[Recensione] Il cavaliere d’Africa

A677L1913Titolo: Il cavaliere d’Africa
Autore: Ilaria Goffredo
Generi: viaggi, Africa, adolescenti, amore
Editore: 0111
Collana: LaRossa
Pagine: 296
Anno di pubblicazione: 2012
Prezzo: €16,50 (eBook €10,99)
ISBN: 9788863074444
Formato: brossura (eBook in ePub/Mobi)
Valutazione:
Grazie all’autrice per avermi inviato il libro in formato eBook.

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RIASSUNTOSelene è una ragazza italiana come tante. Un giorno parte per il Kenya, destinazione Malindi, per lavorare come volontaria in una scuola professionale. Si innamora dell’Africa, ma anche di Edward, un giovane insegnante kenyota bellissimo, passionale e istintivo. Tra loro esplode un amore travolgente, viscerale, ma anche difficile a causa delle grandi differenze culturali. Insieme affronteranno l’Africa travagliata e magica, con i suoi colori e la sua vivacità, alternando la povertà e la morte a momenti di passione impetuosa e a volte quasi violenta, che li unirà in un’anima sola. Il diario di un viaggio nel cuore dell’Africa, il diario di un viaggio in fondo al cuore. Una storia che continuerà con la promessa legata a un anello dalla pietra blu.

ilaria goffredoL’AUTRICE – Ilaria Goffredo è nata nel 1987 e vive in Puglia, in provincia di Taranto. Ha frequentato l’istituto professionale per i servizi turistici che le ha permesso di viaggiare in tutta Europa lavorando in agenzie di viaggi e grandi villaggi turistici, nonché come hostess durante convegni e da guida turistica nel suo splendido paese barocco per turisti tedeschi e inglesi. Nel 2005 ha lavorato come volontaria in una scuola professionale di Malindi, in Kenya. Lì si è innamorata di quella terra meravigliosa e della sua gente straordinaria e non passa giorno in cui non pensi all’Africa. Ad ottobre 2010 si è laureata nel corso di Educatore professionale nel campo del disagio minorile, della devianza e della marginalità. Ha vinto diversi premi letterari per racconti, temi e diari di viaggio.

* * *

RECENSIONE

Mi avevano parlato assai maluccio di questo libro, e durante la lettura ho dovuto constatare che, purtroppo, molti dei pareri negativi che ho letto erano giustificati.
Ciò che mi ha infastidito fin dalla prima pagina è stato di sicuro lo stile, in particolare il modo con cui la protagonista – nonché voce narrante dell’intera storia – ci riferisce le vicende a cui prende parte: specialmente nella parte iniziale, troviamo un numero imprecisato delle cosiddette “descrizioni stile lista della spesa”, per non parlare delle frasi che sembrano provenire direttamente da un tema delle elementari.

La mia migliore amica era Fiorella, anche se in realtà eravamo molto diverse. […] Aveva una bella casa e tanti soldi, indossava solo roba firmata Calvin Klein, Burberry, Hogan e altre marche che io neanche conoscevo. A scuola io ero fortissima, lei un po’ meno. Io ero alta, magra, occhi grandi, carina e con i capelli castano scuro; lei era bassina, dalle forme un po’ più piene delle mie, con i capelli rossi e lucenti e con delle simpatiche lentiggini sparse sul naso e sugli zigomi. (pag. 10)

kenya_malindi_02Ogni tanto uscivo con mio fratello. Giacomo era alto e magro, con capelli castano scuro e occhi marroni: secondo me era un bel ragazzo. (pag. 17)

Piera non c’era, tipico, Cinzia tirò fuori le carte da scala quaranta, Fiorella mi lanciò un sorriso, Clarissa continuò a messaggiare, Maristella e Angelica scoppiarono in una fragorosa risata interrotta però da una voce non familiare. (pag. 19)

Era un uomo di media altezza, oltre i sessant’anni, capelli completamente bianchi, baffi ingialliti dal fumo del sigaro, occhi azzurro cristallino. Sempre elegante, molto colto e amante della sua terra, adorava i miei temi e il mio modo di scrivere, la mia passione per la storia e la letteratura. (pag. 24)

Insomma, ogni volta che la nostra Selene ci presenta un nuovo personaggio, pare non poter fare a meno di raccontarcene vita, morte e miracoli, condendo il tutto con queste descrizioni, ripeto, più da pensierini delle elementari che altro.

womenQuesta superficialità mi ha tenuto compagnia per tutto il racconto, senza mai risollevarsi: la protagonista, in particolare, mi è sembrata insopportabilmente frivola: certo, neanche lei può fare a meno di rimanere toccata da ciò che vede nel posto in cui si trova… ma pochissimo dopo la vediamo saltellare come una fringuella, felicissima al pensiero del suo amato, tanto che nel complesso pareva che fosse totalmente indifferente a ciò che le accadeva intorno e che le importasse solo dell’affascinante, dell’intelligente e del bellissimo professore d’italiano di Malindi… Palate su palate di banalità, insomma, a cominciare dalla storia d’amore tra i due.

