Il fenomeno dei baby scrittori… raccontato da una baby scrittrice

Partiamo in quarta con la descrizione di un fenomeno che riguarda molti, la sottoscritta prima di tutto, anche se nel mio caso non direttamente.
Se siete degli abituali frequentatori della sezione “Libri ed autori” di Yahoo! Answers, ma anche se bazzicate spesso in libreria o se siete comunque dei lettori assidui – e se non siete nessuna delle tre opzioni precedenti, ve lo dico io – probabilmente avrete notato anche voi un curioso fatto: il mondo (l’Italia in modo particolare, sembrerebbe) è pieno di aspiranti scrittori, molti dei quali adolescenti. E quando dico pieno intendo proprio strabocchevole.
Su Answers, domande del tipo:
– “Come si scrive un libro?”;
– “Come si diventa scrittori?”;
– “Come vi sembra il mio stile di scrittura?”;
…fino ad arrivare a oscenità della serie: “Voglio scrivere un romanzo… Mi dite la trama?”, se ne trovano come minimo tre al giorno.
E fin qui non ci sarebbe niente di male, se non fosse per un piccolo particolare: di tutti questi aspiranti scrittori, sì e no un 10% sa effettivamente cosa significhi “scrivere”. La maggioranza, infatti, riempie la sua domanda con un numero talmente alto di svarioni grammaticali e altre robacce inguardabili, arrivando addirittura al bimbominkiese, da chiedersi: “Ma perché deve fare proprio lo scrittore? Non sarebbe meglio mandarlo a lavorare in miniera?”. (Senza offesa per i minatori, ovviamente!)
Detto questo, torniamo all’argomento principale, ovverosia i baby scrittori.

Un baby scrittore al lavoro.

Prima di tutto, cosa sono, o meglio chi sono questi sconosciuti? Naturalmente “dicesi baby scrittore un adolescente di età compresa tra i 12 e i 18 anni che per i più svariati motivi arriva a pubblicare il suo libro prima ancora di raggiungere la maturità anagrafica (e mentale), con conseguenze spesso disastrose.“

Parto subito con una precisazione: essendo anch’io virtualmente una baby scrittrice, forse non avrei il diritto di scrivere ciò che segue (anche perché tra questi baby, tutti sono più grandi di me almeno di due anni), ma visto che non ho ancora pubblicato nulla e che, prima di comporre questo articolo, ho analizzato l’argomento per mesi, penso di essermi sufficientemente informata da essere sicura di non scrivere una stupidaggine dietro l’altra. Sia chiaro, in ogni caso, che si tratta di opinioni personali: non intendo quindi passare per presuntuosa affermando verità assolute.

Tutto cominciò, or dunque, con l’ormai famoso Christopher Paolini, classe 1983, che alla tenera età di 15 anni, dopo essere cresciuto a furia di libri fantasy, cominciò a scrivere lui stesso un romanzo di questo genere, che chiamò Eragon. Questo libro, pubblicato dai suoi genitori, iniziò a girare per alcune piccole librerie americane, finché nel 2002 non capitò tra le mani di uno scrittore di gialli, Carl Hiaasen, che lo propose alla sua casa editrice. Da questo momento, Eragon divenne un clamoroso caso editoriale, tanto da fare il giro del mondo e vendere oltre 25 milioni di copie.

Christopher Paolini con il suo ultimo libro, Brisingr.

Dopo Christopher Paolini, furono sempre di più gli adolescenti che, spinti dal suo straordinario successo, iniziarono a loro volta a scrivere un romanzo di genere fantasy: (per ogni autore ho linkato il sito web/blog, la pagina di Wikipedia oppure un’intervista o una pagina di informazioni generali)
– ci fu Anselm Audley, classe ’82, che è arrivato da noi con la trilogia di Aquasilva (Nord);
– ci fu Catherine Webb, classe ’86, autrice quattordicenne di “Il mago dei sogni” (Sperling & Kupfer);
– ci furono Suresh e Jyoti Guptara, classe ‘88, gemelli indiani, che stanno tutt’ora lavorando a una serie di sette libri di cui solo il primo, “I regni di Calaspia: la cospirazione” (Mondadori), è stato tradotto in Italia;
– ci fu la francese Flavia Bujor, sempre di classe ’88, il cui esordio “Le tre pietre” (Sonzogno), scritto a soli 13 anni, divenne in Francia un best-seller;
– ci fu l’inglese Catherine Banner, classe ’89, che a soli 14 anni scrisse “Gli occhi di un re” (Mondadori) ed è stata paragonata addirittura alla Rowling;
– ci fu Cayla Kluver, classe ’92, autrice di “Legacy” (Sperling & Kupfer), che divenne famosa a 14 anni dopo che il suo romanzo d’esordio iniziò a circolare nelle biblioteche degli Stati Uniti.

E questi elencati sono soltanto quelli stranieri, perché passando agli italiani troviamo:
Licia Troisi, classe ’80, che poco più che ventenne pubblicò il suo primo libro, “Nihal della terra del vento”, con Mondadori seguito da altri due libri, due trilogie e una pentalogia tutt’ora in cantiere che in pochi anni le fecero vendere più di un milione di copie solo in Italia;
Egle Rizzo, classe ’81, scrittrice diciassettenne di “Ethlinn, La dea nascosta” (Dario Flaccovio);
Luca Centi, classe ’85, giovane autore di “Il silenzio di Lenth” (Piemme);
Maurizio Temporin, classe ’88, che a 15 anni ha scritto e pubblicato “Il tango delle cattedrali” (Rizzoli);
Gianandrea Siccardi e Alice Montanaro, classe ’88, coautori di “La profezia di Arsalon” (Newton&Compton);
Matteo Mazzuca, classe ’89, autore de “L’ultimo pirata” pubblicato da Mondadori;
Chiara Strazzulla, classe ’90, che esordisce con “Gli eroi del crepuscolo”, primo fantasy pubblicato da Einaudi;
Alessia Fiorentino, classe ’90, autrice di “Sitael – La seconda vita” (Dario Flaccovio), scritto a soli 14 anni;
Thomas Mazzantini, classe ’90, autore di “Garmir l’Eclissiomante” (Baldini Castoldi Dalai);
Federico Ghirardi, classe ’91, che a 17 anni ha pubblicato “Bryan di Boscoquieto nella terra dei mezzi demoni” (Newton&Compton);
Mario de Martino, classe ’93, autore di “L’erede, la spada del re” (Runde Taarn), pubblicato a 16 anni;
Elisa Rosso, classe ’93, che a soli 15 anni esordisce con “Il libro del destino” (Piemme), scritto a 12 anni.

Per non dilungarmi troppo, ho elencato solo gli autori più conosciuti, ma la lista si allunga se aggiungiamo anche nomi meno noti come Marta Dionisio (’92), Pietro Belfiore (’86), Marta Marat (’92), Ester Manzini (’85), Francesco Ruccella (’91) e tantissimi altri.

Ma ora veniamo al punto: cosa caratterizza tutti questi giovanissimi scrittori? Per quale motivo hanno deciso di pubblicare così presto? Soprattutto, i loro libri sono davvero così validi da elogiare i loro autori come enfant prodige?

Partiamo subito dall’ultima domanda: la risposta è no, nel 99% dei casi non è affatto vero che un libro è valido solo perché pubblicato da un autore giovanissimo, né tantomeno che lo scrittore in questione è in automatico una sorta di baby genietto. Perché scrivo questo? Perché nel tempo ho letto almeno un romanzo di tutti i giovani autori che ho elencato (escludendo quello della Rizzo e “La profezia di Arsalon”, che comunque sono nella lista dei libri da leggere quam primum), e tranne rarissime eccezioni ne sono rimasta profondamente delusa.

Il difetto più comune che ho riscontrato è la banalità della trama: tutti o quasi tutti, a partire da Christopher Paolini, si ispirano fortemente al Signore degli Anelli, introducendo pochissimi o addirittura nessun elemento nuovo. Perlopiù si tratta di trame già viste, mal costruite e con intrecci davvero gestiti male.
In secondo luogo troviamo quasi sempre personaggi costruiti veramente in modo scialbo: tutti piatti, tutti privi di personalità, tutti con la stessa voce. Più che personaggi sembrano in gran parte burattini piazzati per caso in mezzo alla storia e manovrati a piacimento dall’autore, e non parti attive della storia, come invece dovrebbe essere.
In tertiis, visto che la quasi totalità dei baby scrittori esordisce con un fantasy, un’altra mancanza tipica è la progettazione dell’ambientazione: basta una delle solite, patetiche cartine geografiche formato diciottoperventicinque infilata nei risvolti del libro e si è a posto. Peccato che una mappa non sia affatto sufficiente a descrivere una buona ambientazione: se è ben fatta, certamente aiuta a orientarsi, specie se il mondo è complesso come la Terra di Mezzo, ma piuttosto che trovare uno schizzo fatto alla “tanto per” sarebbe meglio evitare. Cosa che non viene fatta quasi mai.

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Due cartine a confronto: la favolosa Terra di Mezzo…
… e l’infelice mondo di Lenth (notare lo stretto al posto dell’istmo e i fiumi che vanno da mare a mare).

