[Recensione] Destino di un amore

Dopo aver letto – e apprezzato non poco – Il rifugio di Linda Bertasi, l’autrice mi ha concesso il piacere di poter mettere le zampine anche sul suo primo romanzo, Destino di un amore. Ne parlerò in questa recensione, se volete continuare a seguirmi 🙂

Titolo: Destino di un amore
Autore: Linda Bertasi
Genere: romantico, drammatico
Editore: La caravella
Collana: Il porto (n°21)
Pagine: 328
Anno di pubblicazione: 2010
Prezzo di copertina: €17,00
ISBN: 9788895402482
Formato: brossura
Valutazione: 
Grazie all’autrice per avermi spedito il libro.

     

RIASSUNTO – Può l’amore decidere di condurci per strade impervie, dove la ciclicità degli errori commessi altro non alimenta che il desiderio di autenticità dell’amare?
Senza poi per nulla sminuire la dignità di quanti, come Francesca, la protagonista di questo viaggio, anche dopo salti e giri nel vuoto, recuperano ancora più efficacemente il senso profondo di ogni cosa.
Un romanzo d’amore, quasi un giallo per le sorprese e la suspense dietro l’angolo; come a suggellare un ponte sulle distanze dell’impossibile, dove anche i sogni e le attese più irrealizzabili possono, in qualche maniera, rendersi disponibili.

L’AUTRICE – Linda Bertasi nasce a Portomaggiore nel 1978. Frequenta l’Istituto Tecnico Statale, a Ferrara, dove si diploma in indirizzo informatico. Sviluppa, da subito, un’immata predilezione per le materie umanistiche.
Partecipa a diversi concorsi letterari, contribuisce sporadicamente alla realizzazione di una rivista telematica. Scrive sotto pseudonimo su un portale dedicato alla letteratura.
Nella primavera 2010 una delle sue poesie viene utilizzata per la realizzazione di uno spettacolo teatrale di un noto coreografo. Destino di un amoreIl rifugio sono i suoi primi romanzi.

*        *        *

RECENSIONE

Chi conosce me e i miei gusti in fatto di libri sa bene che non sono particolarmente amante delle storie d’amore, ma è risaputo che, come per tutte le cose, ogni tanto capitano le eccezioni: questo – non ci penso due volte ad affermarlo con sicurezza – è il caso di Destino di un amore.

La storia mi è piaciuta davvero molto: superato l’inizio sono stata catturata in un’avventura che, almeno per quanto mi riguarda, mi ha obbligato a tenere il naso attaccato alle pagine fino alla fine, che tra l’altro è arrivata quasi senza che me ne accorgessi. Per quale motivo dico “superato l’inizio”? Be’, perché la primissima parte (ambientata a Parigi) potrebbe apparire a un lettore frettoloso come la classica, scontata love story stile “colpo di fulmine” e tendenzialmente fatta con lo stampino. Quando la narrazione si sposta a Ferrara e ancora di più quando, successivamente, ci ritroviamo a Milano, invece, questo seppur vago senso di déjà vu scompare del tutto.
Purtroppo rivelare molte delle pieghe che assume la trama equivarrebbe a fare spoiler. Sappiate, però, che l’ho trovata assolutamente ben congegnata, piena di colpi di scena inaspettati e, soprattutto, straordinariamente reale.
Se ciò accade, sicuramente il merito va almeno in parte all’ottima caratterizzazione dei personaggi: conosciamo Francesca e Philippe da giovani, poco più che ventenni; poi li ritroviamo da adulti e infine da anziani. In tutto questo lungo lasso di tempo (circa settant’anni) li vediamo crescere, diventare adulti, poi genitori e infine nonni; ma nonostante gli anni passati, come scopriremo, il loro amore “proibito” non verrà mai meno nemmeno una volta, seppure con diversi alti e bassi.

La parte centrale, quella ambientata a Milano, è di certo la mia preferita, tanto che è scivolata via in un soffio: accanto all’amore tra Philippe e Francesca, che scopriamo aver presto strade diverse, conosciamo anche la tenera storia di Kevin e Cassandra, che sono molto più legati di quanto essi credano. Da questo momento hanno inizio una serie di intrecci imprevedibili e appassionanti che ho adorato, da tanto mi hanno coinvolta: possibile che nemmeno un destino spietato possa sciogliere il profondo legame dell’amore? Per saperlo non vi rimane che leggere.

L’unica ragione per cui nella voce “valutazione” trovate tre goccioline e mezzo invece di quattro riguarda lo stile, che non mi ha lasciata del tutto soddisfatta.
Così come è accaduto per Il rifugio, innanzitutto, il punto di vista tende a saltellare da un personaggio all’altro quando più gli aggrada. Ciò non accade spesso, per fortuna, ma ho trovato alcuni passi in cui i suddetti cambi sono davvero repentini e fastidiosi. Per esempio, a pagina 42 leggiamo:

La fanciulla [Francesca] percepiva il suo calore, mentre uscivano nella piazza illuminata.

e poi, solo una decina di righe dopo:

Il giovane guardava Francesca, era talmente bella da togliergli il fiato! (pag. 42)

Oppure, a pag. 109, fino a un certo punto il PoV è chiaramente interno a Francesca; invece poco dopo, all’improvviso, troviamo un:

Bella, fresca, rara: questo pensò Alessandro osservandola avvicinarsi alla sua BMW 530, gli occhi incollati sulle gambe flessuose, sul seno prorompente e quello sguardo ingenuo e conturbante.

