Recensione: La chiave del caos

Con un po’ di ritardo (scusate, ma nemmeno questa settimana è stata uno scherzo…), ecco a voi il mio parere sul romanzo La chiave del caos, inviatomi dall’autrice sempre nell’ambito del solito progetto.

– 

Titolo: La chiave del caos (#1/3)
Autore: Simona di Virgilio
Genere: fantasy
Editore: Linee Infinite
Collana: Phantasia
Pagine: 526
Anno di pubblicazione: 2011
ISBN: 9788862470711
Prezzo: € 18,00
Formato: brossura
Valutazione:
Grazie all’autrice per avermelo spedito.

Sito dell’editore, blog dell’autrice, su Facebook, su aNobii, booktrailer, un estratto, acquista

Un viaggio attraverso una terra morente e desolata, una ragazza sbalzata in una selvaggia realtà “alternativa”: un posto in cui a volte il cielo sanguina, le rane piovono dalle nubi e i morti, anziché riposare in pace, preferiscono vagare a piede libero sulla terra. La quattordicenne Sara Lai non avrebbe mai immaginato di trovarsi a fare i conti con tutto questo. Ma, d’altro canto, non avrebbe mai nemmeno pensato di svegliarsi in una città diroccata, di salvare una giovane misteriosa dalle grinfie di un vecchio squilibrato, di spaccare la testa a uno zombie o di prendersi a male parole con un folletto… né di fronteggiare alcune fra le più inquietanti figure di cui la leggenda conservi memoria. Insieme a Rose, un’aspirante strega, e a Gurucleff, un piccolo kellosh verde dal temperamento irascibile, Sara prenderà parte a una febbrile corsa contro il tempo; mentre da qualche parte, nell’ombra, una sanguinaria entità solleverà il capo e si metterà in caccia… Molti mostri attenderanno impazienti lungo il cammino, ansiosi di poter stringere gli artigli intorno alla Chiave del Caos, il potente talismano in grado di sconvolgere le sorti dei mondi; e molti eroi saranno chiamati a scegliere da che parte schierarsi… L’ultima battaglia fra l’Ordine, l’Ombra e il Caos è cominciata! 

Ci sono dei momenti in cui penso che il fantasy italiano si trovi sul fondo di un burrone; in cui mi sembra che la stragrande maggioranza degli autori nostrani non sappia nemmeno cosa sia il genere fantasy; in cui leggendo certe porcherie senza pari mi viene da domandarmi se non sia il caso di imparare bene l’inglese e di pensare seriamente di pubblicare il mio futuro libro con una casa editrice estera. Mi basta anche solo sfogliare la Troisi, che è ritenuta la migliore in Italia (quindi figurarsi i peggiori…), per deprimermi.
Poi mi capita di incappare in libri come La chiave del caos e la speranza, magicamente, ritorna. Succede sempre più di rado ultimamente, ma per fortuna ogni tanto succede.

Chiariamo fin da subito, però: non sto dicendo che si tratti di un capolavoro; anzi, i suoi difettucci li ho trovati. Secondo me, tuttavia, La chiave del caos è un ottimo esempio di come anche noi italiani possiamo scrivere un buon fantasy senza tuttavia spremerci il cervello per inventarci cose mai viste prima – allontanandoci però sempre di più dal vero fantasy.
In poche parole, credo che Simona di Virgilio sia riuscita a costruire un romanzo più che buono, non eliminando in tronco tutti i cliché del genere ma usandoli in modo intelligente, riuscendo così a creare una storia forse non campionessa di originalità ma comunque assai meritevole. Cosa intendo con questo? Un attimo di pazienza: vi spiegherò tutto fra poco.

