[Racconto] La biblioteca di notte

Dopo parecchie settimane di fervente attesa, ieri è finalmente arrivato il risultato del concorso di scrittura a cui ho partecipato.
In poche parole, si trattava della seconda edizione di un concorso a premi bandito dalla mia scuola: i concorrenti dovevano inventare un racconto di max 10’000 battute che si riconoscesse nel tema “La biblioteca di notte”. L’idea, devo ammettere, mi sconfinferava non poco, perciò ho deciso di imbarcarmi in questa “impresa” per me del tutto nuova: sottoporre una mia storia a una commissione di professori che l’avrebbero letta e giudicata.
Con mia grande gioia e ancor più grande sorpresa, sono stata selezionata tra i 12 finalisti su circa altri 60 concorrenti… Mi piacerebbe anche potervi dire che ho sbaragliato tutti quanti e mi sono portata a casa la bellezza di 150€, ma purtroppo devo deludervi 😉
No, il mio racconto non è uscito vincitore… però volete mettere la soddisfazione di ricevere un attestato e soprattutto un libretto con stampato sopra un testo scritto da me?? È stato fantastico, credetemi, e in più mi ha dato la spinta per riprovarci l’anno prossimo. Sapete come si dice… “Ritenta e sarai più fortunato!” 🙂

Eccomi, dunque, a farvi leggere il racconto che mi ha portato in finale… ma vorrei che fosse chiaro fin dall’inizio che non ho deciso di pubblicare la mia storia online per sentirmi dire che sono bravissima, per vantarmi di aver superato gli altri concorrenti e via dicendo. Il fatto che il concorso sia terminato, infatti, non significa che lo sia anche la mia carriera di scrittrice (figurarsi… non è nemmeno cominciata, secondo me!), e dato che sono del parere che un testo possa essere sempre migliorato…
Be’, detto brevemente, scatenatevi pure; anzi, siate spietati, perché – come dimostra il fatto che sia arrivata in finale ma non prima o seconda – ogni vostra annotazione servirà ad affinare il mio stile… E chissà che l’anno prossimo non riesca a giungere più avanti?

Vi dirò che, rileggendolo a un mese abbondante di distanza dalla consegna, ho già un’idea di cosa vorrei migliorare all’interno del testo, ma desidero anche sentire il vostro parere: so per esperienza che è impossibile per un autore giudicare in modo oggettivo i propri scritti, perciò una serie di giudizi esterni mi saranno certamente d’aiuto.
In particolare, vi chiedo di darmi un parere sull’originalità della trama e dell’intreccio, sull’efficacia del finale (su cui mi sono arrivati pareri di tutti i tipi, spesso discordanti) e sullo stile in generale, e ricordate che accetto qualsiasi cosa: da “Sei un fenomeno, meritavi certamente di vincere” a “Smetti di scrivere e datti all’ippica, perché fai davvero pena!”
Detto questo, buona lettura… e mi raccomando, dateci dentro! 😉

[Se vi trovate più comodi a leggere, potete scaricare il testo in formato DOC o PDF.]

*       *       *

~ La biblioteca di notte  ~

Cosa c’è di meglio di un’intera serata in compagnia dei libri?

Questo pensa Gaspare Marchetti mentre oltrepassa l’ingresso della biblioteca e raggiunge il banco dei prestiti con cinque voluminosi romanzi sotto braccio.

«Buona sera, signor Marchetti. È qui con noi anche oggi?», lo saluta la bibliotecaria, sorridendo. Lui ricambia senza proferire parola, e intanto le porge i libri. Una serie di bip acuti annuncia a entrambi che il lettore ottico ha fatto il suo dovere.

«Magari tutti fossero puntuali come lei!», recita la bibliotecaria con aria sognante.

Marchetti si allontana, ma non può fare a meno di notare che alla sua destra, proprio sullo scaffale dei best-seller, c’è lui, il suo tesoro, la sua creatura più preziosa. La biblioteca di notte: così si chiama il romanzo che ha tolto ore al suo sonno per oltre sette anni, che gli è costato innumerevoli sacrifici e fatiche… ma che alla fine ha visto la luce.

Per un attimo rivede se stesso mentre tiene in mano quella lettera: la lettera in cui il direttore di un’importante casa editrice gli faceva i complimenti e lo invitava in redazione per “discutere di affari e di rilevanti questioni editoriali”. Da quel momento era trascorso un altro anno, segnato dalle continue correzioni e revisioni, ma il grande giorno era finalmente arrivato, e l’enorme e unanime consenso di pubblico che aveva ricevuto di lì a poco era bastato per ripagare ogni suo sforzo.