Il fatto che il narratore continui a riferirsi a Francesca chiamandola “la fanciulla” non mi è piaciuto molto. Non si tratta di un errore, intendiamoci, ma spesso questa scelta dà alla narrazione un tono smielato che non gli appartiene. Forse è solo di una mia impressione, però trovo che Linda Bertasi sia stata assai brava a creare una storia d’amore appassionante ma mai sdolcinata: perché allora utilizzare talvolta delle scelte lessicali (questa e altre) che, a mio parere, la danneggiano?

Sempre riguardo alla scelta delle parole, francamente non ho capito per quale motivo nell’intero libro si parla sempre di Paris e mai di Parigi, sebbene i personaggi parlino italiano: dato che il corrispondente italiano esiste, perché non utilizzarlo? Normalmente nessuno dice, per esempio, “Domani parto per London”, no?

Inoltre, a volte capita che, nelle pagine in cui sono presenti molti dialoghi, non sempre viene specificato chi è che sta parlando, anche quando sarebbe necessario: il risultato è una leggera confusione, dato che a lungo andare si finisce per perdere il filo.
Per il resto, ho pescato parecchi refusi, virgole mancanti o di troppo, “d” eufoniche eliminabili e così via, anche se sono problemi in gran parte perdonabili.
C’è da dire, però, che avendo già letto il secondo romanzo di Linda Bertasi (presumibilmente scritto dopo Destino di un amore), so già in partenza che quasi tutti questi problemi sono stati corretti, com’è naturale che accada con l’aumentare dell’esperienza. E poi, comunque, si tratta di difetti assai piccoli rispetto agli abbondanti pregi di cui gode il libro.

Lo consiglio a tutti, proprio come Il rifugio: se siete dei tipi romantici e vi piacciono gli “amori tormentati”, ma al tempo stesso non sopportate le storie melense e sdolcinate, credo proprio che Destino di un amore sia il libro che fa per voi.

*        *       *

In sintesi… 
Personaggi ben caratterizzati. Cambi di PoV.
La storia d’amore e appassionante,
ma non risulta mai smielata.
Vari difetti stilistici (virgole, “d”
eufoniche, refusi, lessico…)
Trama molto coinvolgente, piena di
colpi di scena, imprevedibile.
L’idea è originale e assai ben
strutturata.

*        *       *

Una frase significativa…
Philippe la riaccompagnò all’hotel, in silenzio, mano nella mano, confusi, turbati, ancora increduli.
Si salutarono nella hall dell’albergo, consci che quello era stato il loro primo ed ultimo appuntamento.
«Grazie per la bella giornata» disse Francesca, le gote ancora in fiamme.
«Grazie a te per avermi ascoltato» rispose lui.
Le loro mani tremavano, strette le une alle altre:
«Allora…» iniziò lei, ma non c’erano parole per suggellare quell’addio.
«Allora…» ripeté Philippe.
«Arrivederci Francesca» disse, sfiorando di nuovo quelle labbra di fragola.
«Addio» ribatté lei, scuotendosi dal proprio torpore.
«Arrivederci» la corresse, gli occhi fissi nei suoi.
Lei sorrise e lui si allontanò, scomparendo, così com’era apparso…
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13 responses to “[Recensione] Destino di un amore

  • Gaia Zappia

    É della copertina, che ne pensi ? Anche l’occhio vuole la sua parte !

    • topolinamarta

      Che senza i due tipi sarebbe meglio! ^^ A parte il fatto che il rosso dei capelli di lei non sembra affatto naturale (mentre nel libro dice che ce li ha rossi e basta, non si parla di tinta), però, non mi sembra male… ho visto di MOLTO peggio, perlomeno! 🙂

  • Linda Bertasi

    Grazie per la tua recensione, come sempre ottima e realistica. Per rispondere al tuo dubbio su Parigi o Paris fu una scelta esclusivamente mia in quanto, essendo, Philip, francese ho sempre pensato si riferisse a Parigi in quella maniera oltre a voler donare un tocco d’incantesimo a quella magnifica città che ho avuto modo di apprezzare e visitare.
    Al prossimo libro Marta. Per i dubbi sulla copertina e i refusi posso solo dirti che la sai lunga! 🙂

    • topolinamarta

      Tranquilla, ho capito l’intento 🙂 L’unica cosa che mi lasciava perplessa era che anche i personaggi italiani (come Francesca e Ramona) parlavano sempre di Paris… però vabbè, è semplicemente una piccolezza 🙂