Quali sono gli elementi che più mi hanno colpito ne La chiave del caos? In primis, sicuramente i personaggi.
Credetemi, erano mesi che non trovavo un libro in cui i personaggi fossero tanto vivi da darmi l’impressione che da un momento all’altro sarebbero saltati fuori dalle pagine divedendo persone vere, autentiche, in carne ed ossa. Se deciderete di leggerlo, troverete personaggi mai scontati o superficiali, e soprattutto nient’affatto stereotipati. Credeteci o no, questa volta sono riuscita ad affezionarmi – e non poco – persino alle due ragazze (mentre è risaputo che io e i personaggi di sesso femminile non andiamo d’accordo praticamente mai).
Sara (la bionda di copertina), per esempio, è a dir poco fantastica: a un primo impatto potrebbe ricordare la classica ragazza-maschiaccio, ma a conoscerla bene è chiaro che non è così. Lei è una tipa tosta, non c’è dubbio, ma l’autrice la dipinge in modo che non risulti mai spocchiosa o eccessivamente sicura di sé: non è come la classica eroina bellissima, coraggiosa e intraprendente, ma nemmeno come la povera donzella perennemente in pericolo… Una ragazza normale, in poche parole, come potrei essere io o chiunque altra: esuberante e irascibile al punto giusto, con un senso dell’umorismo sottile e spassosissimo e una personalità niente male.
Sara forma, a mio parere, una coppia assolutamente vincente con Gurucleff (il simpatico “coso” verde): specialmente all’inizio, quando la ragazza si ritrova catapultata in un mondo sconosciuto, i loro battibecchi sono uno più divertente dell’altro. Sara, infatti, fatica a comprendere le stranezze del posto in cui si trova… stranezze che per Guru, invece, sono ovvie, e il fatto che quest’ultimo dia un sacco di cose per scontate e la faccia sentire una stupida perché per lei non è così mi ha fatto davvero rotolare per terra dal ridere. Quando poi Gurucleff deliziava Sara e me con le sue “perle di saggezza”… Insomma, hanno entrambi due caratteri magnifici, che hanno reso i due personaggi a dir poco strepitosi. Si trovassero tutti i giorni dei libri così!
Riguardo alla co-protagonista, ovvero Rose (la rossa), lei mi è piaciuta un pelo di meno, forse perché è spesso messa un po’ in secondo piano, e per questo non sono riuscita ad affezionarmici del tutto. Per il resto, però, non c’è che dire: se i romanzi si giudicassero solo in base alla riuscita dei personaggi, La chiave del caos si meriterebbe un 10 e lode pieno.

A proposito della copertina, sebbene nel complesso l’immagine abbia dei tratti che non mi piacciono tanto, c’è stata una cosa che ho apprezzato: niente pulzelle dal fisico bestiale vestite con un armatura che per puro caso lascia scoperte le parti più “calde”, e neppure formato “taglia 38”. Non so se sia una scelta casuale o voluta, ma è bello sapere che per attirare lettori non si debba ricorrere per forza a delle belle signorine svestite… 🙂

Anche per quanto riguarda la trama le cose vanno bene: come ho già detto, la sua originalità non sta tanto nell’utilizzo di elementi nuovi al fantasy (gli archetipi del genere ci sono più o meno tutti, come la prescelta, la ricerca, la compagnia e il viaggio), quanto nel modo con cui questi apparenti cliché sono trattati. L’affascinante atmosfera dark in cui sono inseriti, infatti, si allontana di molto da quella eterea e mistica che si trova di solito, cosa che rende il libro profondamente diverso dai suoi colleghi fantasy. Ne La chiave del caos non troverete le classiche creature del genere, come elfi millenari, intrepidi draghi o deliziose e affabili fatine, e la magica terra in cui viene catapultata Sara è tutt’altro che incantata o dall’aria fiabesca: entrerete in un mondo popolato da zombie, kellosh e folletti guastafeste, dove tutto è scuro e sinistro.

