Recensione: In ricordo di noi

Oggi tocca al romanzo di Rossella Martielli, gentilmente inviatomi tramite il progetto “Libri in cambio di recensioni”.

Titolo: In ricordo di noi
Autore: Rossella Martielli
Genere: narrativa, sentimentale, paranormale
Editore: Zerounoundici
Collana: Guest Book
Pagine: 154
Anno di pubblicazione: 2011
ISBN: 9788863070583
Prezzo: € 14,00
Formato: brossura
Valutazione:
Grazie all’autrice per avermelo inviato in formato eBook.

Blog dell’autrice, blog e sito del romanzo, su aNobii, acquista su Ciao.it

La vita di Alice scorre tranquilla fino a quando strani incubi iniziano a sconvolgerle le notti e il misterioso ragazzo dagli occhi blu apparsole in sogno inizia a frequentare le sue lezioni. Quando i suoi occhi incrociano quelli di Alex, un oscuro presagio la avverte che qualcosa di terribile sta per accadere nella sua vita. Complici un libro venuto dal passato e uninquietante leggenda, realtà e sogno sintrecciano fino all’inevitabile epilogo, quando la morte restituirà un senso a ogni cosa.

Sono un po’ restia ad avvicinarmi a un libro, quando quest’ultimo porta l’etichetta “paranormal romance”. Sarà che questo genere di romanzo ha sempre significato per me cocenti delusioni, tanto che col tempo ho elaborato una teoria personale che spieghi ciò. Quando si parla di romanzi per young adults, i cosiddetti giovani adulti, ovvero ragazzi dai 15 ai 19 anni più o meno, sembra che gli autori (e poi gli editori) facciano il seguente ragionamento: i giovani d’oggi sono tutti rimbecilliti, perciò non serve impegnarsi più di quel tanto per quanto riguarda lo stile; basta ficcarci un vampiro o un angelo e arriveranno in men che non si dica frotte di ragazzine adoranti.
Peccato che, sfortunatamente, non tutti gli adolescenti si accontentino dei soliti libretti mediocri.
Questa introduzione è stata scritta per includere anche In ricordo di noi all’interno di questa triste categoria? No, per niente, anche perché non c’è traccia di vampiri qui. Come avrete intuito da quel dignitoso tre e mezzo, infatti, si tratta di un libro che tutto sommato mi è piaciuto, nonostante presenti alcuni aspetti che non mi hanno convinto del tutto e che adesso cercherò di illustrarvi.

In ricordo di noi si svolge in un tempo piuttosto breve: tutto avviene nell’arco di poco più che una settimana, come indicato anche dai titoli dei capitoli, ciascuno dei quali narra una giornata differente. Ogni cosa, però, sembra ruotare attorno a un’unica data, il 23 febbraio, e soprattutto lo stesso numero 23: esso è il pensiero fisso che ha Alice ogni volta che si sveglia, è il giorno di cui parla una leggenda trovata in un libro, sono i minuti segnati dall’orologio, il canale in televisione, la pagina di diario su cui la protagonista scrive i suoi appunti… L’intera storia, dunque, ruota attorno al numero 23.
Chi è la nostra Alice? Nel libro ci viene presentata come una ragazza pressoché normale, una studentessa universitaria che lavora part-time nella libreria di un vecchietto sbadato e simpaticissimo, fidanzata con Mattia. Come si verrà a sapere leggendo la storia, però, il suo passato non è stato semplice: ha dovuto affrontare la separazione dei genitori e l’abbandono del padre a soli 13 anni, cosa che le ha provocato molte sofferenze.

Fin dall’inizio Alice ci appare un personaggio inquieto, che fin troppo spesso deve avere a che fare con un costante senso di vuoto: incubi ricorrenti, pensieri nebulosi e ricordi confusi che hanno tutta l’aria di essere premonizioni caratterizzeranno tutta la settimana precedente al fatidico 23 febbraio. Compresi un paio di occhi profondi e magnetici, così belli che sembrano appartenere addirittura a un angelo.
Qui entra in scena Alex; ed è qui che, a mio parere, cominciano i problemi.
Prima di tutto, il fatto che il narratore utilizzi la terza persona interna alla storia ha sì contribuito a caratterizzare bene la figura di Alice, ma al contempo ha impedito a me di visualizzare gli altri personaggi – che ci vengono mostrati sempre tramite gli occhi della ragazza – indipendentemente dal suo giudizio. In questo modo, era sempre la stessa protagonista che li descriveva a modo suo. Forse, dunque, sarebbe stato opportuno incentrare meno l’intera storia su Alice e occuparsi di più delle altre figure, di cui purtroppo ci viene data solo una spolverata generale senza però permettere a chi legge di conoscerli a fondo.

