Recensione: La luce, il buio e i segreti di Andàra

Per questa recensione ho provato a fare un esperimento: spero che vi piacciano i nuovi pulsanti (creati dalla sottoscritta) attraverso i quali potrete giungere ai link utili! 🙂 Detto questo, ecco a voi il mio parere sul romanzo di Davide Sassoli, inviatomi tramite il solito progetto.

*       *       *

Titolo: La luce, il buio e i segreti di Andàra
Sottotitolo: Sotto la croce
Autore: Davide Sassoli
Genere:  tecno-fantasy
Editore: La penna blu
Collana: Il calamaio azzurro
Pagine: 315
Anno di pubblicazione: 2010
ISBN: 9788895974095
Prezzo: €16,50
Formato: brossura
Valutazione: 
Grazie all’autore per avermelo spedito.

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La fuga è terminata. I secoli sono passati. Il nuovo mondo ha atteso paziente.
Ora è finalmente pronto a svelare i misteri celati nei suoi boschi e fra i suoi monti, a fomentare le paure dei temerari e forse inconsapevoli pionieri che percorreranno le sue vie, ad aprire le porte per un’avventura indimenticabile.
Credetemi… io lo so!
Sette giovani ragazzi. Un presagio oscuro e incomprensibile. Una civiltà sotto una bolla di cristallo. Un eroe leggendario che non sa di essere tale. Daniss’ovihio, Danny per chiunque, è solo un ragazzo che sogna di viaggiare lontano. Ma se la fantasia trasforma i sogni in realtà, a volte la realtà trasforma i sogni in incubi. Riuscirà a riportare i suoi amici vivi fino a casa? Si fideranno di lui?
Un tecno-fantasy sorprendente e incalzante, sotto l’incanto di un sole blu.

– 

È venuto il momento di parlare di un’opera d’esordio che mi ha piacevolmente colpita sotto alcuni aspetti; abbastanza delusa sotto altri. La trama, infatti, mi è sembrata originale e ben fatta, mentre dello stile, ahimè, non si può dire lo stesso. Ma andiamo con ordine, e vediamo innanzitutto di cosa parla questo romanzo.

Nel prologo incontriamo un personaggio di cui all’inizio si sa poco o niente, tranne che è un soldato, che ci racconta in prima persona come è fatto il suo mondo, e com’era prima che diventasse tale: ci troviamo su Neterria, e in particolare sotto una  Grande Croce in cui vivono tutti gli umani, ignari dei territori che essa non include. Questi umani appartengono in realtà a un vecchio mondo, dove erano divisi in due gruppi: i Tecnos, esseri all’avanguardia in costante ricerca di nuove tecnologie che possano migliorare la vita, e gli Energs, che invece preferivano dedicarsi alla sfera spirituale. I primi cercarono di creare dei portali che permettessero loro di raggiungere Paradiso e Inferno, ma quando vi riuscirono il loro mondo venne invaso dagli angeli e dai diavoli, che scatenarono una terribile guerra. Dopo anni di battaglie l’imperatore Radamos bandì l’uso della tecnologia, richiudendo così anche i portali, finché i Tecnos non decisero di ribellarsi e di tornare a utilizzarli, questa volta per abbandonare il loro mondo in rovina.
Qui la storia si conclude e inizia un nuovo capitolo, questa volta narrato in terza persona: adesso il protagonista è Danny, ragazzo di sedici anni, che insieme all’amica Sindy e ai compagni di classe potrà andare per la prima volta al di fuori della Croce di Neterria. Arrivati nella foresta di Maragorn, però, vengono attaccati da terribili mostri di nome Gorl, e qui avrà inizio un lungo viaggio che li vedrà protagonisti.