«Un’opera degna di un maestro», l’avevano definita i giornali più in voga del momento. «Tutto nella Biblioteca di Marchetti, dall’assoluta genialità della trama alla descrizione minuziosa dei personaggi, proietta in un universo in cui nulla va dato per scontato». E adesso la sua creatura è davanti a lui, pronta a tenere compagnia a un nuovo lettore che – lo sente – arriverà molto presto.

A essere sinceri, non ha mai capito che gusto ci trovino i giornali a tessere lodi così esageratamente leccapiedi.

L’idea era quella di una biblioteca serale in cui, durante le notti di luna piena, uno sfortunato lettore veniva tramortito con un libro e terrorizzato da ombre misteriose e rumori sospetti; e dopo che un sinistro pendolo aveva battuto i dodici rintocchi della mezzanotte, veniva proiettato all’interno di un romanzo – con tutte le spiacevoli conseguenze che questo può comportare, specie se il libro in questione è un po’ movimentato. Insomma, la trama non è certo la più geniale che si possa immaginare. Se ai lettori piace, però, tanto basta, sorride tra sé. Fissa il suo tesoro con orgoglio… e quasi gli sembra che il libro stia facendo lo stesso, o perlomeno che stia ricambiando il suo sguardo.

«Ah, è incredibile», lo raggiunge la voce della bibliotecaria. «Ne abbiamo acquistate una dozzina di copie solo due giorni fa e già vanno a ruba… Quella l’hanno restituita da mezz’ora, ma prevedo che non rimarrà lì ancora per molto, se penso a che storia meravigliosa c’è dentro…»

«Ma come, è uscito solo da una settimana e lei lo ha già letto?», domanda Marchetti, meravigliato da tanto entusiasmo.

«Certo che sì, e pensi che lo sto rileggendo per la terza volta! Oh, hanno ragione i giornali: è geniale, a dir poco geniale… A chi altri poteva venire in mente una storia del genere?»

«Se lo dice lei…», sorride sotto i baffi, mentre si allontana. Stavolta gli pare che la lugubre luna piena che figura sulla copertina del libro, proprio di fianco al suo nome stampato, gli faccia l’occhiolino… e percorrendo il corridoio dove si trovano gli scaffali di narrativa, mentre oltrepassa una finestra aperta, si accorge di un dettaglio che prima non aveva notato.

Che buffo. Non mi ero accorto che ci fosse la luna piena… davvero buffo, è proprio come succede nel mio romanzo!

Una folata di vento di fine ottobre lo fa rabbrividire e le lampade al neon gettano bagliori sinistri sugli scaffali. Da adesso fino alle ventitré e trenta, quando la biblioteca chiuderà, non ci sarà niente e nessuno – nemmeno gli spifferi e l’atmosfera che ricorda vagamente un film horror – in grado di rovinare il momento che attende con trepidazione da un’intera settimana: tre stupende, magiche ore di lettura in compagnia dei libri, i suoi amici più fidati.

A quell’ora non sembra esserci nessuno in biblioteca, oltre a lui e alla bibliotecaria – e ai libri, naturalmente, anche se forse non sono molti all’infuori di lui a considerarli come persone vere e proprie.

Meglio, così non mi disturberà nessuno.

Il brivido di nervosismo che gli corre lungo la schiena da quando è uscito di casa, però, non vuole saperne di lasciarlo in pace. I muri dell’edificio nascondono qualcosa di losco o è solo un’insulsa paranoia da scrittore di thriller?

Niente che una magica serata in compagnia dei libri non possa curare, riflette Marchetti, e si dirige a passo spedito verso la saletta di lettura; prima però sosta tra due scaffali e sfila un romanzo da quello di sinistra. Lo fa quasi con trepidazione, come se temesse che anche solo disturbare un volume dal suo sonno lo possa ridurre in polvere davanti ai suoi occhi.

Paranoie, nient’altro che paranoie.

Gli è sempre piaciuta la sala di lettura della biblioteca: ogni volta che vi entra, si stupisce di quanto sia sempre accogliente. E poi quelle deliziose poltroncine di velluto rosso sono così comode…

Ne sceglie una non lontana dall’entrata, in modo che, se dovesse finire il libro prima del previsto, potrà metterci meno tempo ad andarne a prendere un altro. La poltrona lo accoglie con calore, e lui lascia che il nuovo romanzo che ha scelto lo trasporti lontano, in un mondo incantato, dove tutto il resto non esiste.

