Sull’editoria a pagamento III – Un autore dice la sua (2^ parte)

Eccovi la seconda parte dell’articolo scritto da un autore che conosco e che mi ha chiesto questo spazio per esprimere quel che pensa riguardo all’editoria a pagamento. Trovate la prima parte qui.

Editoria a pagamento (2^ parte)

Un giorno lessi su Yahoo! Answers una risposta che mi fece sbellicare dalle risate. Un utente chiedeva come pubblicare un libro che era composto sia da testi in prosa che da poesie: la risposta indicava gli editori free del blog Writer’s Dream. Già trovare un editore free per una raccolta di poesie è impresa assai ardua, ma trovarlo da esordiente per un libro in cui compaiono sia parti in versi che in prosa direi proprio che è come fare sei al Super Enalotto, con la differenza che in tal caso non diventeresti comunque ricco. Anche Alda Merini ha pubblicato opere in cui vi sono sia prose che versi, ma quando era già una poetessa nota. Che un editore free accetti un testo di un esordiente così atipico mi sembra praticamente impossibile.

Anche la mia amica che ha pubblicato la biografia del tenore mi ha fatto ridere. Ricordo che quel giorno eravamo in macchina e stavamo andando a teatro. Conversando, lei mi disse che il comune, essendo quel tenore l’unico personaggio illustre del paese, avrebbe dovuto valorizzarlo, approvando dei suoi progetti di iniziative culturali relative alla sua figura che invece non ha preso in considerazione. Quando le feci notare che sarebbe stato molto difficile attrarre il pubblico con una manifestazione culturale legata a questo personaggio mi chiese: «Salisburgo per chi è famosa?». Naturalmente le risposi che era famosa per Mozart. Lei fece un cenno di assenso che mi fece scoppiare a ridere perché in quel modo paragonava questo tenore a Mozart. Le mie risate non erano provocate solo dal fatto che Mozart fosse una figura con ben altra notorietà. Se il personaggio di cui ha scritto la biografia fosse stato un artista del quale si potessero ammirare le opere, infatti, il paragone ci sarebbe pure stato: oggi non è molto conosciuto, ma domani chissà? Con i critici giusti, un qualsiasi artista – che sia un romanziere, un poeta, un pittore, un cantante o un compositore, anche se è già morto – si può sempre valorizzare. Non dimentichiamoci che Van Gogh in vita non è stato certo un pittore famoso. È divenuto celeberrimo dopo la sua morte, ma di lui erano visibili le opere. Di questo tenore (che diversamente da Van Gogh è stato famoso in vita) non essendo stato appunto registrato, non lo sono. Parlando di possibili manifestazioni culturali incentrate sulla figura di un cantante lirico son decisamente uscito dall’ambito dell’editoria, ma è un esempio per farvi capire che certi temi, pur avendo un elevato valore culturale interessano ben poco il pubblico e gli editori non pubblicano pertanto senza contributo libri relativi a essi. Un esempio a tal riguardo son certi generi di testi universitari.

Alcuni manuali che si usano all’università per tante materie  son libri che possono essere utilizzati anche come testi scolastici. Non penso proprio che un editore chieda contributi per pubblicarli, perlomeno se a scriverli è un docente abbastanza noto, in quanto hanno appunto un buon mercato, mercato che diventa veramente florido nel caso di materie come la storia che son insegnate in ogni tipo di scuola secondaria, dagli istituti professionali ai licei, passando per gli istituti tecnici. Però il discorso è diverso per i saggi, e comunque per i libri universitari che per la loro tipologia non son utilizzabili come testi scolastici. In questo caso, molto spesso – per non dire sempre – l’editore chiede un contributo economico per la pubblicazione, che può esser pagato dall’università o da altre istituzioni, perché,  a fronte del mercato estremamente asfittico per questo genere di libri, tutti i professori e i ricercatori universitari li scrivono. Quindi, anche se il libro è ottimo, non può esser venduto in un numero di copie tali da far sì che all’editore convenga pubblicarlo senza ricevere un contributo economico prima della pubblicazione. Quando nessuna istituzione finanzia la pubblicazione del manoscritto di un professore universitario, esso resta inedito. Infatti, nella mia esperienza di studente della Facoltà di Lettere e Filosofia, mi son imbattuto spesso in testi d’esame disponibili unicamente sotto forma di fotocopie.

Pubblicare da esordiente un libro che appartiene a un genere letterario molto commerciale senza pagare è però possibilissimo e conosco personalmente chi l’ha fatto. Se un romanzo giallo, d’avventura, d’amore oppure fantasy ha una trama interessante e una buona forma, prima o poi l’autore, se insiste a mandarlo alle case editrici senza fermarsi ai primi rifiuti, troverà l’editore disposto a pubblicarlo senza chiedere un contributo economico.  Pubblicare un libro con un editore che non chiede soldi all’autore è indubbiamente molto più vantaggioso per quest’ultimo, ma perché? La risposta a questa domanda a molti lettori di questo articolo sembrerà ovvia: il motivo è chiaramente il risparmio di denaro. In realtà non è questa la motivazione principale.
Il contributo economico per la pubblicazione di un libro richiesto dagli EAP è molto variabile, a seconda della casa editrice e della lunghezza del testo. In alcuni casi può superare i 5000 euro, ma in altri non raggiunge i mille.

