A proposito di critiche I

Dopo aver assistito a una sfuriata da parte di un fan convinto che “le tue recensioni non sono obbiettive perché sei solo una frustrata invidiosa” (vi risparmio ulteriori dettagli sulla questione, visto che si è già parlato fin troppo di questo, perciò vi rimando direttamente qui), la mia bizzarra testolina di adolescente si è messa al lavoro ancora una volta, interrogandosi su questioni altamente filosofiche.

Perché se un lettore qualunque osa criticare un libro in termini più, diciamo, coloriti del solito (e con questo mi riferisco all’ironia, non certo agli insulti o alle offese pesanti), deve sempre saltare su un altro lettore ad accusarlo di invidia nei confronti dell’autore?

Perché, anche dopo aver ripetuto millanta volte che si è fatto di tutto per scrivere una recensione oggettiva e basata su fatti verificabili da tutti (con tanto di citazioni), si viene regolarmente accusati di essersi lasciati prendere dalla rabbia verso lo scrittore per i più svariati motivi?

Perché giudicare positivamente va sempre bene, mentre giudicare in modo negativo è da presuntuosi, frustrati, invidiosi e chi più ne ha più ne metta?

Ho già in parte affrontato la questione all’interno della recensione dalla quale è partito tutto, ma non avendo materiale a sufficienza per costruirvi un post completo, in un primo momento ho pensato di aggiungere alcuni dettagli alla recensione stessa.
(I suddetti dettagli, per chi non avesse seguito tutta la faccenda, commentavano alcune affermazioni che Alessia Fiorentino – l’autrice del libro da me criticato – aveva scritto in un articolo sul suo blog, sempre a proposito delle critiche, con cui mi trovavo in disaccordo. Nessun problema se ve li siete persi: li troverete tali e quali anche qua.)

Poco fa, però, mi è stato segnalato un altro post, in cui Alessia Fiorentino metteva il link a una recensione del suo libro trovata su internet, che era stato commentato in modo, a mio parere, estremamente interessante.

L’argomento della discussione era proprio la recensione linkata da Alessia Fiorentino, che più che una recensione si trattava di un semplice riassunto del romanzo (proprio una bella recensione, allora, aggiungo io). Ciononostante, sia Alessia che altre due utenti erano concordi sul fatto che l’autore della suddetta recensione avesse letto il libro (come se una recensione-riassunto fosse una garanzia di qualità!), più un altro fatto che riassumo così:

chissenefrega se la recensione non è una vera recensione! L’importante è che sia positiva!

A questo punto, però, spunta il solito utente pignolo&rompipalle, che osa fare insinuazioni sulla scelta di trattare il suddetto libro come se fosse un fumetto o un videogioco, forse solo per attirare lettori, ovvero “fumettizzando” sia le illustrazioni sia – orrore degli orrori – lo stile, per un risultato piuttosto pietoso. Io che ho letto il libro non posso che concordare.
Alessia, giustamente, risponde alla critica facendo valere le sue opinioni: ammette di avere ancora tanto da imparare sulla scrittura, ma che la sua non è una trovata per conquistare dei lettori. Lo stile è semplicemente il suo.
L’utente, che di nome fa Gambero, replica con il seguente messaggio:

Non è un espediente, semplicemente c’è chi sceglie di mettere tutte le sue energie per migliorare la scrittura e c’è, sopratutto al giorno d’oggi, chi cura soltanto trama e ipotetiche illustrazioni per rendere la “facciata” migliore del contenuto. Sono del parere che uno scrittore debba scrivere, se poi vuol disegnare, può provare a fare il fumettista. Il fantasy ormai è diventato una cosa per bambini, prima era molto più serio come genere, non che reputi il tuo come un “vero” fantasy, poichè mi pare molto videoludico e immaturo. Comunque spero migliorerai in futuro e intanto di mando un “in bocca al lupo”.

Messaggio, a mio parere, estremamente CCC, ovvero chiaro, corretto e competente. Oltre che veritiero al 100%, s’intende.
Ma questa volta non è Alessia a rispondere, bensì un’utente mai intervenuta prima, che ci delizia con un commento memorabile:

caro “gambero” se il fantasy non ti piace allora mi chiedo “perchè continui a leggere libri fantasy?”. Se il modo di scrivere di alessia nn ti piace nn so cosa farci ma ti dico che ci sono molte persone a sostenerla!!!!!!!!!!!!!! (me compresa).Sitael nn è per niente immaturo. Per il fatto della copertina, allora, dovresti criticare parecchi libri per l’uso di immagini come copertina e penso che disegnarsi la propria è un modo per “entrare” di più nella storia e nei personaggi.Poi i “veri” fantasy non esistono!
P:S:ale nn ti preuccupare sei miticaaaaaaaaaa!!!!!!!!

Sorvolando sulla discutibile grammatica del messaggio, potreste cortesemente spiegarmi:
a) in quale punto del suo commento Gambero ha scritto che non gli piace il fantasy?
b) da quando in qua la qualità di un libro è direttamente proporzionale al numero di lettori che l’hanno apprezzato?
c) perché tirare in ballo altri libri, quando stiamo parlando proprio di Sitael?
d) da dove ha tirato fuori che i veri fantasy non esistono?

No, è inutile che cerchiate di trovare un senso in questo messaggio: nun ce sta, poco da fare. Ed è questo che apprezzo di più nei commenti delle fan incavolate con un lettore che ha criticato il loro libro preferito: sono talmente patetiche, scontate e infantili che ribattere diventa un gioco da ragazzi. Inoltre, si prova una soddisfazione assolutamente sublime a smontare pezzo per pezzo le loro “motivazioni”, anche solo per il sadico gusto di farle arrabbiare ancora di più. ^^
Non dimenticatevi di notare, poi, l’ultima frase: Alessia non è certamente in grado di difendersi da sola, perciò tocca al suo intrepido esercito di fan a proteggerla fino alla morte!

Non trovate anche voi che i gamberi siano tremendamente antipatici e pignoli?