Ci sarebbero ancora innumerevoli difetti da elencare, ma il mio campanello d’allarme anti-grafomania sta già trillando da un pezzo. Basti sapere che si tratta perlopiù dei tipici errori che si riscontrano quasi sempre nei libri degli esordienti, ovvero imperfezioni di stile, infodump, deus ex machina, uso scorretto del punto di vista, e tante schifezze del genere.
Prometto recensioni più dettagliate dei titoli che ho appena citato, ma per il momento questo è quanto: sono libri scadenti, anche se vengono pubblicizzati come capolavori, che sarebbero risultati certamente migliori se i loro autori avessero aspettato almeno qualche anno, invece che lanciarsi subito nella pubblicazione.
E da qui si passa a un altro quesito scottante: perché pubblicare da giovanissimi? Perché non aspettare di maturate, e quindi di migliorare con la scrittura almeno per qualche annetto, che di certo male non fa?
Il problema, secondo me, questa volta non sta nei ragazzi, bensì negli adulti che li circondano. I loro genitori in primis, ma anche quelli che si trovano tra le mani il loro manoscritto, ovvero gli editori, svolgono un ruolo assai importanti.

Insomma, immaginate di essere genitori, e se lo siete già immaginate che vostro figlio o vostra figlia mostri una particolare propensione per la scrittura. Immaginate di vederlo/a sempre più spesso seduto al computer mentre scrive affannosamente qualcosa che nei primi tempi si rifiuta di rivelare, ma che poi a poco a poco viene fuori lo stesso: sta scrivendo un libro. O meglio, un romanzo fantasy.
Dubito che, a questo punto, esistano molte coppie di genitori che non perdano letteralmente la testa, al pensiero di avere un piccolo genio in casa, e di conseguenza la frittata è fatta: da questo momento in poi il giovane scrittore verrà continuamente bombardato di domande del tipo “A che punto sei?” o “Quante pagine di mancano?”, e nel momento stesso in cui, dopo mesi di fatiche, avrà scritto la parola “fine”, i genitori avranno già da tempo preso contatti con tutti i grandi editori che conoscono, in modo che il loro bambino possa vedere immediatamente pubblicato il suo piccolo capolavoro.
L’editore contattato, da parte sua, non vede neanche lui il momento in cui potrà mettere le mani su una tale miniera d’oro, dato che i baby scrittori sono notoriamente più redditizi dei comuni mortali. Quando davvero avrà la possibilità di leggere il fantomatico manoscritto, nel migliore di casi avrà un colpo apoplettico vedendo con quante e quali mostruosità linguistiche il giovane scrittore ha riempito il suo capolavoro, di sicuro a causa dell’inesperienza e non per sua volontà (almeno spero!)… ma visto che ai poveri baby scrittori non si possono dire certe cose poco carine, che rischiano di compromettere il loro fragile ego già fatto accuratamente lievitare dai genitori, l’editore si scorticherà in elogi su elogi, lodando il suo aborto (perché spesso non può non essere tale) come se si trattasse del libro più bello che abbia mai avuto l’onore di leggere.

Detto fatto. Il libro in questione verrà pubblicato con una tiratura di 20’000 copie – magari con una minima passata di editing, visto che l’editore preferirebbe spararsi piuttosto che pubblicare un obbrobrio del genere – e decorato con una lucida fascetta che recita: “Il caso editoriale del secolo: un enfant prodige di soli [inserire qui un numero N compreso tra 12 e 18] anni!”. E subito dopo una marea di pubblicità, seguita dalle recensioni entusiaste di tutti i finticritici in circolazione e dai commenti di migliaia di sostenitori del nuovo giovane prodigio, tutti elettrizzati dal fatto che “Questo ha solo N anni ed è riuscito a pubblikare! Deve essere senz’altro braviximo!!!”, completamente ignari di cosa sia successo davvero.

I tipici commenti delle fan di un libro (clicca per ingrandire).

E cosa accade al baby scrittore? Be’, è ovvio che lui è il più felice di tutti, dal momento che, nella sua beata innocenza, è ancora convinto che l’editore l’abbia pubblicato perché è veramente un enfant prodige, e non certo per una sorta di perbenismo nei suoi confronti: in fondo, è solo un baby scrittore; se dovesse scoprire la verità (e prima o poi la scoprirà, credetemi) cadrà in crisi di esistenza e andrà a piagnucolare da mammà, lamentandosi che il mondo è cattivo con lui, che è così giovane e talentuoso, e non lo capisce. Sapere che, in realtà, non sa ancora scrivere sarebbe troppo difficile da accettare per lui!

Un baby scrittore disperato dopo aver scoperto che il suo libro fa schifo.

Ma la cosa peggiore è che questo che avete appena letto, anche se può sembrare, è un’esagerazione solo fino a un certo punto. Per fortuna non mi è ancora capitata una cosa del genere, essendo il mio ipotetico libro ancora in fase di progettazione, perciò non so se effettivamente succeda sempre così – e spero con tutto il cuore di no! Immagino, però, che fenomeni del tutto simili a questo accadano piuttosto di frequente, visto lo spaventoso numero di libri pubblicati da baby autori e l’ego smisurato che essi ostentano.
Non ci sarebbe neanche da lamentarsi, infatti, se questi cosiddetti “capolavori” fossero dei bei libri: del resto se un autore scrivesse un buon libro e fosse pure giovane, almeno dal mio punto di vista non ci sarebbe neanche male. Ma il problema è che trovare un libro scritto da uno di questi baby scrittori che sia quantomeno decente (e con questo intendo di livello sufficiente per la pubblicazione) è un fenomeno più unico che raro. Tra i ventitré scrittori che ho elencato, di libri a un livello minimo ne ho trovati due: alcuni di Mario de Martino (“L’erede, la spada del re” e “I figli di Atlantide”, che sto leggendo adesso) e “Gli occhi di un re” di Catherine Banner  (che comunque è passato attraverso la traduzione e quindi attraverso un’ulteriore scrematura). Ho trovato soltanto questi due con una trama interessante, personaggi ben fatti, uno stile accettabile e, in generale, la sensazione che siano stati scritti da una persona con una certa maturità.

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Le copertine de “I Figli di Atlantide” e di “Gli occhi di un re”.

Solo questi due: in tutti gli altri, partendo da libri bruttini ma tutto sommato quasi decenti (come “Il mago dei sogni” della Webb) fino ad arrivare a veri disastri (come “Il libro del destino” di Elisa Rosso), sono riuscita sempre a trovare qualcosa che mi facesse rimpiangere i soldi spesi e, soprattutto, che mi facesse pensare: “Ma perché cavolo non ha aspettato un po’, invece che pubblicare ‘sta schifezza?”.

Prevedo già all’orizzonte che le critiche alla sottoscritta e a questo articolo inizieranno a piovere a catinelle: “Ma come?”, direte. “Anche ‘sta qua è una baby scrittrice e si permette di giudicare così i libri altrui?”.
Be’, ragazzi, spero abbiate chiaro che per giudicare un libro non si debba per forza essere scrittori: basta essere dei buoni lettori – cosa che spero di essere con oltre 500 libri alle spalle. Se stessi etichettando tutti i miei “colleghi” come degli idioti incapaci che dovrebbero fare gli spazzini piuttosto che gli scrittori, avreste ragione. Io mi sono semplicemente limitata a leggere i loro libri, più che altro per cercare un confronto con scrittori più o meno della mia età, e ho dovuto constatare che i più di essi non sono affatto quei prodigi che molti dicono. Non ho la presunzione di definirmi più brava di loro a scrivere, per carità, ma credo sia un diritto di tutti leggere un libro e trovarlo perlomeno piacevole, specie se tutti lo giudicano bello o bellissimo… cosa che, in questo caso, non succede quasi mai.
Un’altra obiezione che prevedo è la seguente: “Ma questa è autolesionista! Critica gli adolescenti che scrivono e poi si scopre che lei stessa è un’adolescente e ama scrivere…”
Anche qui, mi spiace deludervi: con questo articolo mi sto riferendo non ai giovani che amano scrivere (in tal caso sarei davvero masochista), ma ai giovani che amano scrivere e che, per volontà o per ingenuità, se ne fregano del fatto che per scrivere bene occorrano maturità ed esperienza e arrivano a pubblicare da giovanissimi, quando ancora sono inevitabilmente inesperti, e magari pretendono di essere chissà chi solo perché loro hanno pubblicato e io no!
Personalmente, ritengo che il fatto che ci siano molti giovani amanti della scrittura sia una cosa bellissima: se non altro, è pur sempre meglio che un adolescente scriva, piuttosto che se ne stia in strada a fumare o vada tutti i sabati in discoteca a drogarsi e ubriacarsi per poi finire spiaccicato contro un albero per colpa di uno sballo tra amici. Ma nel momento in cui un adolescente decide di pubblicare ciò che ha scritto, egli non è più un normale adolescente appassionato di scrittura: adesso è diventato un autore pubblicato, e come tale deve essere fornitore di libri leggibili, se possibile anche gradevoli, e pubblicando da giovanissimi è inevitabile che questo non accada.
Insomma, io sono un baby genio, non dovete mica pretendere che ciò che scrivo sia perfetto, no? In fondo, l’ho scritto a soli N anni!

Per questa volta ho finito, gente. Nei prossimi articoli approfondirò ulteriormente il tema “baby scrittori” e scriverò le recensioni promesse. Come sempre, critiche e suggerimenti sono bene accetti.