Oserei dire che Il cavaliere d’Africa si salva solo grazie all’impegno per la realizzazione del background: parrebbe quasi una dimensione parallela, il Kenya, sia per la sua lontananza geografica sia per quanto è differente dal mondo di Selene, dal nostro. Le buone intenzioni di renderlo realistico ci sono, perlomeno. Poi si trovano anche delle pecche non insignificanti, per esempio riguardo al fattore AIDS: possibile che Selene vada a letto con Edward/Nabu quasi ogni capitolo senza mai usare il profilattico? Ok che lo ama alla follia e che si fida ciecamente di lui… però siamo in Africa, gente, e non dimentichiamoci che EdwardCullen pare proprio un dongiovanni!

Senz’altro notevole, ad ogni modo, il messaggio di fondo, che anche Selene si trova a dover imparare: è assai raro che nella nostra vita di tutti i giorni, fatta di comodità e anche di lussi, ci soffermiamo a pensare che non per tutti è così, e che anzi c’è una parte importante del mondo che non è neppure in grado di immaginarli. Io personalmente non ho mai visitato (per ora) un paese africano, o kenya_7nt_palm_treecomunque uno appartenente al cosiddetto “Sud del mondo”, e per questo mi sento anche in dovere di ringraziare l’autrice per il suo libro: anche se magari non sono state descritte decisamente nel modo migliore possibile, non ho potuto non restare toccata dalle scene in cui Selene incontrava da vicino la dura realtà del Kenya, prima fra tutti quella nell’orfanotrofio.

Perché allora la valutazione non arriva alle due goccioline? Be’, perché a mio giudizio c’è un limite a tutto, e per quanto riguarda l’insulsaggine questo romanzo l’ha abbondantemente superato. Quindi suggerirei all’autrice di lavorare ancora un po’ sullo stile, perché un’idea a mio parere interessante e ricca di spunti come quella de Il cavaliere d’Africa si merita qualcosa di più, e non è il caso che il buono che c’è risulti sommerso da montagne di superficialità.

* * *

In sintesi…
Buone intenzioni per il background e
per il messaggio di fondo…
… ma il tutto è stato condito da una
buona dose di banalità.
Stile approssimatico, descrizioni “lista
della spesa”, raccontato.
Protagonista superficiale, storia d’amo-
re ancora peggiore.
Scarsa attenzione per i problemi dell’A-
frica da parte di Selene.

* * *

Una frase significativa…

«Come puoi tu volermi bene?» chiesi a Edward; gli altri erano ancora nelle capanne e mi arrivava la voce stridula della professoressa Magli che civettava con qualcuno.
«Che vuoi dire?»
«Io vengo da un altro mondo. Un mondo ricco, pieno di superficialità e comodità. Non so se riuscirei a vivere come tanta gente che ho visto qui. Non ho mai sofferto la fame, né vissuto guerre ed epidemie. Mi sento fortunata ma anche colpevole.»
Edward mi accarezzò la guancia destra. «Io ti amo per quello che sei. Tu sei Selene. Non è colpa tua se sei nata in un posto dove non c’è la fame. Non scegliamo noi quando e dove venire al mondo. E comunque sono felice che tu non abbia sofferto certi drammi. Né vorrei mai che tu li provassi.»

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34 responses to “[Recensione] Il cavaliere d’Africa

  • Ossimoro

    Quoto ogni tua parola, Marta: mi consolo nel sentire che hai avuto le stesse perplessità e delusioni che ho avuto io e che ho scritto sulla mia recensione di Anobii. L’idea e le intenzioni erano veramente ottime e buttarle via così è davvero triste: viste le premesse (e le recensioni iperpositive su Anobii, di cui non mi capacito) avevo grandi aspettative, che sono state davvero troppo disattese. La mancata riuscita di questo romanzo dimostra (e rimarcarlo ancora una volta non guasta mai) che il “come” è inscindibile dal “cosa”: non bastano una storia inconsueta e un messaggio importante per scrivere un buon libro. Padroneggiare lo stile e la tecnica è indispensabile (almeno a un livello base): senza queste competenze non si può scrivere niente di credibile.

