[Recensione] Il ritorno degli dei

Certo che, se già a fine ottobre mi ritrovo a scrivere al computer con le dite congelate, non immagino in che stato saranno le mie mani a gennaio… Intanto, sperando che questi maledetti spifferi la smettino una volta per tutte, benvenuti a questa nuova recensione del progetto 🙂

Titolo: Il ritorno degli dei
Serie: Cronache del Klaidmark (#2)
Autore: Alberto De Stefano
Genere: fantasy classico, heroic
Editore: GDS
Collana: Aktoris
Pagine: 249
Anno di pubblicazione: 2012
Prezzo di copertina: €14,00
ISBN: 9788897587569
Formato: brossura
Valutazione: 
Grazie all’autore per avermi inviato il libro in formato eBook.

    

RIASSUNTOUn risveglio tragico e la certezza di aver perso tutto ciò per cui ha lottato in passato accolgono Rindall come in un incubo. Esselin e Atrebor sono stati uccisi da un demone che seminerà terrore e distruzione per tutte le Terre di Priston.
Il guerriero si metterà così all’inseguimento del nemico ma il suo animo, lacerato dal dolore e dal desiderio di vendetta, rischierà di farlo impazzire facendogli valicare spesso la sottile linea che divide il bene e il male.
Rindall incontrerà vecchi amici e un nuovo amore. La barda Aras Sirolf, bellissima e carismatica, con un grande potere ed una grande ambizione. Riuscirà a riportare la pace nel cuore del guerriero prima che si perda per sempre?
Un romanzo intenso dove i personaggi si mescolano in un turbine crescente di eventi. Alberto De Stefano ci accompagna ancora una volta in un universo magico e unico dove il concetto di bene e male viene rivisitato in una nuova forma. L’Heroic Fantasy può vantare ora un nuovo personaggio che sarà sicuramente amato da tutti gli appassionati del genere: Rindall.

L’AUTORE – Alberto De Stefano nasce a Gallarate il 20 Dicembre 1984. Nel 2003 si diploma in informatica e si mette subito a lavorare in un negozietto di usato a Varese. Nel 2006 cambia e trova il lavoro che davvero fa per lui, diventa Libraio.
Alberto è un grande appassionato di libri fantasy e il suo scrittore preferito è Michael Moorcock, autore della saga di Elric di Melnibonè. Pratica scherma medievale e canta in un gruppo Power Metal.
L’ultimo eroe del Klaidmark è il suo primo libro fantasy, iniziato all’età di 16 anni, pubblicato ora con il Gruppo Albatros.
Prima di portare a termine quest’opera si è dedicato a poesie e racconti, di cui “Nolatar e Ilentar” è stato pubblicato per le Edizioni Scudo con la rivista di Maggio 2008.
Nel 2011 si classifica fra i primi tre finalisti del premio letterario nazionale Cittadella e nel 2012 pubblica il suo nuovo libro fantasy, Il ritorno degli dei, per le edizioni GDS.

*        *        *

RECENSIONE

Probabilmente il nome Alberto De Stefano non suonerà nuovo a chi c’era già nei primissimi mesi di Pensieri d’inchiostro: questo perché, come forse ricorderete, ho recensito anche il suo primo romanzo, ovvero L’ultimo eroe del Klaidmark, di cui quello che sto per recensire è il secondo episodio.

Come sempre, quando recensisco romanzi di autori che ho già letto, trovo assai interessante fare una comparazione con le opere precedenti, se non altro per sapere se lo scrittore è stato capace di migliorarsi. Finora non mi è mai capitato, per fortuna, che un titolo pubblicato per secondo richiedesse una valutazione peggiore del primo, e sono felice che anche per Il ritorno degli dei sia accaduto lo stesso. Se devo essere sincera, non si è trattato di un miglioramento da medaglia d’oro, ma per quanto mi riguarda le tre goccioline e mezzo che gli ho assegnato (contro le tre dell’Ultimo eroe) sono più che meritate. Ma ora continuate a leggere, se volete sapere come mai non gli ho dato di più.