A proposito di Alice, la mia impressione mentre leggevo In ricordo di noi era un lieve senso di déjà vu: libri con protagoniste carine ma fragili spuntano, ahimè, come funghi, ed è forse questo il motivo principale per cui non è stato facile affezionarmi a lei.
Anche il mio rapporto con il bello di turno non è stato il massimo. Insomma, in quanto a originalità della situazione iniziale, non si può proprio dire che mi abbia lasciata soddisfatta.
Spesso si percepisce, inoltre, che l’autrice è ai primi tentativi di scrittura: a volte Alice prende decisioni che mi sono sembrate quasi incomprensibili per il suo carattere, e alcune incongruenze (per esempio, il fatto che la protagonista studi letteratura francese ma non capisca una virgola dei cibi in francese che nomina il cameriere al ristorante) e sbavature stilistiche non mancano. La parte relativa ai numerosi flashback, poi, a mio parere avrebbe potuto essere resa meglio: spesso il continuo salto tra presente e passato mi ha creato confusione.
Per quanto riguarda lo stile vero e proprio, invece, l’ho trovato piacevole: è fluido, non si perde in giri di parole inutili (tranne forse in qualche punto, in cui avrei alleggerito le descrizioni) e scorre velocemente, tanto che il tempo di lettura del romanzo è volato via in fretta.
Tuttavia, ciò che ho apprezzato maggiormente – e che ha salvato anche il mio giudizio, riuscendo a bilanciare almeno un po’ i difetti – è stato il finale: non mi sembra giusto fare spoiler, perciò non svelerò particolari rilevanti, ma mi è parso davvero ben congegnato e soprattutto originale. Come ho già scritto, tutto ruota attorno al numero 23, ma anche a una leggenda che suscita molta curiosità in Alice: la leggenda della Fontana Rossa. Cosa ha di speciale questa storia, e soprattutto cosa c’entra col 23, con i sogni premonitori di Alice e in particolar modo con Alex? Per saperlo, non vi rimane che leggere…

Ricapitolando, dunque, In ricordo di noi è una storia sentimentale che può facilmente adattarsi ai gusti di molti palati, purché non troppo esigenti in quanto a originalità. Purtroppo l’autrice è caduta in molte trappole, probabilmente con la complicità dell’inesperienza, ma si tratta comunque di un libro che possiede del buono. Si sarebbe potuto fare di meglio, certo, ma tutto sommato il risultato non è male e la storia si è rivelata ad ogni modo interessante. Non sono troppo convinta delle tre stelline e mezza, ma ho deciso di lasciarle a mo’ di incoraggiamento… quindi tanti auguri, Rossella: la strada e lunga, ma continua così e ce la farai.

* * *

23. Alice aprì di scatto gli occhi nell’oscurità che l’avvolgeva. Sbatté un po’ le palpebre assonnate prima di abituare lo sguardo al buio e riuscire a distinguere i contorni familiari della sua minuscola cameretta: l’enorme armadio chiaro che occupava l’intera parete di fronte al letto, la minuscola scrivania addossata al muro, ingombra di roba, e la porta socchiusa da cui filtrava una sottile e flebile striscia di luce notturna proveniente con ogni probabilità dalla finestra in corridoio.
Non avrebbe saputo dire cosa l’avesse svegliata, ma di colpo aveva spalancato gli occhi e si era sentita più vigile che mai. La tapparella completamente abbassata – era una vera fissazione per lei, che per dormire aveva bisogno del buio più assoluto – non le permetteva di capire se fosse l’alba o ancora piena notte, così cercò a tastoni sul comodino la sveglia digitale che al suo tocco esperto si illuminò di un bagliore verde fosforescente.
23. Guardò meglio strizzando gli occhi… Chissà da dove le era uscito quel numero!

