Sull’editoria a pagamento I – EAP? No, grazie.

Quella di scrivere una serie di articoli a proposito dell’editoria italiana, in particolare di quella a pagamento, è stata una delle idee che più mi hanno convinto ad aprire questo blog.
Tutto è nato, come gran parte delle mie bizzarre idee, da Yahoo! Answers: la sezione Libri ed Autori è tuttora piena zeppa di autori che hanno pubblicato a pagamento il loro primo romanzo e che, probabilmente in mancanza di un’adeguata distribuzione e pubblicità, si pubblicizzano praticamente a ogni risposta, a volte addirittura creandosi account multipli. Incuriosita da questo fenomeno, ho cercato di scoprire qualcosa in più, ed è stato così che ho conosciuto l’editoria a pagamento, in particolare la conosciuta casa editrice che di nome fa Gruppo Albatros – Il Filo. Fortunatamente, da qualche anno a questa parte esiste Writer’s Dream, un forum per tutti gli scrittori e gli aspiranti tali, su cui è possibile trovare molte informazioni a proposito dell’editoria, come appunto quella a pagamento. E ne sono rimasta colpita al punto da decidere che non potevo proprio non dedicarvi almeno un articolo.
Ho impiegato più tempo del previsto a scriverlo, dato che le cose da dire a proposito dell’editoria a pagamento (d’ora in poi EAP) erano davvero tante. Sarebbe stato impossibile far entrare tutto in un unico post, e se anche ci fossi riuscita, sarebbe venuto fuori un articolo talmente lungo che anche solo per farlo entrare nel layout del blog sarebbe servito un computer con lo schermo più alto della statua della libertà. Meglio evitare, dunque, siete d’accordo? ^^ Ho deciso, perciò, di scrivere vari articoli che arriveranno un po’ per volta, dedicati a vari aspetti dell’EAP.
In particolare, questa puntata parlerà in generale di come mai, secondo me, pubblicare a pagamento è – permettetemi – una GRAN cavolata. Quindi, ecco a voi:

EAP? No, grazie.

L’argomento di cui vorrei parlare oggi prende spunto dall’articolo “I 10 motivi per non pubblicare a pagamento” del blog di Writer’s Dream, che mi sono permessa di rielaborare e di commentare con i miei pareri personali a riguardo.

• Innanzitutto, cominciamo con il motivo che mi pare il più ovvio di tutti: che senso ha pagare (e qui si parla anche di 3-4000€) per pubblicare, quando esistono tantissime case editrici che danno la possibilità di pubblicare senza spendere un soldo? Questo al di là della qualità della pubblicazione: pochi si possono permettere, per esempio, un anello con diamante incastonato (esempio di oggetto che costa molti soldini), ma non credo che esista una persona tanto scema da rifiutare un gioiello del genere, se regalato. Questo è un esempio bislacco finché volete, ma il concetto rimane lo stesso: perché pagare, se si può avere gratis?
A me, onestamente, sembra la cosa più elementare del mondo, ma a quanto pare non per tutti è così, dal momento che i cataloghi degli editori a pagamento sono sempre traboccanti – nel senso letterale del termine – di nuovi titoli.

• Ho notato che si scatena sempre un certo malcontento, quando si scopre che un certo autore è riuscito a pubblicare con una grande casa editrice solo perché raccomandato: così sono buoni tutti, non trovate? Non è forse troppo facile diventare famosi non per la propria bravura (che, in effetti, non c’è quasi mai nel caso di una raccomandazione) ma per la spintarella che si è ricevuta? Ebbene, per l’EAP vale lo stesso, identico discorso: pubblicare a pagamento è come essere raccomandati.
Questo perché chiunque, grazie a una casa editrice a pagamento, può avere la soddisfazione di tenere in mano il proprio libro pubblicato. In questo caso, però, le “opportune conoscenze” vengono sostituite da un bell’assegno a tre zeri.

