[Recensione] Finisterra – Le sorgenti del Dumrak

Cosa c’è di meglio di festeggiare Ferragosto rilassandoci con una bella recensione del progetto? 🙂 

Titolo: Finisterra – Le sorgenti del Dumrak
Autori: Sara Bosi, Simone Covili, Massimilano Prandini, Gabriele Sorrentino, Marcello Ventilati (gruppo XOmegaP)
Genere: fantasy
Editore: Domino
Collana: Le rune
Pagine: 238
Anno di pubblicazione: 2012
Prezzo di copertina: €15,00
ISBN: 9788895883267
Formato: brossura
Valutazione: 
Grazie agli autori per avermi inviato il libro in formato eBook.

      

RIASSUNTO – I popoli dell’Oltrecatena minacciano ancora l’Impero delle Tre Spade e il Regno di Vùos. I villaggi distrutti lungo il corso del fiume Dumrak sono il solo preludio di una nuova invasione. Dopo cinquecento anni di decadenza, vissuti nel sospetto e nella diffidenza reciproca, i principi dei due regni decidono di recarsi, insieme, sull’isola alla foce del Grande Fiume. Qui sospese tra carne e spirito, trovano ancora rifugio le anime degli Eroi dei tempi passati, l’unica speranza di Finisterra. “Risalite il fiume Dumrak, trovate la Ruota della Rinascita e versatevi il sangue reale” è il loro lapidario consiglio. Ha inizio così il viaggio che porterà gli eredi di Finisterra nelle misteriose terre oltre la Catena Impervia. Dalle mani di cinque giovani scrittori, riuniti nel collettivo XOmegaP, un romanzo che intende far vibrare le corde epiche nascoste in ogni lettore. 

COS’È XOMEGAP?  XOmegaP è un laboratorio di scrittura creativa. Una fucina di idee che nasce a Modena dalla passione per la scrittura di cinque amici – Sara Bosi, Simone Covili, Massimilano Prandini, Gabriele Sorrentino e Marcello Ventilati – e a cui ognuno può apportare il suo contributo. Finisterra è il primo capitolo di una nuova saga fantasy scritta, dunque, a dieci mani.

*        *        *

RECENSIONE

Sono stata a lungo indecisa sulla valutazione da assegnare a questo romanzo, ma alla fine eccomi qua a parlare di un altra nuova saga fantasy.
Si tratta sempre della solita insignificante pappardella?, vi starete chiedendo. Nel caso di Finisterra no; non del tutto perlomeno. Tanto per cominciare, infatti, è un libro con una particolarità: è stato scritto da un gruppo di ben cinque autori appassionati di scrittura.
Cosa c’entra tutto ciò con la nostra recensione? Be’, è una caratteristica più importante di quanto forse non sembri, perché scrivere una storia in cinque non è affatto come se lo scrivesse una persona sola: ognuno potrebbe avere un proprio stile, una propria esperienza nella narrativa, un carattere diverso che si trasmetterà inevitabilmente alle parole messe su carta. Capite che, in questo caso, la stesura di un romanzo può rivelarsi tutt’altro che uno scherzo: il rischio, infatti, è che le diverse parti finiscano per risultare in contrasto e che appaiano come delle tessere di un puzzle mal assemblate tra loro.

Questo, fortunatamente, non è il caso de Le sorgenti del Dumrak: anche se in alcuni passi mi è sembrato di intuire lo stacco tra un autore e un altro (ma forse è stata solo una mia impressione), ho trovato la narrazione assolutamente omogenea, tanto che non mi pareva vero di avere tra le mani un racconto scritto da ben cinque penne diverse.
Sfortunatamente però si tratta è solo un lato della medaglia: il fatto che, probabilmente, i cinque coautori si siano messi d’accordo per rendere l’esposizione uniforme li ha costretti a non mettervi molta farina del loro sacco. Il risultato, ahimè, è un testo freddo, poco personale e forse per questo quasi privo di emozioni. Mi rendo conto che una cosa del genere è pressoché inevitabile se si lavora in molti a uno stesso progetto, ma purtroppo ciò ha compromesso almeno in parte la sua piacevolezza – ovviamente secondo il mio parere di lettrice.