L’idea sulla quale è stato sviluppato l’intero libro, dunque, mi ha lasciata soddisfatta: pur non essendo priva di alcuni degli elementi tipici del genere fantasy, mi è piaciuto come questi topoi apparentemente inflazionati sono stati descritti e inseriti nella storia. Sebbene in pratica ci ritroviamo con la classica ambientazione medievaleggiante con la sola aggiunta di oggetti moderni, come autobus gravitazionali e altre tecnologie del genere (anche se definirlo “tecno-fantasy” mi pare un poco eccessivo, dato che è molto fantasy ma ben poco tecno), si nota lo sforzo di costruire un background originale, e nel complesso è un tentativo che funziona: troviamo razze, animali e vegetazione che ricordano quelle classiche, ma mai viste prima; popoli le cui caratteristiche sono delineate nei particolari, e soprattutto ciascuno con la sua storia…
A proposito della dicitura “tecno-fantasy”, però, l’unica pecca è che la società a cui appartiene Danny non sembra avere un modo di fare o dei pensieri coerenti con il mondo tecnologico in cui vivono: la sensazione è che gli oggetti moderni siano solo uno sfizio per abbellire il background qua e là; il clima che si respira, insomma, non è quello che ci si aspetterebbe da una terra fantasy in un epoca moderna… aspetto che, almeno nel mio caso, ha lasciato un po’ l’amaro in bocca.

Per quanto riguarda i personaggi, invece, sono rimasta davvero colpita: non si sa molto di quelli secondari, ma i protagonisti mi sono sembrati caratterizzati quasi ottimamente. Danny è un ragazzo in gamba; non il classico contadino piagnucolone che impara a combattere nel giro di una settimana, ma un sedicenne normale, con le sue qualità e i suoi difetti, con i momenti di forza e le sue debolezze. Anche Sindy mi è parsa a posto, cosa assai rara per una ragazza dei libri fantasy; e anche riguardo a tutti gli altri personaggi principali, ho trovato il loro carattere ben delineato: persino una donzella apparentemente frivola come Mary non è risultata affatto stereotipata ai miei occhi. Insomma, un gruppo di adolescenti creati davvero bene, realistici e soprattutto verosimili come se fossero veri sedicenni.

Come accennavo nell’introduzione, però, se l’idea poteva essere la base per un libro di notevole valore, purtroppo questa trama e questi personaggi non sono stati supportati, a mio giudizio, da uno stile efficace e corretto dal punto di vista narrativo.
Già dal prologo, infatti, la storia delle origini di Neterria viene riferita in un modo che più di una volta oltrepassa il muro dell’infodump, ovvero “rigurgito” di informazioni superflue o comunque che vengono snocciolate al lettore tutte in una volta, senza dargli il tempo di digerirle. Il risultato è un vago senso di noia e di monotonia fin quasi dall’inizio, a esclusione dell’incipit e delle primissime pagine, che invece ho trovato davvero ottime.
Un attacco come:

Ben trovati! Non ho idea di chi siate e la cosa non ha importanza.
Io non sono uno scrittore e non sono un poeta, e non è mia intenzione produrre un’opera di grande valore che canti imprese gloriose e venga citata nei secoli a venire. Sono solo un soldato, che in quelle che forse saranno le ultime ore della sua vita sta cercando di lasciare un ricordo di sé, e del popolo che ha lottato per difendere.

mi ha incuriosito e conquistato da subito, ma anche per quanto riguarda le pagine successive tendenzialmente noiose c’è da dire, perlomeno, che la voce narrante in prima persona ha reso la serie di informazioni meno fastidiosa. Lo definirei, dunque, un infodump non grave, anche perché il narratore non interrompe di botto la vicenda per spiegarci per filo e per segno vita, morte e miracoli del mondo fantasy di turno: poteva esserci un modo migliore per riferire la storia degli umani di Neterria, ma considerato che l’incipit è, secondo me, proprio ben fatto e originale, chiudo volentieri un occhio – o anche due – su questo problemino del prologo.
I guai, però, non sono finiti, perché nel primo capitolo i discorsi che puzzano di infodump ricominciano, e questa volta le cose non vanno così bene: mentre il giovane Danny si reca a scuola su un hoverbus e il narratore in terza persona ci riferisce i suoi pensieri, questo inizia di punto in bianco un non richiesto trattato geografico sul territorio della Grande Croce che non va a capo per una pagina abbondante.
Fornisce una bella panoramica del mondo di Danny, su questo non c’è dubbio, ma nella sua minuziosità risulta anche alquanto noioso… ed è inutile dire che quando chi legge fiuta il pericolo “muro di descrizioni”, l’istinto scatenato è quello del salto a piè pari, al che si può dire addio alla già scarsa utilità del manuale di geografia.