Gambero ritorna all’attacco:

[…]proprio perchè sono un cultore del fantasy, reputo il fantasy di adesso scadente e immaturo (Fiorentino, Troisi ecc ecc), andatevi a leggere Ivanhoe o Sir Gawain, dove lì non servono disegni per far capire come sono i protagonisti, poichè sembrano uscire dalle pagine…Dici che i disegni servono? Peccato che a Dostoevskij non servivano o se proprio vogliamo citarne uno del mondo fantasy, direi che neanche a Tolkien servivano. Se poi si vuole inventare un genere fantamanga allora che si dica, ma questo stile non va bene nei romanzi di questo genere. Io vado anche contro al pessimo editing fatto (dalla Flaccovio non me lo aspettavo). Poi Alessia non si dovrebbe minimamente preoccupare per un solo commento negativo, figuriamoci…

P.s.: dire che i veri fantasy non esistono mi fa pensare molto sulla tua cultura di tale genere…

E la risposta dell’utente di prima non si fa attendere:

“caro” gambero,
forse hai ragione ho poca cultura fantasy, ma ne ho abbastanza per riaffermare che i fantasy veri nn esistono, xkè il libro te lo devi sentire dentro e sitael lo sentito eccome,mentre magari un tolkien no, tu, invece, nn hai sentito sitael ma i libri di tolkien si.
i disegni possono servire a me come ad altri no: le persone variano, è questo il bello!! […]

Dato che esistono un sacco di libri fantasy che se la cavano alla grande anche senza piazzare la faccia del protagonista in copertina, forse questo accade perché i disegni sono assolutamente superflui, se l’autore sa tratteggiare bene i suoi personaggi… o no?
E poi, che razza di spiegazione è “i veri fantasy non esistono perché i libri te li devi sentire dentro”? Sarà la logica perversa che sta alla base dei moderni fanta-trash?
Comunque, anche io, se devo essere sincera, ho serissimi dubbi sulla sua cultura riguardo al genere fantasy…

A questo punto, per fortuna, entra in scena un’utente che pare sia dotata di un cervello razionale (anche se l’uso del SMSese mi fa nutrire dei dubbi). Vediamo un po’ come fa continuare la discussione:

forse nn esisteranno “veri” libri fantasy, forse sì (nn voglio entrare in merito), ma nn dobbiamo dimenticare k si scrive anzitutto x sè stessi.

Altro ragionamento impeccabile: non si sa se i veri fantasy esistano o meno, ma ci stiamo scordando che la regola è scrivere per sè stessi. Il nesso logico? Mah, mistero…

Si scrive anke e soprattutto x comunicare qlcs k abbiamo dentro. Dunque, se i disegni servono alla scrittrice (ciao alessia ) x eprimere meglio qll k sente e ha sentito nll stesura dei personaggi, xk criticarla???

… E altra argomentazione patetica: chi scrive per tirare fuori quello che ha dentro avrà sicuramente scritto qualcosa di bellissimo.
Perché criticarla? Be’, se i disegni dei personaggi servono a lei durante la storia, che se li disegni pure, nessun problema. Ma preferirei che non mi piazzasse l’immagina del suo Etenn dove non posso rifiutarmi di guardarla, mentre magari io me l’ero immaginato in modo diverso.

un’altra cs: tu (gambero) dici k lo stile di alessia deve migliorare ancora molto, e in parte sn d accordo cn te, ma allh dimmi: tu saresti capace di fare di meglio? di paragonarti ad un Tolkien o ad uno Scott, senza però rischiare di cadere in una banalissima copiatura dl loro stile??

Sinceramente? Penso che non ci voglia un genio per scrivere un libro con uno stile migliore di quello di Alessia.
Ad ogni modo, chi ha mai detto che ci si debba paragonare a Scott o a Tolkien per scrivere fantasy? Il discorso era incentrato sulle illustrazioni, non sullo stile. Quindi, di nuovo complimenti per l’innegabile logica del tuo commento, tesoro!

[…]Ma forse dovresti anke ricordarti k alessia è ancora tnt giovane: ha tanto ancora da imparare, e esperienze da fare. E io credo k già il fatto di essersi buttata in un’esperienza tale a soli 19 anni (giusto?) sia da premiare. Forse avresti apprezzato di più espressioni più forbite, ma se sei un lettore di fantasy non puoi non aver colto l’energia e la passione k emergono dai suoi libri!!!

E qui ritorniamo sempre alla solita storia: Alessia ha scritto il suo libro a 14 anni, non dobbiamo mica pretendere che sia perfetto, anzi! È da lodare comunque anche se Sitael fa schifo, perché lei l’ha scritto con tutta l’anima!
Posso dire la mia? Allora:
1) È lodevole sì che una ragazza 14enne ami scrivere piuttosto che, per esempio, stare tutto il giorno a rimbambirsi davanti alla TV, ma c’è qualcuno che l’ha costretta con la frusta a pubblicare quando il libro era ancora acerbo?
2) C’è una bella differenza tra un linguaggio forbito e un linguaggio maturo, che può benissimo essere semplice senza tuttavia scadere nel banale e nel videoludico (ragazzi, quanto mi piace questo aggettivo! ^^);
3) Se si dovesse giudicare un libro per la passione con cui l’autore l’ha scritto, allora tutti i libri sarebbero capolavori. Persino Moccia mette un sacco di passione nei suoi “romanzi”, eppure…

[…] concordo cn te sl fatto k oggi mlt fantasy nn possano competere cn qll di Tolkien ecc, anke se nn dobbiamo scordarci k dietro a quattro semplici parole c’è dietro un lavoro e una determinazione ammirabili!!! e sarebbero da leggere anke solo x qst motivo!!! […]

Come accennavo poco fa, dietro a tutti i libri c’è una “determinazione ammirabile”, per il semplice fatto che, se un autore decide di scrivere un romanzo, deve avere la determinazione per arrivarci in fondo.
Ma vale davvero la pena di leggerli tutti-tuttissimi, i libri? Be’, considerato che il nostro tempo terreno è limitato e che nel mondo esistono più di 130 – centotrenta! – milioni di libri, credo che convenga fare una selezione dei libri che vale la pena di leggere davvero, piuttosto che scegliere alla cieca soltanto fidandosi dell’istinto. Il (tanto) tempo che si impiega leggendo Sitael si potrebbe occupare leggendo almeno due classici, che mediamente hanno un pelo di contenuti in più di una tale schifezzuola… e questo vale sia per me, che comunque cerco di equilibrare bei libri, storie decenti e schifezze (quest’ultime solo per un sadico piacere personale u.u), che per coloro che si cibano esclusivamente – e inconsapevolmente – di libri mediocri.