Parlando, infine, dello stile, devo dire che esso rispecchia il carattere dei personaggi: ironico, brillante, spesso spiritoso, e nel complesso davvero notevole per una scrittrice esordiente. Peccato che contenga alcuni refusi, probabilmente rimasti per distrazione, e che a volte, nella seconda parte del romanzo, si articoli in frasi contorte e un poco pesanti che mi hanno fatto sfiorare la noia.
In generale, però, confermo il mio giudizio: La chiave del caos è un romanzo che, seppure necessiti ancora di qualche piccola limatura, si è rivelato davvero di un ottimo livello, nettamente superiore ai fantasy italiani e non che si leggono di solito. È evidente, perlomeno, che l’autrice si è sforzata di andare oltre quelli che sono gli stereotipi del genere, creando una storia a mio parere unica. Quindi, i miei più sinceri complimenti. Spero solo che il seguito non tardi ad arrivare, perché le domande lasciate in sospeso non sono poche…

*      *      *

“Gurucleff, ascolta, io… Credo di aver bisogno di un corso accelerato! Non so cavalcare.”
“Che cos…?”
“Sì, lo so, lo so che avrei dovuto confessartelo prima! Pensavo di farlo alla prima occasione, ma poi… d’un tratto siamo arrivati qui, e… e… te lo giuro, Gurucleff, non avrei mai voluto che saltasse fuori in questo modo!”
“Tu speravi che non… Ragazza mia, tu finirai con il farti male, e parecchio, se non cominci a cercare un modo per farti funzionare il cervello! Ma guarda un po’ che cosa hai combinato a quella povera gamba: aveva appena spesso di farti noie, e adesso…”
“Adesso fa un male boia. Come una mezza dozzina di costole che ho in corpo, per non parlare della spalla… Ma non è questo il punto. Devi assolutamente aiutarmi a salire su quel cavallo!”
Gurucleff spalancò le braccia. “E che cosa vorresti che facessi?”
“Non lo so. Sei tu il mio attendente, o sbaglio?”
“Ma santa candela, com’è possibile che alla tua età tu non sappia andare a cavallo?! Persino un lattante ne sarebbe capace…”
Sara sbuffò. “Senti, adesso non è il caso che cominci a farmelo pesare!” borbottò. “E comunque, per tua informazione, dalle mie parti usiamo gli autobus, per l’amor di Dio!”

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16 responses to “Recensione: La chiave del caos

  • gambero83

    Avevo già intravisto questo libro nel sito internet della Linee Infinite, e ad essere sincero non mi colpì molto per colpa della copertina (sembrava uno di quei soliti libretti ridicoli) ed anche la figura piccola di quel coso verde mi dette subito l’impressione del maestro Yoda di Star Wars!! O__o
    Sembrerebbe scritto decentemente, però io avrei un desiderio: ora, non so che età abbia la scrittrice, però mi piacerebbe vedere un Fantasy (di esordienti) nel quale i protagonisti siano persone mature, e non i soliti bambinetti/adolescenti che di colpo sconfiggono il male, e purtroppo lo schifo fantasy italiano è strapieno di queste figure. Cioè, a me sembra che questi scrittori non sappiano creare personaggi principali al di fuori della loro età reale (sia essa simile o poco maggiore) e quindi, per non scervellarsi, li creano così piccoli (può anche darsi che siano “avvelenati” da dinamiche che si trovano soprattutto nei Manga).
    Spero di esser stato chiaro nel mio ragionamento! 😀

  • crysalis88

    Ciao! E’ da un po’ che giro per il tuo blog, ma oggi è la volta buona che trovo l’occasione per uscire allo scoperto! 😛
    Non sai quanto mi riempia il cuore di gioia leggere di un fantasy italiano che sia quantomeno decente… era ora, con tutti i fantasy orribili che vengono pubblicati ogni anno, che ne uscisse almeno uno godibile!
    Penso quindi che appena possibile gli darò una bella occhiata… spero tanto che mi piaccia come è piaciuto a te. 🙂
    Saluts!