*

Un rumore improvviso, come di una pesante porta sbattuta con violenza, lo fa sussultare e lo costringe a interrompere la lettura.

Quanto tempo è passato da quando ha cominciato a leggere? Non ne ha proprio idea; sa soltanto che adesso si è interrotto, probabilmente per una cosa da nulla, e non sarà facile ritrovare quello stato di perfetta simbiosi con la storia contenuta tra le pagine del libro che ha in grembo.

«È lei, signora Marzi?». Nessuna risposta, nemmeno un sussurro.

Altri visitatori a quest’ora?, si domanda ora, piuttosto irritato da quella insignificante distrazione che lo ha distolto dalla sua lettura.

Allontana immediatamente dalla testa un pensiero poco meno che assurdo: anche nel suo romanzo uno dei personaggi si trova a leggere a notte inoltrata in una biblioteca, e anche lì a un tratto iniziano ad avvertirsi rumori sospetti.

E poi?

Poi – se lo ricorda bene – le stranezze sarebbero arrivate al culmine e la situazione sarebbe precipitata. Ma il bello dei libri è che si possono sempre chiudere, e che comunque non hanno mai ripercussioni sulla vita reale. Oppure no?

Prima ancora che riesca a formulare la fine di questo pensiero, sente qualcosa di duro e pesante – forse proprio un libro, a giudicare dalla conformazione – che lo colpisce dietro la testa, e l’intera stanza precipita insieme a lui in un vortice di tenebre.

*

Non è possibile.

Questo è il primo pensiero di Gaspare Marchetti quando, dopo un interminabile tempo trascorso a vagare nell’oblio, riesce a riprendere conoscenza. Si accorge di trovarsi a terra. Un diffuso dolore ai muscoli gli impedisce di alzarsi. Avverte un bruciore alla nuca da cui cola qualcosa di umido, e non riconosce il luogo in cui si trova. C’è solo una luce lontana, fioca, tremolante come una fiammella di candela, che sembra volersi spegnere da un momento all’altro e che a malapena gli fa distinguere cosa c’è a un palmo dal suo naso.

Da un punto alla sua destra, che non riesce a identificare, arriva lo schianto secco di un ingranaggio messo in moto, dopodichè un pendolo inizia a battere i suoi rintocchi. Facendo uno sforzo che gli strappa un gemito di dolore, mette a fuoco l’orologio, e quello che vede gli gela il sangue.

È mezzanotte. O meglio, lo sarà quando il pendolo smetterà di rintoccare per la dodicesima volta. E questo non può fare a meno di ricordargli quello che aveva tentato invano di scacciare dalla testa: La biblioteca di notte.

No, n-no… non è possibile… è un incubo, è soltanto un incubo…

Mezzanotte. Significa che la biblioteca è già chiusa almeno da mezz’ora, ma che lui, chissà come, ne è rimasto prigioniero. Significa che non c’è mondo di sfuggire a quell’incubo, di allontanare le fantasie che lo stanno perseguitando… quelle stesse fantasie che aveva riversato nelle sue storie, credendo ingenuamente che lì sarebbero state al sicuro.

Inizia a pregare, a scongiurare che tutto finisca – o che perlomeno finisca presto. Ma non è certo in grado di fermare il pendolo, che continua a scandire ritmicamente il suo tempo.

Quasi senza accorgersene, si mette a contare insieme a lui. Uno. Due. Quattro. Sette tocchi.

A questo punto la luce sembra volersi spegnere per sempre… e invece ritorna forte, in tempo per proiettare sulla parete di fronte a lui un’ombra minacciosa che scioglie definitivamente i suoi dubbi. Sa che si tratta di lui, della spaventosa creatura che lui stesso ha messo a guardia della sua Biblioteca.

Poi la luce trema un’ultima volta e capitola, portando via con sé anche l’ombra, ma non prima di avergli permesso di notare che ai suoi piedi, sporco di quello che ha tutta l’aria di essere sangue, c’è un libro… quel libro.

Mentre l’orologio batte l’ultimo tocco, quasi inconsapevolmente la sua mano sfiora la copertina… e da lì tutto svanisce, di nuovo, in un vortice infinito di oscurità.

