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Nove errori di scrittura da evitare

Buona sera a tutti, chiedo umilmente perdono se nelle ultime settimane non mi faccio sentire spesso: con la scuola e la musica, ahimè, non si scherza.

Spero di fare cosa gradita, in ogni caso, segnalandovi un’interessante articolo pescato su internet che, come da titolo, parla di alcuni errori che si commettono quando si scrive e che sarebbe meglio evitare. Lo trovate qui.

Intanto a presto, portate pazienza: prometto che presto arriveranno altre recensioni e tanti altri articoli succosi! :)

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“Oggi come oggi la nostra cultura è dominata dall’espressione scritta: e-mail, messaggi, aggiornamenti di stato, post, commenti, recensioni, articoli di riviste online. E se escludiamo quest’ultimo caso, tutto il resto funziona senza alcun tipo di filtro o controllo: schiacci un tasto e, tac!, è pubblicato. E devo riconoscere che molto di quello che leggo è di ottima qualità: intelligente, divertente, informato. Ma devo anche ammettere che molte cose sono davvero pessime e questo mi ricollega a quello che dicevo prima, cioè che è anche il peggior momento. Per quanto le persone siano abituate a scrivere costantemente per la loro cerchia di amici e conoscenti spesso, quando decidono di misurarsi con la narrativa, non sanno che pesci pigliare. Insegnando scrittura e giornalismo è qualcosa di cui mi sono reso conto in prima persona.

Tutti dicono che il linguaggio giovanile, mutuato dalla rete, pieno di slang e neologismi, stia cambiando il modo di scrivere in prosa, ma per quello che ho modo di vedere io non è assolutamente così. Credo che gli studenti pensino che non è quello il modo giusto di scrivere in forma “ufficiale”. E combattuti fra questi due estremi non riescono a trovare un tono appropriato. E non è un problema che riguarda solo gli studenti ma tutta la scrittura – dalle e-mail commerciali alla prosa narrativa – quando viene chiamata a spostarsi su un livello differente da quello della comunicazione quotidiana. È come essere abituati a vivere in un posto tropicale in t-shirt e infradito e venire all’improvviso invitati a una cerimonia dove bisogna vestirsi in giacca e cravatta. È un bel salto.

Per questo, chi ha sviluppato l’attitudine a un linguaggio informale tende a perdersi quando si deve muovere in un ambito diverso. Così ho deciso di scrivere una sorta di decalogo (in realtà sono nove punti, per cui non è un decalogo) per segnalare quegli errori di scrittura che mi sembrano un difetto comune. Se riuscirete a evitarli, credo proprio che avrete imboccato la strada giusta.”


[Racconto] La classe dei famosi

Buona sera, cari lettori!
Ricordate del concorso di scrittura bandito dalla mia scuola un anno fa, a cui avevo partecipato col racconto “La biblioteca di notte”? Be’, la vostra Topolina ha pensato bene di fare il bis, iscrivendosi anche all’edizione di quest’anno, questa volta sperando di avere maggior fortuna (l’anno scorso, infatti, il mio racconto era stato selezionato tra i finalisti, ma non era riuscito per poco a salire sul podio dei vincitori)… che nemmeno in questa occasione, ahimè, ha guardato dalla mia parte: ho passato la selezione, ma anche ‘sta volta non sono più riuscita ad andare avanti.
In ogni caso ciò non basta certo a scoraggiare la prode Topolina, che sa già per certo di volerci riprovare per l’ultima volta. Nel frattempo, vi invito ancora una volta a leggere il mio racconto e a dirmi cosa ne pensate! :)