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46 responses to “Il fenomeno dei baby scrittori… raccontato da una baby scrittrice

  • la Fr@ di Yahoo

    In primis, bell’articolo complimenti =)
    Parole sante, tutte, dalla prima all’ultima e il fatto che tu abbia 15-16 anni non ti impedisce di recensire e criticare il fenomeno dei baby scrittori, anzi è simbolo di maturità secondo me.
    Purtroppo, come ben sai, attualmente sono le porcherie a far girare più velocemente la ruota del guadagno in ambito editoriale..perchè prendersi il disturbo di aspettare quando si può avere tutto e subito quindi? Perchè? Per evitare, un domani, di non dover desiderare di andare in giro con un sacchetto di carta sulla faccia per nascondere la tua vergogna al mondo intero. Questo, in particolare, è ciò che più spaventa la sottoscritta. Non mi reputo affatto una scrittrice anzi! Direi piuttosto una quasi-forse-aspirante-scrittrice (senza dubbio per ora preferisco farmi raccontare qualcosa che essere io a raccontarla)..quando ero al terzo anno di liceo, a metà circa, ebbi un’idea per una storia. Man mano questa storia iniziava a crescere e allora, un giorno, decisi di cominciare a sciverla..scrissi tre pagine di Word e il giorno dopo cancellai tutto quanto. Qualche mese prima mi sembrava un’idea fantastica, ma vedere le mie parole nero su bianco mi fece pensare solo “Oddio ma che schifo!!! Modifica-Seleziona Tutto-Canc!”. Cominciai ad interrogarmi sul perchè di questa reazione e la risposta fu una sola: Banalità! Pura Banalità! (e in più mi sembrava di essere influenzata, troppo influenzata, da tutto quello che avevo già letto).
    Non ero pronta allora a 16 anni e non lo sono adesso (per scriverla, figurati a pensare di pubblicarla ) a 20..nel frattempo la storia continua a modificarsi nella mia testa e se penso a quelle pagine scritte, alla trama originale e alle battute, mamma mia, il tutto mi fa solo rabbrividire di orrore! Chissà magari mi deciderò a scriverla, finalmente, anche se per un periodo molto lungo avevo lasciato perdere tutto quanto. Con i tempi che corrono, in cui nasce un fantasy nuovo ogni ora, probabilmente potrebbe succedere che a qualcun altro venga in mente la mia stessa idea (o simile) e così rischiare anche di essere accusata di scopiazzatura XD
    Fatto sta che se avessi continuato a scrivere all’epoca e magari avessi anche fatto di tutto per pubblicare..bè al momento sarei in qualche sperduta landa ghiacciata a smaltire la mia vergona dentro un igloo.

    Ciaoo =)

  • Jayla

    Ciao Marta!
    Complimenti vivissimi per questo blog e per gli articoli che finora hai scritto! Sarò una tua sostenitrice e una tua assidua frequentatrice di questo spazietto che diventerà presto molto grande (ne sono sicura)!
    Non posso che quotare ogni singola parola che hai scritto. Come hai detto tu, è lodevole il fatto che un ragazzo voglia cimentarsi nella scrittura. Ma deve anche capire che serve molta esperienza prima di poter pubblicare. Più si scrive, più si migliora, è inevitabile. Come ben sai, anche io sto scrivendo una storia da quattro anni e ti posso giurare che quei capitoli che ho scritto quattro anni fa sono un vero orrore. Completamente da riscrivere. Il tempo è un fattore molto importante. Non si può voler avere fretta di scrivere un libro, è ovvio che i risultati non saranno mai apprezzabili, a meno che, non esista l’eccezione. Io sono comunque del parere di aspettare prima di provare con la pubblicazione 😉
    Non vedo l’ora di poter leggere le tue recensioni!
    Ciao e buona fortuna!
    Jayla

  • topolinamarta

    Grazie a entrambe!
    Spero che anche voi riusciate a pubblicare sentendovi pienamente soddisfatte di ciò che avete creato, e non per avere la soddisfazione di dire “Finalmente ò pubblikato!!!1!!1!”.
    Solo una cosa…
    “Per evitare, un domani, di non dover desiderare di andare in giro con un sacchetto di carta sulla faccia per nascondere la tua vergogna al mondo intero.”
    È più o meno quello che avrei fatto anch’io se avessi deciso di pubblicare i miei primissimi racconti… e credo che sia anche quello che fanno la maggior parte dei baby scrittori dopo qualche anno. Ammetterlo in pubblico, però, è un altro discorso! ^^

  • akikorossella

    Sono stata anch’io una baby scrittrice, tra i 12 e i 13 anni, solo che, nel lontano 1994, il panorama editoriale era molto più complicato e selettivo di adesso. Anch’io “figlia di papà”, ho prima contattato attraverso i miei genitori alcuni giornalisti e scrittori, che non mi sono mai permessa di disturbare facendo leggere i miei scritti: tutti mi hanno detto che avrei dovuto impegnarmi seriamente e, prima di tutto, frequentare varie scuole di scrittura/giornalismo e fare una lunga gavetta.
    Credete che qualcuna delle baby-scrittrici di oggi abbia studiato anche solo un’ora? No, e lo conferma il fatto che non sanno nemmeno cosa sia il POV e il show-not-tell.

  • silviax92

    Marta, bellissimo articolo, complimenti 😉 Eccomi qui a commentare.. Ho notato che siamo state colpite dalle stesse cose: la quantità spropositata di persone che decidono di scrivere un libro, senza sapere minimamente come si faccia, ma soprattutto, senza niente da dire. Evitare di leggere queste scandalose richieste d’ispirazione è inevitabile.. Ormai si scrive tanto per.. Ed è davvero deprimente. Mi accorgo di essere un obiettivo facile: ho pubblicato a sedici anni e qualcuno penserà che sono la persona meno adatta a intervenire. Sinceramente per me pubblicare non è stato un’affermazione della mia bravura (di cui anche adesso, dopo un altro libro, diversi articoli e qualche anno, ho ancora dei dubbi), è stata una sfida con me stessa. Quindi devo dire che la penso un po’ diversamente da te… Io credo che ci sia un tripudio di cattivi scrittori, ma non penso si possa imputare all’età. Considera Moccia.. Scrive “appunti erotici” che spaccia per libri, ma non è che abbia pubblicato nel fiore dell’adolescenza xD Il punto secondo me è che ci sono bravi scrittori e cattivi scrittori. E se poniamo il tutto nello stile acerbo dell’opera prima, si eleva a livelli esponenziali. Per quanto riguarda gli aspiranti scrittori di cui parlavo nel mio blog, sono ancora così speranzosa da credere che non arriveranno mai. O almeno, che arriveranno le cose giuste.. e cioè è la commercialità a cui hanno abbassato la scrittura.. Tutti possono scrivere, scrivere è facile. E se scrivo giovane, allora di sicuro divento un talento. E’ questo che non tollero, una prostituzione (passatemi il termine) della scrittura, come fosse l’arte a buon mercato.. Non è così. Scrivere, scrivere bene, è uno degli impegni più complessi che un artista possa prendere e credo che siano davvero pochi quelli riusciti ad arrivare in alto..
    Un abbraccio Marta 🙂

    • topolinamarta

      Ciao, Silvia! Ti ho invitato qui anche perché potessi dire la tua su un argomento che ti interessa direttamente, avendo tu pubblicato così giovane… e non posso che essere d’accordo con te.
      È vero, ultimamente scrivere è diventata una moda: tutti scrivono, tutti devono scrivere un libro e tutti devono pubblicarlo, perché se l’hanno scritto e poi non lo pubblicano cosa l’hanno scritto a fare?
      Tra tanti baby autori scadenti, è naturale che ci siano anche le eccezioni: come dici tu, non è assolutamente detto che un adolescente pubblichi a 15, 16, 17 anni solo per smania di diventare famoso. Ci sono anche quelli come te, che desiderano mettersi in gioco senza preoccuparsi di rincorrere il successo, e che pubblicano non per voler diventare famosi ma per convividere con gli altri quello che scrivono, come dovrebbe sempre essere.
      È vero anche che non sempre la bruttezza di un libro dipende dall’età, ma bisogna dire che un buon 90% dei romanzi di coloro che hanno pubblicato da giovanissimi sarebbe risultato certamente migliore se avessero aspettato solo qualche anno per affinare il loro stile. Non si finisce mai di migliorare, è vero, ma secondo me non conviene pubblicare in tenera età per poi rendersi conto, dopo qualche anno, che non si era affatto pronti.
      Prendiamo per esempio il tuo libro: io l’ho letto e sono sicura che sia un buon libro, ma mentre lo leggevo percepivo che c’era ancora qualcosa che non andava, qualcosa da migliorare. Non un qualcosa talmente grande da nuocere in modo consistente sull’apprezzamento della storia, ma un piccolo retrogusto di inesperienza si avvertiva lo stesso. Come dico sempre, però, l’importante non è non commettere errori, ma mettersi sempre in gioco e cercare sempre di migliorarsi. Che è anche quello che stai facendo tu! 😉

  • eleonora

    Ciao Marta,
    è un po’ che ti leggo ma non ho mai commentato. E’ vero che il problema sono i genitori, e l’ego esagerato degli LK (Little Kipling), però c’è una scusante. Piccolina piccolina, ma comunque c’è.
    Pensa a quanto è difficile pubblicare per un esordiente adulto. Per un LK è senza dubbio più semplice. Io ho sedici anni ed ho riscritto due volte il mio libro,che ancora non mi piace. Quando a quattordici ho deciso di non provare nemmeno a inviarlo, perché, per onestà, ho dovuto ammettere che faceva schifo, ero consapevole che mi stavo complicando la vita. Più mi avvicino alla patente, più mi allontano dalla possibilità di essere pubblicata perché rientro in un’età normale.
    Non c’è niente di sensazionale in un trentenne che scrive, è inutile che ci giriamo intorno, se quel che conta è il successo allora fanno bene gli LK che pubblicano giovani.
    Se poi invece non vuoi vergognarti di quello che hai scritto, be’, in quel caso è una scelta tua (e mia) e ci stiamo complicando la vita.