*

Che strano!, pensa la signora Ornella Romani. L’ho letto pochi giorni fa… eppure non mi ricordavo che ne La biblioteca di notte ci fosse anche un personaggio che si chiama come l’autore. Ah, aveva ragione mio nipote: sto proprio invecchiando…

– 

 –

PS: se avete del tempo da perdere e volete farmi davvero ma davvero felice, scaricate il file DOC, armatevi di ascia bipenne e affettate come vi pare e piace, aggiungendo commenti, note, sottolineature… poi rispeditemi il tutto via email. Per farla breve, più siete accurati nel segnalarmi quello che secondo voi non funziona, più mi sarete d’aiuto. Quindi ripeto: siano aperte le danze, e mi raccomando scatenatevi!

*       *       *

EDIT: volevo segnalarvi la divertentissima e soprattutto utilissima (per me, s’intende ^^) recensione della Biblioteca che Amnell ha scritto per il suo blog, che trovate qui.

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26 responses to “[Racconto] La biblioteca di notte

  • Amnell

    Chiedo il permesso di recensirlo sul mio blog! 😀
    Premetto che il giudizio non è affatto positivo, ma potrai sempre distruggermi se non approverai proprio nulla di ciò che dirò. 😉

    • topolinamarta

      Mi devo preoccupare? O.o
      Scherzi a parte, ovviamente fai pure, non ti definirò kattiva/frustrata/invidiosa solo perché hai osato distruggere il mio capolavoro (?) 🙂 Ti chiedo solo di fare presto, perché sono curiosa! 😉 (Scherzo anche qui… prenditi pure i tempi che ti pare xD)

      • Amnell

        Grassie grassie. ^_^ Oddio, non distruggo niente! E naturalmente sei invitata a correggermi, qualora dicessi cose stupide: non sono affatto una reviewer esperta!

  • Lina

    Un racconto stupendo, non c’è che dire. Posso chiederti una cosa?
    Come mai hai scelto il nome “Gaspare”? Sono curiosa…
    Tuttavia, sinceramente, non ho apprezzato l’inserimento nella storia di un pendolo e di altri elementi tipici del genere horror(sono a mio parere un po’ troppo usati, così il racconto perde di originalità.
    La figura della bibliotecaria, la signora Ornella Romani, mi sembra banale, è la solita vecchietta.
    So che le mie “critiche” non sono granché, considerando che ho solo nove anni(e mezzo), ma volevo esprimere il mio pensiero in merito al tuo bellissimo racconto.

    • topolinamarta

      Un racconto stupendo, non c’è che dire.

      Onorata =’)

      Come mai hai scelto il nome “Gaspare”?

      Mi dispiace non poterti raccontare tutta la storia che c’è dietro… perché devi sapere che era un’idea che avevo in mente già da un po’ di tempo e che si ispirava a un’altra storia ben più complessa, e Gaspare è la – diciamo – storpiatura del nome di un personaggio di quest’ultima. Ma se mi mettessi a raccontare tutto dovrei aprire un altro blog solo per quello, tanto sarebbe lunga la faccenda xD
      Ti basti sapere che Gaspare è un nome che darei a un signore colto e distinto come è il mio protagonista, non so di preciso perché… E riguardo al cognome Marchetti, idem… mi ispirava, suonava bene, e tanto basta – credo xD

      Tuttavia, sinceramente, non ho apprezzato l’inserimento nella storia di un pendolo e di altri elementi tipici del genere horror(sono a mio parere un po’ troppo usati, così il racconto perde di originalità.

      Capito, e ti do ragione. Forse mi sono fatta prendere la mano col desiderio di scrivere un racconto horror, così ho finito per cacciarci dentro elementi un po’ inflazionati…

      La figura della bibliotecaria, la signora Ornella Romani, mi sembra banale, è la solita vecchietta.

      Occhio, la Romani non è la bibliotecaria 😉
      Ripensandoci, forse avrei potuto evitare di inserirla nel finale e mettere al suo posto la bibliotecaria (alcuni mi hanno fatto notare, per dire, che sembra una cosa campata per aria). Ma l’intento di rendere quest’ultima una figura un poco stereotipata era (doveva essere) voluta: sarà che anch’io non sopporto chi legge un libro e non sa fare altro che tesserne lodi a tutt’andare… insomma, mi piaceva l’idea di una signora un po’ “sempliciotta”, diciamo 🙂 Non so se mi sono spiegata…

      Comunque ti ringrazio, cara Lina, per aver commentato: anche se hai messo in evidenza poche cose, è utile sentire anche il parere di una “bambina” (ovviamente questo non è un male, anzi 😉 ) come te!

