €11,48
Formato:  copertina morbida
Valutazione:  

Grazie agli autori per avermelo inviato in formato eBook.

Su Ilmiolibro.it, blog di Germano Dalcielo, su Facebook

Racconti.
Storie di passaggio tra vita e ombre. Una serie di 10 racconti tra il thriller e l’horror che hanno come comun denominatore la più atavica tra le emozioni umane: la paura. 

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Le storie della nonna III

Come promesso, eccoci alla terza puntata della serie di post dedicati alla nonna Aurelia (le prime due sono qui e qui). Oggi tocca al terzo racconto della “trilogia” su Gesù e san Pietro, ma essendo questa storia la più corta delle tre, ho deciso di regalarvi un piccolo bonus, ovvero un’altra storia che non ha nulla a che vedere con le precedenti ma che, pur nella sua semplicità, mi ha sempre divertito, e desidero condividerla anche con voi.
Come al solito, spero che vi piacciano!

Gesù, san Pietro e il setaccio 

Un altro giorno, san Pietro domandò a Gesù: «Cosa possiamo prendere con noi oggi, durante il nostro giro?»
«Prendiamo il setaccio: sento che potrà esserci utile.»
I due uomini si misero in cammino per la campagna.

Giunsero nei pressi di una casetta piccola e graziosa in mezzo ai campi quando era ormai mezzogiorno, e Pietro propose a Gesù di chiedere ospitalità al proprietario della casa. Bussarono alla porta e venne ad aprire una vecchina dai candidi capelli.
«Oh, che Dio vi benedica!», esclamò la vecchietta quando li vide e dopo che ebbe accolto la loro richiesta. «Vi ospiterei più che volentieri, se solo mi poteste dare una mano a cucinare! Vedete, per poter preparare il pane devo togliere uno per uno tutti i granelli di crusca dalla farina usando un ago, ma ormai sono così vecchia che non vedo più bene, e ogni giorno che passa ho sempre più difficoltà a fare questo lavoro. Oh, se solo poteste aiutarmi…»
«Non preoccupatevi», le rispose Gesù. «Abbiamo la soluzione ai vostri problemi!»

Pietro tirò fuori il setaccio da sotto il mantello e lo mostrò alla vecchia. Poi lo appoggiò sul tavolo, prese una mangiata di farina e la poggiò sulla rete metallica.
«Adesso scuotetelo», ordinò Pietro.
La donna obbedì e rimase meravigliata quando vide che la crusca rimaneva tutta al di sopra della rete, mentre la farina, tutta bianca e soffice, finiva sotto.
«Come potrò mai ringraziarvi!», disse felice la vecchina. «Adesso finalmente potrò preparare il pane senza dover passare ore intere a pulire la farina!»

Allora Gesù e san Pietro poterono fermarsi a mangiare a casa sua, dopodiché ripresero il loro cammino in giro per il mondo.

I due vecchietti

Era domenica in un paesino di campagna, e la messa della sera era appena finita.
Tutti i fedeli uscirono dalla chiesa e si diressero verso le loro case; fu così che due vecchietti che non si erano mai visti prima si ritrovarono a dover percorre la stessa strada.

«E così», disse il primo, «anche un’altra giornata è finita.»
«Già», rispose l’altro. «Domani bisognerà tornare a lavorare.»
«Ma lei dove abita, scusi?»
«Io abito a Salvaterra.»
«Anche io abito a Salvaterra!»
«Oh, che bello, così potremo fare la strada insieme e ci terremo compagnia!»

Cammina e cammina…
«Io mi fermo qui: questa è la casa dove abito. Sa che la mia famiglia è così grande che spesso non mi ricordo più come si chiamano certi miei parenti?»
«Ma questa è anche casa mia! Come si chiama la sua famiglia?»
«Lambertini.»
«Anch’io sono un Lambertini!»
«E lei che mestiere fa? Io sono un fabbro.»
«E io faccio il vaccaro.»
«Ma tu guarda… Facciamo parte della stessa famiglia da quando siamo nati e ci siamo conosciuti soltanto da vecchi!»