    PS:in realtà non scrivo in questo modo formale, il mio stile è completamente diverso, ma oggi non sono in vena…

    • topolinamarta

      Per dirla tutta, sembra che ultimamente non sia facile nemmeno per i “Baby”: conosco una ragazza che ha 16 anni e che, nonostante la sua giovane età, ha ricevuto molti rifiuti. E il suo libro è tutt’altro che una schifezza: non sarà scritto magnificamente, ma penso che qualcosa di buono ci sia. Spero che questo sia dovuto a un fatto: che gli editori stiano cominciando a capire che pubblicare un quindicenne che non sa scrivere non sia proprio il massimo. In fin dei conti, alla fine quel che conta è che tu abbia scritto un buon libro, indipendentemente dall’età anagrafica. Almeno spero.

  • eleonora

    Speriamo che tu abbia ragione, anche se forse il problema di quel libro anche se bello, era il target di pubblico. Non so di che libro parliamo quindi forse sto per dire un bel po’ di idiozie, ma una sedicenne che scrive fantasy rivolta ad un pubblico di adolescenti che leggono fantasy ha buone possibilità di vendita. Una sedicenne che scrive, anche fantasy, che si rivolge per esempio al target di terry pratchett, con il suo stile di scrittura che comunque è da perfezionare, anche se è accettabile, avrà più problemi. Primo: perché il suo pubblico è abituato a un certo livello stilistico che è difficile da avere a quell’età. Secondo: un pubblico che legge richiede più originalità.
    Terzo: se si tratta di un pubblico di adulti o solo over-16 avrà dei pregiudizi su un libro scritto da un’adolescente, e questo a partire dall’editor che lo riceve la prima volta appena inviato, che magari non ne può più dei baby e allora facciamogli una statua.

    • topolinamarta

      Hai centrato il problema. Perché i libri dei baby scrittori vanno? Perché tra i lettori c’è una parte consistente di giovani, che in generale sono attratti dal fatto che un loro circa-coetaneo abbia scritto un libro, ma questo accade perché è automatico che i baby scrivano per i baby: non si è mai sentito di un baby autore che scrivesse libri per adulti (io non ne ho mai sentiti, perlomeno), perché nessuno di loro possiede le capacità per farlo. Un adulto, invece, in genere ha la capacità di scrivere sia per adulti che per ragazzi… e non ti sei mai domandata come mai, solitamente, i libri che fanno la storia della letteratura giovanile sono stati scritti da adulti? Non so… La storia infinita, il GGG, Il Piccolo Principe (anche se non è proprio per bambini…), L’occhio del lupo, Ascolta il mio cuore… sono solo esempi di bellissime storie per bambini e ragazzi scritte da adulti.
      E da qui si ritorna sempre allo stesso punto: si scrive per guadagnare, per avere successo, oppure si scrive perché si vuole scrivere un buon libro? Io, sinceramente, non ci penserei due volte, ed è per questo che, sebbene abbia solo 16 anni e stia progettando da tempo di scrivere un libro, io ho deciso che non ci sarà niente e nessuno che mi convincerà a pubblicarlo prima minimo-minimo dei 20 anni. Questo perché ci tengo, alla mia storia, e non mi va che venga pubblicata solo perché scritta da una 13enne (l’età che avevo quando ho cominciato).

  • eleonora

    Anche se, a giustificazione dei baby, a dodici anni uno può anche non avere una capacità di autovalutazione tale da rendersi conto che la propria creatura fa schifo, e allora ecco perché le critiche vanno accettate e, invece di giocare a freccette con la foto di chi te le ha fatte, è il caso che ringrazi e metti in pratica

    • topolinamarta

      No, certo che no: anch’io quando avevo 13 anni scrivevo storie che allora mi sembravano stupende, ma che a rileggere adesso mi rendo conto che non fossero un granché… La colpa è anche dei genitori che non sanno mentire ai figli (o, ancora peggio, si autoconvincono che il loro bambino abbia scritto un tale capolavoro da risultare totalmente ciechi alle schifezze contenute nel libro), e che magari li spingono a pubblicare prima del tempo. Se dopo essere cresciuto anagraficamente e mentalmente lo scrittore in questione non ha ancora capito che le critiche vanno accettate, allora la colpa se la becca anche lui, però.

  • eleonora

    Conclusione, almeno per me: non c’è l’età giusto per pubblicare, quella in cui si passa automaticamente da baby a senior, ma c’è l’autovalutazione. E la valutazione di chi ne sa più di noi. Il giorno che questi due giudizi saranno entrambi positivi, be’, siamo pronte.

  • BEL_LUPONE

    Se uno vuole fare lo scrittore, non deve essere giudicato da semplice fatto di non sapere la grammatica. Per impararla c’è sempre tempo. Chiaramente è da preferire una buona istruzione elementare, ma non sempre, ahimè, è possibile.
    Non bisogna basarsi su siti del tipo “yahoo answers” perché già da moltissimo tempo il livello è calato. Credimi, Ci sono iscritto da 5/6 anni, ho fatto in tempo ad entrare a far parte della grande famiglia della sezione chiamata allora “cartoni animati e fumetti” e a vivere nel suoi anni d’oro. Ora domandi una cosa è ti mandano a quel paese o ti rispondono “scusa ma non so come aiutarti”.
    Tornando a noi.
    Ho già avuto modo di scrivere un libro, all’età di 12 anni (ah, che bei tempi).
    Sai quanti errori di grammatica o di sintassi avrò fatto! Ma ciò nonostante sono andato avanti e ho continuato con le mie passioni che oggi sono cambiate (sono infatti nel campo della grafica pubblicitaria).
    Scrivere mi ha fatto crescere, divertire, sorridere e perchè no, piangere.
    Quindi non basiamoci su questi scrittori (c’è chi nasce con questo talento e gli auguro tutta la fortuna di questo mondo).
    Detto questo bisogna anche considerare che ci sono ragazzini che purtroppo si comportano, come dici tu, da bimbiminchia, perchè altrimenti non sono accettati dal loro gruppo. Questo è male perchè si nasconde ciò che si è veramente. Conseguentemente non tutti quelli che unano xk?)”£? e così via, sono dei cretini.
    In ogni caso, bel blog.
    Continua così:)

    • topolinamarta

      C’è sempre tempo, è vero, ma la correttezza grammaticale non è un optional quando si scrive: è il livello zero assoluto, senza il quale non si può pensare di scrivere.
      In ogni caso, penso che la sezione “Libri ed autori” rappresenti i lettori italiani: pochi, pochissimi rispetto agli appassionati di sport, musica, ecc…, e tra questi pochi i più sono sfaticati che leggono un libro all’anno se va bene o il alternativa ragazzine sceme innamorate di Edward Cullen.
      Il problema, secondo me, non è chi inizia a scrivere a 12, 13, 14 anni (l’ho pure scritto nell’articolo): anch’io ho scoperto questa mia passione a 13 anni, perciò sarei autolesionista se criticassi l’intera categoria dei “Baby scrittori”. Ma il problema sono quelli che pubblicano così giovani. Tu dirai “Ma a 12/13/14 anni è normale commettere degli errori”, e in questo hai assolutamente ragione, ma nel momento in cui un ragazzino decide di pubblicare non è più un normale ragazzino: è uno scrittore, e come tale deve pubblicare della roba decente. Ecco perché non sopporto la quasi totalità di coloro che pubblicano da giovani: scrivono schifezze, tutti li lodano perché sono giovani e perché “Per avere N anni sono proprio bravi!”, mentre è sbagliato giudicare un libro in base all’età dello scrivente.
      Ad ogni modo hai ragione. Mi chiedo però cosa spinga un adolescente a comportarsi da cretino pur di essere accettato nel gruppo, visto che mostrarsi cretini non è esattamente un merito.

      • BEL_LUPONE

        La paura di essere soli è una delle più brutte che ci sia.

      • topolinamarta

        Secondo me è più una questione di carattere: io tendo a preferire la solitudine non solo perché, in generale, non ho molto in comune con i miei coetanei, ma perché sono fatta così. Non mi disturba stare da sola, perché non ho paura di risultare un’asociale: quando si presenta l’occasione giusta, anche a me piace stare in compagnia. Però capisco che il pensiero di ritrovarsi soli possa fare paura.

  • Ossimoro

    Ho adorato questo articolo e complimenti per la vasta casistica che hai preso in esame: anche io, da quando ero – tanto per cambiare – una baby scrittrice fantasy 17enne mi sono interessata al fenomeno e ad oggi sono soddisfatta di aver esordito con il mio secondo romanzo, con una piccola casa editrice (che mi ha cagionato minore pudore rispetto a una grande) e ben sette anni dopo! Ti segnalo, da aggiungere alla lista, un grosso lancio Mondadori di qualche anno fa, tale Se non posso averti, romanzo erotistorico (sì sì…) dell’allora 14enne Maria Elisabetta Scavia: http://www.anobii.com/books/Se_non_posso_averti/9788804571735/013ecaef641ad5cbfd/
    La cosa interessante è che rientra nel limitato novero dei “baby scrittori per adulti pruriginosi”, infatti sulla copertina occhieggiava la scritta “lei ha 14 anni. Lui 60.” A quanto pare l’autrice ha collezionato ospitate al Costanzo Show, alle Invasioni Barbariche, etc… per poi venire stroncata dai lettori su IBS e Anobii.

