Letture di novembre 2012

Come ogni mese, ecco a voi, o miei prodi lettori, il resoconto delle mie letture!
Accettate un consiglio musicale? Se sì, mentre leggete, lasciate che il grande Händel vi delizi con queste dolci note! 🙂

biblioteca

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fossati_cover_stampa> Il momento del risveglio, Nicola Fossati (625 pp. – libro inviato dall’autore) 

Il pregio principale de Il momento del risveglio è senz’altro la scorrevolezza, tranne in passi occasionali. Il problema – anzi, i problemi – qui riguardano principalmente lo stile. Avete presente quegli errori in cui si imbattono spesso gli scrittori esordienti, ovvero gli infodump, i cambi di punto di vista, i dialoghi innaturali, la necessità del narratore di ribadire l’ovvio, l’uso smodato di aggettivi e avverbi e così via? Be’, ho purtroppo dovuto constatare che ne Il momento del risveglio ci sono praticamente tutti.
A voler parlare più in dettaglio degli aspetti della trama e dei personaggi… in tutta sincerità non mi hanno lasciato niente di che. In particolare, la storia non è poi tanto diversa dalle altre decine e decine di fantasy in commercio. Naturalmente non è solo questo, altrimenti sarei andata ben sotto le due goccioline: il background mitologico-naturalistico in cui è ambientata la storia mi è piaciuto abbastanza, pur non brillando per originalità, e lo stesso vale per l’intreccio e la gestione delle complesse vicende che lo compongono.
La mia impressione, riguardo a Il momento del risveglio, però, è che la maggiore cura sia stata messa nel costruire certi dettagli pressoché insignificanti, di quelli che magari solo gli “addetti ai lavori” sono in grado di cogliere, piuttosto che in aspetti più importanti e visibili. Ciò non vuol dire che curare i particolari sia inutile: semplicemente, per come la vedo io bisognerebbe prima di tutto dedicarsi all’essenziale, per poi passare ai dettagli. In questo caso, invece, sarebbe stato di gran lunga preferibile impegnarsi a migliorare la scrittura, che presenta ancora gravi difetti, e magari economizzare un po’ sui “significati nascosti”.
(Recensione completa qui.)

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bacio dagli abissi> Un bacio dagli abissi, Anne Greewood Brown (300 pp. – preso in biblioteca) 

È successo: alla fine mi sono lasciata tentare dal ben giovinotto in copertina e ho letto questo libro, sebbene solitamente mi tenga alla larga da quei romanzi che rispondono all’appellativo di “Urban fantasy per Young Adults”. Non mi è dispiaciuto, lo ammetto. Forse sono anche partita inforcando un paio di pinze, sapendo quante volte sono rimasta delusa… però, a parte per la figura di Lily (che è insopportabile. Non come la sua collega Bella Swan ma quasi), la lettura è stata assai piacevole.
È stato interessante, per una volta, vivere la storia attraverso i pensieri di lui anziché di lei… perché sì, Calder mi è parso davvero un buon personaggio, o perlomeno non è il classico mega-fusto misterioso e dalla bellezza così sfolgorante da far svenire tutte le fanciulle nel raggio di 20 km. Niente di eccezionale, per carità, ma comunque un libro carino, se preso per quello che è senza eccessive pretese.

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stirpe> La stirpe del vento, Matthias Graziani (750 pp. – preso in biblioteca