L’utente di prima continua, questa volta dimostrando perlomeno di sapere l’italiano:

[…]forse non è possibile paragonare Sitael ad un “Lo hobbit” di Tolkien, ma se consideri le differenti fasce d’età in cui il romanzo è stato prodotto, allora dovresti anche tu giungere alla conclusione che Sitael non è certo un romanzo da buttar via, ma un romanzo che ha qualcosa da insegnare, un romanzo che, vista la giovanissima età della scrittrice, ha avuto ottimi risultati.

Mi sembra ovvio che valga più quel gegno di Alessia, che ha scritto il suo libro a 14 anni, piuttosto che quello scemotto di Tolkien, che invece ne aveva 50 (più o meno)… elementare, no?
Scherzi a parte, torniamo come sempre alle solite storie: da quando per giudicare un libro bisogna tenere conto dell’età del suo autore? Alessia Fiorentino è più brava, vale di più, ha più merito di Tolkien solo perché aveva quarant’anni di meno? Deve sempre trattarsi della solita logica perversa, perché io una logica in tutto questo proprio non ce la vedo.

E ancora:

[…] sappi che ho letto molti dei veri Fantasy da te elencati, eppure continuo ad appassionarmi anche a letture tipo Sitael, e a sostenere quei giovani scrittori che, esponendosi in prima persona, realizzano il loro sogno di stringere tra le braccia un libro partorito dalla loro mente.

Se li hai letti con il naso posso crederci. In caso contrario… aiuto!
Ah, comunque, troverei più appropriato sostituire “partorito” con “abortito”: renderebbe meglio l’idea (non necessariamente riferendomi a Sitael).

Gambero replica sempre in modo educato e impeccabile, facendo notare anche lui che nessuno ha obbligato Alessia a pubblicare così giovane, e che la sua giovane età non è una scusa per i vari errori e incongruenze commessi: un fantasy deve essere verosimile, o rischia di diventare solo assurdo e illogico. La risposta?

se,come dici tu,i fantasy devono essere verosimili,perchè chiamarli fantasy??se nel palazzo delle sirene c’è una scala,significa che alessia si è immaginata così! perchè criticarla se ha trasferito sulla carta i suoi pensieri e le sue avventure che aveva sempre sognato di leggere???

Tesoro, credimi: se fossi stata zitta avresti fatto una figura migliore. Ti sfugge la differenza tra “vero” e “verosimile”? Nessun problema, ma almeno non sbattere in faccia a tutti la tua ignoranza.
La storia della scala nel palazzo delle sirene, comunque, è stupenda: cose se ne fanno le sirene se non possono usarla? No, non chiedete: tanto è fèntasi, va bene tutto!

La tipica espressione di una fan incavolata con un lettore che ha osato criticare il suo libro preferito.

Un’altra perla di saggezza:

per la faccenda della grammatica di alessia dico che alcuni errori li ha fatti…ma trovo il suo linguaggio semplice e comprensibile a tutti,mentre tolkien usa un lessico pesante e antico (quivi,ove…)!!

Oserei dire fin troppo semplice e comprensibile… in certi punti era talmente piatto e insignificante che mi sembrava che stessi per crollare addormentata da un momento all’altro. Ma se te preferisci lo stile noioso e piatto di Alessia a quello pesante ma profondo di Tolkien, nessun problema, eh!

non so cosa combinino le case editrici con le “porcate” degli scrittori…ma se hanno pubblicato Sitael vuol dire che qualcosa deve pur averli colpiti! o mi sbaglio forse?

Come mai non mi stupisco che tu non sappia cosa combinino, mediamente, le case editrici quando si parla di un giovin scrittore?

poi non si scrive per se stessi o per altri…si scrive per il puro piacere di farlo,per la soddisfazione che si prova quando al termine della storia scrivi “FINE”,per la gioia che si prova nel vedere i tuoi amici o parenti che,leggendo la tua opera,sorridono e ti dicono “BEN FATTO!”!

Quindi si scrive per sentirsi dire che si è bravi… complimenti, davvero!

p.s: non tirare in ballo la questione dei soldi…i lettori che amano veramente i libri non si curano di ciò! spenderei una fortuna per un libro che “mi somiglia”,cioè che riflette le mie idee,che mi fa sentire a casa in quel mondo di carta e inchiostro e che mi fa sognare! ^___^

Su questo non commento neanche, va’… Ho una domandina, però: come fai a sapere che un libro “ti somiglia”, riflette le tue idee eccetera eccetera prima di averlo letto, e quindi speso i tuoi soldi per acquistarlo? Anch’io spenderei 22€ per un libro veramente bello, ma visto che, di solito, i libri si leggono dopo averli acquistati…

Anche Alessia interviene per dire la sua:

[…]mi sento in dovere di spiegare una cosa: quella frase (“Non avevo mai letto fantasy”) è stata fraintesa. Intendevo dire che non avevo mai letto un libro fantasy come quello che avevo in mente (dato che c’era una trama precisa che mi vagava per la testa) perciò gli ho dato forma con Sitael. E’ vero che non avevo mai letto il Signore degli Anelli, nè penso che lo leggerò mai (lo trovo troppo pesante, anche se adoro i film!) ma avevo letto i primi cinque Harry Potter, oltre che una marea di classici.

Quindi se io voglio scrivere qualcosa, non leggo nient’altro perché è sicuramente diverso (e quindi da meno) di quello che io ho in testa, e poi non mi preoccupo nemmeno di dare una sbirciatina a quella palla del Signore degli Anelli… tanto lo so senza nemmeno leggerlo che è una noia mortale!

Penso inoltre che non esistano dei “veri” fantasy, come non esistono dei “veri” horror o dei “veri” gialli e così via: qua si entra nell’ambito dei gusti personali. A mio parere, il fantasy può avere più forme (penso che conoscerai i sottogeneri come l’urban fantasy, lo steampunk, il dark fantasy, il new weird eccetera; se non li conosci, li trovi su wikipedia). Penso anch’io che il mio tipo di fantasy sia molto diverso da quello di Tolkien, ma anche da quello di Paolini o di Gaiman.