    • topolinamarta

      Oddio, la Scavia… >.< Ho addocchiato per caso il suo libro in biblioteca (e già allora la semplice frase "Lei ha 14 anni, lui 60" e lo sguardo strafottente che compaiono sulla copertina mi avevano disgustato), e mi è bastato leggere la trama sul retro per rimetterlo a posto, dopodiché sono andata a fare una ricerca su internet, e cosa scopro? Che la suddetta bambina prodigio è figlia del magnate milanese del gioiello… e non venitemi a dire che questa volta non c'è lo zampino di papà e mammà!
      L'avevo rimosso, ma adesso che mi ci fai ripensare, prima o poi , forse, mi verrà voglia di leggerlo per intero (anche se i commenti che girano su internet non mi stimolano propriamente l'appetito…): so già che ci salterebbe fuori una recensione con i fiocchi *-*

      • Ossimoro

        Sì sì, la Scavia è una rampolla della Milano super-bene, ricordo che sul suo sito si legge “I’m very used to international jet set” O__O

  • Clara Tarabella

    Io sono daccordo con quanto detto perchè mi è capitato di leggere un paio di questi romanzi l’ unico che mi ha colpito ( non qui riportato) anche se non sono sicura che rientri nella categoria baby scrittore e i diari di seaport. a me pice scrivere delle cavolate ma non mi definisco una srittrice solo una con una grande fantasia che ogni tanto modifica finali di libri ho romanza la sua vita su fogli word.
    Cmq un consiglio a chi vole diventare scrittore se non sapete come cominciare lasciate perdere.

    • Ritam

      Ciao Clara, volevo aggiungere una cosa al tuo commento, che condivido compeltamente tranne che per una cosa: io non direi di “lasciare perdere” così su due piedi solo se non sai come cominciare, perché non sai mai quando capita quello che ha delle vere potenzialità 🙂
      Più che altro consiglierei di ASPETTARE prima di pubblicare la prima favoletta inventata dopo aver visto un bel film o letto un bel manga, e se davvero hanno a cuore il diventare scritori DI QUALITA’ anzichè solo di successo, si mettano sotto e studino, leggano, imparino le tecniche di narrativa e di grammatica BENE prima di buttare giù la prima cosa che hanno in mente, perchè per me che “bisogna scrivere come ti viene” o che “gli scrittori devono scrivere per se stessi” può essere vero solo in parte e se abusato diventa una patetica scusa.
      Magari uno (o più) dei baby scrittori sopra citati POTREBBE nel tempo imparare dai propri errori e man mano che acquisisce esperienza produrrà opere migliori, finchè quei romanzi che adesso considera capolavori gli sembreranno schifezze un giorno!
      Essere autocritici col proprio lavoro è difficilissimo, specialmente all’inizio, difatti c’è gente che dopo dodici libri ancora non ci riesce (inutile fare nomi -__- ).
      Però se la passione (e magari per qualcuno anche un minimo di talento) c’è e potrebbe dare dei frutti, bisogna coltivarla! Assiduamente e consumando un sacco di energie però, non per se stessi e basta(per questo c’è apposta il diario personale :).
      In sintesi, giovani scrittori, volete di buttarvi nel mercato letterario? Fatelo pure, ma a tempo debito, e soprattutto prima di proporre la storia “che vi Piace” fatevi in quattro per perfezionarla e perfezionarvi, un brutto esordio potrebbe anche stroncare quella che potrebbe essere una carriera promettente, ma soprattutto rendetevi conto che quello che volete fare non è uno “svago” ma un “lavoro” e come tale sarà difficile, da questo non si scappa.
      Rita

  • Crystal

    ammetto (mea culpa)
    in un attacco (raptus suicida?) ho inviato qualche mese fa la mia “opera” a un editore e (posso aggiungere?per fortuna) credo di potermi giudicare rifiutata. Ora sto rileggendo capitolo per capitolo (non potendomi basare su giudizi di amiche) e ho trovato più di un errore di battitura (di grammatica non me lo sarei mai perdonato), oltre probabilmente a qualche questione tecnica.
    Ammetto (mea culpa 2 xD) che non ho proprio palesemente rinunciato all’idea di pubblicare, ma per fortuna ho dei genitori che se ne fregano (in senso buono: ovvero hanno lasciato che mi occupassi di questo da sola).
    Però (però,però) mi sto documentando, sto confrontando e sono già 5 anni che scrivo (di tutto e di più).
    Però(però,però2 xD) ho letto anche libri di adulti orrendi.
    Perciò che dire? Da baby(?seniorbaby)scrittrice(o narratrice di storie? Io farei la distinzione) non posso che quotarti, insieme a tutti i commenti già scritti, a maggior ragione che si tratta di una critica e non di un insulto ai suddetti libri\autori (anche se ho comprato gli occhi di un re a 13 anni…e non l’ho mai finito)
    okay ho scritto un commento ammorbante, come mio solito, comunque complimenti 😉

  • Florio

    Cavolo! mi hai demoralizzato! 😦 ho 17 anni e di certo non pretendevo di pubblicare qualcosa entro 1-2 anni, ma pensavo di farlo dopo anni di attenta riflessione sul materiale…ora però, sentendo il tuo giusto giudizio che condivido appieno, mi sono demoralizzato…temo che il mio racconto faccia schifo! in effetti, ho inziato a scrivere per me stesso, ma mi sarebbe piaciuto pubblicare qualcosa! spero, perlomeno, che l’idea di base non sia scadente: il mio racconto (fantasy) ha come, frai vari scopi, quello di far “riscoprire la mitologia” ai lettori di fantasy che o non ama la mitologia, oppure conoscono solo i fantasy ed ignorano da dove derivi il genere…mi piacerebbe, tramite la mia “opera” far rendere “attuali” personaggi che ho molto amato come Fenrir o il minotauro…
    se puoi, rispondimi e dimmi che ne pensi, anzi, se sei daccordo, potresti dirmi dove, ed io ti posterei alcuni brani del mio racconto (che praticamente è alla brutta copia della brutta copia della stesura A della stesura A)

    • topolinamarta

      Be’, caro mio, il fatto che tu abbia paura di non scrivere bene non è così negativo come credi: piuttosto che essere convinti di essere dei novelli Leopardi, è molto meglio avere sempre in testa che ciò che si scrive può sempre essere migliorato. Anche io ho il tuo stesso “problema”, credimi, ma anziché demoralizzarti dovresti racimolare un po’ di coraggio e buttarti: prova, per esempio, a pubblicare un pezzo scritto da te in un forum di scrittura. In questo modo potrai ricevere tanti pareri obbiettivi che ti aiuteranno a capire quali sono i tuoi punti forti e soprattutto come migliorare quelli deboli. Ricevere critiche può fare male, in un primo momento, ma ti assicuro che passata la fase “Mioddio, ma faccio veramente schifo! T.T” sarai capace di migliorare più di quanto avessi immaginato. Per me è stato così, almeno 🙂

      PS: se vuoi inviarmi qualcosa, fallo pure a pensieridinchiostro@yahoo.it. Sarò felice di leggerti! 🙂

  • Florio

    * non amano la mitologia

  • orsetta29

    scommetto che per te e magari per tanti altri che leggono questo sito sembrerò solo un’altra delle tante ragazzine dementi che ci sono in giro, ma volevo farti notare mia cara questi scrittori schifosi, presuntuosi e per niente talentuosi come li chiami tu sono riusciti a finire un libro, a mandarlo, a pubblicarlo e a renderlo un best seller che è riuscito a emozionare tantissime persone nel mondo e tu invece? ti ritrovi a criticarli e a parlare del tuo ipotetico romanzo ancora in cantiere! ma chi ti credi di essere?! Qui quella con il grande ego sei solo ed esclusivamente tu! Che trovi il coraggio di criticare lavori che sono diventati best seller! Non è facile scrivere a quest’età e tanto meno a far diventare i propri scritti best seller….quindi come ti permetti? Pensi di essere più brava di loro a scrivere? Bè non penso che sia cosi perché altrimenti il tuo nome sarebbe già su molti altri libri e tu saresti una scrittrice professionista che ha scritto molti romanzi tutti con un successo mondiale o almeno nazionale….chi ti credi di essere? Secondo me tu sei solo una ragazza presuntuosa che vuole farsi vedere adulta dagli altri e che ODIA il fatto che altri scrittori più o meno giovani di lei siano riusciti a scrivere dei libri, tutti diventati best seller, e tu ti ritrovi tutti i pomeriggi o mattine a scrivere sul tuo computer su questo mediocre blog quanto siano capricciosi, viziati e presuntuosi questi fortunati ragazzi, che avevano un sogno e che grazie al loro talento e a un po’ di fortuna sono riusciti a diventare scrittori professionisti…e tu no….poi dare la colpa ai genitori mi sembra davvero un colpo basso, ma davvero basso…sai io non penso che i genitori di questi baby scrittori aiutino i figli a pubblicare il proprio romanzo solo per scopi personale, io penso che siano solo genitori che aiutano i loro figli perché credono in loro…a questo punto mi viene da pensare che tu aggredisci in questo modo i loro genitori perché magari i tuoi genitori non sono contenti che tu scriva o magari non ti sostengono ne moralmente ne economicamente per realizzare il tuo sogno…quindi cara mia invece di criticare questi poveri baby scrittori, che l’unica colpa che hanno è quella di avere talento e di essere riusciti a coronare il proprio sogno, prova a scrivere te un bel libro a pubblicarlo e a farlo diventare un successo come hanno fatto loro e solo quando ci sarai riuscita ( se ci riuscirai perché il tuo ego è talmente grande che sono sicura che la tua biografia sarà più lunga del romanzo stesso) allora potrai permetterti di giudicare questi talentuosi ragazzi.

    • topolinamarta

      Sincere congratulazioni per NON aver capito una virgola del mio articolo. Mi piacerebbe rispondere a tutti i punti che hai evidenziato, perchè il tuo commento è davvero una delle cose più belle che abbia mai letto, ma per il momento passo.
      Se un giorno deciderai di rileggerlo con un minimo di attenzione e ne vorrai discutere in toni civili, sarai la benvenuta. Per ora, tanti saluti.