Ma adesso occupiamoci più in dettaglio degli aspetti dell stile, che è forse la ragione principale delle poche goccioline che gli ho assegnato.
Mi sento dire spesso che ciò che più conta in un libro è la trama piuttosto che lo stile, perché è lei che cattura maggiormente l’occhio del lettore. Nel caso de Le sorgenti del Dumrak, devo dire che mi è piaciuta abbastanza: non perché spicchi per originalità, ma perché si basa su un background davvero ben architettato e descritto con accuratezza fin nei dettagli (persino troppo, come vedremo più avanti). Per di più, una volta tanto, non sembra costruito sullo stampino del Signore degli Anelli o di altre saghe: ne ricorda l’atmosfera, se vogliamo, ma a parte questo l’ho trovato veramente insolito e piacevole. Ma la trama non è tutto, ahimè, ed è proprio nello stile che ho trovato i principali difetti de Le sorgenti del Dumrak.

La cartina del mondo di Finisterra.

Uno dei problemi lo si trova già nel prologo: l’incipit è in medias res, nel bel mezzo di un sanguinoso attacco a un villaggio, ma nonostante il suddetto “trucco” per attirare l’attenzione di chi legge, le immagini che seguono sono apparse ai miei occhi tutt’altro che definite. Parole come queste, per esempio:

La gente urlava in preda al panico. Qualcuno li inseguiva, falciando rapido le loro vite.

sono, appunto, solo parole: non riuscivo a sentire le persone che urlavano, né percepivo la paura e il dolore mentre venivano uccise. Per fortuna non tutto il testo è così, o dubito che ci sarei arrivata in fondo. Ben presto, però, si incontrano altre carenze.

Mastro Murro, il capo villaggio, aveva impegnato uno dei guerrieri mettendolo in difficoltà. Murro era stato un buon soldato e aveva deciso di ritirarsi dall’esercito per amore del figlio Karl. Il bambino vide la lama di Murro abbattersi su quella del guerriero. […] (pag. 5)

Il bambino odiava Karl perché si era sempre preso gioco della sua goffaggine e delle sue rotondità. Lo odiava così tanto che avrebbe voluto vederlo soccombere. Invece, mentre lui era steso a terra paralizzato e con la gola piena di sangue, il giovane figlio di Murro era riuscito a fermare il nemico […] (pag. 6)

Con questi due brevi estratti mi riferisco a una tendenza che ho riscontrato più o meno in tutto il libro: siamo nel bel mezzo dell’azione, la tensione è al massimo (o cerca di esserlo, dato che anche qui il mostrato non è granché)… quindi che cosa importa adesso della carriera di Murro o del motivo per cui Karl prendeva in giro il bambino? L’unica “utilità” dei sopracitati interventi, invece, è che disturbano la storia, e a quel punto non c’è da stupirsi se il coinvolgimento svanisce a poco a poco.

Più avanti si arriva anche a veri e propri infodump, che desiderano fornire informazioni a tutt’andare:  sono senz’altro utili, ma dato che vengono fornite quasi tutte all’inizio, ho finito solo per farci una gran confusione. E anche per annoiarmi, dato che rallentano notevolmente il ritmo del racconto. Inoltre, ogni volta che viene introdotto un nuovo personaggio, vengono spiattellati quasi sempre anche vita, morte e miracoli dello stesso: i protagonisti risultano ben approfonditi, certo, ma il prezzo diventa troppo alto se entra in gioco la noia.

Altro problema sono gli aggettivi e gli avverbi superflui che saltano fuori a tradimento:

“Questo è Cherphin Teophan nato nella porpora, erede al trono dell’Impero di Addoneis. Viaggia con lui Kjer Koilev, primogenito della famiglia Koilev, sovrani di Vùos” li presentò formalmente Berianna.

Inutile dire che, come in questo caso particolare, non serve ribadire l’ovvio, dato che chi legge – si spera – non è scemo.

Poi ci sono i nomi, altra caratteristica che non ha giovato al mio gradimento. Non nego di avere sempre una cerca difficoltà a memorizzare i nomi nei libri fantasy, ma quando cominciano a essere:

• troppi;
• tutti più o meno simili;
• quasi tutti con i sintomi della “Sindrome di Sonohra”;

… come potete verificare voi stessi nel Dramatis personae scaricabile dal blog degli autori, mi viene davvero il nervoso.