Non esisteranno dei “veri” esponenti di ciascun genere (…), ma non è vero che si tratta solo di gusti personali: se così fosse, allora Sitael sarebbe tranquillamente più bello del Signore degli Anelli… per fortuna che non è così!
Ad ogni modo, sei proprio sicura sicura che il tuo libro non abbia niente in comune con Eragon? Ti do un indizio: cominciano per “s” e finiscono con “tereotipi”…

perciò per me il fantasy è quello che cerco di mostrare tra le pagine di Sitael. Ma se non ti piace, se lo trovi “videoludico e immaturo” (cit) puoi sempre dare fuoco alla tua copia del libro. Sappi però che la cosa non mi cambierà la vita in alcun modo, perché continuerò a scrivere quello che mi pare 😄

Puoi dare fuoco alla tua copia e farci quello che ti pare, basta che poi non vieni a lamentarti con me che se il libro non ti è piaciuto è colpa mia. Sitael è supermegabellissimo, perciò se non ti piace l’unico scemo sei tu, eh! E, comunque, sappi che non me ne frega niente delle tue critiche, perché tanto sono inutili! Io sono già bravissima così come sono!
Ah, complimenti per la maturità dimostrata con questa risposta, davvero.

Vedete che succede quando un insignificante lettore si azzarda a criticare un libro? Viene attaccato e accusato, più o meno direttamente, di essere un invidioso che non sa apprezzare i libri. E credete che Alessia abbia risposto alle critiche mosse da Gambero, perlomeno per fargli sapere che le aveva lette? Ci mancherebbe altro!
No, Alessia non solo non risponde (fosse anche solo per ammettere i suoi errori, non è mica necessario creare un dibattito interminabile…), ma fa addirittura di meglio: prendendo spunto da un articolo di Licia Troisi, scrive addirittura un post, leggendo il quale è a dir poco palese che si stia riferendo alle critiche fatte da Gambero (anche se probabilmente non soltanto a quelle). Vediamo un po’ cosa dice qui:

[…] è giusto rispondere a una critica oppure è meglio lasciar perdere? In fondo, se rispondo ai commenti di chi dice di apprezzare il libro, dovrei rispondere anche a coloro che lo disprezzano, per una questione di giustizia. Rispondere però rischia di dare il via a un dibattito interminabile, e non è il caso. Alla fine ho deciso che la cosa migliore è ignorare le critiche, specialmente quando sono semplici provocazioni. Ovviamente le leggerò e cercherò di prenderne il buono (se c’è) per accorgermi dei miei errori e migliorare. […] La morale della favola è: lascia perdere chi vuole vederti inciampare, pensa solo a chi ti accompagna e ti sostiene.

E qui ritorniamo sempre allo stesso punto: io sono uno scrittore bravissimo perché ho pubblicato, e se tu vuoi criticare il mio libro fallo pure, ma solo se condito da una serie infinita di “secondo me”, “guarda che potrei anche sbagliarmi” o “ma io non me ne intendo”, perché se no sei solo uno scrittore fallito invidioso & frustrato, che non sa accettare che io sia più bravo di te.

Inoltre, la nostra Alessia non sembra conoscere, come del resto tanti altri, la differenza tra critica e insulto. Quest’ultimo non è classificabile come critica, perché se io dicessi: “Questo libro è un nauseabondo escremento di scarabeo stercorario adatto solamente agli stitici”, l’autore avrebbe pienamente ragione ad arrabbiarsi, poiché questa è soltanto una provocazione bella e buona. Un giudizio del genere è allo stesso livello di utilità di un “BllximoOoOoO!!!!!!11!!1!”, ma con una differenza rispetto a un insulto: chi insulta un libro in questo modo, magari senza motivare la sua affermazione, non è un critico: è solo un maleducato. Una critica vera, invece, è quella che, pur essendo ironica, dura e quant’altro, contiene sempre una parte costruttiva, e sono proprio queste le critiche che servono di più agli scrittori: più uno scrittore si inca22a nel vedere che la sua creatura viene stroncata (ovviamente con attacchi motivati, e non scritti alla “tanto per”), più sarà motivato a migliorare quando ritornerà a scrivere. Dal mio punto di vista di aspirante scrittrice che già ha avuto a che fare con parecchie critiche, credo che questo sia l’unico modo concreto che un autore ha per diventare un autore migliore. Ma se un autore bolla tutte le critiche come attacchi personali scritti da un frustratinvidioso™ e prende in considerazione solo le sviolinate, credete che migliorerà? Basta leggere il secondo libro di Elisa Rosso per accorgersi che no, non si migliora affatto. Anche se continuare così, a suon di “Bellissimo, stupendo, meravigliosooo!!!”, è tremendamente comodo.

Almeno una parte costruttiva si trova sempre in una buona critica. Ma per riuscire a trovarla e a metterla in pratica occorre una qualità sempre più rara tra gli scrittori: l’umiltà.

* * *

Una piccola nota finale: con questo post scriptum mi sembra di ribadire l’ovvio, ma non si sa mai… Dico solo che NON ce l’ho con Alessia Fiorentino, con le sue lettrici o con chiunque altro: ho già espresso quel che penso sul suo romanzo nell’apposita recensione, perciò per eventuali lamentele vi indirizzo là. Così come “Critica tu che critico anch’io” non è stato scritto per prendere in giro l’autore dei commenti poco carini, questo articolo vuole solo dare delle prove su quanto sia difficile discutere di critiche senza scatenare un putiferio. Essendo sia i post che i commenti di un blog a disposizione di tutti su internet, non penso di aver fatto un torto a nessuno copincollando le citazioni che avete trovato in questo articolo e commentandole.
Se qualcuno volesse fare lo stesso, ovvero contestare le mie affermazioni, che si senta libero di farlo, qui sotto tra i commenti o scrivendovi a sua volta un post sul suo blog. Gradirei, però, che le eventuali contestazioni fossero motivate con argomentazioni valide, e non buttate a caso alla “tanto per”.