  • Lina

    Spero di esserti stata di aiuto, continua a scrivere. sei bravissima e hai un talento straordinario.

    • topolinamarta

      Spero di esserti stata di aiuto

      Non immagini quanto 🙂 Ancora grazie, e a presto!

      continua a scrivere

      Credimi: non credo ci sia niente al mondo in grado di farmi smettere. Ho già detto che scrivere mi piace troppo, vero? xD

  • Emiliailim3

    Ciao Marta!
    Allora, parto con il dire due cose: la prima è che sono giovane e inesperta, la seconda che raramente leggo fantasy (eheheh, lo so, non sono molto indicata per essere una follower del tuo blog…) visto che prediligo libri thriller con quello che io chiamo “tasso d’ansia” molto elevato.

    Queste due cose sono rilevanti per la mia “recensione”.

    Se fossimo su aNobii darei a questo racconto 3 stelle su 5. Che è la sufficienza, ovviamente. Non posso darti 5 perché non mi ha cambiato la vita (ma penso che a nessun racconto darei 5 stelline) né 4 perché non è da “Mi ha fatto aprire gli occhi su molte cose/ho imparato qualcosa di nuovo/mi ha fatto morire dal ridere”.
    3 è il numero di stelline che do a una storia che giudico bella e che non rimpiango di aver letto. Che mi ha fatto passare del tempo piacevolmente, ecco.

    1. Originalità della trama e intreccio
    Scelta interessante e sviluppata bene. Io non ho mai letto niente che avesse questa trama (ma ricadiamo nella prima cosa che ho detto…). Hai reso bene i tempi, parlando del suo libro senza far perdere il filo della storia.

    2. Stile di scrittura.
    E qui che ho qualcosa da ridire. Trovo che siano pareri personali, però. A primo acchito ho notato che c’era qualcosa di… strano. Qualcosa che mi faceva storcere il naso di tanto in tanto durante la lettura. E’ una sensazione, ripeto, non c’è bisogno di prenderla come… universale.
    C’è questa specie di, nebbia, non so come spiegarmi. E’ come se fosse tutto un po’ meccanico. Estremamente logico, messo su ad arte.
    Mi hai fatto ricordare un po’ i temi che scrive la mia compagna di banco: sono scritti bene e scorrevoli, ma si vede che non c’è tanto di lei dentro, che non pensa veramente queste cose. Ecco, con il tuo racconto (soprattutto la prima parte) la mia impressione è stata questa: c’è qualcosa che bloccava dall’essere più di tua proprietà.
    Provo a fare un esempio perché sembra mi stia esprimendo in arabo.
    La tua storia è un pezzo di pongo. Hai scelto la quantità giusta, il colore, fai uno schizzo dell’immagine che vuoi rappresentare.
    Cominci a lavorare il pongo. Lo lavori, lo lavori, lo lavori. Presti attenzione ai minimi dettagli, togli quello che ti sembra in eccesso, lavori sempre su quel determinato particolare che non ti viene. E intanto il pongo sta diventando sempre più difficile da maneggiare. Riesci ad arrivare alla fine della tua costruzione, ma il tuo pongo è diventato talmente lavorato che è come se l’avessi reso di plastica, come se venisse da una produzione in stock.
    Probabilmente ho reso solo ancora più confuso il mio pensiero, va beh. Penso che con la pratica tutti possiamo imparare a fare dei pezzi di pongo delle opere d’arte mai viste prima.

    Un’altra cosa è la scelta del tipo di narrazione. La terza persona singolare al tempo presente non l’ho trovata una scelta azzeccata. Io sono per “terza singolare – passato” o “prima singolare – presente”. IO. Quindi non faccio tanto testo 🙂

    Ultima cosa da segnalare sullo stile. Il pezzo da quando rimane chiuso nella biblioteca fino alla fine poteva diventare molto più ansiogeno. Raccontato come hai fatto tu continuava ad essere un po’ “perso nella nebbia”.
    Sarà che ho appena letto un racconto di Edgar Allan Poe che mi ha fatto arrivare ad un “tasso d’ansia” che neanche durante le interrogazioni raggiungo!

    3. Il finale
    Il finale mi è piaciuto. Insomma, si capiva dove la storia stava andando a parare, il finale non arriva proprio inaspettatamente.

