La fine dell’Asengard: il post che non vorresti mai leggere

Stamattina stavo sguazzando tranquillamente sul web, quando mi sono imbattuta nel sito Writer’s Dream, ovvero il punto d’incontro #1 per chi, come me, ama scrivere… e sono rimasta di sasso vedendo il nuovo articolo postato sul blog, che recitava: “Asengard chiude i battenti”.
Prima ancora di leggere l’articolo, mi sono fiondata sulla pagina dell’Asengard – che, per chi non lo sapesse, è una piccola casa editrice di fantasy e horror tra le migliori in circolazione, almeno secondo il mio modesto parere – sperando con tutto il cuore che si trattasse di uno scherzo.
Purtroppo non era così; purtroppo è ufficiale: l’Asengard sta davvero chidendo i battenti.
Come si trova scritto sul blog stesso, le motivazioni sono semplici. Eppure, nella loro semplicità, sono state dolorose come un pugno nello stomaco: l’Asengard è stata una casa editrice gratuita, cosa che, nonostante l’indubbia qualità dei testi da lei pubblicati, non le permette di sopravvivere in un mondo editoriale dove a farla da padroni sono quegli editori che chiedono migliaia di euro agli autori (anche di questo mi occuperò nei prossimi articoli), oppure quelli che pur essendo gratuiti puntano esclusivamente su scrittori già ultravenduti all’estero.
Ma ciò che più mi ha colpito in quel triste post di addio è stato questo: come ennesima dimostrazione della validità dell’Asengard, Edoardo – uno dei responsabili – non occupa righe su righe a lamentarsi del panorama editoriale, né dei colossi dell’editoria, né della crisi e compagnia bella.
Non fa come tutti gli editori che chiudono i battenti, dando la colpa agli altri piuttosto che assumersi le loro responsabilità. Non fa così, sebbene ne abbia tutto il diritto, perché l’Asengard è l’Asengard.
Perché l’Asengard è speciale.
Come mai sto tanto a commuovermi per una casa editrice che, come tante altre, alza bandiera bianca, chiederete voi?
Be’, la cosa è molto semplice: essendo il mio ipotetico libro proprio tra fantasy e horror, l’Asengard era già da tempo in cima alla lista degli editori a cui mi sarebbe piaciuto proporre il manoscritto, naturalmente una volta concluso. E questa scelta è per due motivi: se lo avessero accettato, sarei stata certa della sua effettiva validità, conoscendo i libri dell’Asengard; viceversa, se lo avessero rifiutato, non avrei dubitato dei loro motivi nel farlo.
Ma ormai è tardi: purtroppo non sono riuscita ad arrivare in tempo per approfittare dell’Asengard.
Di chi sia la colpa di questo fallimento (come di tanti altri) non lo so, né mi sento in diritto di scoprirlo. Ma permettetemi comunque di manifestare la mia solidarietà a una casa editrice che il suo lavoro, a differenza di tante altri, lo faceva eccome e soprattutto lo faceva bene: è una vera e propria vergogna che a sopravvivere nel mercato editoriale sia la spazzatura, e non, come dovrebbe essere, la merce di qualità. Non è giusto che poche case editrici vivano pubblicando tutto quello che capita sotto tiro, purché possa far guadagnare qualcosa, mentre quelle che scelgono con cura cosa pubblicare siano costrette a rimanere nell’ombra o, peggio, a scomparire del tutto.
È vergognoso, ingiusto e profondamente triste, ma purtroppo non c’è molto da fare. Non resta che sperare, dunque, che in futuro le cose possano cambiare.

Non ti dico addio, cara Asengard, ma arrivederci. Grazie per essere esistita, grazie per averci regalato libri meravigliosi.
Spero che tu possa tornare, un giorno.

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