[Recensione] Sangue ribelle

Non devo pensare alla scuola, non devo pensare alla scuola… Dite che ce la posso fare, se mi occupo di una nuova recensione del progetto? 🙂

Titolo: Sangue ribelle
Autore: Alessio Banini
Genere: fantasy, dark
Editore: Plesio
Collana: Aurendor
Pagine: 212
Anno di pubblicazione: 2011
Prezzo di copertina: €13,50
ISBN: 9788890646232
Formato: brossura
Valutazione: 
Grazie all’autore per avermi spedito il libro.

    

RIASSUNTO – Sangue Ribelle è ambientato in un mondo vessato da un Impero dominante, che ha imposto la sua cultura e la sua religione su ogni provincia. Il romanzo si snoda attorno a tre distinte ribellioni, le cui trame s’intrecciano fino a un comune epilogo.
Un capo tribù che cerca di portare in salvo la sua gente, un membro della nobiltà che lotta affinché la storia e le tradizioni delle sue terre non vengano cancellati, e, infine, un non-morto (o presunto tale), che si unisce alla causa della Regina degli Stracci, la signora di un esercito di ombre, intenzionata a muovere guerra all’Impero e a tutti i viventi.
La sorte comune di queste vicende, porterà alla luce una dura realtà. Una storia cruda, reale e ben orchestrata, che metterà a nudo i lati più oscuri della razza umana.

L’AUTORE – Alessio Banini, nato nel 1983 nella provincia di Siena, vive una vita modesta nei pressi di Montepulciano. Laureato in antropologia, sfrutta le tematiche della sua formazione accademica per arricchire le sue opere. Nel 2012 ha pubblicato il suo primo romanzo di narrativa fantastica, La razza maledetta (0111 Edizioni).

*        *        *

RECENSIONE

È un fantasy che mi è sembrato assai particolare, quello che mi appresto a recensire.
Desidero cominciare parlando dell’aspetto che mi è piaciuto di più, ovvero l’ambientazione: se anche voi non ne potete più della terra popolata da elfi canterini e da dolci fatine, se ne avete fin sopra i capelli di prescelti, amuleti da distruggere/recuperare e maghi barbuti, e soprattutto se ormai vi viene l’orticaria a solo sentir nominare la classica “lotta tra bene e male”, Sangue ribelle è senz’altro il romanzo che fa per voi.

Spesso mi sento dire che la chiave per creare un buon romanzo fantasy – sapendo che ultimamente l’originalità sembra andata a farsi benedire – sia inventarsi una trama totalmente fuori dal comune, con tantissimi elementi innovativi e neppure la più vaga ombra di uno stereotipo: certo, può essere un’idea, ma a lettura ultimata posso dire che Alessio Banini è riuscito nel difficile intento pur senza fare niente di tutto ciò. Il punto forte del suo libro, infatti, non sta nella trama (che comunque reputo assai ben fatta), ma nel background, ovvero il contesto che fa da sfondo a essa.

Come accennavo poco fa, il mondo di Sangue ribelle non è il solito mondo di leggende e di eroi ormai stra-utilizzato: qui non c’è spazio per gli eroi, né per la differenza tra buoni e cattivi; qui le parole d’ordine sono morte, oppressione, schiavitù, ricerca perenne e frenetica delle emozioni e del piacere derivato da esse. In questa terra, descritta in modo così crudo e realista, si muovono i vari protagonisti, le cui vicende si alternano e si intrecciano capitolo dopo capitolo.
A proposito dei protagonisti, devo dire che mi sono piaciuti molto, in particolare Elifas Levi e la sua bizzarra “compagna di viaggio”, la giovane Aisha: sono tutti eroi alquanto improbabili, dato che ciascuno di essi agisce per sé senza badare a etiche o a ideali (come ho già detto, infatti, è impossibile poterli catalogare tra i “buoni” oppure tra i “cattivi”), ma l’ottima caratterizzazione che ha saputo dar loro l’autore li ha dotati di uno spessore psicologico non da poco.

La trama entra fin da subito nel vivo, tanto che da lettrice sono stata subito catapultata nel complesso universo che fa da sfondo a Sangue ribelle. Un pregio che ho senz’altro apprezzato parecchio è che Banini non sa cosa significhi allungare il brodo ricorrendo a parole o addirittura a intere scene inutili: fatta eccezione per qualche aggettivo e avverbio di troppo – che comunque non danno nell’occhio, nell’insieme – tutto scorre in modo lineare, senza mai perdere il filo. Si tratta di una narrazione molto asciutta e spedita, insomma… forse a tratti persino troppo: in alcuni passi, come ad esempio il finale, avrei preferito qualche parola in più, giusto per darmi il tempo di assimilare il tutto. Questo tuttavia non ha tolto niente alla piacevolezza della storia.