    Detto questo vado a sotterrarmi per essere stata cattiva. E per non essermi riuscita a spiegare in italiano compiuto.
    Giuro che se mi viene in mente un modo migliore per spiegare la cosa torno qui e mi sforzo di SCRIVERLA! 🙂

    • topolinamarta

      Ciao Amy, che piacere sentirti! 🙂 Grazie mille per avermi comunicato le tue impressioni, che come ho già scritto mi saranno certamente utile per migliorare. Detto questo, permettimi di rispondere/spiegare, dato che sono qui apposta 😉

      Riguardo al secondo punto, credo che tu ti sia spiegata benissimo. Di sicuro c’è del vero nelle tue parole, anche se ora che il racconto è “fresco di vernice” (nel senso, naturalmente, che è passato poco tempo da quando l’ho scritto, e sono di sicuro ancora troppo immersa all’interno della vicenda per rendermene bene conto) a me non sembra più di quel tanto. Forse è dovuto al fatto che si trattava del mio primo horror/thriller, perciò probabilmente mi sono lasciata troppo influenzare dai libri che leggo senza metterci molto di mio.
      Il mio “problema” è che so che quando mi lascio andare e scrivo di getto, in modo spontaneo, cioè non prestando attenzione ai minimi dettagli come hai detto tu (cosa che effettivamente ho fatto, in questo caso), finisco per comporre testi che poi cinque minuti dopo mi fanno letteralmente torcere le budella dalla nausea, perciò tendo a lavorare molto sui particolari proprio per prevenire le eventuali schifezze che ci ficcherei in mezzo scrivendo di getto…
      A questo punto ho paura di essere io quella che non sa spiegarsi o che, pur di riuscirci, si arrampica sugli specchi. A questo punto spero di riuscire a non dare più questa sensazione in futuro… e poi fare i pocci con il pongo mi è sempre piaciuto, quindi mi darò da fare! 😉

      Un’altra cosa è la scelta del tipo di narrazione. La terza persona singolare al tempo presente non l’ho trovata una scelta azzeccata. Io sono per “terza singolare – passato” o “prima singolare – presente”.

      Pensa che la primissima versione del racconto doveva essere proprio al passato! xD Poi però ho pensato che narrare le azioni al presente avrebbe potuto aiutarmi a tenere viva la tensione (tentativo fallito, a quanto pare T.T), e allora ho deciso di cambiare.
      Ti dirò, comunque, che nella stragrande maggioranza dei casi io e il tempo presente non ci possiamo soffrire: specialmente quando è in prima persona e soprattutto quando l’autore si perde in divagazioni filosofiche lo trovo massacrante, ma ho pensato che in 10’000 caratteri questo problema di noiosezza non si sarebbe presentato, a differenza di quel che accade nei romanzi.
      Poi confesso che avevo un po’ voglia di sperimentare qualcosa di nuovo: insomma, scrivo praticamente sempre in terza persona al passato col narratore interno, così ho tentato di sperimentare qualcosa di nuovo.

      Detto questo vado a sotterrarmi per essere stata cattiva. E per non essermi riuscita a spiegare in italiano compiuto.

      Ma va là! =D

  • Enzo

    Come mai hai deciso di raccontare proprio di uomo e non di una donna?
    Non so, mi ispira di più un personaggio femminile. =)
    “La biblioteca di notte: così si chiama il romanzo che ha tolto ore al suo sonno per oltre sette anni, che gli è costato innumerevoli sacrifici e fatiche… ma che alla fine ha visto la luce.”
    Non so, la ripetizione di che non mi convince, non sono un critico, ma dico lo stesso ciò che penso. 😄
    “Per un attimo rivede se stesso mentre tiene in mano quella lettera: la lettera in cui il direttore di un’importante casa editrice gli faceva i complimenti e lo invitava in redazione per “discutere di affari e di rilevanti questioni editoriali”.
    Anche qui non apprezzo la ripetizione di lettera, forse sarebbe stato meglio scrivere “epistola”, usata per indicare una lettera formale ed elegante.
    “Gli faceva i complimenti”
    Qui starebbe meglio il verbo “complimentarsi”
    Scusa, forse ho sbagliato, non sono un critico.
    Comunque…questo non c’entra con il tuo racconto, ma come convinco mia sorella(8 anni) a leggere? Lei dice che la lettura è “roba da sfigati”, ma non ha mai letto nulla in vita sua. Ho provato a regalarle libri semplici, quelli che leggevo da piccolo, ma non ha dato loro neanche un’occhiata.
    Voglio farle scoprire il magico mondo della lettura? Come devo fare?
    Grazie in anticipo!