I maggiori progressi, secondo il mio modesto parere, sono stati fatti nella gestione della trama e soprattutto nella caratterizzazione dei personaggi.
Se ricordate, nello scorso capitolo avevo messo in luce la poca originalità all’interno della trama e dell’ambientazione. Quest’ultima, trattandosi del sequel, è rimasta la stessa, ma l’autore è riuscito stavolta a rendere entrambe più interessanti e meno scontate: in generale, infatti, la storia mi è parsa intrigante e ricca di colpi di scena; in poche parole, molto più coinvolgente del primo volume.
Inoltre, figure come Rindall, il protagonista, sono riuscite ad acquistare un notevole spessore psicologico, cosa che invece mancava almeno in parte, secondo me, nel precedente romanzo: l’aspetto che ho preferito di questo nuovo episodio, infatti, è stato il tortuoso percorso che il giovane Rindall si ritrova a dover intraprendere; un vero e proprio viaggio alla ricerca di se stesso che lo porterà a dover fare i conti con un demone che tormenta il suo spirito. Ma in questo viaggio non sarà solo: al suo fianco ci sarà, per esempio, la dolce Aras Sirolf, una tra le tante new entry che si sono rivelate davvero notevoli.

Il mondo del Klaidmark

Gli unici problemi che ho riscontrato sono, ancora una volta, nello stile. Certo, il fatto che Alberto De Stefano sia maturato e che abbia affinato la sua scrittura si sente, ma la maggior parte dei difetti de L’ultimo eroe del Klaidmark è purtroppo presente anche ne Il ritorno degli dei. Mi riferisco ai molti, troppi aggettivi e avverbi superflui che spuntano fuori ovunque, rendendo le descrizioni pesanti e poco efficaci:

Una donna Umana stava seduta sui gradini di una casa, il liuto tra le mani e una voce che portava gioia e dolcezza. Gli occhi castani e profondi che sembravano aver visto un milione di cose. La pelle liscia e leggermente abbronzata e i capelli mossi, castani e stupendi incorniciavano il sorriso bellissimo e sincero. Snella e dal seno formoso, stupenda con un corpo che rendeva giustizia alla razza umana. (pag. 64)

Forse non è delle peggiori che abbia mai letto, ma trovo che si sarebbe potuto fare di meglio.
In parecchi punti, poi, ci si imbatte in ripetizioni davvero fastidiose:

Quando ebbero terminato la cena Aras toccò la sua mano dolcemente: – Facciamo due passi?-. […] Dolcemente sciolsero l’abbraccio, appena il sufficiente per baciarsi, dapprima dolcemente poi con passione, sempre crescente. (pag. 70-71)

Tra questi tre “dolcemente” ci sono pochissime righe di testo; gli ultimi due sono addirittura nella stessa frase, e di esempi simili ne ho trovati a bizzeffe. Non sono certo una che manderebbe al rogo tutte le ripetizioni (del resto anch’io, se non ci sto attenta, ne sparo a centinaia), ma quando se ne incontrano così tante il rischio è che lo stile perda molto di scorrevolezza, cosa che purtroppo accade spesso ne Il ritorno degli dei.

Inoltre, incontriamo un narratore che non sempre fa il suo dovere, finendo talvolta per saltellare senza preavviso da un punto di vista all’altro, infilare fastidiose anticipazioni o sgradevoli infodump:

La cittadina temuta da tutti, nella quale solo vagabondi, assassini, ladri e mercenari si avventuravano, in poco tempo era diventata uno dei più prolifici punti commerciali della nazione. Due borgomastri di razza nanica la governavano, amministrando sicurezza e commercio con eccezionale abilità. I Nani, infatti, erano ritenuti non solo i più grandi tra i condottieri ma anche abilissimi mercanti e sapienti conoscitori delle pietre preziose. E, a detta di tutti, avidi di tesori, cosa che però non impediva il buon governo di Unghat. (pag. 11)

C’è da dire, comunque, che nonostante questi difetti (a cui va aggiunta anche una punteggiatura discutibile) lo stile resta tuttavia soddisfacente: scorre bene e non annoia, tranne rare eccezioni. È un peccato, però, che parecchie carenze siano rimaste, perché in quanto a piacevolezza trovo che Il ritorno degli dei sia molto meglio del suo precedente.

Come sempre, dunque, faccio gli auguri ad Alberto De Stefano: è evidente che si è dato da fare, dopo la pubblicazione del primo romanzo, e almeno nella trama i risultati si vedono. Occorre solo lavorare un altro po’ sulla scrittura e sulle rifiniture.

*        *       *

In sintesi… 
Migliore gestione della trama, più
originale.
Troppi aggettivi e avverbi, molte
ripetizioni che appesantiscono.
Personaggi ben caratterizzati, con
maggior spessore psicologico.
Infodump, anticipazioni e problemi
vari.
Migliorato rispetto al precedente… …ma parecchi difetti di stile restano.
Nonostante i difetti, lo stile scorre
bene e non annoia.
 