  • Virginia

    Ciao collega! Ho letto questo articolo ad alta voce, con attenzione e riflessione (come sono solita a fare). Secondo te un adolescente a cui piace scrivere NON deve pubblicare un libro perché non è abbastanza maturo per farlo… Sotto alcuni aspetti hai ragione: la maggior parte scrive fantasy per fare soldi e fama. Io, allora, sono una specie in via d’estinzione!
    Secondo me, scrivere, significa fare sognare gli altri, migliorarsi, soffermarsi a pensare… IO VORREI PUBBLICARE PER MIGLIORARE GLI ALTRI E ME, PER FARE SENTIRE LA MIA VOCE! Chi pubblica pensa che otterrà fama e popolarità (si sbaglia: chi scrive non guadagna molto, guadagna di più chi lava i vetri delle macchine a Bologna. Ci sono delle eccezioni: i figli dei personaggi famosi)
    Comunque, io ho 12 anni, quasi tredici(-Oh mio Dio! Un’altra bimbominkia!), e ho scritto una raccolta di poesie (-Piuu, non un fantasy!-) che spero che verrà pubblicata (-Oh no! Ci risiamo!!-).
    Se vuoi ti posso inviare una copia digitale della mia raccolta via email, ci stai?
    Virginia

    • topolinamarta

      Ciao cara Virginia, è un piacere conoscerti 🙂
      Immagino che i commenti tra parentesi siano i miei pensieri in risposta alle tue affermazioni. Se è così – ma se sbaglio correggimi – mi permetto di dissentire: io non penso affatto che l’intera categoria delle 12-13enni sia composta da “bimbeminkia”. Semplicemente si tratta di un’età di passaggio in cui è naturale essere ingenui (io per prima riconosco di esserlo stata… non dico che adesso mi si possa considerare la ragazza più furba e consapevole del mondo, però in 6 anni sono maturata parecchio, questo è certo ^^). Anch’io alla tua età (mioddio, mi sembra di avere 80 anni xD) la pensavo come te, ovvero ero ansiosa di far conoscere al mondo ciò che avevo da dire…non in forma di poesie come nel tuo caso ma di racconti (ho sempre preferito la prosa alla poesia), anche se poi il concetto è lo stesso. Tuttavia ho deciso di aspettare anziché gettarmi a pesce nel mondo editoriale pubblicando i miei racconti/romanzi, e ti posso garantire che ad anni (…mica poi tanti…) di distanza non mi pento per niente di non averlo fatto. Invece sono contenta di essere rimasta “nell’ombra” pubblicando solo su siti e forum di scrittura, dove ho ricevuto un sacco di consigli utili. Se avessi pubblicato, forse i consigli mi sarebbero arrivati lo stesso, ma avrei ricevuto anche parecchi feedback negativi, dato che un libro è un prodotto e se il cliente lo trova scadente, come di solito accade coi libri scritti da giovanissimi, ha tutto il diritto di lamentarsi. Anche adesso magari il mio stile non sarà ancora lontanamente a livello di pubblicazione, ma garantisco che basta poco tempo per crescere e rendersi conto che a 12/13/… anni è troppo presto per pubblicare.
      Tutto questo secondo me, ovviamente: tu sei libera di fare come preferisci 🙂
      Volentieri, dai…se accetti il parere di una “vecchietta” sarò felice di dartelo. L’email la sai, vero? 😉

      • topolinamarta

        Ah, dimenticavo, hai tutta la mia stima per “aver letto con attenzione e riflessione”… non è assolutamente da tutti voler capire quel che si legge prima di intervenire, parola d’onore di topolina! 😉

  • erica

    Ciao Topolinamarta, io ho superato i 20 anni, magari siamo anche coetanee, adesso. Scrivo da quando ne ho memoria, assecondando gli sprazzi di ispirazione in totale solitudine. Sono ben consapevole di avere ancora dei forti limiti, anche adesso che “bimbominkia” non sono più. So che la scrittura è prima di tutto il riflesso della nostra anima e delle nostre esperienze e per quanto abbia uno stile apprezzabile (a detta dei pochi che mi hanno letta) e per i miei genitori, come è ovvio che sia, sono già una “scrittrice” (perché essere scrittrice non vuol dire pubblicare, sono due cose ben diverse), se penso a qualcuno che legge per caso “la mia roba” mi sento arrossire di vergogna. Scrivo prima di tutto per me stessa, mi piace fantasticare, vivo in un mondo tutto mio ed è questo che mi fa stare bene in quei momenti che riempio di finto inchiostro. E’ come minimo imbarazzante pensare di poter essere giudicata in una cosa talmente intima. Certo, se troverò il coraggio e questo diventasse il mio mestiere, sarei la persona più felice del mondo…! Ma non riesco a capire come facciano tutti quei ragazzini, oggi, ad avere quella fretta lì. Semplicemente non l’avrebbero se potessero. Come hai suggerito tu, il problema sta proprio nei genitori che vedono in queste doti una fonte di vanto, magari di ricchezza…. Non è così semplice. Non fanno altro che rovinare questi bambini prodigio con le LORO aspettative. Ne faranno degli adulti mediocri e invecchiati precocemente. Inquietante. Un “bambino prodigio” avrebbe tutto il potenziale per realizzarsi, da grande, quando avrà davvero VISSUTO almeno un pò in prima persona, o attraverso gli occhi di chi si può toccare con mano. L’amore, i tradimenti, la sofferenza … non basta leggerli nei libri se hai una prospettiva da adolescente, per emularli nero su bianco. Per quanto puoi essere maturo quel tempo, quel decennio buono che ti manca, non sono solo ore, giorni, mesi o un libro in più nella collezione del “già letto”. Quel tempo è crescita interiore, empatia e spirito di osservazione (per fare solo qualche esempio) che migliorano sul campo, con l’esperienza diretta, con la vita. Paradossalmente gli stessi libri su adolescenti che hanno avuto davvero successo sono stati scritti da gente over trenta che qualcosa in più dentro di sé ha costruito nel frattempo. La pressione al proporsi così giovani è qualcosa che un ragazzino non riuscirà mai a gestire in modo normale e sereno. La gatta frettolosa fa i figli ciechi, si sa. Poi arrivano le delusioni, come è ovvio che sia… Non si diventa il nuovo Tolkien, si riesce a vendere solo a quei 4 amici fidati che finita la scuola non rivedrai mai più… Guarda, mi prende un nervosismo omicida sempre pensando a quegli idioti soprannominati mamma e papà! Poveri figli! Gente che magari poteva davvero diventare qualcuno bruciata così, per la smania di sedare una qualche frustrazione giovanile. Ad aggravare la cosa c’è che l’editoria degli anni 2000 è diventato un business; papà editore accetta di tutto ormai, specie se intravede questo genere di fenomeno che va tanto di moda ultimamente. Ma è di moda che si tratta. Moda che trasforma scrittori meravigliosi in baby scrittori. Ma l’economia deve girare, no?Poi toccherà agli psicologi recuperare questi giovanissimi disillusi. Poi, va beh… umorismo fino ad un certo punto. Fa rabbia a pensarci.

  • Reny Raia

    Ottimo articolo!
    Per quanto siano schifezze (personalmente io non li ho letti, ma basta vedere i riassunti su Wikipedia per capire che sono la brutta copia del “Signore degli Anelli”) questi libri vendono. Questo è il fatto drammatico. Io credo ci siano due possibili spiegazioni:
    1) la pubblicità che insiste sul fatto che sono stati scritti da baby-scrittori e di conseguenza il lettore che è disposto a chiudere un occhio su molti difetti dell’opera (giudicano l’autore anziché l’opera!, personalmente se io fossi uno scrittore e chiudessero un occhio o tutti e due su un mio libro perché sono giovane mi sentirei umiliato)
    2) essendo libri essenzialmente banali, sono alquanto semplici e spesso mostrano scene che tendono a catturare il lettore con emozioni come l’amore, ridotte però a un nulla anch’esso estremamente banale (e qui è ancora colpa dei lettori che vanno dietro a questa roba)
    Rallegriamoci però che questa roba sparirà presto: la differenza tra la letteratura e la pseudotale è che i pseudolibri scompaiono dopo il loro momento di gloria mentre la seconda resta.

  • Chiara

    Ciao, Marta.
    Complimenti per la recensione.
    Mi trovo d’accordo con te riguardo certi aspetti, ma in relazione ad altri ho un po’ da ridire: dalle tue parole mi sembra sia emerso che, a parere tuo, la gran parte dei libri scritti da autori ( o “autori”) di 15/16 anni siano porcherie. Ora, è vero che ci vuole esperienza, è vero che c’è tanto da imparare e che la fretta non serve ma che, anzi, potrebbe portare addirittura a vergognarsi di ciò che si è avuto il coraggio di pubblicare così giovani (sono dell’idea che ogni cosa abbia un’età ideale: per fare il calciatore questa è quella d’oro, per fare lo scrittore no), ma ritengo che sia troppo… drastico, giudicare un libro a priori solo per via della data di nascita dell’autore. Forse, talvolta, siamo schiavi dei pregiudizi e apriamo un libro scritto da un ragazzino già pronti ad appuntarci tutti i lati negativi, spesso, magari, senza nemmeno avere le competenze necessarie per criticare.
    Secondo me dipende da quello di cui uno vuole scrivere: ci sono argomenti che, trattati con la spontaneità e l’ingenuità di un adolescente che ancora non sa niente della vita, sono resi sicuramente meglio che da un adulto. Ci vuole esperienza e tanto studio, ma questo non significa che un ragazzo che si impegni a studiare quello che è necessario per poter intraprendere questa strada, magari da autodidatta, non sarebbe in grado di farcela. Poi bisogna riconoscere che ci sono ragazzi (e parlo da 16enne) molto più maturi rispetto ad altri, che magari hanno capacità e idee che altri neanche a 30/35 anni si sognerebbero di avere. Secondo me uno può seguire tutti i corsi che vuole, ma la scrittura è un talento e l’età conta relativamente.
    Per concludere tutta questa pappardella:
    1. cerchiamo di non giudicare i libri solo dall’età di chi lo ha pubblicato, forse le eccezioni sono poche, ma meritano di essere scoperte;
    2. dipende da quello di cui si vuole scrivere: se si intende parlare di argomenti prettamente adolescenziali penso sia giusto pubblicare verso i 20 anni, avendo iniziato il libro verso i 16. Insomma, affinando lo stile, ma senza renderlo troppo impostato e poco sincero. Per altri temi, invece, ci vuole un’età e una cultura più avanzata. E, se posso pregare: non scrivete fantasy, ché per creare un mondo nuovo, senza troppi spunti dai grandi della letteratura e con una trama degna di essere letta, ci vuole molta più fantasia, cultura e intelligenza di quanto si possa credere;
    3. i ragazzini che vogliono buttarsi, a mio parere, dovrebbero comunque essere giudicati esattamente come gli adulti: uno scrittore è tale a prescindere dal sesso, dalla razza o dall’età. Se uno merita, merita, altrimenti è giusto che rimanga nel dimenticatoio.