  • Elsio

    Amo le storie rosa e detesto la storiella d’amore descritta in questo libro: priva di spessore, banale, scialba, pesante, noiosa e chi più ne ha più ne metta. L’amore, sentimento così complesso e misterioso, viene trattato come qualcosa di insulso e patetico, con una superficialità mostruosa.
    Il personaggio di Selene, poi…penoso. Non ho altro da dire su questo libro, mi spiace, sarò stato anche troppo “cattivello”, ma in fondo è quello che penso.
    P.S.: qualcuno gentilmente potrebbe rispondermi nel cci?
    Buona serata, Elsio.

  • Ossimoro

    Uh, peraltro ho appena scoperto che l’autrice ha già anche autopubblicato il seguito (che si intitola “Il cavaliere d’Africa – libro secondo e libro terzo”) con Lulu. Mi piacerebbe sapere se lo stile è sempre uguale o se è migliorato nel frattempo.

  • Chiara

    Me l’avevano detto, e ho potuto verificarlo di persona. Ho anche provato a dirlo all’autrice, dopo le segnalazioni ricevute, ma a quanto pare non ha recepito. Peccato perché è una cara ragazza…

  • Ilaria Goffredo

    Ciao a tutti ragazzi, mi sento di dire che su parecchie cose avete ragione poichè questo è stato il mio primo scritto. rileggendolo ora io stessa trovo molti errori e difetti nello stile che nel frattempo ho migliorato. nei romanzi seguenti – ancora non pubblicati . credo di essere molto migliorata, mi piacerebbe postarvi uno stralcio – o più, come preferite – del mio ultimo romanzo inedito. questo soltanto perchè sono una persona che vuole sempre andare avanti anzichè indietro e dimostrare che non si ferma sulle proprie idee e inesperienze. fatemi sapere se avete piacere a leggere qualche riga e poi giudicherete il mio nuovo stile. grazie e buona giornata

  • Ilaria Goffredo

    Intanto se vi va date un’occhiata all’anteprima del mio romanzo “Tregua nell’ambra”, finalista nel concorso nazionale ilmioesordio feltrinelli. Buona giornata
    http://issuu.com/ilariagoffredo/docs/anteprima_tregua_nell_ambra_di_ilaria_goffredo

  • Luca Luccs Buggio

    il libro non rientra nei generi che preferisco (a essere sincero, il romance fatico proprio a digerirlo), ma vedo con piacere che l’autrice sa accettare le critiche con umiltà… e questo è un gran merito. Oltretutto, mi sento molto vicino alla sua esperienza di vita, quindi… massima simpatia 😀

    • Ilaria Goffredo

      Certo Luca, fossilizzarsi su certe cose non ha senso, soprattutto quando una persona se ne rende conto da sola 😉 tuttavia in un “mestiere” come questo si può crescere sempre, quindi mi dispiacerebbe essere etichettata come una che non sa scrivere perchè spingo sempre a migliorarmi e credo che la differenza tra il cavaliere d’africa e tregua nell’ambra sia evidente 🙂 per quanto riguarda l’esperienza di vita, sei stato in africa? fantastico!!

  • Luca Luccs Buggio

    No, non sono stato in Africa (mi piacerebbe però), ma sono stato per moltissimo tempo nel mondo dell’assistenza sociale (a contatto con minori in difficoltà…) e anche nel mio caso l’esperienza di vita ha ispirato la scrittura di un libro!

    • Ilaria Goffredo

      Allora il libro conterrà senz’altro riflessioni di valore, Qual è il titolo? Senz’altro sei una brava persona e sono lieta di fare la tua conoscenza. Per quanto riguarda l’Africa appena puoi vacci – magari non come turista, che vedi poco, quanto in missione, là sì che vedi l’Africa vissuta -, ti cambierà la vita!

  • Luca Luccs Buggio

    ho scritto “la danza delle marionette”, che Topolina Marta ha recensito qualche tempo fa. Ricambio il piacere della conoscenza! e in bocca al lupo sia per il tuo lavoro che per le prossime opere!

  • Chiara

    Marta, leggi l’anteprima che ha linkato Ilaria. Poi ne parliamo.