  • il Censore

    stavolta gioco d’anticipo…
    Critico?
    visto che tra poco arriverai a darci il voto di questo libro, ci dici anche con che parola inizia pagina 15? facile, per uno che ha letto il libro sul serio…

  • RobyGranger

    Da come lo descrivi sembra carino e lo stile mi fa supporre che il libro sia rivolto più ai bambini tra i 10 e i 14 anni. L’atmosfera dark, comunque, mi intriga.
    @gambero83. Se uno ha 18-20 anni e sta scrivendo un romanzo (cosa che magari non ha mai fatto prima) avrà molte più difficoltà a delineare un trentenne coerente e credibile piuttosto che un suo coetaneo, è fondamentalmente un problema di conoscenza (così come uno che ambienta un romanzo nel suo paese piuttosto che a New York). Parlo per esperienza, far parlare e muovere un guerriero fatto è finito è un lavoro difficilissimo, per una 16enne. E poi, se un fantasy è rivolto a dei ragazzi, sarà più semplice anche per loro immedesimarsi nei protagonisti. Non dimenticare che le Cronache del Ghiaccio e del Fuoco ha per protagonisti tutti ragazzi e addirittura bambini, a parte Tyrion, Eddard e Theon 😉

    • gambero83

      “Se uno ha 18-20 anni e sta scrivendo un romanzo (cosa che magari non ha mai fatto prima) avrà molte più difficoltà a delineare un trentenne coerente e credibile piuttosto che un suo coetaneo, è fondamentalmente un problema di conoscenza (così come uno che ambienta un romanzo nel suo paese piuttosto che a New York).”

      Quindi, secondo il tuo ragionamento, TUTTi gli scrittori dovrebbero creare SOLO personaggi della loro stessa età e ambientare le storie nei posti che conoscono? La bravura e l’empatia (verso i propri personaggi) che uno scrittore dovrebbe saper mettere nei proprio romanzi dove è finita allora?? Nel cesso, probabilmente…Poi una persona non per forza deve pubblicare se non sa come scrivere un libro…(non è il caso del romanzo in esame, sia ben chiaro, non l’ho letto e non posso esprimermi in maniera approfondita).

      “Parlo per esperienza, far parlare e muovere un guerriero fatto è finito è un lavoro difficilissimo, per una 16enne.”

      E allora perchè pubblicare? Non sarebbe meglio attendere qualche altra decina di anni per imparare il mestiere?

      “E poi, se un fantasy è rivolto a dei ragazzi, sarà più semplice anche per loro immedesimarsi nei protagonisti”

      Su questo concordo, anche se i lettori potrebbero non essere soltanto dei ragazzini, ma anche gente adulta che magari si è lasciata incuriosire dal prodotto (scrivere soltanto per una fascia di età è un errore clamoroso, mi ricorda un certo Ravasio…).

      “Non dimenticare che le Cronache del Ghiaccio e del Fuoco ha per protagonisti tutti ragazzi e addirittura bambini, a parte Tyrion, Eddard e Theon”

      I personaggi che hai citato sono cresciuti in un ambiente cavalleresco (figli e successori di grandi guerrieri), ed è normale che, anche un bambino come Bran, sia istruito fin dalla nascita ai modi e costumi dei cavalieri e non mi risulta che abbiano tutti l’aria da “mocciosetti”, anzi…

  • RobyGranger

    Boh io sono basita dai tuoi ragionamenti. Mi spieghi come fa uno a fare esperienza e quindi creare dei personaggi migliori magari di un’età diversa dalla sua, se non scrive nulla? Ricordo ancora che anche il Signore degli Anelli aveva per protagonisti dei ragazzi, perchè Frodo è considerato appena maggiorenne per il conteggio degli anni di Hobbiville.

    ” questo concordo, anche se i lettori potrebbero non essere soltanto dei ragazzini, ma anche gente adulta che magari si è lasciata incuriosire dal prodotto (scrivere soltanto per una fascia di età è un errore clamoroso, mi ricorda un certo Ravasio…).”
    Inessun adulto che io conosca si è mai lamentato di trovare proagonisti adolescenti nei fantasy, nè ha mai espresso il desiderio di avere un protagonista adulto. E ribadisco anche che la maggior parte delle volte i protagonisti sonoadolescenti o bambini, ma poi sono circondati da personaggi adulti, fatti e finiti.
    Harry Potter doveva essere un bel 40enne che trova la scuola di magia? Alice nel Paese delle Meraviglie doveva essere una casalinga disperata?