Facciamo ora un confronto tra l’ipotetica storia di due autori. Supponiamo che l’autore A pubblichi a pagamento, accettando la prima proposta di pubblicazione e spendendo 800 euro, ma un contratto analogo è invece rifiutato dall’autore B, che decide di mandare il proprio manoscritto a molte decine di editori gratuiti ottenendo rifiuti su rifiuti. Un bel giorno l’autore B decide di far leggere il suo manoscritto a una persona competente in materia. Questa gli dice che il testo così com’è non sarà mai accettato da nessun editore e gli dà consigli per migliorarlo. Presentando il testo rivisto a vari editori free, fioccano nuovi rifiuti, finché un bel giorno uno di questi accetta di pubblicarlo. Nel frattempo son passati diversi anni. Se l’autore B avesse accettato la proposta editoriale a pagamento, avrebbe potuto ammortizzare il costo rivendendo parte delle copie che l’editore gli dava in cambio a parenti e amici. L’editore free con cui alla fine ha pubblicato gli ha fornito invece solo un paio di copie omaggio.
Morale della favola: facendosi stampare di volta in volta pochissime copie da spedire agli editori nella copisteria sotto casa che ha prezzi di stampa abbastanza alti e pagando l’importo dovuto per le spedizioni, ha speso di più di quel che avrebbe speso  se avesse accettato la proposta a pagamento, considerando che in tal caso al netto dei soldi recuperati rivendendo una parte delle copie a parenti e amici la spesa effettiva sarebbe stata ben inferiore agli 800 euro.

Riguardo a questo caso, visto che scegliendo di non pubblicare a pagamento ha perso tempo e denaro, pensate che l’autore B abbia fatto una scelta più infelice rispetto all’autore A? Io credo proprio di no!
Come vi ho detto, il testo pubblicato a pagamento è destinato a un praticamente sicuro insuccesso (anche se ci può sempre essere la classica eccezione che conferma la regola, perché non sto parlando di matemati-ca).
L’editore a pagamento lo stampa normalmente in poche centinaia di copie. Sotto le 1500 il libro non entra in libreria, come dice Costantino Margiotta – cofondatore della casa editrice free Zero91 – nel video “Quando i sogni hanno un prezzo – 4° parte” (3’ 14’’).  Le parole dette nella  seconda parte (2’ 27’’) da Giorgia Grasso, direttrice editoriale della casa editrice a pagamento Gruppo Albatros Il Filo – “…la distribuzione, se non piazza un certo numero di copie, il libro non te lo prende e non te lo distribuisce…” – son tutt’altro che atte a smentirlo! Questo non significa che il libro non possa esser presente nelle librerie della casa editrice e in quelle di amici dell’editore e dell’autore:  anche se l’editore a pagamento ha un distributore nazionale – e quindi su richiesta dell’utente finale (ovvero del lettore) è ordinabile in tutta Italia -, non viene però mandato a scaffale dal distributore, se non nelle librerie che come ho detto son legate in qualche modo all’autore o all’editore. Inoltre, spesso i librai si rifiutano di esporre i libri a pagamento, per la motivazione che vi ho già esposto. Sempre per questo motivo le testate giornalistiche e molti blog si rifiutano di recensirli.

Non è detto che saranno vendute un numero elevatissimo di copie di un romanzo pubblicato con un editore che non chiede contributi agli autori. Il mercato librario è un settore molto difficile. In tal caso il libro è però maggiormente promosso dall’editore, che ha decisamente più interesse a farlo di quello che pubblica ricevendo un contributo dall’autore, visto che non ha altri introiti se non quelli derivati dalla vendita del libro. L’editore free, che ha investito soldi e tempo sul libro ritenendolo meritevole della pubblicazione, potrà pure sbagliarsi, ma sicuramente costituisce una garanzia in più sulla qualità dell’opera per il lettore, rispetto all’editore a pagamento: quest’ultimo, anche se il libro non è apprezzato da nessuno avrà comunque un guadagno, avendo incassato i soldi dell’autore. Il testo, oltre che di migliori attività promozionali, beneficerà probabilmente della stampa in una tiratura di diverse migliaia di copie, e pertanto sarà diffuso in molte librerie su tutto il territorio nazionale.
Se vi arriva una proposta editoriale a pagamento, potete appurare che i libri di questa casa editrice si vendono poco, verificando di persona che è molto difficile trovarli nelle librerie, ma anche facendo qualche semplice ricerca su Internet.