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39 responses to “A proposito di critiche I

  • Gianlu830 "Gambero"

    Cara Marta, non posso che essere d’accordo con quanto scritto da te: ormai, al giorno d’oggi, molte saghe Fantasy sono create in relazione alle esperienze visive (e non descrittive o culturali) di Manga, Anime e quant’altro (anche perchè, specialmente in passato, questi fumetti hanno anche trattato il Fantasy, positivamente o negativamente).
    Si parla spesso di Tolkien, in quanto capostipite del genere, però a mio avviso, e anche in rapporto alle schifezze fantatrash di oggi, anche altri meritano un plauso: Terry Brooks, per il background che è riuscito a costruire, senza falle, e per l’ottima scrittura, Weis e Hickman che hanno il pregio di aver accomunato un famoso gioco di ruolo ai libri da loro sfornati (da veri amanti del Fantasy puro), se vogliamo anche Martin, con le sue storie cupe e affascinanti. Ce ne sono moltissimi altri, ma questi sono i primi a venirmi in mente, evito di citare libri come “Alice nel paese delle meraviglie” o “Le cronache di Narnia” per il semplice fatto che non sono dei Fantasy al 100% (vi consiglio di leggere, in proposito, “Albero e Foglia” di Tolkien, specialmente il trattato sulle fiabe). Neanche il grande Gaiman, citato da Alessia, riesce a entrare nel genere, creandone uno tutto suo. Anche Harry Potter, citato sempre da Alessia, mi risulta difficile considerarlo un Fantasy, anche se devo dire la verità, lo trovo davvero ben fatto.

  • akikorossella

    Ma perché ce l’avete tutti coi manga O_O
    Adesso non sto qui a farvi un trattato di cultura “orientale” (Prof, non uccidetemi per l’aggettivo razzista!), ma pochi in Italia conoscono davvero i manga e il loro background, e mi sembra che vengano citati a sproposito nel 99% dei casi.
    Come nipponista mi sento offesa da tutta questa ignoranza.

    -Premessa-
    Sitael ha una copertina che può sembrare manga (se vogliamo proprio ignorare il fatto che “manga” significa semplicemente “fumetto” in lingua giapponese), ma non lo è affatto, in primo luogo perché, semmai, è in stile anime e non manga, e in secondo luogo perché l’autrice non è giapponese e quindi la definizione stessa è errata. Le sue fan farebbero bene a informarsi. Non esistono manga o anime non giapponesi, e questo te lo insegnano alla prima lezione di un qualsiasi corso di fumetto.
    Casomai si può discutere sull’esistenza di uno stile estero ispirato ai manga o agli anime, che è quello che utilizzo io per i miei disegni, per esempio.
    -Fine premessa-

    Non esiste uno stile manga letterario, non esiste il concetto di giapponesizzare un testo: chi mai sarebbe abbastanza esperto di cultura fumettistica giapponese da fare una cosa del genere? Sarebbe come dire: “Alessia Fiorentino ha Giottizzato/Leonardizzato il suo libro”. Che cribbio vuol dire? O_O Forse che Alessia è una critica d’arte e ha trasposto i concetti espressi dall’artista nel dipinto all’interno del testo scritto?
    Cosa vuol dire ispirarsi ai manga per i personaggi di un libro? Non ha il minimo senso logico.
    Se, al limite, vogliamo riferirci all’aspetto fisico, vi faccio notare che i manga spaziano dallo stile di Veirsailles no bara (Lady Oscar) a quello di Video Girl Ai (di Masakatsu Katsura), e che lo stile anime invece è totalmente diverso.
    1) http://astasia.files.wordpress.com/2006/11/oscarwall2.JPG
    2)http://cioccofragola.ilcannocchiale.it/mediamanager/sys.user/85130/R_VideoGirlAi4.jpg
    3)http://memberfiles.freewebs.com/75/74/44407475/photos/Pink-Chuchu-Anime-Artbook-by-Mikeou/mikeou%20pretty%20anime%20teddy%20bear.jpg

  • antheadisiver

    Io son senza parole…
    Soprattutto alla frase “il vero fantasy non esiste”, ma in che senso? O.o Davvero, non riesco a capire cosa intendeva.
    Poi per il resto… come diceva mio babbo: fa più fatica a parlare con uno che non vuol capire che a zappare la terra d’estate a mezzogiorno.

    [Comunque complimenti per il blog e per gli articoli :). Sono arrivata qui da answer dato che ti ho tra i contatti^^. Mi piace davvero molto.]

  • Jayla

    Rimango veramente basita nel leggere certi commenti 😄
    Comunque sia, leggendo poi i commenti in quel suo articolo contro le critiche immotivate, mi sembra di aver capito che Alessia abbia più o meno capito il concetto, anche se inizialmente si era espressa un po’ male. Speriamo che in futuro applichi la teoria alla pratica.
    Per quanto riguarda lo stile della copertina come dice akiko non esistono manga o anime non giapponesi, però sicuramente è stata ispirata da questo stile (che è anche vero che ne ha diversi).
    Ma come ha detto anche Gambero, a volte queste copertine che appunto, sembrano quasi uscite da un manga, attirano l’attenzione del lettore e lo rendono più bello di quello che non è.
    Poi la mia non è una critica verso i manga e gli anime, questo spero si sia capito, anche perché io li adoro ^_^

    • topolinamarta

      Anche secondo me, tanto più che ieri mi ha inviato un’email chiedendomi proprio un chiarimento riguardo alla recensione, perciò è un buon segno… perlomeno non abbiamo a che fare con un’altra Elisa Rosso! ^^
      C’è da dire, però, che le copertine ricordino davvero molto, per esempio, i disegni di Final Fantasy. Guardate, inoltre, l’estratto del secondo libro, dove ci sono altri disegni dei personaggi, e ammirate soprattutto quel vampiro-emo di Ranten (devo essermi persa quando veniva specificata la sua età nel primo libro, perché è stato uno schok scoprire che ha solo 16 anni! O.O).

      • Gianlu830 "Gambero"

        Assolutamente, nei libri Fantasy ci sta sempre bene un emo-vampiro-dark-pallido-cattivone abbastanza figo e ovviamente, vestito di nero!

      • Gianlu830 "Gambero"

        Non avevo notato una cosa: nella descrizione di Ranten, la scrittrice dice che il personaggio è stato un eccellente capitano pirata PER ANNI, dicendo poi che ne ha SOLO SEDICI. In effetti, immaggino orde di pirati e mozzi contentissimi del fatto che il loro capitano sia un bambino di 7-8 anni, TEMIBILE PER CARITà. Ma per favore, ritorniamo al discorso delle storie rese ridicole e inverosimili perchè contagiati dai troppi manga…che fantaschifezza!