    • topolinamarta

      Ciao Chiara, ti ringrazio per aver commentato e benvenuta sul mio blog! 🙂
      Mi scuso se dall’articolo siano trapelate considerazioni discutibili, anche se a mia parziale discolpa posso dire che nel giro di tre anni la mia opinione sia in parte cambiata. Per questo può darsi benissimo che non mi sia espressa come desideravo, come invece cercherò di fare ora.
      Le riflessioni da cui ho tratto l’articolo derivano naturalmente dalle mie letture: mi capitava un libro pessimo dal punto di vista della trama, dei personaggi e anche dello stile, giravo la copertina e – guarda un po’ – scoprivo che l’autore l’aveva scritto a N<18 anni. Questo mi è successo tante, tantissime volte, non solo per un libro o due; tuttavia non ricordo di aver mai scelto un libro dopo aver visto l'età dello scrittore, solo per il gusto di dire "oh che bello, un baby-autore! Aspetta che ti metta le mani addosso e vedrai che bella stroncatura ci viene fuori!". Se l'ho fatto, invece, era per convincermi che esisteva almeno un autore giovanissimo che scriveva in modo decente, tra tanta spazzatura – e in effetti qualcuno sono riuscita a trovarlo: non capolavori, chiariamoci, ma almeno titoli degni di comparire in libreria lo erano, a mio parere.
      Mi si potrebbe obbiettare di aver letto quasi esclusivamente titoli fantasy, tra i romanzi dei "baby", e in effetti è vero… ma questo perché si tratta di un genere di cui si occupa la maggior parte di loro (nell'elenco che ho compilato sono tutti tranne Matteo Mazzuca e Mario De Martino a non essersi dedicati solo al fantasy – guardacaso due dei pochi "baby" che si salvano, puor moi). Ciò probabilmente accade perché il fantasy è visto alla pari di un megacalderone in cui si può buttare di tutto, perché "tanto è féntasi": non c'è niente di più sbagliato, come hai detto giustamente anche tu.
      Come per tutte le cose, però, ci sono le eccezioni: ecco perché quando recensisco un libro l'età del suo autore è l'ultima cosa che guardo, o al massimo la guardo prima di iniziare a leggere con lo spirito di "diamogli una possibilità: sarà un baby esaltato come gli altri o varrà qualcosa di buono?" E se dai un'occhiata a qualche mia recensione potrai notare sicuramente che quando mi accingo a commentare un libro cerco sempre di segnalare sia i pregi sia i difetti, come credo sia giusto comportarsi.
      Argomenti prettamente adolescenziali, dici? Posso chiederti cosa intendi di preciso e se puoi suggerirmi un paio di titoli di questo genere, che hai letto e che ti siano sembrati meritevoli? Te lo domando perché tra tutti i libri di "baby autori" che mi sono capitati, come ho già scritto, un buon 90% erano fantasy. Di libri non fantasy ricordo ad esempio "Se non posso averti" di Elisabetta Scavia ('93), che in effetti parlava di adolescenti e relazioni… ma nonostante l'avesse scritto un'adolescente lo trovai tutt'altro che denso di emozioni.
      Inoltre mi lascia perplessa la faccenda dello stile che non deve essere "troppo impostato e poco sincero"… o perlomeno, non vedo perché un romanzo scritto da un adulto consapevole (nel senso che magari scriva fin da quando era ragazzino, ma ha continuato a farlo cercando di migliorarsi e ha aspettato diversi anni prima di sentirsi pronto a pubblicare) debba essere meno sincero (presumo che con questo tu intenda semplice e diretto, senza troppi giri di parole – correggimi se sbaglio) di un adolescente. Io adesso di anni ne ho 19, e rileggendo vecchie storie ovviamente riscontro profonde differenze da quando ne avevo 13-14. Tuttavia il fatto che il mio stile sia diventato più profondo non lo vedo come una perdita di sincerità… anche perché, almeno nel mio caso, più che di sincerità bisognava parlare di ingenuità e banalità 😉

      PS: comunque, per la cronaca, i libri tra i più brutti che mi sia mai capitato di leggere sono stati tutti scritti da autori o autrici ben lontani dall'adolescenza… E ti dirò, con questi ultimi è anche peggio: se un ragazzino si offende per la tua critica, col tempo quasi sicuramente capirà da solo che i suoi primi tentativi di scrittura non erano un granché; ma se uno è diventato adulto con la ferma convinzione che "io sono superbravissimo e i miei libri sono capolavori, chi mi critica è un frustrato/invidioso che non capisce niente" neanche Sauron in persona potrebbe convincerli del contrario xD

      • Chiara

        Pensavo fosse troppo tardi, sono contenta che tu abbia risposto 🙂
        Premetto dicendo che io sono piuttosto ignorante in materia, lo ammetto. Questo perché gran parte dei baby, appunto, scrivono fantasy. Io ho passato la mia fase “mammaioleggosolofantasysemicompriqualcos’altrononloguardonemmeno”, in quanto ero (e sono tutt’ora) una grandissima fan di Harry Potter, ma presto mi sono resa conto che di libri come quelli non ne avrei mai trovati e quindi sono passata ad altro. Ho iniziato a leggere romanzi un po’ più complessi, mi piacciono le trame drammatiche e anche un po’ inquietanti, argomenti in cui non si cimentano molto i ragazzini. Durante quella fase, però, me ne è capitato uno tra le mani: “La saga di Esmeria” di Marta Marat. Confesso che non mi è piaciuto granché, effettivamente l’ho trovato piuttosto noioso, ma ero troppo piccola per essere in grado di giudicare il suo stile. L’unico motivo per cui mi sono sentita di commentare, dunque, è il fatto che qualche ragazzino possa leggere e pensare “Se pubblicassi qualcosa farei sicuramente schifo, meglio lasciar stare” e quindi abbattersi e rinunciare al suo sogno. Nonostante ritenga che il tuo articolo sia assolutamente veritiero (oltre al fatto che mi piace moltissimo come scrivi), penso che le tue parole possano essere fraintese o essere interpretate come più “pungenti” di quello che in realtà avresti voluto. Dalla risposta al mio commento ho capito che non è così, forse anche perché sei cresciuta.
        Per quanto riguarda lo stile… è complicato da spiegare. Quello che voglio dire non è che un adulto sarebbe più profondo, ma è proprio il contrario. Non è una frase fatta che crescendo ci si dimentichi di come sia essere piccoli. Ti faccio un esempio banale: gran parte degli adulti che conosco, pensando all’adolescenza lo descrivono come il “periodo più bello della vita”, mentre per un adolescente è esattamente l’opposto! Bisogna uscire vestiti bene, truccati, magri e palestrati, si ha paura del giudizio degli altri, bisogna trovare il/la ragazzo/a altrimenti si è sfigati, bisogna andare in discoteca e farsi quanta più gente possibile del sesso opposto altrimenti si viene presi in giro, si ha lo stress della scuola e la paura di fallire… insomma, una serie di cose che l’adulto, spesso, dimentica, soffermandosi più sugli aspetti positivi, quali le prime uscite, i primi amori, le prime volte… Per questo ritengo che un 15/16enne che tutto questo lo stia vivendo possa esprimere al meglio certe emozioni che, magari, un adulto ha dimenticato, ma, come ho detto, credo che ci voglia anche un pizzico di esperienza in più e che quindi sia necessario lavorare qualche anno su un libro prima di pubblicarlo. Spero di essere riuscita a spiegarmi ahah
        Grazie ancora per aver letto e avermi risposto 🙂

      • topolinamarta

        Be’, naturalmente non lo scopo dell’articolo non è distruggere i sogni degli aspiranti scrittori. Anzi, vorrebbe essere proprio il contrario: visto che tra i tanti baby-scrittori quelli che valgono sono pochissimi, io lo vedrei piuttosto come un buon motivo per rimboccarsi le maniche e darsi da fare per migliorarsi. E se uno davvero decide di rinunciare al proprio sogno… ecco, mi spiace, ma vuol dire che poi tanto forte quel sogno non era: per un sogno vero si deve essere disposti a lottare, non certo arrendersi alla prima difficoltà… e gli ostacoli si superano, se ci si crede davvero! 😉 (Insomma, secondo me non è un caso che tanti tra i baby-autori elencati abbia sfornato un libro o due e poi sia sparito dalla circolazione… evidentemente per molti di loro la pubblicazione era solo un traguardo, al fine di poter dire “io ho pubblicato un libro a n anni, sono un babygenio!”. Niente di più sbagliato, per come la vedo io: pubblicare è un punto di partenza, altroché!)