*        *       *

Una frase significativa…
Al limitare della Foresta Buia, il cavaliere venne fermato da alcuni spiriti che non gli permisero di entrare – Consegnaci ciò che hai nel manto e abbandona queste lande-.
Senza una parola, Rindall prese il sacchetto contenente il cuore e lo consegnò all’essere che aveva parlato. Conosciamo il tuo dolore Umano e ti siamo grati per ciò che hai fatto ma qui non c’è più posto per te. Trova la tua strada ora, figlio degli Uomini, gli spiriti fatati scomparvero all’istante.
Rindall fissò il bosco un’ultima volta – Addio Esselin. Che tu possa riposare in pace -, quindi girò il cavallo e si diresse verso il villaggio dei Failfling.
Una nuova fiamma ardeva nel suo cuore, una fiamma che avrebbe arso per sempre.
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18 responses to “[Recensione] Il ritorno degli dei

  • Elsio

    Speravo sinceramente in qualcos’altro, ma mi accontenterò. 😀

  • Florio

    non dici nulla sulla mappa? è abbastanza bruttina…

    • Prisca

      Sinceramente, per quanto mi riguarda, il mio cervello ormai si rifiuta di considerare anche solo l’esistenza di queste mappe. Se non le mettessero, sarebbe meglio e sfiderei chiunque a sentirne la mancanza…

      • topolinamarta

        Mmmh, idem. Per quel poco che l’ho guardata, non mi è parsa mostruosamente brutta o fatta male, perciò mi è sembrato superfluo parlarne. Però per essere bruttina è bruttina, concordo 🙂

  • sergio

    A parte i nati settimini. in genere occorrono nove mesi per partorire. Se vale lo stesso discorso anche per le recensioni è (forse) probabile che il mese prossimo comparirà la stroncatura (sono pessimista?) del romanzo “Cleoth e Arkh” spedito il 14 febbraio.

  • Prisca

    A parte che “dèi” si scrive con l’accento…

    Intervengo solo per indirizzare un piccolo faro su un possibile spunto di discussione a proposito delle due case editrici che hanno pubblicato questi capitoli della saga (premettendo che, fossi stato un editore serio, avrei pubblicato anche il primo capitolo in una nuova revisione; proprio come Edizioni di Karta ha fatto con “Il fiore eterno” di Tanja Steel – precedentemente pubblicato sotto 0111): il primo volume era stato pubblicato sotto il gruppo Albatros, tristemente noto a tutti per la sua scarsa professionalità; il secondo, invece, sotto GDS, ma, a quanto dice Marta, gli errori e i difetti sono rimasti gli stessi.
    Ne deduco, quindi, da parte mia che l’autore sia stato lasciato senza alcun appoggio professionale. Quello che mi irrita di più è che abbia sprecato quei dieci anni di revisioni in un esordio del genere. Se avesse avuto una figura decente al proprio fianco, penso che le cose sarebbero andate ben diversamente. In pratica, è come se si fosse autopubblicato.
    È da un po’, in effetti, che tengo d’occhio la GDS; cioè, da quando ho ricevuto una loro proposta di contratto – che ho rifiutato, grazie al cielo. Negli ultimi mesi hanno creato un po’ di scompiglio perché, nonostante l’essersi proclamati free, chiedevano dei contributi mascherati (a me avevano chiesto di provvedere per la cover, per esempio). Seguendo le uscite di questa casa, l’impressione che suscita è davvero pessima: sembra che facciano davvero una specie di selezione, ma poi non seguono adeguatamente gli autori e non perfezionano i manoscritti.
    Sinceramente, consiglierei all’autore di informarsi meglio, prima di affidare i suoi prossimi romanzi in pasto agli editori. Anche se ormai si è giocato l’esordio.

    In ultimo, mi rattrista davvero questa monotonia di tematiche…

    • topolinamarta

      Mah… a parte “Il ritorno degli dei”, ho letto solo un romanzo della GDS (Ulthemar di Antonio Lanzetta), e ho in lista Draconis Cor. Il primo penso che sia un buon libro, anche se ritengo che una mano esperta (che evidentemente non c’è stata) avrebbe potuto migliorarne parecchi aspetti. Non cambiamenti radicali, certo, ma una buona spolverata non gli avrebbe fatto male, secondo me.
      Di Draconis Cor ho letto solo una paginetta, ma ho già visto qualcosa che mi ha fatto storcere il naso. Ne parlerò con più accuratezza nella recensione, naturalmente, ma ti basti sapere che era un qualcosa che NON dovrebbe comparire in un libro pubblicato. Allora perché c’è lo stesso, mi chiedo io?