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11 responses to “Recensione: In ricordo di noi

  • gambero83

    La parte di testo che hai inserito alla fine si potrebbe riassumere in tipo 3 righe (anche troppe!), anche perchè contiene i seguenti errori di logica:
    1) Alice aprì di scatto gli occhi nell’oscurità che l’avvolgeva (non ha senso questa frase, più logico scrivere “e vide l’oscurità che l’avvolgeva”).
    2) Le palpebre non possono essere “assonnate”, al massimo “pesanti”.
    3) Nell’oscurità non si distingue nulla! Neanche i contorni di una camera!
    4) Come cazzo ci entra un enorme armadio in una minuscola cameretta????xD
    5) Filtrava una luce dalla porta? Allora non c’èra completa oscurità! Epic fail…
    6) Ci vuole un tocco esperto per far accendere una sveglia di quel tipo?xD
    7) Ma se guarda il numero nella sveglia, non dovrebbe essere scritto 23:00, invece che soltanto 23???
    Bah…passo mooolto volentieri!

  • PaccoChica

    D’accordissimo con Gambero, io neanche avevo capito che l’ultimo 23 si riferiva all’orario!

    • topolinamarta

      No, ragazzi, infatti i due 23 non sono l’ora: è un semplice pensiero di Alice… avete presente quando ci si sveglia e si ha una canzoncina in testa che non se ne vuole andare?

      Comunque, la faccenda del tocco esperto ha fatto sorridere anche me ^^
      Alcune precisazioni, invece, riguardo a quel che ha notato Gambero (solo per chiarezza):
      – È vero, la situazione non è spiegata nel migliore dei modi, ma in una camera in cui filtra appena la luce da fuori i contorni degli oggetti si vedono 😉
      – Non ho capito che problema c’è con l’armadio: anche in camera mia c’è un armadio molto grande che occupa una parete e mezzo (che di certo per la porta non passa… infatti l’hanno montato direttamente lì!), eppure la stanza di per se non è enorme.

  • gambero83

    Ah, da come era descritto, mi sembrava essere l’orario quello…il discorso invece dell’oscurità, in effetti, dopo averlo riletto più volte, è chiarito un pochetto da quel filo di luce che filtrava…però doveva essere inserito prima, secondo me..mentre, la parte dell’armadio invece è come dici te: “fisicamente” e “visivamente” un armadio grande può anche occupare quasi tutta una stanzetta, ma in un libro, descritto così suona male, spero di essermi spiegato bene:)

    • topolinamarta

      Sì, sì, io l’ho detto solo per evitare confusioni 🙂 Concordo anch’io sul fatto che l’autrice avrebbe potuto descrivere meglio la scena, ma non era così terribile come la facevate sembrare 😉 Quando hai postato il tuo commento mi sono chiesta se ero davvero così scema da non essermi accorta di certe schifezze, poi ho riletto il pezzo e capito il motivo… ma nessun problema, amici come prima =)

      • gambero83

        Ma figuriamoci!:) La scena è fin troppo tirata per le lunghe, come ho già detto, si potrebbe riassumere in circa due/tre righe…anche perchè non succede proprio nulla!

  • PlatinumV

    Leggendo la tua recensione (scena della sveglia compresa), mi è venuto in mente questo http://it.wikipedia.org/wiki/Number_23 Fatalità proprio lo stesso numero? Almeno inventarsene un altro…
    V

  • Il Critico

    In ricordo di noi – 90%

  • il Censore

    Criticoooo… continui a non rispondere alle mie domande…! te ne faccio una anche qui, così non ci facciamo mancare niente.
    mi dici con che parola inizia pagina 16 di “in ricordo di noi”?
    se l’hai letto, non dovrebbe essere difficile.
    Ma l’hai letto? hai letto uno qualunque dei libri recensiti su questo sito?
    Hai mai letto un libro in vita tua o i tuoi voti si riferiscono ai titoli?

  • affarinostri

    A me molti di questi commenti son sembrati un pò troppo critici, per non dire cattivi. In fondo è la prima esperienza per l’autrice, la quale ha scritto un libro che sembra quantomeno interessante….

Stretta è la soglia, larga è la via: dite la vostra, che ho detto la mia!

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