• A proposito del fatto che chiunque, pagando, può pubblicare… spesso gli editori a pagamento si inventano la storia della “democratizzazione culturale“, secondo la quale, appunto, tutti possono pubblicare. Ed è a questo punto che mi salta la mosca al naso: chi l’ha detto che la pubblicazione è un diritto di tutti? Perché chiunque – e quindi anche chi non sa scrivere – deve vedere il proprio libro pubblicato? Non dovrebbero essere soltanto i migliori a riuscirci? E invece no, perché oggi scrivere è una moda come un’altra, e essere (o fingersi) scrittori lo è ancora di più. E quindi pubblicare deve essere un diritto di ciascuno, anche di chi non se lo meriterebbe.

• Sempre riguardo al processo di democratizzazione culturale, sappiate che le case editrici a pagamento pubblicano di tutto, e quindi senz’altro anche cani e porci. Non ci credete? Be’, Writer’s Dream ci ha fornito una prova valida: ha provato a inviare al Gruppo Albatros questo manoscritto, composto da copia-incolla da Wikipedia e altri stralci vari assemblati senza nessuna logica. E ovviamente il Gruppo Albatros ha offerto loro un contratto di pubblicazione, per la bellezza di quasi 3000€!

• È stato dimostrato anche che il contributo spesso elevatissimo che chiedono certe case editrici non è un semplice contributo: i costi effettivi necessari alla stampa di tot copie di un libro sono in realtà molto inferiori al “contributo” che chiedono gli editori a pagamento. Quindi la domanda sorge spontanea: perché vengono chiesti molti più soldi di quelli necessari? Ma soprattutto, dove vanno a finire questi soldi extra?

• Qualcuno potrà obbiettare: “Ma magari questi soldi in più servono all’editore a fare meglio il suo lavoro, organizzando presentazioni, spedendo i libri a più librerie, darsi da fare per la pubblicità…”. Sbagliato per diversi motivi.
Innanzitutto, un editore come si deve è un imprenditore, e come tale deve assumersi le sue responsabilità: per guadagnare deve impegnarsi a vendere più copie possibili, e se non è in grado di guadagnare abbastanza non ha motivo di continuare a esistere.
Inoltre, credete che davvero gli editori a pagamento si impegnino a pubblicizzare i loro libri? Naturalmente no: perché faticare tanto, quando hanno già la sicurezza di avere i soldi in tasca?

• A proposito di librerie, voi l’avete mai visto tra gli scaffali un qualche libro pubblicato a pagamento? Se guardate lo spot a cui ho messo il link nel terzo punto, Giorgia Grasso ci invita a cercare i libri del Gruppo Albatros in libreria. Ebbene, cercate pure, tanto non li troverete mai. Gli unici che abbia mai visto erano nello scaffale “Scrittori Riminesi” della libreria Mondadori di Rimini; libri che, con ogni probabilità, sono finiti in quello scaffale solo perché i rispettivi autori hanno pregato in ginocchio (o minacciato con il bazooka) il libraio perché li esponesse tra gli altri. Ma in generale non ne troverete nemmeno uno, perché quasi tutti i librai si rifiutano di esporre libri pubblicati a pagamento. Se arrivare in libreria è difficile per chi pubblica gratuitamente, sappiate che pubblicando a pagamento avrete la certezza di non arrivarci neanche.

• Un ulteriore motivazione per non pubblicare con l’EAP è la seguente: avete mai acquistato o comunque letto un libro pubblicato a pagamento? Io sì, e vi garantisco che non è stato piacevole. Come mai? Molto semplice: l’editing era praticamente inesistente. Era scritto da cani, pieno zeppo di fastidiosissime “d” eufoniche, di refusi e di periodi pesanti. Una vergogna, se devo essere sincera. E con questo ritorniamo a uno dei punti precedenti: perché darsi da fare con l’editing, che renderebbe un libro migliore, quando i soldi ce li abbiamo già?

• Molti si sono già domandati: “Ma non è illegale tutto questo? Non è contrario alla legge questo tipo di editoria, che fa pagare tanto e in cambio dà poco o niente?”. No, purtroppo non è (ancora) illegale, e ciò accade per un semplice motivo: in media, i contratti a pagamento sono scritti in modo molto scaltro: rimangono sul vago proprio per confondere le idee e promettono esattamente quel che poi danno, ma scrivono, per fare uno dei miei soliti esempi bislacchi, “Ti regaliamo un pregiato frutto esotico”; tu ti aspetti un ananas bello grosso, e invece ti arriva un kiwi ammaccato, mezzo marcio e con i vermi dentrp. Tu però non puoi protestare, perché il contratto è rispettato.
Editori come il Gruppo Albatros ti promettono la luna, per poi darti una luna sì… ma di plastica, però resta inattaccabile, perché il contratto è formulato in modo da indurre i poveri polli a firmarlo.