      • topolinamarta

        Sarà stato uno dei terribili pirati di Capitan Findus! 😄

  • Gianlu830 "Gambero"

    @akikorossella: guarda che io non l’ho coi Manga, basta però che tali restino. Sono semplicemente contro (per questioni di gusti, sia chiaro) il voler amalgamare la letteratura ai Manga stessi: poi sappiamo tutti che la scrittrice ha solo copiato uno stile, e quindi il termine Manga era citato solo per capire meglio lo stile stesso.
    Dici che non si può giapponesizzare un testo: sbagliato.
    Qualsiasi ragazzina/o che legge tonnellate di manga (e solo due, tre libri) è all 100% influenzabile da tematiche e dinamiche che appartengono solo al mondo fumettistico orientale, esempio: il classico ragazzetto bonaccione negato con la spada, che prende poteri magici per un motivo X e poi batte tutti i mostri e creature e infine riesce anche a sconfiggere il suo mega arci figo nemico oscuro: tipico dei Manga. Su Rave di Hiro Mashima succede così, come anche su Dragon Quest- L’emblema di Roto, come anche su Dai, la grande avventura, come anche su Rayearth (ne devo citare altri?)…
    Quindi non venirmi a dire che non siamo influenzati (guarda poi che non si tratta di dipinti, come dici te eh, ma di tavole con tanto di dinamica). Ergo, un qualsiasi bimbetto è in grado di lasciarsi influenzare negativamente e poi scrivere un libro come Sitael, pieno di clichè Fantasy mangosi.

    • akikorossella

      Gianlu, non ce l’ho con te, ce l’ho con le persone che parlano senza cognizione di causa.
      Non so quanti anni tu abbia, però mi citi solo manga posteriori al 1998, mentre sappiamo benissimo che il genere fantasy risale a più di cent’anni prima (Tolkien è nato nel 1892), sia in Europa che in Giappone (in questo paese trovi esempi risalenti al 1600).
      La descrizione che hai dato tu è completamente errata e dimostra la tua -senza offesa- ignoranza al riguardo. I valori, i protagonisti, la mitologia e gli scopi del genere fantasy giapponese sono molto diversi da quello che credi tu e i tuoi esempi derivano invece dal background europeo:

      “il classico ragazzetto bonaccione negato con la spada, che prende poteri magici per un motivo X e poi batte tutti i mostri e creature e infine riesce anche a sconfiggere il suo mega arci figo nemico oscuro: tipico dei Manga”

      Il Signore degli anelli: un reietto autoemarginatosi dalla società sconfiggearmate di creature disgustose, sposa un’elfa e diventa re assoluto; addirittura un mezzo uomo come Frodo è l’unico in grado di sopportare l’anello e portare a compimento la missione sconfiggendo Sauron, il “super-cattivissimo e oscurissimo” signore del male.

      Le cronache di Narnia: quattro bambinetti sprovveduti si ritrovano improvvisamente protagonisti indispensabili di una profezia che li fa diventare re e regine e sconfiggere la strega cattiva, per non parlare del loro cugino sfigato e antipatico che prosegue le loro avventure, il tutto coordinato da un leone che è in realtà Dio (come il coniglio in Rayheart).

      Ne devo citare altri?

      Letteratura fantasy giapponese moderna (anteriore al 1991):

      一千一秒物語(稲垣足穂)Inagaki Taruho’s One Thousand and One-Second Stories
      グイン・サーガ(栗本薫)The Guin Saga
      クレヨン王国シリーズ(福永令三)Il regno di Crayon
      アルスラーン戦記(田中芳樹)La leggenda di Arslan
      十二国記シリーズ(小野不由美)Jūni kokki
      スレイヤーズシリーズ(神坂一)The Slayers
      だれも知らない小さな国(コロボックル物語シリーズ)(佐藤さとる) “No one knows small country” Sato Satoru
      フォーチュン・クエスト(深沢美潮)Fortune Quest
      ブレイブ・ストーリー(宮部みゆき)Brave Story
      勾玉シリーズ(荻原規子)Dragon Sword and Wind Child
      魔術士オーフェンシリーズ(秋田禎信)Orphen
      守り人シリーズ(上橋菜穂子)Seirei no Moribito (Guardian of the Sacred Spirit)
      ロードス島戦記シリーズ(水野良)Record of Lodoss War

      Letteratura classica e premoderna: alcuni saggi al riguardo si trovano nel libro Asian Mytologies di Yves Bonnefoy, che spiega molto bene l’argomento, e alcuni riferimenti qui: http://www.suite101.com/content/japanese-magical-realism-a137271

      • Gianlu 830 "Gambero"

        “Non so quanti anni tu abbia, però mi citi solo manga posteriori al 1998, mentre sappiamo benissimo che il genere fantasy risale a più di cent’anni prima (Tolkien è nato nel 1892), sia in Europa che in Giappone (in questo paese trovi esempi risalenti al 1600).”

        Spiegami cosa c’entrano i Manga del ’98 col fantasy di Tolkien in questa frase…per la cronaca, ho 28 anni e, visto che se ne parla, leggo anche Manga dai 12 (solo per saziare la tua curiosità:))

        “La descrizione che hai dato tu è completamente errata e dimostra la tua -senza offesa- ignoranza al riguardo. I valori, i protagonisti, la mitologia e gli scopi del genere fantasy giapponese sono molto diversi da quello che credi tu e i tuoi esempi derivano invece dal background europeo”

        Azz, completamente errata, mannaggia, e ignorante pure…Sarà, ma i ragazzetti di oggi mi sembrano più influenzati da Anime e Manga e non dagli scritti del

        1600…visto che si parla di baby scrittori (non andiamo OT almeno)…

        Adesso parliamo più seriamente…
        Akikorossella, qui è inutile discuisire sulla storia del Fantasy orientale o occidentale, non è questo il punto, ed il fatto che tu voglia puntualizzare solo alcune sfaccettature orientali, non mi sembra utile ai fini della discussione. Come tu accusi me di essere “ignorante” in materia io potrei accusare te di essere “portavoce” di un genere giapponese che comunque non è quello che ha fatto nascere il vero Fantasy. Dici background europeo? Non mi risulta che gli autori dei fumetti che ho citato siano caucasici…però ci sono alcune tematiche o dinamiche che, un lettore di manga, riconosce subito, e Sitael ne è un esempio…Una volta, una famosa blogger, mi scrisse in una email che è sbagliato dire che la letteratura coi disegni di anime e manga non c’entrasse nulla, facendo alcuni nomi di piccoli racconti scritti da autori giapponesi. Il risultato? I suddetti erano incentrati su una stidentessa del liceo che aveva a che fare con gli…ALIENI! Immondizia, insomma…Purtroppo non ricordo il titolo, magari tu lo conosci, Akikorossella;)

        P.s.: akikorossella, le opere che hai citato (sminuendole), almeno sono OPERE LETTERARIE, quindi il tuo discorso mi risulta pleonastico.