        Parlando d’altro, io personalmente credo di aver superato almeno gli anni più critici dell’adolescenza, per questo sento di poter affermare quanto segue: senza dubbio si tratta di un periodo difficile, è inutile negarlo, poiché si cambia sia fisicamente sia mentalmente e si innescano tutti quei processi che portano un bambino a diventare adulto. Poi come dici tu bisogna fare i conti con un sacco di scocciature, che ruotano in gran parte alla consapevolezza che, per la prima volta, la nostra immagine presso gli altri diventa il nostro “biglietto da visita”, e dunque occorre fare una scelta: o cercare di uniformarsi in modo da essere accettati, o decidere di non rinunciare alla propria essenza anche a costo di risultare degli emarginati. Nel momento in cui impari che il giudizio degli altri non è poi così cruciale, secondo me, viene anche il bello dell’adolescenza.
        Tuttavia un adulto ha molte più cose a cui pensare, quindi credo sia abbastanza naturale ripensare agli anni dell’adolescenza con un periodo “più facile”, quando non dovevano provvedere per esempio a pagare la bolletta o ad assecondare i capricci del datore di lavoro.
        La cosa migliore per chi vuol scrivere di tematiche adolescenziali credo sia davvero iniziare a scrivere fin da giovani… per esempio dedicarsi al diario, che può rivelarsi un valido “amico” su cui riversare le proprie emozioni. Successivamente recuperare le pagine scritte in giovane età e quindi ricordarsi di come si pensava allora: questo secondo me è un buon modo per affrontare davvero i problemi dei giovani 🙂

      • Chiara

        *premetto che io sono

  • Ellye

    Ciao Marta
    “Nn sn daccordo cn te, io scrvo yn libro sui UANDI!!!! e o sl 11 anni. lo comimciato una setimana fa e sn gia a pag. 331, cuando my harry bacia la ex di niall, ke pero atualmenye sta con luis dopo aver divorziwto cn suo cuggino!!!!!! Ce t rendi conto ke trama? Uau scommetto che faro 500 pag in altri 3giorni, poi my mama lo dara a un tizio ke mi a detto come si chiama ma nn mi ricordo. Cmq li dara anke dueciento euri, csi lo fara libro e saro famousa!!”
    No dai a parte gli scherzi, sono d’accordissimo con tutte le parole che hai scritto. Ti consiglio anche di approfondire questo fenomeno nei social network, ad esempio instagram. Ho scelto questo perchè non sono su facebook e quindi non posso testimoniare, ma scommetto che anche lì è uguale. Comunque, stavo dicendo che è inquietante la marea di “ff”, ovvero fan fiction, che vengono postate ogni ora. Ora, non sto commentando le trame in sé, perchè sono, appunto, fan fiction ed è naturale che contengano intrecci amorosi con gli One Direction o che so io, ma il modo in cui sono scritte è una pugnalata agli occhi. Certo, ne ho lette un paio scritte bene, ma che sono copie spiccicate di Twilight. Una volta ho anche provato a chiedere all’autrice quali libri avesse letto e mi ha risposto che era arrivata in fondo solo a Twilight. Da parte mia, anch’io ho provato a scriverne una un annetto fa, e l’ho postata. Lì per lì ne ero soddisfatta, poi ho abbandonato instagram, ritornandoci poi, per curiosità, recentemente. Non dico che ne sono rimasta scandalizzata, ma parecchio shockata sì. Quanti punti in cui avrei dovuto soffermarmi meglio su certi aspetti, quante frasi fuori posto, quanti pezzi da tagliare!
    Piuttosto recentemente, mentre tornavo da scuola, mi è venuta una specie di illuminazione, e subito ho cominciato a pensarci. Confesso che volevo un horror, ma non avevo idee, così è nato un fantasy. Ma era tutto nella mia testa, così ho deciso di trascriverlo. Avrei voluto farlo prima, ma dato che non ho un computer tutto mio dovevo usare quello dei miei genitori, ovviamente avrei messo tutto in una chiavetta personale ma in ogni caso la “zona computer” in casa mia è di pubblico dominio, e quindi c’è sempre in giro un genitore. E dato che loro non sapevano niente di questa mia passione (più che altro per una mia paura nelle loro reazioni) dovevo farlo quando loro erano fuori. Non voglio annoiarvi oltre, fatto sta che quando finalmente ho scritto il primo capitolo ho provato una difficoltà IMMENSA. Insomma, le parole da scrivere erano tutte nella mia testa, ma tirarle fuori era il problema. Ora sono passati due mesi, due mesi di vacanza senza compiti (ho finito la terza media) che avrei potuto usare per scrivere, ma che non ho impiegato per paura di non avere la giusta maturità, per paura del giudizio altrii e per mille altre cose. Ma questo articolo mi ha dato la spinta giusta, e mi ha fatto capire quanto bello sia scrivere.
    Ps: scusate il commento così lungo e eventuali errori, ma scrivo da un cellulare maffo con tastiera minuscola.

    • topolinamarta

      Ciao, cara Ellye, è un piacere conoscerti! Confesso che mi hai spaventata: leggendo le prime righe temevo di avere a che fare con una sottospecie di aliena… Però devo dire che 300 in una settimana mi sembrava un po’ esagerato xD
      Oddio, mi stai dicendo che ANCHE Instagram è stato invaso dalle fanfiction?? OMG, questa mi giunge nuova T.T
      Scherzi a parte, ti dirò… se può consolarti esistono fanfiction e fanfiction: quelle scritte dalle bimbeminkia in calore sono solo, per fortuna, una parte di quelle esistenti. Frequento, infatti, alcuni fandom in cui si trovano delle storie scritte benissimo, con dei personaggi originali o comunque ben approfonditi, delle trame interessanti e uno stile spesso e volentieri più accattivante di parecchi romanzi che occupano gli scaffali delle librerie. Quelle fanfiction che sono capaci di tenermi attaccata al computer per ore senza che me ne accorga minimamente. Quante saranno rispetto al totale? 10%? 1%? 0,001%? Non saprei proprio: sono poche, su questo non ci piove, e bisogna cercare anche giorni interi prima di trovarle, ma quando riesci a trovarle ti fanno sognare.
      A discolpa di quelle fanfiction scritte con i piedi o peggio si potrebbe dire che tanto, per nostra fortuna, è garantito che non vedranno MAI la pubblicazione (semplicemente perché è violazione di diritti d’autore); io personalmente, tuttavia, non le considero affatto “scrittura di serie B” (sarà che anch’io ho iniziato con quelle, e ancora le scrivo^^): è vero, non usciranno mai dal mondo della rete, o addirittura dalla directory del computer… ma proprio per questo motivo chi le scrive lo fa per se stesso, per il proprio divertimento, senza l’ansia dell'”oddio sto scrivendo delle cose nauseabonde, mi arriveranno tonnellate di pomodori marci!”. Io almeno la vedo così, ed è proprio per questo che ti incoraggio a continuare 🙂
      Il fatto che tu ti sia già accorta che scrivere – soprattutto fantasy- non è semplice è già indice della tua maturità: non avere fretta, scrivi e fai leggere a qualcuno di cui ti fidi (evitando amici e parenti, perché ovviamente il loro giudizio non sarà imparziale) e continua a scrivere… vedrai che i risultati arriveranno! 😀

      • Ellye

        Purtroppo il mio problema è trovare qualcuno a cui far leggere quello che scriverò T.T
        I miei genitori non se ne parla, perchè anche se più volte mi hanno incoraggiato promettendomi che, se leggeranno i miei scritti, saranno imparziali, so già che non finirà così. Ci sarebbe mia nonna, che è come una guida per me, dato che, diciamocelo, non ha peli sulla lingua xD infatti oggi mi hai convinta e le ho raccontato la trama, e ha avuto la reazione giusta: non ha gridato “Al genio, al genio!” ballando per tutta la casa, ma ha più o meno apprezzato dandomi i tuoi stessi consigli, ovvero di fare personaggi con caratteri rilevanti e dare spazio all’ambientazione. Però non saprei, quindi tu chi consiglieresti? Ex professori, mia nonna stessa (che, tra l’altro,ha promesso di mantenere il segreto su questo mio libro) oppure chi?
        In ogni caso “io sn mlto meio d voi, xke o sceito n libro evvoi no!!!! Gnegnegnegne” xD (ovviamente sto scherzando xD)

      • topolinamarta

        Ci sono molti siti e forum in cui potresti pubblicare le tue storie a capitoli e chiedere pareri 😉 Esistono per esempio EFP, Writer’s dream, Scrittori della notte, gli Incantastorie…

  • profG

    Scrivete, ggggiovani, scrivete… Ma soprattutto leggete!!!!!!

    PS: Sono in astinenza da recensioni di Marta… 😦

    Comunque a tutti buone vacanze! 🙂

  • -

    http://www.ebay.it/itm/Il-gioco-dei-sogni-proibiti-Enrico-Padovan-DD4-/321246400313

    Articolo molto bello, condivido pienamente. Quello linkato sopra è il libro di un ragazzo che conosco, l’ha iniziato a scrivere quando aveva 13 anni e l’ha pubblicato a 14. Non è il classico libro di un “baby scrittore”, tutt’altro. Ha una trama che neppure si può definire trama, ma sono sicura che se leggessi riusciresti a comprendere bene il perché di ciò che ho appena letto. Non mi stufo maiu di leggerlo e credo sia il mio libro preferito, una sorta di Bibbia per i cristiani, una guida alla lettura. Ti piacerà, ne sono sicura.
    Se poi vorrai fare una recensione del libro o contattare il ragazzo, per favore non fare il mio nome (il nome del mio indirizzo email intendo).
    Grazie 🙂

Stretta è la soglia, larga è la via: dite la vostra, che ho detto la mia!

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