• Molti non sanno che l’autore non è il cliente dell’editore, bensì colui che fornisce all’editore la materia prima. Senza l’autore, l’editore non può vendere nulla. Ecco perché è assurdo pagare per pubblicare: sarebbe come se un contadino dovesse pagare per fornire frutta e verdura al venditore, invece che essere pagato per il materiale che fornisce.

• Sono sempre di più i giornalisti, gli scrittori, i blogger che snobbano i libri pubblicati a pagamento. Questo non per cattiveria, ma proprio a causa delle basi marce su cui si poggia l’EAP. A nessuno piace spendere soldi per un libro per poi ritrovarsi con un prodotto scadente, e ormai le voci stanno cominciando a girare: meglio non aggiungere legna da ardere a un fenomeno vergognoso come l’EAP.

Chi pubblica a pagamento danneggia gli altri esordienti e soprattutto sè stesso:  se pubblica un libro scadente, il suo e tutti gli altri libri scadenti sommergeranno quei pochi libri che veramente valgono; se invece il suo libro vale, questo verrà sotterrato da tonnellate di spazzatura. In entrambi i casi, i romanzi che vengono pubblicati sono veramente troppi (l’EAP produce circa 60’000 titoli all’anno, e pensate che solo il Gruppo Albatros pubblica annualmente più libri della Mondadori): nel mondo editoriale non c’è spazio per tutti, e visto che i libri scadenti sono la maggioranza, a rimetterci sono proprio quei testi che contengono del buono. Come al solito, non sono i migliori che fanno strada, ma quelli che hanno più soldi.

~   ~   ~

 Questo articolo che ho scritto non è che una spolverata generale del complesso discorso sull’EAP. Ci sarebbe molto altro da dire, ed è per questo che ho deciso che, poco per volta, approfondirò tutti questi punti. Quindi arrivederci al prossimo post, in cui fornirò la testimonianza di una diretta interessata, di un’autrice che ha pubblicato con il Gruppo Albatros e con cui ho avuto occasione fare uno scambio di pareri molto significativo.
Alla prossima, dunque, miei fedeli lettori.

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8 responses to “Sull’editoria a pagamento I – EAP? No, grazie.

  • gambero83

    Davvero un bel post, in effetti ci mancava un discorsetto sulle EAP. Inutile dire che il 90% di quello che pubblicano è immondizia (facciamo il 95% và), senza uno straccio di editing (che, come hai detto te, non fanno proprio perchè hanno già i soldoni in tasca). Tempo fa recensii un’opera di una scrittrice de Il Filo (a detta sua era un Urban Fantasy, la trovi nella mia libreria Anobii se vuoi) e che cosa ne risultò? Un mattone di 700 pagine senza editing né forbiciona per ridurlo almeno di 300 pagine inutili, una lettura incredibilmente noiosa e tediosa, che qualunque editore di buon senso avrebbe rifiutato. Ma loro no, loro si sono intascati i soldoni e lo hanno pubblicato lo stesso (un esempio tra diecimila eh);) Però io non do la colpa a loro, la do principalemte a tutti quegli idioti che pubblicano con LORO.

  • Marco Vignolo Gargini

    Molto bene, le tue parole sono musica per le mie orecchie! Purtroppo i raccomandati esistono al di là del pagare o meno le case editrici, ti potrei fare un bell’elenco di scribacchini appoggiati politicamente e non solo che tolgono spazio a persone che meriterebbero sul serio di pubblicare. L’Italia è il paese delle corporazioni, in questo non ha mai smesso di essere “fascista”.
    Complimenti per l’articolo
    Marco

    • gambero83

      Ma magari fossero raccomandati!:D Qui si tratta proprio di sborsare assegni per non aver nulla in cambio. Poi il discorso di quelli appoggiati politicamente è verissimo, come dici te qui in Italia siamo professionisti in questo:D

  • best socket wrenches

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Stretta è la soglia, larga è la via: dite la vostra, che ho detto la mia!

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