Senza titolo-1Prima di proporvelo, permettete che vi dia qualche indicazione in più.
Innanzitutto, il tema dell’edizione 2013 era “Ricordi di scuola”, come al solito da sviluppare in un testo di massimo 10’000 battute: hanno passato la selezione 9 racconti su circa 30, che sono stati inseriti nel libretto di cui vedete qui a destra la copertina.
Anche in questo caso il titolo mi solleticava non poco: come per “La biblioteca di notte” ho pensato di buttare giù un’idea che mi ronzava in testa da un pezzo, e che potrebbe essere l’antefatto di un vero e proprio libro che mi piacerebbe scrivere… però intanto prendetelo così com’è, che va già bene.
Purtroppo credo che il perno attorno a cui ruota l’intero racconto sia anche un po’ il suo punto debole (nonché, forse, uno degli aspetti che hanno contribuito a non farmi vincere), cioè che si tratta di una storia ispirata alla realtà, e che quindi chi non è a contatto con essa rischia di non capirne tutti i dettagli. Tuttavia anche lettori estranei mi hanno assicurato che diverte lo stesso, quindi spero che piaccia anche a voi.
Se qualche passo risultasse oscuro, ovviamente, non esitate a chiedere spiegazioni, e… consideratela una piccola vendetta che mi sono concessa contro la situazione che alcuni professori stanno creando nella mia classe ;)

A questo punto, credo non ci sia altro da dire. Buona lettura!

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Di libri, di critiche e di denunce

Desidero condividere con voi un articolo trovato in rete – ringraziando ovviamente Silverware, aka Davide Cencini, che me lo ha segnalato – riguardo a un argomento di cui non molto tempo fa si è parlato, più o meno direttamente, anche qui su Pensieri d’inchiostro (le frasi in grassetto sono mie).

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È possibile dire di un libro – firmato da un autore celebrato, edito da una delle più grosse case editrici italiane, ben presente nelle classifiche di vendita – che è “un libro letterariamente inesistente scritto con i piedi da uno scribacchino mestierante, senza un’idea, senza un’ombra di responsabilità dello stile, per dirla con Barthes”?

Ad occhio e croce, sembrerebbe di sì, anche se si ritenesse il linguaggio discutibile e il giudizio assai duro e magari immotivato. Ed è giusto e corretto che l’autore così severamente descritto decida di reagire non con le stesse armi (un post o un twitt o una dichiarazione o uno scritto) ma con un’azione legale, peraltro non per diffamazione (ambito penale) ma per concorrenza sleale (civile) da parte di un editor concorrente? Ad occhio e croce, sembrerebbe eccessivo e forse anche – come subito è stato affermato in un documento sottoscritto da 43 intellettuali – “intimidatorio” perché “non soltanto verrebbe meno la libertà di espressione garantita dalla Costituzione, ma si ucciderebbe all’istante la possibilità stessa di un dibattito culturale degno di questo nome”. Come si vede, altra benzina sul fuoco del già avvampato scontro in atto nel Paese sulla libertà di stampa e di opinione, questa volta interno al ceto stesso di intellettuali considerati democratici e progressisti. Del resto l’autore in questione, dopo una lunga attività di magistrato e un fulminante passaggio professionale nella narrativa, è anche un deputato del Pd: Gianrico Carofiglio.

La vicenda – che avrà anche un suo momento di mobilitazione attiva mercoledì 26 settembre davanti al commissariato di Piazza del Collegio Romano, “il commissariato di don Ciccio Ingravallo in Quer pasticciaccio brutto de via Merulana di Carlo Emilio Gadda” – è nata con poche righe, vergate sulla propria pagina di Facebook, da Vincenzo Ostuni, noto editor ora con Ponte alle Grazie e critico, a proposito dell’esito del recente Premio Strega: “Finito lo pseudo fair play della gara, dirò la mia sul merito dei libri. Ha vinto un libro [di PIPERNO] profondamente mediocre, una copia di copia, un esempio prototipico di midcult residuale. Ha rischiato di far troppo bene anche un libro letterariamente inesistente [di CAROFIGLIO], scritto con i piedi da uno scribacchino mestierante, senza un’idea, senza un’ombra di responsabilità dello stile, per dirla con Barthes”.

Certo, l’intemerata di Ostuni ha sfiorato la “cagata pazzesca” appioppata da Fantozzi al capolavoro del regista russo Sergej Ejzenštejn Corazzata Potëmkin. Certo, Ostuni con quel post ha stroncato a morte sia il primo arrivato allo Strega, Inseparabili. Il fuoco amico dei ricordi di Alessandro Piperno, sia il terzo classificato Il Silenzio dell’Onda di Carofiglio, bypassando il secondo classificato Qualcosa di scritto di Emanuele Trevi, edito da Ponte alle Grazie, la casa per cui lavora Ostuni. Di qui la “concorrenza sleale” evocata dalla minacciata azione civile da parte di Carofiglio.