    La bravura e l’empatia si acquistano con l’esperienza, la crescita artistica ma anche di vita vissuta. A 26 anni non hai più esperienza di vita di quando ne aveva 16 anni, ma secondo il tuo ragionamento deve aspettare ad avere 40 anni per scrivere un romanzo fantasy che abbia per protagonista un 40enne.

    Io sono contraria ai 15enni che pubblicano, ma io ho pubblicato a 20 anni. Incoerenza? No, semplicementge mi sentivo provnta a fare il grande passo,ed ero convinta che la mia storia fosse una pubblicazione accettabile. Cosa avrei dovuto fare? Aspettare 25 anni e scrivere un altro fantasy con altri protagonisti che non fossero due 15enni? Potrei sempre farlo, ma almeno avrei alle spalle un minimo di esperienza in più, no? 😉
    Detto questo, il mondo è bello perchè è vario 😄

  • gambero83

    “Boh io sono basita dai tuoi ragionamenti. Mi spieghi come fa uno a fare esperienza e quindi creare dei personaggi migliori magari di un’età diversa dalla sua, se non scrive nulla?”
    A me infatti non interessa l’età di un autore, interessa l’opera, e francamente ne ho le palle piene di vedere adolescenti protagonisti dei fantasy, tutto qui. A prescindere dall’età, bisognerebbe saper scrivere cose eterogenee, altrimenti si può provare a scrivere uno di quei soliti fanta/manga, dove al massimo il tizio più vecchio ha 15 anni.

    “Ricordo ancora che anche il Signore degli Anelli aveva per protagonisti dei ragazzi, perchè Frodo è considerato appena maggiorenne per il conteggio degli anni di Hobbiville.”
    Paragonare Tolkien agli esordienti è ridicolo.

    “Inessun adulto che io conosca si è mai lamentato di trovare proagonisti adolescenti nei fantasy, nè ha mai espresso il desiderio di avere un protagonista adulto”
    Io invece sì, questo fa di me un fuorilegge?

    “Harry Potter doveva essere un bel 40enne che trova la scuola di magia? Alice nel Paese delle Meraviglie doveva essere una casalinga disperata?”
    Harry Potter infatti comincia a essere interessante con l’arrivo dei personaggi adulti, quelli piccoli sono quasi di contorno e cazzeggiano il più delle volte. Alice invece non mi è piaciuto per niente.

    “La bravura e l’empatia si acquistano con l’esperienza, la crescita artistica ma anche di vita vissuta. A 26 anni non hai più esperienza di vita di quando ne aveva 16 anni, ma secondo il tuo ragionamento deve aspettare ad avere 40 anni per scrivere un romanzo fantasy che abbia per protagonista un 40enne”
    No, tutto il contrario, mi piacerebbe anzi che un 16enne provasse ad inventare un protagonista 40enne, ti sei confusa:)

    Poi basta girare nelle librerie per vedere roba trash con protagonisti adolescenti, questo è innegabile 😀

    • topolinamarta

      Permettete di intervenire anche a me? ^^

      “A me infatti non interessa l’età di un autore, interessa l’opera, e francamente ne ho le palle piene di vedere adolescenti protagonisti dei fantasy, tutto qui. A prescindere dall’età, bisognerebbe saper scrivere cose eterogenee, altrimenti si può provare a scrivere uno di quei soliti fanta/manga, dove al massimo il tizio più vecchio ha 15 anni.”

