[Recensione] La compagnia della Serenissima

Salutiamo il mese di luglio con una nuova recensione del progetto, in cui parlerò del romanzo La compagnia della Serenissima.
N.B.: troverete un piccolo spoiler, ma non preoccupatevi: ho pensato di metterlo dello stesso colore dello sfondo, così non correrete il pericolo di rovinarvi la sorpresa. Se invece volete leggerlo, vi basterà selezionare la frase in questione e… puff! Magicamente il testo tornerà visibile! 🙂

Titolo: La compagnia della Serenissima (#1/3)
Autore: Francesca Sannibale
Genere: fantasy storico
Editore: IlMioLibro (autopubblicato)
Pagine: 226
Anno di pubblicazione: 2011
Prezzo di copertina: €16,50 (€11,50 su Ilmiolibro.it)
ISBN: 9788891008435
Formato: brossura
Valutazione:  
Grazie all’autrice per avermi inviato il libro in formato eBook.

     

RIASSUNTO – La riapertura della Ca’ Rosa e la riscoperta di una misteriosa lettera risalente al 1750 innesca, simile all’ingranaggio di un carillon, una serie di eventi a metà strada fra il soprannaturale e lo spionaggio, l’intreccio d’amore e il mistero. Luigi Del Casato ha sedici anni e si può definire un ribelle a tutti gli effetti. Nobile e sprovveduto, abbandonato dai suoi genitori quando era ancora un bambino, il giovane vive il caos della decadente Venezia del Settecento senza conoscere alcuna regola all’infuori del suo inestirpabile senso dell’onore, abbandonandosi a una bravata dietro l’altra insieme a Fabrizio, il suo migliore amico. La sua vita cambia in un piovoso pomeriggio d’inverno, quando, mentre è alla ricerca di una maschera per l’imminente Carnevale, il ragazzo si imbatte nel misterioso Gondoliere, un uomo dall’oscuro passato che sembra conoscere molte cose sui suoi genitori, segreti inconfessabili intrisi di magia e tradimento. Deciso a saperne di più, Luigi accetta di imparare le arti magiche, diventando un promettente apprendista.
Colomba Naradin ha quindici anni e nessuno fuori dalla porta della sua prigione di lusso sa della sua esistenza. Figlia di traditori della Repubblica, la ragazza è tenuta prigioniera dal perfido zio, che le ha ucciso entrambi i genitori e il fratellino durante un colpo di Stato. Avida di vendetta e di libertà, guidata dai poteri magici che le scorrono nelle vene, Colomba riesce a sfuggire al suo aguzzino assumendo le sembianze della Dama Nera, una maschera che presto attirerà molte voci su di lei in tutta Venezia. Il suo destino e quello di Luigi si incontreranno nel tripudio di colori del Carnevale in piazza San Marco, facendo nascere fra i due un amore potente quanto pericoloso. E quando il ragazzo verrà sfidato a un duello mortale, Colomba sarà costretta a fare una scelta dalla quale non ci sarà via di ritorno. Una scelta che potrebbe salvare l’intera Venezia dalla totale distruzione.

L’AUTRICE  Nata nel 1991, nel 2010 si è diplomata al Liceo Classico con buoni voti e attualmente studia Storia dell’Arte presso La Sapienza di Roma. Il suo primo libro, “La Torre sul Mare”, nasce sui banchi di scuola durante un’ora di buco, quando aveva solo 13 anni. Da quel momento in poi, non smetterà mai di scrivere. “La Compagnia della Serenissima”, trilogia iniziata nel 2007, è finora il lavoro che le è stato maggiormente riconosciuto dal pubblico e dalla critica, conquistando nel 2011 la semifinale al concorso ilmioesordio. Attualmente l’autrice si dedica anche alla pubblicazione di fanfiction e racconti originali sul sito EFP e alla stesura di testi teatrali per la propria compagnia. Nella vita di tutti i giorni, canta in un coro polifonico e pratica equitazione a livello amatoriale.

*        *        *

RECENSIONE

Oggi parleremo di un romanzo che aveva tutte le premesse per meritarsi un posto nella mia classifica personale dei libri preferiti… e una volta tanto le mie aspettative sono state quasi del tutto appagate.
A proposito della trama, tanto per cominciare, credo sarete d’accordo con me quando dico che si tratta di un’idea originale: se ben congegnata, pensavo all’inizio, ha tutte le carte in regola per trasformarsi in un libro notevole, condito da trovate genuine e sviluppi interessanti. Per questo motivo sono assai felice di poterle assegnare quattro gocce più che meritate.
Come mai non più di così? Be’, seguitemi e cercherò di illustrarvi il mio punto di vista.

Un pregio che il mio sguardo di lettrice ha notato fin dalla prima pagina è stato senz’altro lo stile con cui l’autrice ha deciso di narrare la sua storia. Considerata la sua giovane età, temevo che, come accade spesso, la sua scrittura fosse ancora immatura e contenesse note di ingenuità. E invece questo per fortuna non è accaduto; o perlomeno non in modo palese: per la maggior parte del tempo che ho dedicato alla lettura, infatti, mi sono completamente scordata di questo. Che Francesca Sannibale avesse soltanto 16 anni quando cominciò a scrivere il suo libro, dunque, è passato del tutto in secondo piano.

Ho pensato di proporvi subito un esempio concreto riportando le primissime frasi dell’incipit:

Quando in quella grigia mattina di gennaio comparve la scritta VENDUTO sulla porta della Ca’ Rosa nessuno ci volle credere. Eppure era stata comprata.

Non so voi, ma questo inizio è riuscito a catturare la mia curiosità nel giro di un secondo. “Come mai l’acquisto di una casa suscita tanto scalpore?”, mi sono subito chiesta. Be’, probabilmente non sarà un capolavoro che verrà celebrato nei secoli, ma il semplice fatto che un libro (specie se di genere fantastico) cominci con un qualcosa che susciti interesse immediato, anziché con la solita descrizione monotona del tipo:

Era una notte buia e tempestosa.

è capace di conquistarmi come nessun altro. E con La compagnia della Serenissima è successo proprio questo.

Andando avanti, il pregio di cui parlavo sopra si fa sentire sempre di più: le frasi sono brevi, concise, dirette. Niente subordinate più di quante siano necessarie; niente descrizioni ripetitive; niente aggettivi e avverbi superflui che appesantiscano solo la narrazione; niente precisazioni inutili. In poche parole, uno stile privo di fronzoli, ma che non per questo sa risultare meno accurato: è in grado di dipingere i luoghi, far conoscere il carattere dei personaggi e mostrare i loro rapporti in modo attento. E tutto questo – cosa assai rara – riuscendo sempre ad andare subito al punto senza perdersi, tanto che la maggior parte degli errori di battitura che ho trovato è passata inosservata.

Un muro di testo! Al riparo!

Mi sono ritrovata, ahimè, con un PDF la cui impaginazione lasciava un po’ a desiderare: pagine scritte fittissime e con un elevato numero di righe. Un mattone insostenibile? Ammetto di averci pensato, in principio, ma mi sono dovuta ricredere, perché lo stile di Francesca Sannibale ha fatto sì che anche queste pagine in apparenza pesanti e interminabili fluissero via facilmente e con estrema leggerezza.
L’unica nota negativa è un altro aspetto del layout del libro: ci sono intere pagine scritte tutte di fila senza andare a capo nemmeno una volta, neppure quando tra due frasi consecutive si crea uno stacco che lo richiederebbe. L’unica eccezione sono i discorsi diretti, che almeno ogni tanto spezzano il temibile “muro di testo”.

(Ora che ci penso, però, mi viene il dubbio che questa carenza sia solo dell’eBook che è capitato a me, il che non è da escludere. Qualcuno che possiede la versione cartacea può gentilmente darci un’occhiata e confermare/smentire?)

Insomma, credo sia proprio il caso di dire “Meno male che lo stile è risultato così coinvolgente e non noioso come invece accade spesso!”, o dubito che con un’impaginazione del genere sarei riuscita ad arrivarci in fondo. Per fortuna questo non è successo… però, suvvia, tra l’andare troppo a capo e non andarci per niente c’è una via di mezzo a dir poco immensa! Anche l’occhio, del resto, vuole la sua parte, e un bel text wall non è proprio la scelta ideale per non affaticare la vista dei lettori.

Questo stile ben curato e coinvolgente affianca una trama che, come già detto, mi è piaciuta molto: ammiro sempre gli autori che sanno mescolare due generi diversi – in questo caso lo storico e il fantastico –, e unire le indimenticabili e misteriose atmosfere di una Venezia antica con un pizzico di magia e di arcano mi suonava senz’altro come una scelta vincente. Ancora una volta, dunque, le mie speranze sono state ben ripagate: a lettura ultimata posso ben dire che era parecchio che non trovavo una storia così appassionante.

Solo in pochi passi mi è parsa un tantino prevedibile, per esempio quella in cui Luigi viene colpito a morte e sembra in fin di vita, ma poi il gatto magico di Colomba lo guarisce e lui torna arzillo come prima nel giro di cinque minuti, e alcuni piccoli cliché non mancano, ma non sarei sincera se dicessi che questi difetti hanno reso meno piacevole la storia.

Stesso discorso per alcuni cambi improvvisi di PoV. Per esempio, verso l’inizio, una scena comincia nei panni di Lucie – ragazza dei giorni nostri che si reca in vacanza nella Ca’ Rosa, trasformata in un hotel, e si trova coinvolta nei suoi misteri – e poi, d’improvviso, ci vengono riferiti i pensieri di Marino Florian, il receptionist dell’albergo, che da dietro il bancone non si perde un movimento di lei e della sua famiglia.

L’unica cosa forse un po’ fastidiosa è l’abbondanza di corsivi. Essi vengono usati perlopiù nei dialoghi per marcare alcune parole, ma a tratti diventano eccessivi:

– Tuo zio comprende benissimo che una signorina della tua età non può starsene da sola a casa a filare e a dormire tutto il giorno […], perciò ritengo opportuno trovarti una buona governante che ti segua più da vicino e si occupi esclusivamente di te. Ciò significa che verrà a vivere qui e non uscirà. Siamo intesi?

Anche qui, però, non si tratta di nulla di incorreggibile: in pratica sono tutte piccole mancanze che possono essere corrette facilmente. Il “succo” – chiamiamolo così – c’è ed è ben visibile… non come certi libri che dovrebbero essere riscritti da capo.

D’altro canto, sembra proprio che alla base della Compagnia della Serenissima ci sia un progetto solido e una pianificazione curata nei dettagli: in tutto il libro, infatti, non c’è un solo fatto o una pagine che risulti inutile. Tutto è programmato e tutto ciò che viene introdotto trova una risoluzione alla fine. In pratica non c’è nulla che sia lasciato al caso.
Anche se la storia continuerà nei prossimi due volumi, inoltre, la conclusione mi è parsa davvero ben fatta: non è per niente scontata e lascia una forte curiosità di sapere come si evolverà, ma nel suo insieme il libro non suona affatto troncato di netto, come al contrario capita spesso.

Sono assai felice di consigliarvelo, dunque, specie se come me amate le storie che sanno mischiare più generi: non ve ne pentirete, perché La compagnia della Serenissima è senza dubbio un libro che vale.
Alcuni difetti non mancano, è vero, ma bisogna pur tenere a conto che si tratta di un libro autopubblicato: sapendo che l’autrice ha dovuto fare tutto da sola, pertanto, ha fatto davvero un ottimo lavoro.

In sintesi…
La trama originale e ben pianificata. Impaginazione fitta, muro di testo
e molte parole in corsivo.
Lo stile è diretto ed essenziale, ma
sempre curato, per niente ingenuo
e maturo nonostante la giovane età.
Alcuni cambi di PoV.
La storia cattura fin da subito e sa
coinvolgere come poche.
Piccoli cliché, passi di trama a
volte prevedibili.
Personaggi affascinanti e ben carat-
terizzati.
Ottima l’idea di ambientare una
storia di magia e di mistero in una
Venezia antica.
Tutto è programmato e trova una
risoluzione alla fine.

*        *       *

Una frase significativa…

Una brezza gelida attraversava sibilando le calli di Venezia, facendo rabbrividire i muri delle case e le gondole ormeggiate, mentre un lontano uccello notturno lanciava nel buio il suo grido lamentoso. Gli improvvisi lugubri rintocchi provenienti dal campanile di San Marco fecero sobbalzare Luigi. Le undici e mezzo. Ancora trenta minuti e ci sarebbe stato l’incontro. Il ragazzo camminava nervosamente lungo la banchina, la spada che gli oscillava al fianco, le guance più rosse che mai per il freddo, in attesa di qualche raro barcaiolo che girasse a quell’ora. Donato era completamente all’oscuro della faccenda: in quel momento stava tranquillo e ignaro a dormire nel suo letto. Luigi non aveva mai provato tanta paura come in quel momento. Non si era mai trovato a competere in un duello vero e proprio e sapeva benissimo che le intenzioni dello sfidante erano tutt’altro che pacifiche. E che, molto probabilmente, lo scontro si sarebbe concluso con la sua morte.

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6 responses to “[Recensione] La compagnia della Serenissima

  • Zaffira01

    Intrigante… forse ci farò un pensierino, visto che i libri della mia lista si riducono ad un ritmo piuttosto veloce…
    Con la tua recensione mi hai incuiriosito, anche perché l’ambientazione storica mi piace molto;)
    Un saluto 🙂

  • Ciro

    “Colomba Naradin ha quindici anni e nessuno fuori dalla porta della sua prigione di lusso sa della sua esistenza. Figlia di traditori della Repubblica, la ragazza è tenuta prigioniera dal perfido zio, che le ha ucciso entrambi i genitori e il fratellino durante un colpo di Stato”
    Non so voi, ma mi sa tanto di Harry Potter mescolato ad altri film. Possibile?

