Il post che non ho mai perso la speranza di leggere

Quando ho scritto in uno degli ultimi post “Non ti dico addio, cara Asengard, ma arrivederci”, riguardo alla chiusura, appunto, della casa editrice Asengard, non immaginavo certo che l'”arrivederci”, anzi il “bentornata”, sarebbe arrivato così in fretta! Oggi stavo, come al solito, gironzolando su internet quando ho pensato “Facciamo un saltino sul blog dell’Asengard, che magari ci sono delle novità…”, è ho trovato questo bellissimo post. Non è successo semplicemente quello che speravo, ovvero che l’Asengard decidesse di non chiudere più i battenti, ma è accaduta una cosa, a mio parere, dieci volte più bella: l’Asengard verrà acquistata da un altro editore più grande e strutturato (e io mi sto già scervellando per indovinare di quale si tratterà…), continuando così a pubblicare i suoi bellissimi libri. Così come mentre scrivevo il post sulla fine stavo quasi per piangere, adesso – anche se non mi potete vedere – sto saltellando per tutta la casa come una cavalletta impazzita blaterando “L’Asengard riapre! L’Asengard riapre!”, tanto che mamma si è preoccupata non poco…
Ma ormai che importa? Lo sapevo, l’ho sempre saputo che l’Asengard non poteva finire così!

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3 responses to “Il post che non ho mai perso la speranza di leggere

  • Corrado Allegro

    Qualche giorno fa mi soffermavo a pensare quali fossero i motivi per cui, nell’attuale mercato editoriale, si verificassero alcune strane consuetudini.

    La mia grande curiosità era legata alla realtà incredibile dell’editore che non promuove i suoi autori ed ho azzardato l’ipotesi che le innumerevoli piccole e piccolissime case editrici, siano in qualche modo in balia delle grandi case editrici. Esse si che avrebbero tutto l’interesse a mantenere in piedi un mercato editoriale “drogato” nel quale chiunque non pubblichi con loro resta “nel cassetto” mentre chi lo fa, anche se non vale nulla, vende centinaia di migliaia di copie, il tutto con un’unica motivazione che non è quella di far “crescere artisticamente” la propria squadra di scrittori ma esclusivamente quello di mantenere alto il valore del marchio … e della sua quotazione in borsa.

    Lo racconto con un esempio:

    Pippo ha una panetteria ed è l’unica del paese.
    Tutti i mugnai della zona vorrebbero vendergli la farina e lui, essendo l’unico compratore, ne decide il prezzo.
    Ad un certo punto, in paese arriva Reginaldo ed apre anche lui una panetteria.
    Reginaldo si accorda con Pippo e decidono insieme a quale prezzo pagare la farina, provocando la rabbia dei mugnai.
    Dopo un po di tempo arriva Rosetta che, non essendo mai riuscita a trovare un lavoro, si butta nell’avventura di aprire una panetteria, pur di sbarcare il lunario.
    Ora la farina non è più sufficiente per le tre panetterie e così, pur di averne a sufficienza per la loro attività, i tre panettieri cominciano ad offrire un prezzo d’acquisto maggiore ai mugnai che finalmente vedono riconosciuto il proprio lavoro.
    A questo punto Pippo non è più contento perché rispetto ai “tempi d’oro” lui si trova costretto a pagare più cara la farina e a vendere meno prodotto.
    Deve trovare una soluzione.
    Dopo averci pensato un po, invita Rosetta e Reginaldo e fa loro una proposta.
    Offre ai due un mensile fisso sufficiente a garantire loro una vita agiata ed in più promette una percentuale sui guadagni della sua panetteria, in cambio devono acquistare solo la quantità di farina eccedente ai suoi bisogni, non un grammo di più. Infine dovranno mettere in vendita prodotti di scarsa qualità, prodotti che pochi o ancora meglio nessuno comprerebbe.

    Ora, se faccio la domanda: chi ci guadagna in tutto questo ?
    La risposta immediata sarebbe: “Pippo”.
    E invece ci guadagnano tutti e tre.

    p.s. poveri mugnai, se sapessero che fine fa la farina di alcuni di loro …

    Naturalmente si potrebbe obbiettare rilevando che in Italia le Case Editrici sono più di mille e controllarle tutte sarebbe un’impresa titanica …

    … pensandoci, si può arrivare alla considerazione che, anche se sono migliaia le case editrici che aprono e chiudono vivendo autonomamente le proprie “avventure editoriali”, quando una “Rosetta” riesce ad ingranare trovando un autore che la faccia spuntare dal sottobosco, essa diventa una facile preda dei grandi avvoltoi (pardon) gruppi editoriali.

    Ecco, ora leggo quest’articolo e ne trovo una incredibile analogia.

  • Jayla

    Ah, che meraviglia!
    Grazie per averlo scritto! Non penso sarei ritornata sul loro blog!
    Questa è davvero una magnifica notizia, è una casa editrice che veramente non si meritava la chiusura! Meno male che hanno risolto e anche molto velocemente!

    Jayla

Stretta è la soglia, larga è la via: dite la vostra, che ho detto la mia!

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