      • Prisca

        Purtroppo, come ho scritto, io ho avuto un’esperienza quasi diretta (consolidata da quelle di altri), quindi posso parlare con un attimo di cognizione di causa in più.
        Inoltre, la tua frase “una mano esperta avrebbe potuto migliorarne parecchi aspetti” dimostra proprio quello che manca nella GDS: una mano esperta e competenza (oltre che professionalità editoriale, posso aggiungere dalla mia esperienza; hanno voluto fare i furbetti). Oltre che un degno responsabile alla grafica, a mio dire.
        Troppo spesso si martirizza l’autore invece dell’editore, come se quest’ultimo non si fosse preso ogni responsabilità di quel che ha pubblicato.

      • topolinamarta

        Be’, io infatti cerco sempre di parlare in generale, evitando perciò di dire “L’autore X non sa scrivere perché sbaglia qui e qui”. Il fatto è che, come dici tu, a pensarci bene la “colpa” dei difetti che si trovano in un libro è molto più dell’editore che dell’autore, perché il compito di rendere un libro pubblicabile spetta al primo.

  • Alberto

    Innanzi tutto grazie per la recensione, per i consigli e le critiche. Faccio tesoro di tutto. Non voglio sindacare su nulla e cerco di migliorarmi giiorno per giorno. Il mio prossimo romanzo uscirà con Armando Curcio, con un cambio di ambientazione e di personaggi, ovviamente. La mappa ci sarà, per quanto opinabile se bella o brutta, se necessaria o meno.
    Grazie a tutti davvero.
    Alberto

  • Marco Mezzazappa

    ” Un risveglio tragico e la certezza di aver perso tutto ciò per cui ha lottato in passato accolgono Rindall come in un incubo. Esselin e Atrebor sono stati uccisi da un demone che seminerà terrore e distruzione per tutte le Terre di Priston.”

    Il BG che inizia con ‘sto Rindall che si accorge che Esselin e Atrebor sono stati killati da un esterno malvagio. Okay, già qualcosa, ma già hai messo i nomi potevi pure mettere chi erano? Parenti, amici, gente a cui Rindall doveva farsi dare dei soldi?

    “Il guerriero si metterà così all’inseguimento del nemico ma il suo animo, lacerato dal dolore e dal desiderio di vendetta, rischierà di farlo impazzire facendogli valicare spesso la sottile linea che divide il bene e il male”

    Eh.. i guerrieri hanno il TS Volontà abbastanza scarso… DM, che dici, se uccido a sangue freddo il vecchietto che si rifiuta di dirmi dove sta il demone passo da caotico neutrale a caotico malvagio? Come, non consideri “Il Libro delle Imprese Eroiche”? Grandioso!

    “Rindall incontrerà vecchi amici e un nuovo amore. La barda Aras Sirolf, bellissima e carismatica, con un grande potere ed una grande ambizione.”

    In un Heroic Fantasy italoita la gnocca deve esserci. SEMPRE. Ma già questa barda mi puzza: “ambizione”, “ambizione”… di sicuro sarà una st****a che si approfitterà dei turbolenti ormoni del guerriero per i suoi scopi, e poi scaricarlo nella prima tana del drago che gli capita a tiro. Ma alla fine il tutto viene perdonato e si metteranno insieme felici e contenti. Eh sì, in un Heroic Fantasy italiota la gnocca non muore MAI.

    “Una donna Umana (…)”
    E certo, bisogna sempre specificare in un fantasy. Non poteva dire “donna” e basta? =.=

    “Snella e dal seno formoso, stupenda con un corpo che rendeva giustizia alla razza umana”
    La taglia, si è scordato la taglia! Ad occhio e croce direi una quinta..

    “Senza una parola, Rindall prese il sacchetto contenente il cuore e lo consegnò all’essere che aveva parlato. Conosciamo il tuo dolore Umano e ti siamo grati per ciò che hai fatto ma qui non c’è più posto per te. Trova la tua strada ora, figlio degli Uomini, gli spiriti fatati scomparvero all’istante.”
    Wow. Non si capisce la differenza fra quando parlano e quando è l’autore a scrivere. Non capisco perché i novelli scrittori preferiscano i trattini anziché le freccette (« »).