Ad ogni modo, questi problemi di stile che ho segnalato non sono gravi o numerosi a tal punto da bocciare il romanzo: come ho già detto, una trama solida e un background veramente ben realizzato, seppur non particolarmente originali, sono punti forti che non passano certo inosservati.
Dato che si tratta di una trilogia, sono certa che nei volumi successivi i nostri cinque autori riusciranno a focalizzare gli errori che hanno commesso e, lavorando insieme, riusciranno senz’altro a migliorare gli aspetti che ne Le sorgenti del Dumrak erano da rivedere. E poi non bisogna dimenticare che le aspettative create dalla storia, soprattutto dal finale, si fanno sentire, quindi… coraggio, ragazzi di XOmegaP: ci siete quasi!

In sintesi…
Il testo è omogeneo nonostante sia
stato scritto da cinque penne…
… ma risulta anche freddo e quasi
privo di emozioni.
Il background è ben costruito, pur
non brillando per originalità…
… ma viene descritto con troppe
informazioni tutte insieme.
Gli elementi già sentiti non impedi-
scono alla trama di essere
coinvolgente e appassionante.
Spesso è raccontato, le parole non
evocano immagini concrete, molti
aggettivi e avverbi superflui.
Crea aspettative per i prossimi
romanzi.
A volte la storia si interrompe e
vengono narrati fatti non importan-
ti per quella particolare scena.
Molti nomi sono simili tra loro e
difficili da ricordare.

*        *       *

Una frase significativa…

Una mano lo afferrò trascinandolo fuori dal letto. Il bambino aprì gli occhi: il nonno lo teneva per la maglia di spesso cotone grezzo. La capanna era piena di fumo. “Attaccano il villaggio!” disse il vecchio trascinandolo giù dal letto e poi all’esterno. Fuori, la notte era illuminata da alte fiamme, alimentate dai tetti di paglia e dalle pareti di legno delle case. La gente urlava in preda al panico. Qualcuno li inseguiva, falciando rapido le loro vite. Il vecchio fu sospinto in avanti dai fuggiaschi e perse il contatto con il piccolo. Il bambino iniziò a chiamarlo, cercandolo con lo sguardo, smarrito in tutto quel caos. Ormai i pochi miliziani del villaggio, male armati, erano morti. I cinque guerrieri incappucciati, apparsi dal nulla, erano violenti come una tempesta. Abbassavano le loro spade scure su tutti, senza alcuna distinzione. Alle loro spalle, un uomo dal viso coperto da una liscia maschera e avvolto in un manto verde, alzava le mani al cielo. La sua voce superava le grida e il frastuono, librandosi in una litania ritmica e antica. Il bambino, solo, fu invaso da un terrore profondo che gli impediva persino di piangere.

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13 responses to “[Recensione] Finisterra – Le sorgenti del Dumrak

  • Letture di luglio 2012 « Pensieri d'inchiostro

    […] Le sorgenti del Dumrak è un libro con una particolarità: è stato scritto da un gruppo di ben cinque autori appassionati di scrittura. Questa è una caratteristica più importante di quanto forse non sembri, perché scrivere una storia in cinque non è affatto come se lo scrivesse una persona sola: ognuno potrebbe avere un proprio stile, una propria esperienza nella narrativa, un carattere diverso che si trasmetterà inevitabilmente alle parole messe su carta. Invece qui ho trovato la narrazione assolutamente omogenea, tanto che non mi pareva vero di avere tra le mani un racconto scritto da ben cinque penne diverse. Il risultato, però, è anche un testo freddo, poco personale e forse per questo quasi privo di emozioni. La trama mi è piaciuta abbastanza: non perché spicchi per originalità, ma perché si basa su un background davvero ben architettato e descritto con accuratezza fin nei dettagli. Ci sono però veri e propri infodump, che desiderano fornire informazioni a tutt’andare: sono senz’altro utili, ma dato che vengono fornite quasi tutte all’inizio, ho finito solo per farci una gran confusione. E anche per annoiarmi, dato che rallentano notevolmente il ritmo del racconto. Ad ogni modo, questi problemi di stile che ho segnalato non sono gravi o numerosi a tal punto da bocciare il romanzo. Dato che si tratta di una trilogia, sono certa che nei volumi successivi i nostri cinque autori riusciranno a focalizzare gli errori che hanno commesso e, lavorando insieme, riusciranno senz’altro a migliorare gli aspetti che ne “Le sorgenti del Dumrak” erano da rivedere. (Recensione completa qui.) […]

  • Massimiliano Prandini

    Grazie della recensione!
    Va da sé che noi contavamo ci dicessi che “Le Sorgenti del Dumrak” era IN ASSOLUTO il più bell’inzio di trilogia che ti fosse mai accaduto di leggere dai tempi del Signore degli Anelli, e di conseguenza la nostra vendetta sarà terribile… ovviamente scherzo.
    Ahimè siamo coscienti della maggior parte dei difetti che ci hai illustrato: troppi nomi, lentezza, infodump etc., sicuramente scrivere in cinque da questo punto di vista un po’ ci danneggia, ma ritengo sia anche un po’ un nostro vizio intrinseco (se avessi letto la versione precedente la parola “infodump” per te avrebbe assunto significati nuovi e impensabili…). In parte eravamo consci di questi difetti fin da prima della pubblicazione, per quanto avessimo cercato di lisciarli in fase di editing, e nel complesso speravamo che nel fluire della storia un po’ si nascondessero.
    Invece una cosa che personalmente io non sospettavo era che il risultato complessivo fosse un po’ freddo e an-empatico. Non sei la prima a dircelo e questo in effetti mi spiace, anche perché temo danneggi abbastanza il gradimento del lettore – della serie, se i personaggi ti piacciono e la storia ti prende, uno magari è meglio disposto a sorvolare su qualche difettuccio, se uno si rompe le palle ogni cosa lo urta.
    Purtroppo in questo davvero ci siamo un po’ “castrati” a vicenda: tra chi voleva dare all’opera un’impronta più “tolkiniana” e chi gliela voleva dare più “martiniana”, siamo riiusciti a imbastire una via di mezzo che forse accontenta più o meno tutti noi, ma rischia di scontenare i lettori!
    Ciò detto, spero che avrai voglia di leggere e recensire anche il seguito, che è già pressoché pronto e dovrebbe uscire prima dell’anno nuovo. Noi riteniamo che sia meglio del primo: più azione, meno informazioni da tenere a mente, una struttura meno da quest (anzi per nulla), personaggi che – si spera – acquisiscono più spessore, e poi abbiamo anche lavorato di più su aggettivi, avverbi, pesantezza delle frasi etc. (tra il primo e il secondo libro abbiamo approfondito diversi aspetti relativi alla tecnica), per cui speriamo di avere salito un gradino nella scala della qualità.
    Mi verrebbe da dire che “contiamo di avere salito un gradino”, ma si sa: “ogni scarafone”…

    • Elsio

      Posso fare una domanda, forse sciocca? Come vi siete suddivisi i compiti? Chi ha fatto cosa?
      Altre domande riguardanti il gruppo…
      Non si dice Tolkieniana?
      Chi è che avuto l’idea di scrivere questo libro?
      Quanto tempo vi ci è voluto per scriverlo?
      Perché avete scritto proprio un fantasy? Cosa apprezzate di questo genere letterario?
      Chi è lo scrittore più creativo del gruppo? (senza falsa modestia)
      E alcune domande riguardo te…
      In quale personaggio ti immedesimi di più? Perché?
      Quale personaggio apprezzi di meno? Per quale motivo?
      Se potessi cambiare qualcosa del libro cosa cambieresti?
      Cos’hai in mente per il futuro? Quali sono i tuoi progetti?
      😆 Eh, eh, scusa se ti disturbo, sono un ragazzo molto curioso e il fatto che il libro sia stato scritto da un gruppo mi incuriosisce! 😀
      Saluti, Elsio. Buona giornata. :mrgreen:

      • Massimiliano Prandini

        Buona giornata Elsio, questa più che UNA domanda sembra UNA intervista.
        Che va da sè concedo più che volentieri…
        Vediamo un po’, scusate ma non so usare le citazioni…

        Come vi siete suddivisi i compiti? Chi ha fatto cosa?

        I capitoli della storia sono in terza persona limitata da punti di vista differenti. In pratica ciascuno di noi “impersonava” uno dei personaggi principali e ha scritto tutti i capitoli nella prospettiva di tale personaggio. Alla fine due di noi hanno fatto un corposo editing.

        Non si dice Tolkieniana?

        Al netto dei refusi, direi di sì.

        Chi è che avuto l’idea di scrivere questo libro?

        Io ci ho messo la proposta e una sorta di canovaccio (da cento parole, esclusivamente del primo libro), tutto il resto lo abbiamo costruito insieme un poco alla volta.

        Quanto tempo vi ci è voluto per scriverlo?

        Quasi tre anni, anche se in mezzo ci abbiamo cazzeggiato parecchio.

        Perché avete scritto proprio un fantasy?

        Perché un genere che apprezziamo tutti e cinque.

        Cosa apprezzate di questo genere letterario?

        Qui ciascuno di noi dovrebbe rispondere per sè. Io fatico a farlo in meno di mille parole. Credo comunque che l’aspetto più importante sia la possibilità di costruire un mondo diverso dal nostro, che può contenere avventura, intrighi, magia e al contempo una certa dose di “innocenza”.

        Chi è lo scrittore più creativo del gruppo? (senza falsa modestia)

        IO!

        In quale personaggio ti immedesimi di più? Perché?

        Oviamente quello che “impersono” ossia Joze Prekkajnel, Duca di Briegel e sommo bastardo della combriccola…

        Quale personaggio apprezzi di meno? Per quale motivo?

        Cherphin Teophan, dannato paladino spaccamaroni!

        Se potessi cambiare qualcosa del libro cosa cambieresti?

        Quando, a serie conclusa ne scriveremo una versione 2.0 aggiustando un po’ il tiro abbiamo intenzione di rendere un po’ più lunga, e sperabilmente avvincente, la parte avventurosa – ossia la seconda – e di cassare (o almeno spostare) un po’ delle info non fondamentali che si trovano nella prima. Anche un aumento di numero e dell’intensità dei conflitti tra i personaggi è in calendario.

        Cos’hai in mente per il futuro? Quali sono i tuoi progetti?

        Al momento uscire vivo dal progetto Finisterra. Ogni altra cosa, scrittoricamente parlando, ora come ora è ben oltre il mio orizzonte degli eventi.

      • Elsio

        Grazie per aver risposto.
        Buona giornata.

    • topolinamarta

      Ciao Massimiliano, piacere di ritrovarti qui 🙂

      Va da sé che noi contavamo ci dicessi che “Le Sorgenti del Dumrak” era IN ASSOLUTO il più bell’inzio di trilogia che ti fosse mai accaduto di leggere dai tempi del Signore degli Anelli, e di conseguenza la nostra vendetta sarà terribile… ovviamente scherzo.

      Allora vi aspetterò! xD Scherzi a parte, sappiate che avete tutta la mia stima: non se ne incontrano molti di autori come voi, di quelli ben disposti a migliorare… siete rari, perciò non perdete mai questa qualità! 🙂

      sicuramente scrivere in cinque da questo punto di vista un po’ ci danneggia, ma ritengo sia anche un po’ un nostro vizio intrinseco (se avessi letto la versione precedente la parola “infodump” per te avrebbe assunto significati nuovi e impensabili…).

      Hehehe, non stendo a crederlo ^^ Comunque, trovo che abbiate fatto un ottimo lavoro lo stesso: scrivere in cinque non è affatto semplice, però è di sicuro anche un bell’esercizio!

      nel complesso speravamo che nel fluire della storia un po’ si nascondessero.

      Ma infatti, a mano a mano che la storia progredisce anche loro si fanno meno sentire. Ahiahi, so bene anch’io quanto sia difficile elaborare l’inizio di un libro fantasy: del resto bisogna immergere il lettore in un universo del tutto nuovo, e non cadere negli infodump è tutt’altro che facile… ma ci si riesce, volendo! 😉

      Purtroppo in questo davvero ci siamo un po’ “castrati” a vicenda: tra chi voleva dare all’opera un’impronta più “tolkiniana” e chi gliela voleva dare più “martiniana”, siamo riiusciti a imbastire una via di mezzo che forse accontenta più o meno tutti noi, ma rischia di scontenare i lettori!

      Invece penso che questa sia una buona via di mezzo, almeno in parte: come ho scritto anche nella recensione, trovo che il background un po’ a metà tra i mondi di Tolkien e di Martin sia riuscito molto bene… a me è piaciuto, perlomeno! 😉

      Ciò detto, spero che avrai voglia di leggere e recensire anche il seguito, che è già pressoché pronto e dovrebbe uscire prima dell’anno nuovo. Noi riteniamo che sia meglio del primo: più azione, meno informazioni da tenere a mente, una struttura meno da quest (anzi per nulla), personaggi che – si spera – acquisiscono più spessore, e poi abbiamo anche lavorato di più su aggettivi, avverbi, pesantezza delle frasi etc. (tra il primo e il secondo libro abbiamo approfondito diversi aspetti relativi alla tecnica), per cui speriamo di avere salito un gradino nella scala della qualità.

      Ma certo, volentieri! Se accettate un consiglio (e sempre che non l’abbiate già fatto) provate a far leggere quello che scrivete non soltanto tra di voi, ma anche a qualcuno che sia del tutto estraneo alla storia: proprio perché è difficile per chi scrive giudicare i propri testi in modo oggettivo, un occhio esterno potrà darvi certamente una mano.
      Be’, a questo punto, alla prossima! 🙂

      • Massimiliano Prandini

        Purtroppo non siamo riusciti a raccogliere quanti pareri avremmo voluto… a parte quello (parziale) della mia compagna e quello della casa editrice che ci ha fatto alcuni rilievi ma nel complesso ha giudicato il risultato “buono”. Domino desiderava fortemente che non passasse più di un anno tra un volume e l’altro e purtroppo i tempi dello scrivere tutti insieme sono piuttosto lunghi… è una cosa da non credere (mannaggia allo squalo!) ma anche se non ci conosce nessuno siamo già stritolati dai tempi di consegna! 🙂

    • Silverware

      Dai Massimiliano, faccio il tifo per voi! 🙂 (Il libro lo sto ancora cercando!)

      • Massimiliano Prandini

        Grazie! Tifo ricambiato e buona caccia! (anche se temo dovrai rassegnarti all’ordine postale…)

        P.s.: (Marta scuserà spero l’OT): Ho letto sul tuo blog che hai fatto outing di data e casa editrice. Complimenti!

  • profgemelli

    Alcune saghe famose sono state scritte da più autori. Per esempio recentemente ha avuto successo tra i ragazzini “Warrior Cats”, che ha un gruppo di autori che si nascondono dietro a un unico pseudonimo. Però loro hanno fatto così: ciascuno ha scritto un libro e si sono alternati. Naturalmente c’è un editor che tira le fila del progetto. In questo modo però hanno potuto pubblicare credo 7 volumi a tamburo battente (in Italia ne sono apparsi finora solo 2 o 3 volumi). E’ da tener presente, questa tecnica, se volete, per la vostra prossima saga, ehm…

  • topolinamarta

    Ehi, ragazzi! 🙂 Visto che eravamo OT ma che il discorso era interessante, ho pensato di spostare l’intera discussione nel CCI… continuate a commentare lì, se volete!

    PS: Elsio, ho avuto dei problemi a spostare gli ultimi commenti, e per riuscirci ho dovuto farlo dal mio pannello di amministrazione… però in un paio di commenti fatti da te è finito il mio avatar al posto del tuo e non so come cambiarlo. Scusa per il disguido, ma in certi giorni WordPress mi fa imbestialire! =.=

  • Letture di agosto 2012 « Pensieri d'inchiostro

    […] Le sorgenti del Dumrak è un libro con una particolarità: è stato scritto da un gruppo di ben cinque autori appassionati di scrittura. Questa è una caratteristica più importante di quanto forse non sembri, perché scrivere una storia in cinque non è affatto come se lo scrivesse una persona sola: ognuno potrebbe avere un proprio stile, una propria esperienza nella narrativa, un carattere diverso che si trasmetterà inevitabilmente alle parole messe su carta.[…]

Stretta è la soglia, larga è la via: dite la vostra, che ho detto la mia!

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