  • Letture di dicembre 2012 « Pensieri d'inchiostro

    […] Mi avevano parlato assai maluccio di questo libro, e durante la lettura ho dovuto constatare che, purtroppo, molti dei pareri negativi che ho letto erano giustificati. Ciò che mi ha infastidito fin dalla prima pagina è stato di sicuro lo stile, in particolare il modo con cui la protagonista – nonché voce narrante dell’intera storia – ci riferisce le vicende a cui prende parte: specialmente nella parte iniziale, troviamo un numero imprecisato delle cosiddette “descrizioni stile lista della spesa”, per non parlare delle frasi che sembrano provenire direttamente da un tema delle elementari. Oserei dire che Il cavaliere d’Africa si salva solo grazie all’impegno per la realizzazione del background: parrebbe quasi una dimensione parallela, il Kenya, sia per la sua lontananza geografica sia per quanto è differente dal mondo di Selene, dal nostro. Le buone intenzioni di renderlo realistico ci sono, perlomeno. Senz’altro notevole, ad ogni modo, il messaggio di fondo, ma suggerirei comunque all’autrice di lavorare ancora un po’ sullo stile, perché un’idea a mio parere interessante e ricca di spunti come quella de Il cavaliere d’Africa si merita qualcosa di più, e non è il caso che il buono che c’è risulti sommerso da montagne di superficialità. (Recensione completa qui.) […]

    • Ilaria Goffredo

      Grazie per l’inserimento nel nuovo articolo, tuttavia attendo Marta le tue opinioni sullo stile di “Tregua nell’ambra”. Tema delle elementari?

      • topolinamarta

        Scusa il ritardo, neanche in vacanza riesco a trovare tempo per fare tutto, mannaggia! >.<
        Be', direi che il fatto di essere migliorata sia innegabile, anche se ho ugualmente notato alcune cose:
        – Cerca, il più possibile, di ridurre all'osso aggettivi e avverbi, soprattutto quelli in -mente. (Già tra la seconda e la terza frase c'è una rima involontaria che non sta troppo bene: nonostante-paralizzante, evidentemente-probabilmente)
        – L'appunto sull'altezza della voce narrante e del fratello, secondo me, non sta proprio bene lì dove l'hai messa, dato che non mi pare abbia importanza in questo preciso istante;
        – Idem per l'excursus sul palazzo ducale, che suona un po' come una divagazione – e questo senso si protrae per tutto il capitolo (per esempio quanso nei passi che raccontano del fascismo, del padre o di Marisa).
        Insomma, credo che il tutto si possa riassumere in: limitati sempre all'indispensabile, in tutti i casi. Domandati sempre "Questo aggettivo/avverbio serve davvero a caratterizzare meglio questa scena?", oppure "Questo fatto è importante ai fini della storia? E lo è in questo preciso momento?" So che non è facile e che spesso ci si casca lo stesso (io per prima), ma è una cosa che bisogna imparare 😉

    • Chiara Gallese (@akikorossella)

      Ho pensato anch’io la stessa identica cosa. In particolare l’uso degli avverbi in -mente saltava proprio subito all’occhio.
      Basterebbe davvero poco per eliminare tutti gli errori.
      Alcune ingenuità stilistiche si risolvono subito senza sforzo soltanto leggendo qualche consiglio, per esempio gli articoli di Gamberetta (che trovo ottimi, anche se poco numerosi).
      Leggendo tutte le recensioni su questo sito, su quello di Zweilawyer e su altri simili, mi rendo conto che molte recensioni negative potrebbero essere evitate con poco sforzo, se solo gli scrittori avessero voglia di leggere qualche sito di scrittura creativa o qualche manuale. Il problema degli avverbi in -mente è trattato da Zweilawyer nella sua recensione di Amon, per esempio.
      Gli editor delle agenzie letterarie e delle case editrici più grandi ragionano proprio in questo modo, anche se spesso si fissano su alcuni punti per deformazione professionale (per esempio, nei secoli scorsi le descrizioni erano molto più ben accette di oggi).
      Quindi, in conclusione, credo che lo studio sia imprescindibile per raggiungere un livello stilistico accettabile.