Ma le storie letterarie, si legge nel documento dei 43 (e con me sono 44), “sono piene di stroncature assai più feroci, eppure questa è in assoluto la prima volta che uno scrittore italiano ricorre alla magistratura contro un collega per far sanzionare dalla legge un giudizio critico sfavorevole. Non è necessario condividere il parere di Ostuni per rendersi conto che la decisione di Carofiglio costituisce in questo senso un precedente potenzialmente pericoloso. Se dovesse passare il principio in base al quale si può essere condannati per un’opinione – per quanto severa – sulla produzione intellettuale di un romanziere, di un artista o di un regista, non soltanto verrebbe meno la libertà di espressione garantita dalla Costituzione, ma si ucciderebbe all’istante la possibilità stessa di un dibattito culturale degno di questo nome. La decisione di Carofiglio è grave perché, anche a prescindere dalle possibilità di successo della causa, la sua azione legale palesa un intento intimidatorio verso tutti coloro che si occupano di letteratura nel nostro paese. Ed è tanto più grave che essa giunga da un magistrato e parlamentare della Repubblica”.

Il critico Gaetano Pedullà si augura che Carofiglio “faccia un passo indietro. Il suo è un atto intimidatorio non solo verso Ostuni, ma nei confronti di tutta la letteratura italiana. Non deve passare il principio che si rischia la querela per aver espresso un’opinione, anche molto dura, su uno scrittore. Non si tratterà di un’autodenuncia. Semplicemente, rivendichiamo il diritto di poter pronunciare impunemente la frase per cui Ostuni è stata citato”. Certo, “Ostuni nel suo intervento è stato lapidario, mentre in questi casi sarebbe necessario argomentare di più. E non credo si trovasse nella giusta posizione per esprimere quel parere. Critiche che gli ho rivolto personalmente il giorno dopo. Si è trattato di un errore di stile da parte sua, ma questo non c’entra con la libertà di espressione e con la nostra battaglia intellettuale per difenderla”. Mercoledì, “fisicamente saremo una trentina, immagino. Sarà un rito triste e giocoso al tempo stesso. L’obiettivo è difendere una libertà fondamentale”. In più, il gruppo “farà una colletta, per dividere le eventuali spese legali”.

La lettera è firmata da Fulvio Abbate, Maria Pia Ammirati, Luca Archibugi, Vincenzo Arsillo, Nanni Balestrini, Marco Belpoliti, Maria Grazia Calandrone, Rossana Campo, Andrea Libero Carbone, Maria Teresa Carbone, Roberto Ciccarelli, Franco Cordelli, Andrea Cortellessa, Michele Dantini, Cristiano De Majo, Matteo Di Gesù, Francesca Fiorletta, Stefano Gallerani, Sergio Garufi, Giovanni Greco, Andrea Inglese, Tiziana Lo Porto, Valerio Magrelli, Massimiliano Manganelli, Carlo Mazza Galanti, Giordano Meacci, Matteo Nucci, Tommaso Ottonieri, Francesco Pecoraro, Gabriele Pedullà, Christian Raimo, Daniela Ranieri, Francesco Raparelli, Raissa Raskina, Luca Ricci, Luigi Scaffidi, Fabio Stassi, Carola Susani, Fabio Teti, Giorgio Vasta, Sara Ventroni, Paolo Virno, Paolo Zanotti.

Fonte: Il fatto quotidiano.


“Scrivo, quindi… ritrovo me stesso”

Oggi vorrei proporvi la lettura di un articolo trovato sul giornale che a me, personalmente, è piaciuto molto (le frasi in grassetto sono mie):

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Contro i “dilettanti della scrittura” che vogliono scrivere per il solo successo commerciale, va riscoperta la nouvelle vague di quanti imbracciano penna, computer e carta per comunicarsi il senso di una vita. Una ricerca per lo più autobiografica che, sant’Ignazio di Loyola docet, fa bene anche alla fede. È quanto sostiene Duccio Demetrio, filosofo, esperto di narrazione autobiografica: ha fondato la Libera Università dell’Autobiografia di Anghiari, nell’Aretino. Demetrio, docente di Filosofia dell’educazione all’Università Bicocca di Milano, interviene al Festival della mente di Sarzana sabato 1° settembre (ore 10, cinema Moderno) con una conferenza su “La decima Musa: la Scrittura e i suoi miti”.