  • topolinamarta

    Hai ragione, Akiko, scusami se ho fatto un po’ di confusione! T.T
    Io non ce l’ho con i manga, gli anime & compagnia bella: le mie conoscenze sul Giappone si limitano alle arti marziali e poco più, perché i fumetti non sono proprio il mio campo… quindi scusa di nuovo per eventuali castronerie che ho scritto: non è stata una cosa intenzionale, perciò provvederò subito ad aggiustare dove ho sbagliato.
    Forse non esiste uno stile manga letterario, ma avrai notato anche tu che certi fantasy usciti di recente presentano delle situazioni o hanno uno stile molto più da fumetto (giappo o non giappo) che da libro. È questo che intendevo dire: Alessia (ma lo stesso vale per tanti altri) sembra trattare le sue storie, i suoi personaggi come se se stesse raccontando un fumetto o un videogioco, non certo un libro. E questo non è un bene: un fumetto è un fumetto, un libro fantasy è un romanzo fantasy. È sbagliato voler mischiare le cose, se si vuole scrivere fantasy.
    Se il desiderio di uno scrittore è creare un nuovo genere, il manga-fantasy, che lo specifichi fin da subito, in modo che chi ama entrambi possa godersi tranquillamente il libro, e che chi, invece, preferirebbe tenere le due cose separate non sia costretto a leggere uno pseudo-fumetto spacciato per fantasy.

    • akikorossella

      Tranquilla, grazie di aver spiegato meglio, ora ho capito cosa intendevi.
      Scriverò un articolo sul genere Fantasy pre-moderno in Giappone in modo che non ci siano più fraintendimenti e questa cultura antica possa essere capita meglio dai “giappominkia”.

      • Gianlu 830 "Gambero"

        Controproposta: scrivi un articolo sul Fantasy occidentale, corrotto dalle tematiche giappominkiesi e immature, no? Questo mi sembra più in tema con Sitael…

    • Gianlu 830 "Gambero"

      “Se il desiderio di uno scrittore è creare un nuovo genere, il manga-fantasy, che lo specifichi fin da subito, in modo che chi ama entrambi possa godersi tranquillamente il libro, e che chi, invece, preferirebbe tenere le due cose separate non sia costretto a leggere uno pseudo-fumetto spacciato per fantasy.”

      Quoto in pieno questa frase. Almeno in questo modo il lettora sa a cosa va incontro prima di spendere soldini (e tanti)…

  • Il Critico

    Ma chi ha detto che sono un fan convinto di Sitael? Ho solo detto che le tue recensioni non sono obiettive, perchè mi sembri invidiosa di Alessia Fiorentino. Punto.

    • topolinamarta

      Il tuo atteggiamento aveva un certo nonsoché che mi diceva il contrario: forse perché di solito sono le fan che si arrabbiano di più quando i loro libri preferiti vengono criticati…
      A proposito di recensioni obiettive o meno, comunque, mi sembra giusto farti sapere che stamattina (ad essere precisi era ieri notte, ma io l’ho vista e letta soltanto oggi) Alessia mi ha scritto un’email, ringraziandomi di averle fatto notare certi errori e chiedendomi una precisazione su uno di essi (che le ho dato), il tutto in modo estremamente amichevole – chiedilo direttamente a lei, se non ci credi. Ergo: se pure Alessia si è convinta che io non sono invidiosa di lei, mi chiedo perché stiamo ancora qui a discutere…

  • Il Critico

    Capisco le tue motivazioni, ma non credo siano vere.

    • topolinamarta

      Quand’è così… Sarebbe troppo chiedere il perché?

      Comunque, scusa la domanda, ma che ti importa se sono invidiosa di Alessia? Sto obbligando l’intero web a essere d’accordo con quello che scrivo?

  • Il Critico

    Lo penso perchè dalla tua recensione di Sitael, traspare invidia e rabbia. Non tutti devono essere d’accordo con te, ed è proprio per questo che ci sono i blog: per discutere.

    • topolinamarta

      Dalla tua recensione traspare invidia perché dalla tua recensione traspare invidia. Bene. Ora che siamo tornati al punto di partenza, ti chiedo: da quali punti di preciso traspaiono rabbia e invidia? Non dirmi da tutta, perché – ripeto – ho messo in evidenza anche lati positivi… che se fossi veramente invidiosa mi sarei ben guardata da far notare, tra l’altro.

      In ogni caso… no, il fine principale di un blog non è discutere: per quello ci sono i forum. Chi scrive un blog lo fa per comunicare agli altri quel che pensa: se gli altri sono d’accordo, bene, ma se non lo sono, nessuno li autorizza a ricordare ogni momento a chi invece è d’accordo che loro non lo sono. Non concordare con qualche articolo tra i tanti può capitare, non c’è nessun problema in questo, ma quando un utente comincia a essere in disaccordo con tutti, viene spontaneo chiedersi cosa lo trattenga ancora in quel blog, mentre potrebbe andare alla ricerca di un altro sito con cui trovarsi d’accordo.
      Finora pare che tu sia rimasto soddisfatto soltanto dalla recensione di “Sensualità”. Ma se non ti limitassi ai post più nuovi, forse ne troveresti anche qualcun altro che ti soddisfi. Continuare a rivangare sui soliti due-tre non serve a nulla a nessuno dei due.