Le storie della nonna II

Bentornati alla seconda puntata della rubrica dedicata alla mia cara nonna, che ormai da un anno se ne è volata in cielo, e alle sue storie. Oggi tocca al secondo racconto della “trilogia” su Gesù e San Pietro (il primo, per la cronaca, lo trovate qui). Come al solito, vi auguro buona lettura.

Gesù, san Pietro e il gallo

Un giorno Pietro domandò a Gesù: «Oggi cosa prendiamo con noi, nel nostro giro?»
«Prendiamo il gallo», rispose Gesù, e i due se ne andarono in giro per il mondo con il loro gallo.
Cammina e cammina, arrivarono a un casolare di campagna in mezzo a campi di grano.
«È quasi sera», disse san Pietro, che teneva il gallo nascosto sotto il suo mantello. «Non faremo in tempo a tornare indietro prima di notte.»
«Chiediamo ospitalità a questi contadini, così potremo ripartire domattina», gli disse Ge­sù.

Un uomo uscì dal casolare e venne loro incontro.
«Siamo in viaggio e non sappiamo dove pas­sare la notte. Potremmo fermarci qui da voi?»
«Sì, sì, venite! Intanto mangiate un po’di pane e di polenta, e bevete un po’ di vino, poi potrete dormire nel fienile. La paglia è morbida e vi troverete bene. Domani mattina, però, dovreste svegliarci presto, perché dobbiamo trebbiare il frumento. Siamo molto stanchi e non vorremmo rimanere a letto.»
Pietro accettò volentieri questo incarico e se ne andò a riposare nel fienile insieme a Gesù.

All’alba, il gallo si svegliò e si stiracchiò le ali, poi drizzò il capo e gridò: «Chicchirichì! Chicchirichì!»
Il contadino si svegliò di soprassalto nel suo letto, si alzò e chiamò i suoi compagni: «Avete sentito? Cos’è questo verso? Non ho mai sentito nulla di simile!»
Il gallo cantò ancora: «Chicchirichì! », e i contadini, che si erano svegliati tutti, si prepararono a trebbiare il grano.
A quel punto Pietro prese il gallo in braccio, scese con Gesù dal fienile e raggiunse i contadini, poi mostrò loro la strana bestia, dicendo che il suo nome era “gallo”. Pietro domandò: «Avete delle galline?»
«Sì, che le abbiamo!», risposero quelli.
«Portatelo là con le galline e vedrete che il gallo starà bene in loro compagnia.»
Il contadino portò il gallo nel pollaio: le galline, felici, cominciarono a fargli festa, e il gallo tutto con­tento cantò ancora: «Chicchirichì!»

Gesù disse ai contadini: «Vi voglio aiutare a trebbiare. Portate fuori tutto il frumento!»
«Non si può, è troppo: lo dobbiamo trebbiare poco per volta!»
«No, portatelo tutto. Fate come vi dico io», ordinò Gesù.
I  contadini non si fidarono del tutto di quell’uomo sconosciuto, perciò misero solo metà del frumento sull’aia.
Gesù disse a Pietro: «Hai una scatola di fiammiferi? Accendi il frumento ai quattro angoli dell’aia.»
Pietro obbedì.
II Signore stese le mani e pronunciò: «Il locco nel loccaio [in dialetto reggiano al locc indica il “materiale di scarto” che deriva dalla trebbiatura], il grano nel granaio, la paglia nel pagliaio!»
A quelle parole, locco, paglia e grano sparirono alla vista dei contadini e andarono a raccogliersi nel posto loro assegnato.
I contadini restarono a bocca aperta per la meraviglia. Ringraziarono tanto il Signore, ma Ge­sù raccomandò loro: «Badate di non fare come ho fatto io, perché voi non ne siete capa­ci!»
I contadini, tutti felici, pensarono: «Guardate che bello! Adesso abbiamo imparato anche noi a trebbiare senza far fatica!»