Professor Demetrio, alcune statistiche affermano che il 50% dei libri pubblicati in Italia non vende nemmeno una copia. Il 70% solo un esemplare. Che senso a parlare di “Perché amiamo scrivere?”, come da titolo del suo ultimo libro (Cortina)?

«In questo testo ragiono sul fenomeno diffuso in tutto il Paese di una domanda di scrittura attraverso il computer e la penna, una domanda che non ha precedenti. Le statistiche ci parlano di un analfabetismo di ritorno preoccupante, ma al contempo non indagano questa esigenza di scrittura che attraversa generazioni diverse. È evidente la crisi che il libro e la letteratura stanno vivendo oggi in termini commerciali. Su questo noto responsabilità gravi della scuola, che non valorizza la lettura a scapito di attività che sviluppano qualità più tecniche, banali ed effimere. Viviamo questo strano paradosso, dunque, per cui, a fronte dei dati da lei citati, esiste una domanda drastica e forte di scrittura, soprattutto online, che rispecchia il bisogno di comunicare i nostri disagi esistenziali più profondi, le nostre attività a favore degli altri oppure le nostre occasioni felici o infelici di incontro. In questo caso la scrittura funge da elemento di riconoscimento personale e interpersonale, anche nel caso di assenza di lettori: lo scrivere ci fa uscire dall’anonimato e ci dà coraggio rispetto agli altri e anche a noi stessi».

Insomma, per parafrasare un vecchio detto elettorale (“piazze piene, urne vuote”), si potrebbe dire: “Librerie vuote, diari pieni” …

«Ovunque possiamo notare una sorta di novelle vague di circoli di scrittura creativa e di lettura, direi una scrittura altra, che non ambisce al successo (almeno nella maggior parte dei casi), anzi sta scalzando quelli che definisco “i dilettanti della scrittura”, quei grafomani che assediano le case editrici, pubblicano in proprio oppure sommergono gli amici con i loro scritti. Loro sì alla ricerca del successo, sia personale che commerciale! Invece quando parlo di scrittura altra mi riferisco per esempio a quelle migliaia di persone che ho incontrato ad Anghiari, per il 90% donne, di ogni età. Persone che scrivono per nessuno se non per se stesse, per accompagnare, spesso, una cura terapeutica di carattere psicoanalitico; persone in disagio esistenziale o toccate dalla malattia. Ad esempio ci sono gruppi di auto-mutuo aiuto di donne afflitte dal tumore che si dedicano all’autobiografia. Anche nel mondo anziano troviamo molta scrittura altra. È un fenomeno sotterraneo, ignorato dai mass media, che non percorre la strada dell’esigenza commerciale della pubblicazione ma che rappresenta un evento decisamente interessante. Si costruiscono circoli, ci si ritrova per leggere non per far emergere il proprio bisogno spasmodico di vedersi editato un libro, ma per condividere la propria esperienza: un segnale di grande civismo e civiltà. La parola, come diceva Socrate, è un farmaco. E lo segnala davvero questa nuova esperienza sociale dello scrivere, in particolare la propria autobiografia. La scrittura conduce ad una solitudine che è feconda per sé e per gli altri. E devo dire che anche la Chiesa si è accorta dell’importanza dell’auto-scrittura».

Ovvero?

«Personalmente frequento parrocchie e gruppi che fanno autobiografia per raccontare la propria storia di fede. Alcuni amici sacerdoti che hanno frequentato l’Università dell’Autobiografia hanno fatto quasi una missione dello scrivere di sé: sono invitato spesso alla settimana di formazione catechistica che si tiene all’Alpe di Siusi (promossa dalla rivista Evangelizzare, ndr), ma anche in incontri nel Sud Italia, come in Puglia e Sicilia. In Trentino esiste un’associazione di stampo ignaziano (i legami tra sant’Ignazio di Loyola, e i suoi Esercizi spirituali, e l’autobiografia sono tantissimi!) che tiene percorsi di formazione appositi sullo scrivere di sé. Per chi, come me, vede nel cristianesimo una valorizzazione della persona, l’introduzione della valorizzazione della soggettività e al contempo la libertà dalla soggettività forte, le connessioni sono evidenti. La scrittura dà forza alla resistenza personale e civile all’omologazione. Pensiamo a quanta scrittura vi è stata dopo i lager nazisti. Scrivere è un’occasione di grande condivisione: si vedano gli scambi epistolari in cui ci si sostiene gli uni gli altri. Anche in questo caso la carità ecclesiale si collega allo scrivere. Personalmente, da oltre 10 anni, con gli studenti dell’Università della Bicocca e prossimamente alla Casa della cultura di Milano, tengo corsi di volontariato biografico: persone che si mettono a disposizione di chi, anziano o ammalato, vuole raccontare di sé. Chi ascolta poi trascrive quanto ricevuto, e lo può donare al diretto interessato o ai familiari».