    Questo blog l’ho scoperto oggi pomeriggio, ma posto solo ora. Anche se sono abiutato a recensioni un pò più lunghe e corpose, questa l’ho trovata carina 😉

    • Prisca

      No gnocca no fantasy, caro Marco! xD
      E la taglia è sempre da specificare perché ci sono le gnocche-fantasy-anoressiche-ma-forzute e le gnocche-fantasy-portatrici-di-tette. Confonderle non fa attizzare il lettore medio.

      Anche io ho storto il naso al leggere “donna Umana”; soprattutto perché le donne sono umane. Per le altre specie, si dice “femmina” e amen. Non ho mai chiamato “donna” la mia gatta, in effetti.

      Per quanto riguarda i dialoghi, nella narrativa non è obbligatorio usare i caporali (che non si chiamano “freccette”): ogni autore può scegliere se usare il tratto, le virgolette uncinate (si chiamano così? Non ricordo più, io le detesto) o i caporali. In effetti, l’utilizzo preferenziale dei caporali mi sembra piuttosto recente, se non dico cavolate…

      A ogni modo, direi di lasciare la recensione a Marta, visto che lei ha letto tutto il romanzo. Inutile dilungarsi sulla presenza di una gnocca (comunque indispensabile, insieme agli elfi, orchi, nani, ecc… Come già detto da Marta, non si brilla di originalità qui), se non si conosce il suo effettivo ruolo e utilizzo nella narrazione. ;D

  • profgemelli

    BG, TS? DM? Mr Mezzazappa forse quest’ultima significa dungeon master, giusto? Ma le altre sigle?

    Povero me, sono un vecchio bacucco, ormaI: non capisco più il linguaggio dei ggiovani! :-)(O.o-:X<-:Y;-ZDu.u<3????

    • Prisca

      Prof, nemmeno io ho capito a cosa si riferissero le sigle! Saranno anatemi satanici? Messaggi degli alieni? Indizi per ritrovare il mitico tesoro dei templari?
      Mishtero…

      • Marco Mezzazappa

        Ah, questo non è una avventura di D&D? Chiedo venia.
        Seriamente parlando: il fantasy italiano (Troisi, Strazzulla, Rosso & Co.) è tutto un heroic fantasy dove “Bene vs Male” e “Buonismo e storie d’amore ci entrano sempre e comunque!” pare essere dei copia-incolla di campagne di D&D (o simil-GDR). Quasi tutte queste storie, trilogia o storia autoconclusiva, si rassogmiliano terribilmente… senza contare poi certe castronerie originali (il tremendo Deus ex Machina della Strazzulla su “Gli Eroi del Crepuscolo” è un esempio lampante).
        Come suggerito da alcuni manuali di giochi di ruolo, ci sono pochi confini tra fare il Dungeon Master e scrivere una storia fantasy. Dato che automaticamente la mia mente fa il paragone “storia fantasy=l’autore è il DM, la storia è la sua ambientazione e i vari personaggi sono suoi PG e PNG” mi rende già facile visualizzare la storia nella mia mente.. e certe avventure, beh, era meglio non leggerle…

  • Letture di ottobre 2012 « Pensieri d'inchiostro

    […] I maggiori progressi rispetto al primo libro, a mio parere, sono stati fatti nella gestione della trama e soprattutto nella caratterizzazione dei personaggi. Se ricordate, nello scorso capitolo avevo messo in luce la poca originalità all’interno della trama e dell’ambientazione. Quest’ultima, trattandosi del sequel, è rimasta la stessa, ma l’autore è riuscito stavolta a rendere entrambe più interessanti e meno scontate: in generale, infatti, la storia mi è parsa intrigante e ricca di colpi di scena; in poche parole, molto più coinvolgente del primo volume. Inoltre, figure come Rindall, il protagonista, sono riuscite ad acquistare un notevole spessore psicologico, cosa che invece mancava almeno in parte, secondo me, nel precedente romanzo. Gli unici problemi che ho riscontrato sono, ancora una volta, nello stile. Certo, il fatto che Alberto De Stefano sia maturato e che abbia affinato la sua scrittura si sente, ma la maggior parte dei difetti de L’ultimo eroe del Klaidmark è purtroppo presente anche ne Il ritorno degli dei. C’è da dire, comunque, che nonostante questi difetti lo stile resta tuttavia soddisfacente: scorre bene e non annoia, tranne rare eccezioni. È un peccato, però, che parecchie carenze siano rimaste, perché in quanto a piacevolezza trovo che Il ritorno degli dei sia molto meglio del suo precedente. (Recensione completa qui.) […]

Stretta è la soglia, larga è la via: dite la vostra, che ho detto la mia!

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