Gesù e Pietro salutarono e pian piano se ne andarono, ma Gesù decise di fermarsi, perché sapeva cosa stavano per fare.

I contadini, infatti, corsero in fretta a mettere tutto il frumento sull’aia.
«Dai, accendi il fuoco come ha fatto quello là!»
Uno accese i quattro angoli del mucchio di grano e l’altro ripeté la formula: «Il locco nel loccaio, il grano nel granaio, la paglia nel pagliaio!»
Ma non accadde nulla, e le fiamme si alzarono e cominciano a bruciare tutto, distruggendo il frumento…
«Aiuto, aiuto! Brucia tutto il grano!» gridarono i contadini mentre fissavano la scena disperati.

Fortunatamente, videro che Gesù stava tornando nell’aia: si avvicinò alle fiamme, alzò le mani e ripeté la formula. Accadde come la prima volta: tutto – locco, paglia e grano – andò al suo posto.
«Ve l’avevo detto che voi non sareste stati capaci!», li rimproverò Gesù.
I contadini ringraziarono Gesù e promisero di non provare mai più a fare quel che aveva fatto lui: avevano imparato la lezione.

Gesù e san Pietro, allora, poterono riprendere il loro cammino in giro per il mondo.

 


Le storie della nonna I

Oggi, 25 settembre 2011, è un anno esatto che mia nonna, la mitica nonna Aurelia, se n’è andata in cielo, alla veneranda età di 94 anni.
È passato un anno, e nonostante il tempo trascorso mi manca ancora: mi mancano i suoi gnocchi di patate, mi mancano i venerdì sera passati insieme a lei ad ascoltare il rosario su Radio Maria, mi manca la sua instancabile voglia di lavorare a maglia, mi mancano le partite a Rubamazzo, mi manca la sua ostinazione nel vedere gatti dove in realtà di gatti non c’era neppure l’ombra
(«Marta, vieni a vedere: c’è un gatto sopra la macchina di tuo padre!»
«Nonna, stai tranquilla, quello è solo lo specchietto.»
«Sì, ma c’è anche il gatto!»)

e  nel voler salutare le persone che, durante la messa domenicale ripresa in TV, salutavano la telecamera (e non c’era verso di farle capire che, in realtà, quelle persone non stavano salutando lei!).
Ma soprattutto mi mancano le sue storie, i racconti che le narrava suo nonno, racconti che appartengono non solo alla mia famiglia ma anche alla cultura della zona dove abito. Ecco perché ho deciso di fare questo piccolo tributo alla nonna Aurelia, cercando, per quanto è possibile, di trasferire su carta le storie che lei mi ha sempre raccontato a voce, in modo che non vadano dimenticate.

Non credo che la nonna abbia mai saputo che il mio sogno è quello di fare la scrittrice, né che avesse idea del mio desiderio di aprire questo blog (sempre che sapesse cos’era un blog…), perciò questo post – e quelli che seguiranno nei giorni prossimi – sarà dedicato a lei.

Prima di proporvi la prima di queste storie, che vede protagonisti Gesù e san Pietro (anche se non ha pressocché niente a che vedere con gli avvenimenti della Bibbia), permettetemi un paio di precisazioni.
Sappiate che questi racconti sono semplicemente frutto della mentalità contadina di quando sono stati inventati, ed è per questo che forse potrebbero sembrare ingenui o addirittura grotteschi agli occhi di un lettore qualunque, ma è proprio questo il bello delle storie tramandate oralmente.
Sono state inventate in dialetto, perciò è stato necessario che alcune espressioni rimanessero tali per rendere meglio.

Detto questo, buona lettura.

 

Gesù, san Pietro  e il gatto

Gesù e san Pietro tutte le mattine si alzavano e andavano in giro per il mondo. Passeggiavano in campagna per riposarsi e per incontrare i contadini.
Una mattina, prima di partire per il solito giretto, presero con loro il gatto: Pietro se lo mise in braccio, nascondendolo sotto il mantello.