Lorenzo Fazzini

Fonte: Avvenire (30/08/12)


Concorso Fazi: “Leggi. Scrivi. Vinci un sogno.”

Spendo un breve post per pubblicizzare un concorso di scrittura bandito dalla casa editrice Fazi, che mette in palio la pubblicazione in formato eBook del racconto che risulterà vincitore.

Il concorso vero e proprio è già terminato, in realtà, dato che il termine per inviare la propria opera era il 16 luglio scorso. Tuttavia fino al 2 agosto è ancora possibile votare i propri racconti preferiti tramite il sito stesso, ovvero i-fantasy.it, in modo da selezionare i 10 testi migliori: questi verranno poi giudicati da una giuria interna alla casa editrice, che premierà il vincitore, appunto, con la pubblicazione in digitale.

Il tema era scrivere una storia di massimo 100 cartelle ispirandosi ai primi due libri della trilogia Trylle (Switched e Torn) di Amanda Hocking, il cui romanzo d’esordio è diventato un caso editoriale su internet dopo essere stato rifiutato da molti editori. Ora che i testi sono stati inviati al sito, spetta ai lettori il compito di selezionare i dieci racconti più meritevoli… ed è qui che colgo l’occasione per invitarvi a fare la vostra parte: basta, infatti, un semplice “Mi piace” di Facebook o una condivisione per assegnare un voto in più al racconto che preferite.

Non nego la mia preferenza per “Hidden Heart“, la storia scritta da Emanuela Valentini (di cui ho già avuto occasione di leggere, e apprezzare, qualcosa in passato) – anche perché ho letto certi racconti letteralmente raccapriccianti -, ma con questo non vi sto certo obbligando a votare per lei: vi consiglio solo di darci un’occhiata, perché secondo me merita davvero… e del resto non c’è limite ai voti che ciascun lettore può assegnare, quindi avrete la più ampia liberta di scelta! :)

Correte a votare, dunque, se volete contribuire anche voi a questa iniziativa, e… buona lettura!


[Recensione] A un passo da te

Al momento sto passando la notte… o meglio, la sera prima degli esami, e se penso che tra meno di 24 ore sarò ufficialmente in vacanza non sto più nella pelle… Tra uno studio e l’altro, comunque, sono riuscita a mettere in piedi una recensione del progetto, che spero vi piaccia :)

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Titolo: A un passo da te
Sottotitolo: Sincronizza il battito!
Autori: Marcello Affuso e Jessica Mastroianni
Genere: romantico, introspettivo
Editore: Linee Infinite
Collana: Romantika
Pagine: 224
Anno di pubblicazione: 2011
Prezzo di copertina: €12,00
ISBN: 9788862470728
Formato: brossura
Valutazione:  
Grazie agli autori per avermi inviato il libro in formato eBook.

     