      Io credo che non sia importante l’età di un certo personaggio, ma il modo in cui quel personaggio viene caratterizzato e inserito nella storia. È vero, in effetti nei fantasy l’età media va dagli 11-12 ai 15-16 al massimo, e spesso soltanto perché quella è l’età dei loro autori. Ma se anche sia l’autore che il personaggio avessero 15 anni, a me poco importerebbe se il personaggio fosse come si deve. Inoltre, non è detto che un protagonista adolescente sia necessariamente il male.
      Non so… anche il protagonista del mio ipotetico libro all’inizio della storia ha 15 anni, ma non per quella moda secondo la quale i baby scrittori debbano scrivere per forza di baby personaggi: il fatto è che il suo essere un adolescente insicuro e spesso ingenuo è strettamente collegato alla trama, e nei suoi panni sicuramente un adulto non avrebbe agito nello stesso modo.
      Insomma, il succo del discorso, secondo me, è che l’età dei propri personaggi debba essere ad assoluta discrezione dell’autore: l’importante è che la sua sia una scelta consapevole e che il personaggio risulti un buon tipo… il resto, pour moi, può passare in secondo piano. Spero di essermi spiegata 🙂

      “Paragonare Tolkien agli esordienti è ridicolo.”

      Hai ragione, ovviamente, ma qui non credo si parlasse solo di esordienti 🙂

      “No, tutto il contrario, mi piacerebbe anzi che un 16enne provasse ad inventare un protagonista 40enne, ti sei confusa:)”

      Va bene anche un co-protagonista? Se sì, io ci starei provando… 😉

      Per il resto, mi pare che vi siate risposti da soli, perciò passo =)

      • gambero83

        Condivido molte delle cose che hai scritto, infatti io mi lamentavo della “massa”, perchè troppo spesso si vedono protagonisti giovanissimi e questo è ormai diventato uno dei cliché maggiori.
        E’ anche vero che è più difficile creare un personaggio maturo, però non credo sia impossibile, basta perderci un pò più di tempo. Poi, chiaramente, se prendiamo caso e caso finiamo troppo OT e Simona Di Virgilio si sparaxD
        Va benissimo anche un’ipotetica spalla 40enne, cara Marta!:D

        P.s.: nel mio post iniziale, avevo messo tra parentesi che l’oggetto in questione erano proprio gli esordienti:)

  • RobyGranger

    Come al solito sono d’accordo con Marta!
    Non stavo paragonando Tolkien agli esordienti, sarebbe come paragonare Tiziano Ferro a Fabrizio de Andrè, il mio era un discorso in generale, per dire che anche i fantasy più classici hanno personaggi adolescenti.
    E poi, ribadisco, il più delle volte l’età dei personaggi è strumentale alla trama (lo è stato per me, non solo perchè avevo 15 anni allora). E tu dici che in Harry Potter sono gli adulti che fanno da contorno quelli più interessanti: sono d’accordo a metà con te, ma forse è proprio il fatto che sono di contorno che li fa spiccare così tanto! Anche nel mio libro io preferisco i personaggi più adulti, e altri me lo hanno detto, ma forse acquistano pià interesse proprio perchè appaiono più emarginati nella trama 😉

  • Kirtash

    Una delle recensioni più interessanti del blog a mio parere 🙂
    Mi consola sapere che il fantasy italiano può ancora fregiarsi di rappresentanti capaci ^^ Il libro finisce nella mia wish list e trovo che la scena della discussione sia molto simpatica e divertente! Se nel libro ne sono presenti delle altre, allora almeno per me il successo è assicurato!
    @gambero83: pardon, ma per quanto riguarda Harry Potter vorrei fare una precisazione… gli adolescenti in Harry Potter non cazzeggiano, anzi! 🙂 già dal secondo libro alcuni (in particolare il protagonista) si dimostrano molto coraggiosi nello sfidare le forze del male! Poi nel corso dei libri gli scontri, così come i pericoli, si amplificano, il tono della narrazioni si fa sempre più dark e serrato, ed i protagonisti vengono sempre di più messi alla prova e spinti a maturare! Ho notato che i loro modi di comportarsi si modificano e si evolvono… Non posso non menzionare in particolare Hermione: per essere solo una ragazza molto giovane, si dimostra sempre incredibilmente matura e coraggiosa!

Stretta è la soglia, larga è la via: dite la vostra, che ho detto la mia!

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