Ho preso questo libro in biblioteca incuriosita più che altro dal grosso divario tra le recensioni: c’era chi ne parlava benissimo, definendolo un fantasy-rivelazione, originale, scritto divinamente, con personaggi carismatici e chi più ne ha più ne metta; altri, invece, me lo hanno descritto come un mattonazzo pesantissimo e noioso, con uno stile ridondante e scopiazzato da diversi altri fantasy.
Bene. A lettura ultimata, mi sto seriamente domandando se gli appartenenti alla prima categoria abbiano letto lo stesso libro che è capitato a me, perché senza ombra di dubbio è uno dei fantasy più orripilanti che mi siano capitati negli ultimi tempi.
Tanto per cominciare, fin dal prologo non c’è una singola frase che non sia costellata da almeno tre-quattro aggettivi/avverbi superflui, che rendono lo stile non solo pesante, ma soprattutto pretenzioso e pomposo.
Non dimentichiamoci, inoltre, degli innumerevoli infodump e delle “manie di spiegare ogni cosa” del narratore; del punto di vista che saltella da un personaggio all’altro come uno yo-yo impazzito; delle tante, troppe scene copiate pari pari dal Signore degli Anelli e da altre celebri saghe fantasy; della trama che chi riesce a trovarvi una virgola che sappia di nuovo merita la medaglia d’oro; dei deus ex machina e delle situazioni random piazzate a caso per salvare il deretano dei personaggi o per rivoltare le carte come e quando pare all’autore; protagonisti dallo spessore psicologico di una sottiletta. E soprattutto la NOIA suprema: giuro che ho sbadigliato senza interruzione dalla prima all’ultima pagina.
Ma che, scherziamo? Com’è possibile che libri indegni come questo vengano pubblicati (l’Armenia, dopotutto, non è l’ultima casa editrice comparsa sulla terra) e abbiano un tale successo persino tra coloro che si ritengono estimatori del fantasy? Sono davvero senza parole.

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draconis cor> Draconis Cor, Alessia Piccolo (205 pp. – libro inviato dall’autrice) 

La trama è piuttosto classica, ma è risaputo che ciò non è di per sé un male: ho trovato non pochi libri, tra le mie letture, in cui da un’idea assolutamente nella norma nasceva un romanzo delizioso… Invece, purtroppo, questo non è accaduto con Draconis Cor. L’intero libro, infatti, è costellato di ingenuità stilistiche, nonché dell’altro aspetto già presente sempre nel prologo: l’impulso di spiegare ogni cosa colpisce molto spesso i narratori dei romanzi fantasy e non… e quello di Draconis Cor ci casca tutte le volte. Anche se a tratti è rimescolata, inoltre, la trama di fondo è sempre la stessa che gira.
Un altro aspetto che mi ha fatto storcere il naso per tutta la durata del libro sono i momenti in cui i protagonisti devono tirarsi, in un qualche modo, fuori dai pasticci: tra tutti questi passi, anche piuttosto frequenti, non ce n’è uno che non sia risolto da un Deus ex Machina, e comunque da una serie di circostanze abbastanza improbabili.
A lettura conclusa, dunque, l’impressione che Draconis Cor mi ha lasciato è stata quella di un romanzo decisamente acerbo: non nego che sia scritto in modo spigliato e tutto sommato trascinante, però i difetti non mancano. È anche vero, tuttavia, che questo è solo il primo libro di una serie, perciò l’autrice ha ancora ottime possibilità di migliorare il suo lavoro.
(Recensione completa qui.)

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ROOT WORLD> Root World, Alessio Gallerani (305 pp. – eBook comprato su Amazon) 

Molto, davvero molto carino. Background strepitoso, ben architettato e originale (una volta tanto), scritto bene, in modo coinvolgente e con tanti bei personaggi carismatici. Peccato solo per qualche difetto stilistico (piccole incongruenze e refusi, per lo più), di quelli però che basterebbe la passata di un editor per sistemare. C’è poco da fare, comunque, le radici di questo mondo mi hanno proprio catturato. Non vedo l’ora di buttarmi sul secondo libro!

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moira> Il sigillo di Moira – Il libro nero, Andrea Tranchina (500 pp. – eBook inviato dall’autore) 