Per esempio, andate sul sito della casa editrice e scegliete un po’ di libri a caso tra quelli che compaiono nel catalogo. A questo punto inserite ciascun titolo insieme al nome dell’autore su aNobii, che è il maggior social network dedicato ai libri, per vedere quanti utenti sono in possesso del libro. Poi ripetete l’operazione su Google. Compariranno subito i link del libro nelle varie librerie online. Cliccateci e vedrete quante recensioni ha.
Successivamente ripetete queste operazioni con i libri che compaiono nel catalogo di una casa editrice che è presente nell’elenco degli editori free pubblicato dal blog Writer’s Dream. Forse vi imbatterete anche in qualche eccezione, ovvero in un testo pubblicato a pagamento di cui si parla più che di uno pubblicato free, ma facendo il confronto scegliendo a caso una decina di libri pubblicati dagli EAP e un’altra decina pubblicati dalle case editrici free, noterete sostanziali differenze.

Ricapitolando, un romanzo pubblicato a pagamento non solo è destinato a non aver successo, ma non aiuta nemmeno l’autore affinché una casa editrice free prenda maggiormente in considerazione le sue opere future.
Secondo me non c’è comunque niente di male a pagare per pubblicare anche un libro che appartiene a un genere letterario commerciale, e che con un po’ di pazienza in più si potrebbe pubblicare anche con un editore che non chiede soldi. Se uno è semplicemente soddisfatto dal raccontare in giro che ha pubblicato un libro e di regalarlo o venderlo alle persone che conosce, ha tutto il diritto di farlo; forse è però opportuno renderlo consapevole del fatto che quel libro non avrà successo e non costituirà nemmeno un trampolino di lancio per opere future.

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2 responses to “Sull’editoria a pagamento III – Un autore dice la sua (2^ parte)

  • Valentina Simona Bufano

    Mmm… personalmente ho pubblicato tre libri con la Montedit. Ho sempre riscontrato piccoli guadagni (nell’ordine di 100 euro ogni 100 copie vendute). Sono stata recensita su giornali di Milano Verona, brescia e Vicenza; ho venduto da me 400 copie di “Caramelle” , poi so bene che la casa editrice ne ha vendute molte altre attraverso le librerie on line (tra l’altro dopo quasi 10 anni il mio libro di poesie è ancora in commercio). Le mie presentazioni hanno avuto successo con la presenza di circa 60 persone

    il mio libro è stato venduto nelle librerie di corsico, abbiategrasso e trezzano

    Sono andata, come è suggerito su questo blog nel sito anobili e ho trovato il mio libro

    Mi costò 400 e qualcosa euro ora nn ricordo bene. Li ho recuperati tutti e sono arrivata alla terza ristampa

    Prima di pubblicare con montedit ho rifiutato di dare bel 9 milioni di lire alla Nuovi Autori, che prometteva mari e monti, tipo programmi televisivi (addirittura Il maurizio costanzo show), io timida come sono in tv….

    questo per dire che bisogna saper valutare ed è per questo che io nn so se un autore esordiente (com’ero io nel 2005) farebbe bene a pubblicare con case editrici grosse. una mia amica ha pubblicato con mondadori il suo primo romanzo. non scherzo, aveva delle conoscenze e c’è riuscita. il suo libro non ha avuto successo nonostante fosse di qualità

    ora provate a digitare il mio nome VALENTINA SIMONA BUFANO su google

  • profgemelli

    Fatto.

    Nella prima pagina trovo: facebook, clubdegliautori, poiein, linkrdin, blogger, premiolaurentum, nazioneindiana (in un commento) e google,books. Tutti spazi aperti a tutti.

    Nella seconda pagina invece ci sono articoli pubblicatii su blog e giornali online.

    Tutto sommato niente di folgorante: non vedo motivi clamorosi per santificare questo piccolo editore, Montedit, anche se in linea di principio mi fa piacere che per una volta un autore non si lamenti troppo del proprio piccolo editore: eccezioni di una qualche serietà evidentemente possono esistere anche tra gli editori a pagamento.

    Però in libreria in giro questi libri ovviamente non si trovano, per cui mi rimane il dubbio che i (piccoli) guadagni che la signora Bufano riferisce di aver avuto tramite le sue pubblicazioni con Montedit dipendano al 95% dai suoi sforzi e non da quelli dell’editore, come temo sempre accada in questi casi. Forse avrebbe potuto ottenere la stessa cosa (o magari anche qualche lira in più) autoproducendosi.

    Personalmente la mia esperienza coi piccoli editori (anche con contributo di stampa) è invece negativa. Attualmente per i miei lavori, inizio col bussare (inutilmente) ai grandi editori, e poi procedo col print on demand. Non divento né ricco né famoso, ma almeno non spendo, anzi finalmente vedo qualche euro.

Stretta è la soglia, larga è la via: dite la vostra, che ho detto la mia!

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