  • Gianlu 830 "Gambero"

    Ma “Il Critico” è normale che “critichi” le “critiche” fatte a Sitael, no? (di che ti meravigli, Marta!) Personaggio simpatico…

  • Jayla

    Ho guardato adesso i disegni che ci sono all’estratto del secondo libro che hai postato. Avevate ragione nel dire che somigliano veramente troppo ai personaggi di Final Fantasy (un motivo in più per non farmi piacere questo libro! Fans, non picchiatemi XD) e Ranten… beh…
    “Sarà stato uno dei terribili pirati di Capitan Findus! XD”
    … che sanno distinguere i nodi fatti bene da quelli fatti male, aggiungo!

    • Jayla

      Ah, comunque, mentre stavo continuando a leggere Sitael, sono arrivata proprio alla parte in cui Ranten spiega questa cosa: è diventato pirata a dieci anni e Capitano a dodici per poi “smettere” poco dopo. Quindi non mi sembra che siano tutti questi anni 😄

      • Gianlu830 "Gambero"

        Tizio 1: “Nostromo”
        Tizio 2: “Dica, Vicecapitano”
        Tizio 1: “E’ l’ora di sottoporre il capitano Ranten alla sua solita seduta di Biberon”
        Tizio 2: “Ehm, Vicecapitano…il Capitano Ranten ha mollato qualche annetto fa, non ricorda?”
        Tizio 1: “Mollato? E per quale motivo?”
        Tizio 2: “Sosteneva che ormai la vita di mare non faceva più per lui. Sa, dopo anni e anni in mare aperto…”
        Tizio 1: “Nostromo, mi tolga la curiosità, lei quanti anni ha?”
        Tizio 2: “Io? Ma ne ho 5 e 1/2, non le pare ovvio? Prima di diventare Nostromo passano anni e anni…Lei invece, se posso?”
        Tizio 1: “Nostromo?”
        Tizio 2: “Dica, Vicecapitano”
        Tizio 1: “Per quella faccenda del Biberon, lo vada pure a prendere, su..”

        Proporrò ad Alessia di inserirlo nel capitolo di Ranten…

      • topolinamarta

        A quanto pare mi ero proprio persa questa parte! xD
        In ogni caso, non è tanto l’età, quanto l’assurdità generale che mi dà fastidio. Ho appena finito di leggere “Il nome del vento” di Patrick Rothfuss (che straconsiglio a tutti), in cui il protagonista fa cose straordinariamente eroiche nonostante abbia solo 15 anni… ma in questo caso la cosa è più che giustificata dalla sua intelligenza fuori dal normale e dalla lunga serie di peripezie che gli sono capitate durante la sua breve vita, non avviene tutto per caso o perché gira così all’autore! Il nostro Ranten, invece, è un eroe assurdo: se avesse come minimo una trentina d’anni potrei capire che abbia iniziato a fare il pirata da giovane (ma a 10 anni, però…) e che abbia smesso poco dopo… ma così come succede in Sitael sembra davvero una storiella stile capitan Findus! xD

  • Gianlu830 "Gambero"

    Trentina d’anni dici?? Impossibile! Nei racconti fanta-manga non esiste tale età! Sacrilegio! (Da notare, nei disegni, come la scrittrice si focalizzi molto sulle età dei personaggi, al massimo sedicenni…).

    Proposta: Marta, perchè non crei un post che riassuma tutte le caratteristiche di un fanta-manga? Interessante, no?;) Ovviemente sarei disposto ad aiutarti…

    • Jayla

      Ahaha! 😄 Quel dialogo è fantastico! Si potrebbe aggiungere benissimo nel suo libro!
      “A quanto pare mi ero proprio persa questa parte! xD”
      Guarda, più lo leggo e più non riesco a starci dietro. Secondo me, è naturalissimo dimenticare alcune parti. Non riescono proprio a restarti impresse o almeno è quello che sta succedendo a me. Camminano, vengono catturati, Etenn vede tutto buio (scene come questa sono all’ordine di ogni pagina praticamente), riesce a liberarsi grazie al tizio di turno di cui lui inizialmente non sa se dire se sia buono o se sia cattivo, recupera il Sitael, ritrova gli amici e scappano. Il resto? Rileggete il mio messaggio da “camminano” .-.
      Alla fine, annoia un po’ troppo. Quindi, per questo dico che è facile dimenticarsi molte cose.
      Comunque la proposta che ti ha fatto Gambero è veramente fantastica! Gli anime e i manga il più delle volte offrono una trama che viene poi praticamente “copiata” e tramutata magicamente in quello che dovrebbe essere un libro fantasy.

  • Marco Mezzazappa

    “Non trovate anche voi che i gamberi siano tremendamente antipatici e pignoli?”
    Infatti io preferisco le mazzancolle

  • Aurora

    “Ma c’è qualcuno che l’ha costretta con la frusta a pubblicare quando il libro era ancora acerbo?”
    Ovviamente a una ragazza che ha finito di scrivere i suoi libri verrà l’idea di provare a farli pubblicare, la colpa piuttosto è della casa editrice che ha accettato. Avendo fatto leggere ciò che aveva scritto e avendo ottenuto dei consensi da delle persone che si presume siano competenti, lei non può aver pensato “meglio di no, sono troppo giovane”. Piuttosto, nessuno costringe con la frusta a comprare i suoi libri (come vale per quelli di altri autori). Ah, non ho letto questo libro, è solo un mio parere. Sono le case editrice che devono cambiare atteggiamento, tutto qui. Saluti 🙂

  • Cal Mood

    Ma boia, li voglio anch’io dei troll da compagnia: come si fa ad attirarli? 😛

  • thenewriddler

    Wow. È assolutamente incredibile che l’umanità continui a infrangere record di ignoranza.
    Ammirevole.

  • ardens

    @aurora: “la colpa piuttosto è delle case editrici che hanno accettato.” lo fanno per guadagnare, no? È un dato di fatto: per quanto il libro possa essere scritto male ci saranno sempre orde di fan pronte a comprarlo e la casa editrice, giustamente, ne approfitta. È un’ azienda, mica la caritas: come tale deve garantire uno stipendio a tutti i dipendenti e lo fa a qualunque costo. Credo che la casa editrice sia l’ ultima da incolpare.

Stretta è la soglia, larga è la via: dite la vostra, che ho detto la mia!

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