[Recensione] Ulthemar – La forgia della vita

Anche se come sempre con un (bel) po’ di ritardo, ecco a voi la prossima recensione del progetto.

Titolo: Ulthemar – La forgia della vita
Autore: Antonio Lanzetta
Genere: epic fantasy
Editore: GDS
Collana: Aktoris
Pagine: 462
Anno di pubblicazione: 2012
Prezzo di copertina: €21,00 (eBook € 0,99)
ISBN: 9788897587606
Formato: brossura
Valutazione:  
Ringrazio l’autore per avermi spedito il libro.

     

RIASSUNTO – La forgia della vita si è destata. La torre nell’abisso di Norandur è pervasa dal suo calore. L’energia sprigionata dal nucleo del pianeta pulsa, i forni sono pronti e attendono impazienti i frammenti di quell’astronave precipitata per forgiare l’armatura del Campione. Il tempo dell’Avvento è giunto. Mai le stelle sono state più minacciose per gli abitanti delle Terre Libere. Nelle vene di Saemon e Jan scorre il sangue di quell’antico popolo venuto dallo spazio e dal quale si sono generati gli Arcani, la cui setta intende sfruttare il Portale delle Stelle, costruito da Ulthemar, per invadere il pianeta. Ma i due giovani e i loro compagni, Steev e Sleitan Ven, risponderanno alla chiamata del Re Bianco e uniranno le loro forze in una corsa contro il tempo, alla scoperta del passato, per salvare il mondo. Gli uomini impugneranno l’acciaio per fronteggiare la discesa dalle Terre del Ghiaccio di Thorenthar e dei suoi Arcani in quella che sarà la più grande battaglia per la sopravvivenza.

L’AUTORE – Antonio Lanzetta è nato a Salerno il 12/02/1981, dove vive e lavora come bancario. Laureato in Economia presso l’Università degli Studi di Salerno e con un trascorso da musicista, quale bassista della band Kernel Zero, è un appassionato di fantasy, sci-fi, giochi di ruolo e videogames. La scoperta del mondo fantasy all’età di dieci anni, grazie alla lettura di “La Spada di Shannara” di Terry Brooks. Esordiente, è autore del romanzo “Ulthemar – La Forgia della Vita” pubblicato da Editrice GDS nel 2012, oltre che dei racconti brevi “L’Orologio” (La Corte Editore) e “L’ordalia di Joachim”(Edizioni Scudo). “Le Ombre di Keidoran” (Albo n.4 – Scritture Aliene, EDS).

*        *        *

RECENSIONE

Parto con una premessa che mi pare d’obbligo: tempo fa (direi almeno un annetto) lessi alcune parti di Ulthemar romanzo quando era ancora inedito, su richiesta dell’autore, a cui serviva una mano per individuare eventuali difetti in vista dell’imminente pubblicazione. Vi dirò che non ricordo praticamente nulla di come era il testo all’inizio e dei passi che segnalai tra i possibili miglioramenti, quindi è come se avessi letto Ulthemar per la prima volta… però ciò non toglie che probabilmente la “colpa” di questa recensione da tre sole goccioline è anche mia.
Lo dico per correttezza nei confronti dei lettori e dello stesso Antonio Lanzetta, se non altro per evitare di sentirmi dire:

Ma come? Sta stroncando un romanzo che lei stessa ha aiutato a rivedere? Allora è rincitrullita del tutto!

… dato che rispetto a un anno fa le mie, chiamiamole, “tecniche di correzione” si sono parecchio affinate. Detto ciò, partiamo subito con la nostra recensione.

Forse il primo aspetto che salta all’occhio leggendo La forgia della vita è la scarsa originalità. Definirlo “scopiazzato” come gran parte delle saghe fantasy esistenti, però, mi sembra tuttavia eccessivo e anche ingiusto.
Forse una descrizione più appropriata sarebbe “fin troppo classico”: le affinità col Signore degli anelli si fanno sentire, così come alcuni richiami al ciclo di Terry Brooks. Però si sa, se il desiderio di un autore è quello di scrivere proprio un fantasy di stampo classico, ovvero il cosiddetto high o epic fantasy, diventa assai difficile, se non impossibile, non ispirarsi alle grandi saghe che hanno fatto la storia della letteratura fantastica del genere.

Ciò che mi ha un po’ infastidito, infatti, non è stata tanto l’ambientazione classica di per sé, quanto i non pochi cliché che vi sono stati inseriti. Mi riferisco, ad esempio, agli elfi dall’animo nobile, ai mostri brutti, stupidi e cattivi, al re nero che comanda i suddetti, ma anche al neonato-prescelto che è l’unico sopravvissuto al massacro del villaggio dove si trovavano lui e sua madre, al nano che passa per caso di lì e lo salva portandolo con sé…
Il nano in questione, comunque, è sì rozzo, sempre corrucciato e fissato con la birra, ma ciononostante è anche il personaggio più riuscito in assoluto.