    • topolinamarta

      Come mai hai deciso di raccontare proprio di uomo e non di una donna?
      Non so, mi ispira di più un personaggio femminile. =)

      Sinceramente non lo so. A me invece ispirava di più un uomo xD

      Scusa, forse ho sbagliato, non sono un critico.

      Nemmeno io, ma che importa? Ciò che conta è essere bravi lettori! Perciò grazie anche a te per avermi segnalato ciò che secondo te non va… Piccole cose ma mirate, bene così! 🙂

      Comunque…questo non c’entra con il tuo racconto, ma come convinco mia sorella(8 anni) a leggere? Lei dice che la lettura è “roba da sfigati”, ma non ha mai letto nulla in vita sua. Ho provato a regalarle libri semplici, quelli che leggevo da piccolo, ma non ha dato loro neanche un’occhiata.
      Voglio farle scoprire il magico mondo della lettura? Come devo fare?
      Grazie in anticipo!

      Io le risponderei che prima di giudicare qualsiasi cosa bisogna conoscere, sennò la “sfigata” rischia di diventare lei! Però non è mai facile convinvere un accanito “non-lettore” almeno a sfogliare un libro… Così su due piedi, non conoscendola, ti consiglio di proporle un libro da cui è stato tratto un film che le piace molto (ce ne sarà almeno uno, no?): se si accorgesse che i romanzi sono sempre più ricchi di emozioni dei film, allora il gioco sarebbe fatto… 🙂

  • profgemelli

    Ciao! Che bello leggere un tuo racconto! Ho scaricato il file e ti manderò dei commenti dettagliati. Per ora ti posso dire che mi ricorda parecchio sia per stile che per tema i racconti che scrivevo io alla tua età…

  • unavitalunatica

    Mi complimento con te, perchè la ‘sconfitta’ non ha deturpato la tua passione per la scrittura. Avere un libretto stampato col proprio racconto deve essere una sensazione frizzante :-]
    Sai, il problema dei racconti ‘limitati’ – che non possono superare un dato numero di battute, in poche parole – è sempre lo stesso. Manca spazio. Trovo che, quindi, sia decisamente più complicato scrivere un buon racconto, che un bel romanzo: nel tuo caso, hai fatto un buon lavoro. Avrei da ridire sulla scelta del tempo verbale. Soggettivo, soggettivo: il presente non posso digerirlo, ma ripeto che è soggettivo. Mi piacerebbe recensirlo, ma dovresti aspettare un po’: ho un mucchio di impegni e di cose da fare >.<

    • topolinamarta

      Proprio frizzante, hai detto bene!
      Comunque sono pienamente d’accordo: non è mai semplice sapere di dover scrivere una storia che abbia un senso rimanendo all’interno di un certo numero di battute. Non è come un romanzo, in cui un autore può decidere quante pagine dedicare all’introduzione della vicenda, allo sviluppo dei personaggi… Sarebbe come dover concentrare un intero film in un solo scatto fotografico: o viene fatto al momento giusto, oppure si rischia di non far capire niente. È stato un bell’esercizio però, non c’è che dire!

      Avrei da ridire sulla scelta del tempo verbale. Soggettivo, soggettivo: il presente non posso digerirlo, ma ripeto che è soggettivo.

      Come ho già detto a Emilia, nemmeno io vado tanto d’accordo col presente, ma in questo caso ho pensato che anche il lettore più allergico avrebbe potuto digerire due paginette di racconto senza troppe difficoltà (come capita spesso a me con certi mattoni scritti interamente al presente)… o no? 🙂