Camminarono fino a mezzogiorno. Entrarono allora nella casa di un contadino e chiesero alla massaia di donar loro un piatto di minestra. La donna, che stava cucinando, disse:
«Ve lo do volentieri, purché mi facciate un piacere: di badare ai topi, perché non vengano sulla tavola a mangiare nei piatti, mentre io vado nei campi a chiamare i contadini per il pranzo.»
Gesù e Pietro le risposero:
«Stia tranquilla, vada pure. Ci pensiamo noi a badare ai topi.»
La contadina uscì di casa e si allontana per andare nei campi.
Rimasti soli in cucina, un gran numero di topi cominciò a sgusciare fuori da un nascondiglio e si avvicinò alla tavola per mangiare il cibo pronto nei piatti. Allora Pietro, senza perdere tempo, lasciò andare il gatto, che subito prese a rincorrere i topi: li uccise tutti uno per uno e li depositò dietro alla porta della cucina.

Nel frattempo arrivarono a casa gli uomini e le donne a mangiare: tutti si meravigliarono nel vedere i piatti colmi e nessun topo in giro.
La contadina chiese:
«Ma come avete fatto a badare così bene ai topi?»
Gesù allora l’accompagnò dietro alla porta, dove c’erano tutti i topi morti e ammucchiati e il gatto che se ne stava mangiando uno in tutta tranquillità.
La donna, piena di sorpresa, esclamò:
«Guardate! Un animale che mangia i topi!»
In quel paese, infatti, nessuno conosceva il gatto.
A questo punto tutti presero posto a tavola, anche Gesù e san Pietro.
«Come si chiama questo animale?», chiese la donna con molto interesse.
«Si chiama “gatto”», rispose Gesù.

Dopo aver fatto una grande mangiata di topi, il micio saltò sul fienile, si adagiò sul fieno morbido e si mise a dormire.
Poco più tardi tutti finirono il pranzo e i contadini salirono a riposare nelle loro stanze.
Gesù e san Pietro salutarono gli uomini e la padrona di casa e fecero per partire, ma la contadina si avvicinò a Gesù e gli chiese:
«Ce lo lasciate, questo gatto? A noi sarebbe molto utile!»
Gesù replicò:
«Certamente, ve lo regaliamo.»

Gesù e Pietro s’incamminarono per lo stradello, e solo quando i due viandanti erano ormai distanti alla contadina venne in mente di chiedere loro di cosa si cibava quella bestia.
Gesù, da lontano, rispose:
«Mangia di tutto!» [In dialetto: "Al magna ad tôtt"], ma la donna capì:
«Mangia tutti!» [In dialetto: "Al magna tôtt" ].

Allora i contadini, temendo che la bestia li avrebbe mangiati tutti, corsero a prendere i loro forconi per ammazzare il gatto, ma l’animale saltò sulla finestra del fienile, poi più in alto, fino a quando non raggiunse il tetto. I contadini allora pensarono che, se avessero dato fuoco al fienile, anche il gatto sarebbe bruciato, così sarebbero riusciti a liberarsi di lui. Perciò appiccarono il fuoco alla paglia.
Il gatto vide le fiamme e, spaventato, spiccò un salto e dal tetto saltò dietro la casa, per poi fuggire in mezzo ai campi. Le fiamme intanto stavano bruciando tutto il fienile.
Gesù, che sapeva tutto, ritornò sui suoi passi e disse a Pietro:
«Andiamo a sistemare le cose a quei poveri contadini!»
Giunto davanti al fienile che bruciava, Gesù stese le mani e il fuoco si spense. Poi spiegò agli uomini:
«Non abbiate paura: il gatto è un animale buono, e mangia di tutto, non tutti

Allora i contadini si tranquillizzarono e ringraziarono Gesù, che in questo modo poté riprendere il suo cammino insieme a Pietro.


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