Sembra che nei primi quattro capitoli de Il sigillo di Moira si trovino tutti i possibili difetti stilistici che ci si possa inventare: raccontato a gogò, aggettivi e avverbi superflui, descrizioni pesanti, problemi di PoV, deus ex machina, infodump, dialoghi inverosimili e chi più ne ha più ne metta. Poi sembra esserci una svolta e le cose cambiano in maniera radicale: qualche problemino tra quelli sopracitati si incontra ancora, di tanto in tanto, ma superato l’incipit ho avuto la sensazione di aver cominciato un altro libro, e solo la presenza degli stessi personaggi mi ha dato conferma del contrario.
A parte qualche buco logico o alcuni stereotipi di genere, la trama mi è piaciuta: gli intrecci che si vengono a creare attorno al misterioso libro sono tutt’altro che scontati, e da questo punto di vista l’autore è stato davvero bravo a tenere viva la tensione con colpi di scena sempre nuovi e intriganti.
Il background è piuttosto classico, con vaghi richiami ad alcune celebri saghe fantasy, ma nel complesso ben riuscito, così come i personaggi e le creature presenti nel mondo di Ikan.
Insomma, a conti fatti è stato un sollievo scoprire che i primi capitoli, in quanto a stile, non erano affatto il biglietto da visita dell’intero libro: superata l’introduzione poco meno che disastrosa, dunque, Il sigillo di Moira si è rivelato davvero una lettura piacevole.
(Recensione completa qui.)

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lari_nemesi_ycp> La nemesi dei mondi, Simone Lari (480 pp. – eBook comprato su Amazon

È risaputo che, oramai, sono state scritte pagine su pagine di fantasy, tanto che i libri di questo genere non si contano più. Ecco perché è veramente difficile riuscire a comporre un fantasy che non sappia di già sentito, soprattutto se si tratta di un fantasy di ambientazione classica. Eppure Simone Lari c’è riuscito, con questo primo capitolo della saga “La chiamata del destino, che si è rivelato una lettura davvero piacevole.
Ho rinvenuto solo un paio di note stonate: dato che ci troviamo in un mondo alternativo, non mi pare di aver trovato ragioni che giustifichino la presenza di nomi inglesi (Tree’s Peak, Great Shadow), della lingua latina (gli incantesimi usati da Antares) e del calendario romano. Inoltre, non sono una che manda al rogo tutti i richiami alle più celebri saghe fantasy, ma inserirne alcune così esplicite (come il Mithril) non mi è sembrata una scelta troppo azzeccata. Poi ho notato che il narratore, ahimè, spesso non resiste all’impulso di spiegare troppo, anche quando magari non è strettamente necessario… però questo difetto scompare a mano a mano che la lettura procede.
A parte certi problemi di punto di vista ballerino e alcuni cliché che personalmente avrei evitato, tuttavia, trovo che sia un fantasy degno di nota: i personaggi sono ben costruiti e carismatici, lo stile scorrevole e appassionante, pur rimanendo in un registro abbastanza alto. La parte riuscita meglio, a mio giudizio, è il finale: denso di eventi e intrigante, scorre che è una meraviglia e lascia davvero molta curiosità per il seguito.
Be’, nel complesso sono proprio soddisfatta: sono stati 3 euro ben spesi!

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Vedo che novembre (sarà il freddo? ^^) è stato un mese davvero molto fantasy! È stato così anche per voi oppure vi siete dedicati a qualcosa di diverso? Raccontatemi, non siate timidi! 🙂

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3 responses to “Letture di novembre 2012

  • Fr@

    Io questo mese sono andata davvero sotto al baratro più profondo dei miei standard..solo un libro, Idi di marzo!

  • Lothlorien

    Io è da agosto che non riesco a finire la trilogia di queste oscure materie,è un libro meraviglioso ma non so,non riesco a trovare il tempo

  • ☮ (@passionbertotti)

    Io sto leggendo “Cose che nessuno sa”, di Francesco d’Avenia.

    Il libro d’ésordio non mi é proprio piaciuto….. Stile troppo forzato e personaggi stereotipati, conseguenza dello sforzo d’immedesimarsi in un ragazzino di 15; quando ne avrà 30 in croce.
    Il secondo, invece, é bellissimo. Stile più fluido, storia più verosimile, malinconico e divertente allo stesso tempo, frasi talmente tante belle che sembra ti urlino di essere ricopiate su un quaderno,…. Te lo consiglio 🙂

    P.S. Sono sempre Gaia, ho solo fatto l’accesso con twitter 🙂

Stretta è la soglia, larga è la via: dite la vostra, che ho detto la mia!

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