      • Ossimoro

        Ciao Chiara! 🙂 Innanzitutto, buon anno! Ho appena promesso di prestare Tokyo Night a un’amica veneta che sta per rientrare dal suo anno in Giappone: fa anche lei la binazionale di lingue orientali alla Ca’ Foscari.
        Mi permetto di dissentire parzialmente dalla tua considerazione in merito al fatto che “lo studio sia imprescindibile per raggiungere un livello stilistico accettabile”. E’ imprescindibile solo se la persona in questione “non è del mestiere” (e quindi non ha mai scritto narrativa e/o non ha una formazione improntata a questo genere di lavoro). Ho letto lavori scritti magistralmente da autori che non hanno mai letto un manuale di scrittura creativa e ciofeche scritta da gente che ci è morta sopra, ai manuali. Io stessa ho scritto due romanzi senza aver letto un manuale (e adesso, avendone letto uno, ho scoperto di aver imparato nell’adolescenza diverse “tecniche” in modo del tutto intuitivo, leggendo e scrivendo). Per cui, secondo me le uniche cose realmente imprescindibili per raggiungere un livello stilistico accettabile sono due: leggere tantissimo e esercitarsi altrettanto nella scrittura, partendo anche da piccole sfide, come la stesura di racconti. I miei due romanzi sono arrivati dopo cinque anni di liceo passati a scrivere caterve di racconti, di tutti i tipi e generi. Sorvoliamo allegramente sul fatto che, ora, essendomi tarata sul “lungo”, non sono praticamente più capace di scrivere racconti, ma questa è un’altra storia 😛

  • Ilaria Goffredo

    Certo, le imperfezioni ci sono e si devono migliorare, sempre sviluppando ognuno il proprio personale stile. Per esempio ci sono scrittori famosi che scrivono in un modo che a me proprio non piace, come altri li prediligo proprio per lo stile ma peccano poi nella trama… come ad esempio Marquez: scrive da dio ma “L’amore ai tempi del colera” l’ho trovato molto noioso. Un mondo difficile questo, non c’è che dire. Tu scrivi romanzi o altro?

    • Ossimoro

      Ciao Ilaria, anche io mi complimento piacevolmente con una giovane scrittrice che accetta le critiche costruttive 🙂
      Io sono una tua coetanea (sono una 87), anche io scrivo e anche io sono stata recensita da Marta (sono Elisabetta Ossimoro, autrice di Nix). Una cosa che ti volevo consigliare e che ho consigliato a tutti i miei colleghi e amici scrittori è la lettura di questo libro qui:
      http://www.anobii.com/books/Scrivete_un_best_seller_Regole_e_tecniche_della_narrazione/9788895630502/0185c25cc9d1587168/
      A dispetto del titolo poco felice e di certe idee opinabili, è un buon punto di partenza per riflettere sulle peculiarità del proprio stile. Ti mando un saluto e in bocca al lupo per i tuoi prossimi scritti!

      • Ilaria Goffredo

        Grazie per il consiglio elisabetta, lieta di fare la tua conoscenza. condivido inoltre la tua osservazione sui manuali: sono utili ma non ci si può basare solo su quelli; secondo me per diventare buoni scrittori è necessario possedere un po’ di quella naturale inclinazione all’arte – perchè anche scrivere è un’arte. crepi il lupo e buona fortuna anche a te.

      • Akikorossella

        Certo ma stavamo parlando proprio di chi quelle tecniche non le conosce, è ovvio 😄
        Ti pare che le recensioni negative citate riguardassero autori che le avevano interiorizzate come te? 🙂

  • Ilaria Goffredo

    PS Non sono d’accordo sul limitarsi all’indispensabile perchè ad esempio, in quei romanzi in cui si mostrano solo i fatti, e di cui io lettore non conosco bene i personaggi mi pare di “brancolare nel buio”, essere a occhi chiusi nella trama. Amo invece quelli in cui ci sono aneddoti sulla vita passata dei protagonisti – che aiutano a conoscerli meglio e ad affezionarvisi. Per esempio come autrice amo la Gabaldon, hai mai letto qualcosa di suo?

    • topolinamarta

      Oddio, non intendevo quei romanzi in cui non viene detto assolutamente niente di niente! Mi sta benissimo che si scelga di caratterizzare meglio i personaggi raccontando la loro vita passata, purché siano funzionali alla storia e non campati per aria, e soprattutto che non sembrino piazzati lì alla “tanto per” solo perché gira così all’autore. Insomma, a mio parere bisognerebbe trovare un compromesso: non essere tirchi come Zio Paperone, ma neanche allungare il brodo e poi allungarlo ancora all’infinito.

      Della Gabaldon ho letto “Tamburi di autunno”, un bel po’ di tempo fa…

Stretta è la soglia, larga è la via: dite la vostra, che ho detto la mia!

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