Un ulteriore difetto che ho notato è il seguente: a volte, nel corso della vicenda, il narratore tende a ribadire l’ovvio, di solito ripetendo quel che ha già detto in precedenza. Ad esempio, troviamo scritto:

Laura era compagna di classe di Sindy, come anche Mary, che era la ragazza da cui Sindy aveva spedito Jess quella volta che gli aveva fatto cambiare posto sull’hoverbus. 

Peccato che la faccenda dello scambio di posto sull’hoverbus sia già stata ampliamente descritta in precedenza, e soprattutto che chi legge abbia già avuto modo di conoscere Mary.
Oppure:

[Sindy] Si riferiva alla gita a cui partecipava tutta la scuola la vigilia del Giorno della Liberazione, che era fra cinque giorni.

Sorvolando sulla consecutio temporum mancata (se il racconto è al passato, è opportuno scrivere “sarebbe stata” e “cinque giorni più tardi”), anche qui Danny ci ha già parlato di questo evento.
Queste specificazione, dunque, risultano inutili (oltre che lievemente antipatiche, dato che spingono a pensare: «E che, c’era bisogno di ripeterlo? Non sono mica tonto, io!»).

Oltre a questo, sembra che il destino di questo romanzo sia fin dall’inizio quello di tendere a essere noioso. Mi spiego meglio: quando ci si mette, il narratore descrive le scene d’azione in modo coinvolgente, proiettando sempre a fianco dei personaggi e rendendo le immagini vivide come in un film – e in particolare, a mano a mano che si procede con la storia le cose migliorano almeno un po’. Il fatto, però, che l’intero libro sia poco più che il lungo prologo di una storia che a fine romanzo sembra dover ancora entrare nel vivo lo ha reso inevitabilmente troppo prolisso. Avrei preferito che il libro contenesse anche il doppio dei capitoli ma avesse un’introduzione, uno svolgimento e una conclusione, piuttosto che 300 pagine praticamente solo di preambolo.

Il resto dello stile è in linea di massima corretto, nonostante abbia scovato piccole spie che mi hanno fatto dubitare che vi sia stato fatto un editing approfondito: infatti, i refusi, le imprecisioni, e a volte anche difetti veri e propri di impaginazione non sono pochi. Per esempio, troverete scritto un po’ “sì” e un po’ “si”, come se l’accento fosse un optional, andrete alla ricerca di virgole disperse chissà dove… fino ad arrivare a delle vere e proprie perle di bellezza come la seguente:

L’ambiente era decisamente più accogliente del precedente.

Gente, non c’è che dire: assolutamente commovente 🙂

Come scrivevo all’inizio, il mio voto andrebbe diviso tra qualità della storia e qualità dello stile, tra i quali ho riscontrato una notevole differenza, ma dato che ho deciso di assegnare un voto unico alle recensioni, mi sono mantenuta su un livello medio.
La voglia di conoscere come continuerà la storia, non lo nascondo, è forte, perciò spero che l’autore decida di pubblicare i seguiti al più presto: lo stile necessita ancora di limature, ma nel complesso è tutt’altro che un esordio da buttare via. Quindi ve lo consiglio, se amate le ambientazioni fantasy che sanno equilibrare elementi classici e moderni, i personaggi ben caratterizzati e le storie avventurose.

*       *       *

Alzo ora gli occhi su questa pianura immersa nell’oscurità, e vedo migliaia di luci che avanzavano nella notte ormai alle poste. Le sirene hanno suonato di nuovo e tutti noi respiriamo a pieni polmoni, abbracciando la trepidante attesa che ti assale prima di ogni scontro, quando non sai ancora quale sarà il tuo destino ma come ogni buon soldato sei deciso a vendere cara la pelle.
Chissà se un giorno potrò continuare il mio racconto? Chissà se qualcuno mai lo leggerà? Io per il momento sono qui, a fianco dei miei compagni, e per le domande oramai non c’è più tempo. Non sappiamo se ce la faremo, non sappiamo se riusciremo a salvare la nostra gente, non sappiamo nulla. Possiamo solo combattere… combattere e morire.

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2 responses to “Recensione: La luce, il buio e i segreti di Andàra

Stretta è la soglia, larga è la via: dite la vostra, che ho detto la mia!

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