    • topolinamarta

      Comunque, riguardo alla copertina, il mio timore è che tenda a sminuire la qualità del libro: se l’avessi visto in libreria, avrei pensato a una specie di harmony e sarei passata oltre… ed è un peccato, perché il tuo romanzo è praticamente il contrario! 😉

  • sergio

    Sì, Marta la sa veramente lunga, se non conoscessi la sua età le darei almeno dieci anni di più, per la maturità e la competenza che dimostra. Tuttavia, non sempre sono d’accordo su certe affermazioni. La questione della rigidità del punto di vista (mi sembra che sia U.Eco che la propugna) non mi convince. Se c’è un narratore onnisciente, questi può, secondo me, raccontare, secondo i casi, punti di vista diversi. Altra cosa: la “d” eufonica. Certo, oggi si tende a eliminarla, salvo casi particolari: ad es. l’incontro tra due “e”. Tuttavia, credo sia una scuola di pensiero che può, o meno essere seguita. Dove non mi trovo per nulla d’accordo è il termine “fanciulla”. Sì, io lo evito, so che è antiquato e che si preferisce “ragazza”; tuttavia lo trovo un termine dolcissimo e per nulla mieloso. Scivola delicato tra le labbra senza la durezza gutturale di quelle consonanti quasi teutoniche di “ragazza” con quella “r” quella “g” e quella doppia “z”. Troppo romantico? forse, ma non necessariamente da gettar via come già è successo e con buona ragione per l’orrido termine usato un tempo di “pulzella”. 🙂

    • topolinamarta

      Ho capito, Sergio 🙂 Per come la vedo io, non è una questione di potere o no: è vero che il narratore onnisciente può sapere i pensieri di tutti, ma creare degli stacchi così netti, almeno a mio parere, non è la scelta migliore. Innanzitutto, può provocare confusione: io me ne sto bella tranquilla dentro la testa di un personaggio e, all’improvviso, ne vengo sbalzata fuori. Il discorso cambia, però, se tra i due Pov c’è una riga di spazio, o comunque una netta separazione. In fondo, pensaci, nessuno può sapere di preciso cosa pensa il nostro prossimo: usare un Pov ben saldo all’interno della stessa scena aiuta a immedesimarsi di più, per come la vedo io.

      A proposito della “d” eufonica, so che esiste chi la accetta come chi la demonizza. Io sono in una via di mezzo, oserei dire: non è che faccio crollare una valutazione solo perché ci sono delle “d” di troppo. Semplicemente, trovo che in alcuni casi stiano davvero male, tanto che neanche nel parlato si sentono (in fondo è solo per il parlato che sono utili, per evitare di “incepparsi”. Nei testi scritti non servono). Dipende molto dalle lettere che si incontrano: “ed aveva”, per dire, “è già diverso da “ed adorava”.
      Insomma, dipende. Io però tenderei sempre a eliminare quelle non necessarie, nel dubbio.

      Riguardo alla fanciulla, invece, forse è stata una mia impressione, come ho già detto. In alcuni punti, però, l’uso di fanciulla al posto di ragazza “stonava” davvero, almeno secondo me… Poi ovviamente credo che cambi un po’ a seconda dei gusti 🙂

      Ad ogni modo, non penso che sia una questione di età: sto semplicemente applicando quello che ho imparato leggendo, manuali e non 🙂

  • sergio

    Ah, dimenticavo, Sulla copertina sono perfettamente d’accordo: i due personaggi stonano, e snaturano il libro che, a quanto sembra, è ben diverso dai personaggi di Liala o di Grand Hotel. Pessima scelta quella copertina..

  • Elsio

    Senza mezzi termini, la copertina è orribile e mi viene il disgusto solo a guardarla. Per il resto è un bellissimo libro. 😀

  • Letture di settembre 2012 « Pensieri d'inchiostro

    […] Chi conosce me e i miei gusti in fatto di libri sa bene che non sono particolarmente amante delle storie d’amore, ma è risaputo che, come per tutte le cose, ogni tanto capitano le eccezioni: questo – non ci penso due volte ad affermarlo con sicurezza – è il caso di Destino di un amore. La storia mi è piaciuta davvero molto: superato l’inizio sono stata catturata in un’avventura che, almeno per quanto mi riguarda, mi ha obbligato a tenere il naso attaccato alle pagine fino alla fine, che tra l’altro è arrivata quasi senza che me ne accorgessi; e se ciò accade, sicuramente il merito va almeno in parte all’ottima caratterizzazione dei personaggi. Lo consiglio a tutti, proprio come Il rifugio: se siete dei tipi romantici e vi piacciono gli “amori tormentati”, ma al tempo stesso non sopportate le storie melense e sdolcinate, credo proprio che Destino di un amore sia il libro che fa per voi. (Recensione completa qui.) […]

Stretta è la soglia, larga è la via: dite la vostra, che ho detto la mia!

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