Mi riferisco a Steev, il nano che vive da reietto e che è tormentato dai ricordi del suo passato, nonché uno dei personaggi principali: anche lui è un nano dalla personalità e dalle abitudini molto classiche, ma per fortuna, a dispetto della sua poca originalità, l’autore è riuscito a sviluppare molto bene il suo carattere… e sì, proseguendo con la lettura si capisce che, dopotutto, Steev non è un nano come tutti gli altri. 

Stesso discorso per Jan, il bambino salvato dal suddetto: lo vediamo crescere (grazie però ai soliti buchi del tipo “Dieci anni dopo…”, ahimè) e diventare un uomo coraggioso, che ben presto accompagnerà Steev alla ricerca della mitica Forgia della vita.
Vi sembra strano che per una volta provi simpatia per un “prescelto™”? Anche a me, vi dirò, ma in questo caso l’autore è stato abbastanza bravo da renderlo un prescelto un po’ meno snervante del solito: Jan, perlomeno, deve lavorare sodo e metterci del suo per svolgere il compito che gli è stato affidato.

Quindi sì, per quanto riguarda i personaggi principali le cose vanno bene, nonostante alcuni fastidiosi cliché. Riguardo agli altri, trovo che purtroppo siano stati caratterizzati un po’ meno bene, e che perciò siano poco più che delle comparse. Però non è certo questo il difetto principale di Ulthemar: anche Saemon, per esempio, mi è piaciuto parecchio pur non essendo analizzato a fondo.

Con lo stile, purtroppo, le cose non migliorano granché. Per dirla tutta, nel complesso si tratta di un libro scorrevole che si legge con piacere e mantiene viva l’attenzione, nonostante il suo stile risulti a volte pomposo. Tuttavia spesso ho incontrato passi che mi hanno fatto storcere il naso: “scivoloni su una buccia di banana”, li ha definiti un’altra recensione che ho trovato in rete, e in effetti anche a me hanno dato proprio questa idea.

Un esempio di ciò sono i quasi onnipresenti problemi di punto di vista, che a quanto pare risulta proprio sgradito agli autori: nei miei appunti di lettura non ho segnalato nessuna pagina specifica, il che significa che si tratta di un difetto diffuso… però resta il fatto che saltellare di continuo dalla testa di un personaggio a quella di un altro risulti assai irritante.
Poi c’è il problema del raccontato e delle descrizioni che non trasmettono nessuna immagine vivida, ma anche qui non ho notato nulla di particolarmente grave.
Un problema che, invece, mi è capitato spesso soprattutto all’inizio sono le descrizioni stile infodump che riferiscono notizie sui personaggi, ma che così facendo interrompono la narrazione. Un esempio è il seguente:

“È mio marito, Jonas, non preoccupatevi. È appena rientrato. Durante il giorno lavora nei campi” spiegò Camilla, sbirciando attraverso le tendine bianche della finestra della cucina. Era una donna robusta, sulla trentina. Quando aveva conosciuto Jonas, era rimasta subito affascinata dai suoi modi gentili e dal suo approccio alla vita. Entrambi ricercavano la felicità nelle cose semplici. Purtroppo, nonostante il loro amore fosse forte, il Creatore aveva deciso di negare loro la gioia di diventare genitori. Lui aveva compreso quanto la moglie soffrisse per questa cosa e aveva riempito il vuoto causato dalla mancanza di un figlio con continue attenzioni.
La porta si aprì e l’uomo fece ingresso in casa. (pag. 13)

Mi riferisco alla parte in blu, naturalmente. Non sto dicendo che un’informazione così non serva a far progredire la storia, anzi, ma piazzata in un punto del genere, nel bel mezzo di una scena, a mio giudizio sembra davvero di troppo.

Poi ci sono i cosiddetti “tagli strategici” che hanno lo scopo di evitare una scena fastidiosa: o perché cruenta o perché semplicemente difficile da descrivere. Per fortuna ne ho trovati solo un paio:

Finalmente avrebbe smesso di sentirsi come un topo in trappola. Aprì la porta della stanza e andò incontro al proprio destino. (pag. 27)

Gli occhi dei due contendenti si fronteggiarono per un istante. Il tempo si cristallizzò.
Poi, lo scontro. (pag. 78)

Non ci è dato saper quale sia di preciso questo destino o come si svolga lo scontro, tranne per accenni dopo che il tutto si è concluso. Uno stratagemma che forse un lettore più cattivo di me definirebbe “da autori pigri”; io mi limito a dire che non mi piace per nulla: si presenta la possibilità di creare una scena d’azione che tenga incollato il lettore alle pagine. Perché, dunque, lasciarsi scappare un’opportunità solo perché, magari, non è politically correct e ci scappa qualche goccia di sangue (che comunque non manca in seguito)?