C’è stato un’unica caratteristica dello stile – che ho trovato quasi impeccabile, pur non avendomi particolarmente catturata – che mi ha lasciata insoddisfatta: si tratta, in generale, di quello che potrei definire l’“aspetto esteriore” del romanzo. Sorvolando sulla rilegatura che lascia davvero a desiderare (la colla che unisce la copertina alle pagine è distribuita male, tanto che le pagine risultano ondulate e si fa non poca fatica solamente per tenere aperto il libro), infatti, anche l’impaginazione è parecchio mal fatta: a volte il titolo del capitolo e il capitolo stesso sono in due pagine separate, e spesso alla fine di un capitolo si viene a creare una pagina bianca tranne per l’ultima parola. Insomma, bastava un minimo di attenzione per impaginarlo in modo più piacevole per gli occhi: così come appare mi è sembrato terribilmente tirato via… ed è un peccato, per un romanzo in cui la casa editrice stessa credeva molto, come si trova scritto nel “pensiero dell’editore”  posto a fine libro.

Ve lo consiglio, ad ogni modo, perché seppure a una prima occhiata non prometta granché (anche l’occhio vuole la sua parte, del resto), si tratta di sicuro di un titolo interessante che possiede un generoso pizzico di novità, che non può che regalare almeno una ventata d’aria fresca al triste panorama del fantasy nostrano.

*        *       *

In sintesi… 
Background ottimamente costruito
e ben descritto.
Pochi aggettivi ed avverbi di troppo.
Trama ben fatta, a suo modo
originale.
La rilegatura e l’impaginazione
lasciano molto a desiderare.
Personaggi con spessore psicologico
non classici eroi o “cattivi”.
Mondo crudo e realista, innovativo.  
Stile asciutto e privo di fronzoli,
immerge fin da subito nella storia.
 

*        *       *

Una frase significativa…
Non aveva chiesto aiuto a nessuno. Non ce n’era bisogno. Immaginava già le loro risate ironiche, o i loro sguardi spaventati. I chierici avrebbero cercato di porre fine alla sua misera esistenza – se era vera esistenza, poi – nel nome del Dio dei Cieli; gli scienziati imperiali si sarebbero messi a studiarlo come un verbe, prima di gettarlo annoiati tra le sabbie del deserto.  Sono morto? Sono vivo? Cos’è la vita, in fondo? Sono domande troppo grandi per la mia umile mente.
Doveva esserci una ragione, dietro ciò che gli era accaduto. Continuava a sostenerlo, anche se non riusciva a trovarne il senso. Ci pensava in continuazione, anche quando fissava gli splendidi giardini dell’Accademia dei sensali. Nulla si crea o si distrugge, tutto si trasforma. Se mi trovo in questa condizione, ci dev’essere un motivo. Una ragione.
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6 responses to “[Recensione] Sangue ribelle

  • Lady Fuchsia

    Non male, gli antieroi mi ispirano ultimamente 😀 lo metto in lista dei desideri su aNobii ^_^

  • Elsio

    L’autore dimostra di essere più maturo del normale, non mi aspettavo che avesse 29 anni…

  • Gloria

    Ho letto “Sangue ribelle” e mi trovo d’accordo con la recensione. Il filone Elifas-Aisha è, secondo me, quello riuscito meglio, ma anche la parte riguardante gli antecessor è interessante. Mi è piaciuta l’idea di mettere in corsivo i pensieri del personaggio di riferimento dei diversi capitoli. Sono d’accordo, in certi punti resta la voglia di sapere di più sulla storia raccontata, per esempio mi sarebbe piaciuto che lo scrittore approfondisse la questione del fratello del capo antecessor, “ritornato” alla tribù, dopo esserne stato allontanato.
    Comunque un libro interessante e originale.

  • Letture di settembre 2012 « Pensieri d'inchiostro

    […] Spesso mi sento dire che la chiave per creare un buon romanzo fantasy sia inventarsi una trama totalmente fuori dal comune, con tantissimi elementi innovativi e neppure la più vaga ombra di uno stereotipo: certo, può essere un’idea, ma a lettura ultimata posso dire che Alessio Banini è riuscito nel difficile intento pur senza fare niente di tutto ciò. Il punto forte del suo libro, infatti, non sta nella trama, ma nel background. La trama entra fin da subito nel vivo, tanto che da lettrice sono stata subito catapultata nel complesso universo che fa da sfondo a Sangue ribelle. Un pregio che ho apprezzato parecchio è che Banini non sa cosa significhi allungare il brodo ricorrendo a parole o addirittura a intere scene inutili: fatta eccezione per qualche aggettivo e avverbio di troppo, tutto scorre in modo lineare, senza mai perdere il filo. Ve lo consiglio, ad ogni modo, perché si tratta di sicuro di un titolo interessante che possiede un generoso pizzico di novità, che non può che regalare almeno una ventata d’aria fresca al triste panorama del fantasy nostrano. (Recensione completa qui.) […]

  • [Recensione] La radice del rubino « Pensieri d'inchiostro

    […] ed è un piacere poter dire che per la seconda sono rimasta tutt’altro che delusa. Come per Sangue Ribelle mi sono ritrovata con una storia originale e – cosa assai rara di questi tempi – […]

Stretta è la soglia, larga è la via: dite la vostra, che ho detto la mia!

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