    • topolinamarta

      Mmmh… no, io non vedo tutta questa somiglianza: qualche cliché c’è, come ho già scritto, ma perlomeno non è palese come da altre parti (la suddetta Colomba, per esempio, è tutt’altro che una ragazza scontata!), e poi è compensato da altri elementi originali 🙂

  • Letture di luglio 2012 « Pensieri d'inchiostro

    […] Un pregio che il mio sguardo di lettrice ha notato fin dalla prima pagina è stato senz’altro lo stile con cui l’autrice ha deciso di narrare la sua storia. Considerata la sua giovane età, temevo che la sua scrittura contenesse note di ingenuità, cosa che invece per fortuna non è accaduta. In poche parole, è uno stile privo di fronzoli, ma che non per questo sa risultare meno accurato: è in grado di dipingere i luoghi, far conoscere il carattere dei personaggi e mostrare i loro rapporti in modo attento. E tutto questo  riuscendo sempre ad andare subito al punto senza perdersi. Questo stile ben curato e coinvolgente affianca una trama chemi è piaciuta molto: ammiro sempre gli autori che sanno mescolare due generi diversi, e unire le indimenticabili e misteriose atmosfere di una Venezia antica con un pizzico di magia mi suonava senz’altro come una scelta vincente. L’unica nota negativa è il layout del libro: ci sono intere pagine scritte tutte di fila senza andare a capo nemmeno una volta, neppure quando tra due frasi consecutive si crea uno stacco che lo richiederebbe. Sono assai felice di consigliarvelo, dunque, specie se come me amate le storie che sanno mischiare più generi: non ve ne pentirete, perché “La compagnia della Serenissima” è senza dubbio un libro che vale. (Recensione completa qui.) […]

  • profgemelliprofgemelli

    “Quando in quella grigia mattina di gennaio…” tutto sommato non mi sembra molto diverso da “Era una notte grigia e tempestosa”. Non mi sembra poi un gran incipit. Ma è solo questione di gusto personale.

    A volte poi è capitato che un incipit mi abbia folgorato, ma poi il libro si è rivelato talmente brutto da non riuscire a finire neanche il primo capitolo.
    Quindi è vero che gli incipit ci devono prendere. Ma è meglio andare un pochino più avanti. A volte si rischia anche di rimanere fregati. Mi ricordo che quando andai in libreria a spulciare, incuriosito dal suuccesso, il libro di Moccia “3 metri sopra al cielo” rimasi conquistato:

    “«Cathia ha il più bel culo d’Europa.» Il rosso graffito splende in tutta la sua sfacciataggine su una colonna del ponte di corso Francia. Vicino, un’aquila reale, scolpita tanto tempo fa, ha sicuramente visto il colpevole, ma non parlerà mai. Poco più sotto, come un piccolo aquilotto protetto dai rapaci artigli di marmo, c’è seduto lui.”

    Che bello, ho pensato: mi piace quest’immagine dell’aquila scolpita che guarda silenziosa quel che accade nella città. E in due righe c’è già il personaggio, presentato come “lui”, punto. Che bello stile diretto, mi son detto. Così ho comprato il libro, sono andato a casa e ho continuato a leggere:

    “Capelli corti, quasi a spazzola, sfumatura dietro il collo alta come quella di un marine, un giubbotto Levi’s scuro. Il colletto tirato su, una Marlboro in bocca, i Ray-Ban agli occhi.(…)”

    Una goccia di sudore alla cartone giapponese mi è comparsa sul capo mentre moccia andava avanti ancora dicendo che in quel momento passano delle macchine, dunque una Miocra, una Mercedes, una New Bearle (qualunque cosa sia)… e poi c’è qualcuno ascolta musica dalle casse Pioneer.

    Con la lingua ormai a penzoloni arrivo a: “Lui scende dai gradini di marmo, si sitema i suoi 501, e poi sale sull’ Honda blu VF 750 Custom. (…) La sua Adidas destra cambia le marce…”

    Il libro vola a spiaccicarsi sul muro al grido di “Ma le mutande di che marca ce l’ha? Non me lo dici?” e io maledico la mia fretta. Avessi letto tre righe in più non l’avrei certamente comprato, ma ormai è troppo tardi. Se incontro Moccia gli chiederò indietro i soldi: mi sembra giusto dato che mi ha truffato con un bellissimo incipit!

    • topolinamarta

      “Quando in quella grigia mattina di gennaio…” tutto sommato non mi sembra molto diverso da “Era una notte grigia e tempestosa”. Non mi sembra poi un gran incipit. Ma è solo questione di gusto personale.

      In parte hai ragione, però… non ti so dire perché, ma a me un incipit del genere è piaciuto.

      Invece, visto che si parla di Moccia, io mi sarei fermata proprio a «Cathia ha il più bel culo d’Europa.», senza neanche leggere una riga di più. Non so… partire con una parolaccia nella PRIMA frase non mi sembra un gran modo per cominciare ^^

Stretta è la soglia, larga è la via: dite la vostra, che ho detto la mia!

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