In ogni caso, già quando avevo letto la bozza inedita ricordo di aver pensato qualcosa come: “Si tratta senz’altro di un’idea buona.” Ora che ho il libro tra le mani continuo a pensarlo, nonostante i vari problemi che ho riscontrato. Dopotutto una trama completa e appassionante come quella di Ulthemar non capita spesso, almeno secondo me.
Come sempre, dunque, suggerisco all’autore di continuare a scrivere, perché la strada che lo porterà a scrivere un fantasy davvero degno di nota a questo punto non è affatto lunga.

L’unica critica rivolta non direttamente a lui ma al suo editore – editing a parte – è: ma per 450 pagine scritte con un corpo 16, 21 euro non saranno un po’ troppi? Ok, che io l’ho letto gratis e che l’eBook costa meno di un euro, ma non tutti i portafogli potrebbero reggere a una tale botta…

In sintesi…
La trama è ben strutturata e
appassionante.
Background molto classico e poco
originale, solite creature e cliché.
Alcuni personaggi sono ben fatti
nonostante siano stereotipi.
Quelli secondari sono trattati in
modo alquanto superficiale.
Lo stile coinvolge, si legge bene
e non annoia.
PoV ballerino, Show don’t tell e
infodump.
Manca poco per renderlo un libro
degno di nota.
“Tagli strategici” politically correct.
  Prezzo un po’ alto per un libro
“gonfiato”.

*        *       *

Una frase significativa…

Il Campione di Ulthemar percosse il metallo sempre più forte, un colpo per ogni nano morto. Vendetta. Ne poteva sentire il sapore dolce formarsi lentamente in gola, sulla punta della lingua asciutta. I suoi compagni erano come spettri che si aggiravano nella sala ovale della torre. Ogni tanto chiedevano se avesse bisogno di aiuto, ma lui rifiutava: il calore della Forgia era il suo unico sogno. Lo nutriva, e le sue mani scorrevano spedite e sicure sul metallo.

Advertisements

7 responses to “[Recensione] Ulthemar – La forgia della vita

  • Letture di luglio 2012 « Pensieri d'inchiostro

    […] Forse il primo aspetto che salta all’occhio leggendo La forgia della vita è la scarsa originalità. In questo caso, però, definirlo “scopiazzato” come gran parte delle saghe fantasy esistenti mi sembra tuttavia eccessivo e anche ingiusto. Ciò che mi ha un po’ infastidito, infatti, non è stata tanto l’ambientazione classica di per sé, quanto i non pochi cliché che vi sono stati inseriti. Per quanto riguarda i personaggi principali le cose vanno bene, nonostante alcuni fastidiosi cliché. Riguardo agli altri, trovo che purtroppo siano stati caratterizzati un po’ meno bene, e che per questo siano poco più che delle comparse. Con lo stile, purtroppo, le cose non migliorano granché. Per dirla tutta, nel complesso si tratta di un libro scorrevole che si legge con piacere e mantiene viva l’attenzione, nonostante il suo stile risulti a volte pomposo. Tuttavia spesso ho incontrato passi che mi hanno fatto storcere il naso: un esempio di questo sono i quasi onnipresenti problemi di punto di vista, il raccontato e le descrizioni stile infodump che riferiscono notizie sui personaggi che compaiono, ma che così facendo interrompono la narrazione. In ogni caso, già quando avevo letto la bozza inedita ricordo di aver pensato qualcosa come: “Si tratta senz’altro di un’idea buona.” Ora che ho il libro tra le mani continuo a pensarlo, nonostante i vari problemi che ho riscontrato. Dopotutto una trama completa e appassionante come quella di Ulthemar non capita spesso, almeno secondo me. (Recensione completa qui.) […]

  • Memory of dream

    Bella recensione.
    Mi è venuto però un dubbio: parli di problemi di POV piuttosto diffusi. In che senso? C’è il passaggio da un POV a un altro all’interno dello stesso paragrafo, oppure tra capitolo e capitolo?

    Nel primo caso sarei d’accordo col dire che è un errore, ma nel secondo no. Sarebbe solo una tecnica narrativa.

    Te lo chiedo perché in qualche tua recensione passata criticavi anche il cambio di POV tra i vari capitoli e avendo tu stessa ammesso che adesso le tue competenze sono più ampie rispetto a una volta non so come interpretare quella parte della recensione.