RIASSUNTOLo stridere delle ruote sull’asfalto scivoloso. La pioggia che cade incessantemente. Buio. Silenzio. L’inizio e la fine si confondono nella stessa notte. È trascorso un anno da allora e gli echi del passato continuano a risuonare imperterriti. Gli esami di maturità sono appena terminati per Cristian e Valentina. Due storie parallele, le loro vite, unite da un assurdo e beffardo destino, i cui fili si sfiorano costantemente senza toccarsi mai davvero. Si accarezzano, si cercano, si perdono, ma non s’incontrano. Non ancora, è troppo presto… e loro potrebbero non essere pronti. Lui gioca con le proprie illusioni per non cadere nel pozzo senza fondo della realtà. La traveste da fantasia per avere la meglio e non farsi schiacciare. Lei, invece, è una sognatrice con i piedi per terra ma in perenne bilico. Finge di avere una forza che non ha per non soffocare nella solitudine. Quella solitudine imposta dal mondo per chi non ha abbastanza coraggio di farsi strada da sé. Li aspetta un lungo viaggio attraverso i confini della ragione e, solo una volta vinta l’estenuante battaglia contro il nemico più terrificante che esista, la mente umana, potranno finalmente respirare aria pura e godere di un brivido di felicità.

GLI AUTORI - Marcello Affuso nasce ad Alessandria il 14 Febbraio 1989 ma, fin da bambino, vive a Napoli. Frequenta il Liceo Scientifico Leon Battista Alberti e consegue il diploma nell’anno 2008. Si iscrive, poi, alla facoltà di Lettere Moderne dell’Università Federico II.
Jessica Mastroianni nasce a Lamezia Terme l’1 Giugno 1990. Frequenta il Liceo Classico Francesco Fiorentino e, diplomatasi nel 2008, decide di iscriversi alla facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Ferrara.
Il loro è un romanzo scritto a quattro mani dopo essersi conosciuti su internet. Continua a leggere


Libreschi pensieri – 9

Infilai un foglio nel rullo e, senza concedermi un attimo di tregua, cominciai a spremere quanto avevo dentro.
Lottai con ogni parola, ogni frase, ogni espressione, ogni immagine e ogni lettera come se fossero le ultime che avrei scritto.
Scrissi e riscrissi ogni rigo come se ne andasse della mia vita e poi lo riscrissi di nuovo.
La mia unica compagnia furono l’eco del ticchettio incessante della tastiera che si perdeva nella sala in penombra e il grande orologio a muro che esauriva i minuti che mancavano all’alba.

 [Carlos Ruiz Zafòn, Il gioco dell'angelo]


Le 13 regole di Chuck Palahniuk

È il momento di prenderci un attimo di pausa dalle recensioni e tutto il resto (anche perché questi ultimi giorni di scuola sono tutt’altro che all’insegna del “dolce far niente”), perciò ho deciso di proporvi una serie di consigli di narrativa che mi sono piaciuti molto e che ho trovato davvero utili. Sto parlando, come da titolo, delle


Venti anni fa, una mia amica e io camminavamo per Portland a Natale. I grandi negozi con tanti reparti: Meier and Frank… Fredrick and Nelson… Nordstroms… in tutte le loro vetrine sempre la stessa semplice, graziosa scena: un manichino abbigliato o una bottiglia di profumo sulla neve finta. Invece le vetrine di J.J. Newberry, diavolo, erano stracolme di bambole e decorazioni e spatole e set di cacciaviti e cuscini, aspira polveri, grucce di plastica, criceti, fiori di seta, caramelle – credo che ormai abbiate capito che cosa intendo. Ogni singolo oggetto di quella massa era prezzato con un cartellino rotondo di un rosso sfumato. E oltrepassando la vetrina, la mia amica, Laurie, lanciò una lunga occhiata e disse: “la loro filosofia di allestimento delle vetrine deve essere: ‘Se la vetrina non sembra uscita bene – mettici altra roba.” Disse il commento perfetto al momento perfetto, e lo ricordo due decenni dopo perché mi fece ridere. Quelle altre, eleganti vetrine… sono sicuro che fossero curate e piacevoli, ma non m’è rimasta in mente una vera immagine di come fossero. Per questo saggio, il mio obiettivo è ‘metterci altra roba’. Mettere insieme una sorta di calza natalizia delle idee, sperando che qualcosa sia utile. Come se facendo i pacchetti regalo per i lettori, infilandoci caramelle e uno scoiattolo e un libro e qualche gioco e una collana, io sperassi che una varietà sufficiente garantisca che qualcosa di tutto ciò risulti totalmente asinino, ma qualcos’altro si riveli perfetto. Continua a leggere


[Racconto] La biblioteca di notte

Dopo parecchie settimane di fervente attesa, ieri è finalmente arrivato il risultato del concorso di scrittura a cui ho partecipato.
In poche parole, si trattava della seconda edizione di un concorso a premi bandito dalla mia scuola: i concorrenti dovevano inventare un racconto di max 10’000 battute che si riconoscesse nel tema “La biblioteca di notte”. L’idea, devo ammettere, mi sconfinferava non poco, perciò ho deciso di imbarcarmi in questa “impresa” per me del tutto nuova: sottoporre una mia storia a una commissione di professori che l’avrebbero letta e giudicata.
Con mia grande gioia e ancor più grande sorpresa, sono stata selezionata tra i 12 finalisti su circa altri 60 concorrenti… Mi piacerebbe anche potervi dire che ho sbaragliato tutti quanti e mi sono portata a casa la bellezza di 150€, ma purtroppo devo deludervi ;)
No, il mio racconto non è uscito vincitore… però volete mettere la soddisfazione di ricevere un attestato e soprattutto un libretto con stampato sopra un testo scritto da me?? È stato fantastico, credetemi, e in più mi ha dato la spinta per riprovarci l’anno prossimo. Sapete come si dice… “Ritenta e sarai più fortunato!” :)

Eccomi, dunque, a farvi leggere il racconto che mi ha portato in finale… ma vorrei che fosse chiaro fin dall’inizio che non ho deciso di pubblicare la mia storia online per sentirmi dire che sono bravissima, per vantarmi di aver superato gli altri concorrenti e via dicendo. Il fatto che il concorso sia terminato, infatti, non significa che lo sia anche la mia carriera di scrittrice (figurarsi… non è nemmeno cominciata, secondo me!), e dato che sono del parere che un testo possa essere sempre migliorato…
Be’, detto brevemente, scatenatevi pure; anzi, siate spietati, perché – come dimostra il fatto che sia arrivata in finale ma non prima o seconda – ogni vostra annotazione servirà ad affinare il mio stile… E chissà che l’anno prossimo non riesca a giungere più avanti?

Vi dirò che, rileggendolo a un mese abbondante di distanza dalla consegna, ho già un’idea di cosa vorrei migliorare all’interno del testo, ma desidero anche sentire il vostro parere: so per esperienza che è impossibile per un autore giudicare in modo oggettivo i propri scritti, perciò una serie di giudizi esterni mi saranno certamente d’aiuto.
In particolare, vi chiedo di darmi un parere sull’originalità della trama e dell’intreccio, sull’efficacia del finale (su cui mi sono arrivati pareri di tutti i tipi, spesso discordanti) e sullo stile in generale, e ricordate che accetto qualsiasi cosa: da “Sei un fenomeno, meritavi certamente di vincere” a “Smetti di scrivere e datti all’ippica, perché fai davvero pena!”
Detto questo, buona lettura… e mi raccomando, dateci dentro! ;) Continua a leggere


Libreschi pensieri – 6

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Non scrivere mai un romanzo dalla prospettiva di un buco della serratura!
Le parole straniere si chiamano così perché sono estranee alla maggioranza dei lettori!
Non cacciare in una frase più parole di quelle che occorrono.
Se il punto è un muro, i due punti sono una porta.
L’aggettivo è il nemico naturale del sostantivo.
Se scrivi in stato di ubriachezza, rileggi il testo da sobrio prima di farlo stampare.
Usa l’argento vivo per scrivere, perché garantisce la fluidità del discorso.
Le note a piè di pagina sono come i libri sullo scaffale inferiore d’una libreria: non li guarda nessuno perché bisogna piegarsi.
In un’unica frase non dovrebbero mai comparire, simili a formiche, più di un milione di puntini, a meno che la frase non sia compresa in un trattato scientifico sulle formiche.
I sonetti figurano al meglio se scritti a mano su carta, le novelle invece su pergamena.
Dopo ogni tre frasi tira bene il fiato.
Le storie dell’orrore si scrivono meglio con una spugna fredda appoggiata sulla nuca.
Se una delle tue frasi ti ricorda la proboscide di un elefante in procinto di raccattare una nocciolina, allora ripensaci.
Rubare a uno scrittore è furto, rubare a tanti scrittori è ricerca.
I grossi libri sono grossi perché il loro autore non si è preso la briga di essere sintetico.

 

[Walter Moers, La città dei libri sognanti] 


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