  • Dani

    Non so…è una mia impressione, ma mi pare di aver già letto una trama simile a quella del tuo racconto. In molti casi il racconto perde di originalità (come hanno fatto notare altri, il pendolo o i sette tocchi), ma è molto coinvolgente.
    “C’è solo una luce lontana, fioca, tremolante come una fiammella di candela, che sembra volersi spegnere da un momento all’altro e che a malapena gli fa distinguere cosa c’è a un palmo dal suo naso.”
    Non sarò un bravo scrittore, ma molte delle congiunzioni che usi privano della tensione necessaria per dei romanzi “horror”.
    Non so…credo che sarebbe meglio così(per me):
    “C’è solo una luce lontana, irraggiungibile, tremolante, simile alla fiammella di una candela, che sembra volersi spegnere da un momento all’altro”
    Toglierei il secondo pezzo, smorza tutta la tensione.
    “Da un punto alla sua destra, che non riesce a identificare, arriva lo schianto secco di un ingranaggio messo in moto, dopodichè un pendolo inizia a battere i suoi rintocchi. Facendo uno sforzo che gli strappa un gemito di dolore, mette a fuoco l’orologio, e quello che vede gli gela il sangue.”
    A destra, improvvisamente, in un punto non identificato, arriva lo schianto secco di un ingranaggio azionato, un pendolo inizia a battere i suoi rintocchi. Due, quattro, sette rintocchi. Facendo uno sforzo mette a fuoco l’orologio:ciò a cui assiste gli gela letteralmente il sangue, qualcosa di indescrivibile gli corre lungo la schiena, avverte una strana sensazione, quello non era più il posto tranquillo in cui amava leggere, era ben altro.
    “È mezzanotte. O meglio, lo sarà quando il pendolo smetterà di rintoccare per la dodicesima volta. E questo non può fare a meno di ricordargli quello che aveva tentato invano di scacciare dalla testa: La biblioteca di notte.”
    Quasi mezzanotte, il pendolo sta per rintoccare per la dodicesima volta, ciò non può fare a meno di ricordagli quello che aveva inutilmente tentato di scacciare dalla testa: La biblioteca di notte.
    “Mezzanotte. Significa che la biblioteca è già chiusa almeno da mezz’ora, ma che lui, chissà come, ne è rimasto prigioniero. Significa che non c’è mondo di sfuggire a quell’incubo, di allontanare le fantasie che lo stanno perseguitando… quelle stesse fantasie che aveva riversato nelle sue storie, credendo ingenuamente che lì sarebbero state al sicuro.”
    Mezzanotte, la biblioteca è già chiusa da mezz’ora, eppure Gaspare Marchetti ne era rimasto prigioniero, l’incubo continuava, quelle fantasie che aveva riversato nelle sue storie, lo perseguitavano, presentandosi continuamente nella sua mente, afflitta da chissà quali angosciosi pensieri.
    Non sono nessuno per criticare, non ho mai scritto nulla, ma ci ho provato.
    Spero almeno di averti aiutata. Ho tolto tutte le è o le e all’inizio dell frasi perché eliminano la tensione e sono, secondo me, bruttine da vedere.

  • Danzandotralestelle

    Solo una parola:Bravissima! Scrivi molto meglio di altre(Elisa Rosso e company). Sono sicura che sarai una bravissima scrittrice, complimenti!

  • Elisa

    Molto bello, brava

  • profgemelli

    Ecco fatto, ti ho mandato i miei commenti. Comunque complimenti alla tua scuola per questa bella iniziativa!!

  • sergio

    Avere tra le mani un volumetto stampato in cui le “tue” parole e le “tue” frasi ti guardano, talvolta sorridenti, altre volte un poco corrucciate, è una sensazione che solo chi l’ha provata può comprenderla. Secondo me il tuo racconto è gradevole e scorre bene. Ho notato un trascurabile errore di battitura nella frase “Mezzanotte. Significa che la biblioteca è già chiusa almeno da mezz’ora, ma che lui, chissà come, ne è rimasto prigioniero. Significa che non c’è mondo di sfuggire a quell’incubo,”. Qui. – modo – è diventato – mondo -. Poco male. Avrei comunque allegerito questo periodo scrivendo così: “Mezzanotte. La biblioteca è già chiusa da almeno mezz’ora. Lui, chissà come, ne è rimasto prigioniero e non c’è modo di sfuggire a quell’incubo,”.
    Mi metto comunque nei tuoi panni: scrivere un racconto “a tema”, e con limitazione di lunghezza e di tempo, è sempre abbastanza coercitivo e riduce la spontaneità della scrittura. Direi che tu, comunque, te la sei cavata più che egregiamente e non posso che complimentarmi. Buona padronanza della lingua, ottimo uso delle pause; ti do un bel “nove” per la fantasia e, sicuramente, quando inizierai a scrivere i racconti o i romanzi che ti sgorgano dall’anima è molto probabile che avrai successo.
    Una piccola notazione pratica: non è molto verosimile stordire una persona e ferirlo a sangue con un libro, anche se comprendo la sottintesa compenetrazione uomo-libro. Che ne pensi? un fermacarte non sarebbe stato meglio?
    Un abbraccio.

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