    Grazie in anticipo della risposta ^_^

    • topolinamarta

      No, infatti si trattava di cambi di Pov all’interno dello stesso capitolo, scusa se non mi sono spiegata bene :S
      Sinceramente non mi ricordo di aver scritto che si tratta di un errore anche il cambio da un capitolo all’altro… però in tal caso ti chiederei gentilmente di segnalarmelo, proprio perché non si tratta affatto di un errore! Può non piacere, come per tutte le scelte narrative, ma non è affatto un errore.
      Mi ricordo, per esempio, della recensione di “A un passo da te”: lì avevo evidenziato non i cambi di Pov in sè, visto che tra essi c’era sempre uno stacco (non un capitolo ma uno spazio, che va benissimo lo stesso), ma perché i due Pov diversi erano scritti in modi molto simili (uno normale, l’altro in corsivo) che potevano creare confusione. A volte succedeva, per esempio, che lo spazio di stacco venisse “mangiato” da un cambio di pagina proprio in quel momento, e allora girando pagina credevo di trovarmi ancora nella testa di A, mentre in realtà era quella di B.
      Tutto qui, però, nessun errore 🙂 Mi dispiace solo di essere stata poco chiara… Però posso sempre correggermi, se mi aiuti a ritrovare un errore che ho commesso 🙂

      • Memory of dream

        Grazie per la precisazione ^_^

        Il punto dove mi è sembrato (perché potrebbe essere tranquillamente una mia interpretazione sbagliata) che dicessi che è un errore il cambio di POV tra i capitoli è nella prima parte della recensione di “Le rune del tempo” .

        Cito:
        Fateci tranquillamente l’abitudine, perché nelle Rune del tempo questa è più la regola che l’eccezione: quando gli fa comodo, il narratore cambia PoV senza tanti complimenti, nel migliore dei casi piazzando un capitolo o due con su scritto “Dal diario di Andrew” o “Dagli annali di Irlender” (del tutto fuori luogo), o addirittura infilandosi nella testa degli altri personaggi come se niente fosse. Un errore piuttosto grave, per quanto mi riguarda.

        Per come è scritto mi sembra che contesti il cambio di pov anche quando è tra i capitoli.

        p.s. Non ho idea di cosa accade nel libro dal momento che quando ho provato a leggerlo (visto che qualcuno – che mi vuole male – me lo aveva regalato) mi sono fermato a pagina 12 o giù di lì. Mi rifiuto di leggere qualcosa del genere.

        P.p.s. Ci tengo comunque a dirti che apprezzo molto le tue recensioni. Pur evidenziando tutti i punti deboli di un testo non perdi di obiettività nella foga di criticare sarcasticamente come, purtroppo, ho visto fare in vari siti.
        Ancora complimenti ^_^

      • topolinamarta

        Ah, ho capito.
        Se non ricordo male, nelle “Rune del tempo” era che i capitoli in cui si cambiava PoV erano, appunto, cacciati in mezzo alla storia a forza. Non so se mi spiego bene: quando in tutto un libro si trovano solo due o tre capitoli “Dal diario di Tizio”, almeno in quel caso mi sembrava palese che si trattasse di un cambio di Pov mascherato. Della serie: ho un bisogno disperato di riferire i pensieri del tal personaggio (non per reale necessità ma perché tizio mi è simpatico o che so io) e visto che la storia è narrata in prima persona dalla protagonista, quando mi pare metto al punto “Dal diario di tizio”.
        Non so te, ma a me sembra una trovata patetica, anche perché i vari “diari” si trovano molto ravvicinati (prendi questo con le pinze… è un bel po’ che non lo leggo).

        Comunque grazie, figurati, hai fatto bene a dirmelo! D’ora in avanti cercherò di essere più chiara! 🙂

  • Memory of dream

    Se è così allora si tratta evidentemente di una forzatura, se si vuole far vedere un evento (il che vorrebbe dire che è rilevante) che il pov principale del libro non può vedere non è certo necessario usare lo stratagemma del diario. Si mostra l’evento da un altro POV, ad esempio se voglio far vedere lo sterminio di un villaggio ma il pov principale è lontano io metterei il pov su un popolano qualsiasi e lo mostrerei da quella prospettiva (e magari alla fine il popolano fa anche una brutta fine lol).

    Ma noi siamo solo scribacchini invidiosi ^_^
    Chissà che un giorno non finisca anche io recensito tra le tue pagine (Ti piacerebbe eh? Fila a lavorare NdRazionalità)
    A rileggerti.

  • profG

    Ho incontrato Antonio Lanzetta proprio ieri a più libri più liberi. Giovane, simpatico, modesto e alla mano. Mi ha fatto un’ottima impressione. Mio figlio (11 anni) è stato attratto dal suo nuovo romanzo (Warrior) e se l’è fatto autografare. Mi è rimasto un po’ meno simpatico l’editore.

Stretta è la soglia, larga è la via: dite la vostra, che ho detto la mia!

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: