Letture di gennaio 2013

Reduce da una tostissima verifica di matematica sul calcolo combinatorio, la mia cara prof non si arrabbi se torno a dedicarmi del mio passatempo preferito… Ecco a voi, dunque, i libri che ho letto in gennaio tra una formula e l’altra 🙂

Fairytale_is_alive_by_talewhisper

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monty> Saggi, Michel de Montaigne (letto a scuola) 

Non ringrazierò mai abbastanza il mio professore d’italiano per avermi fatto conoscere questo autore e per avercene parlato a scuola. Anzi, per quel che ne so, non era neppure contemplato nel programma, perciò un doppio grazie per averci sapientemente guidato lungo questa deviazione, prima di tornare a occuparci di Shakespeare.
Inutile dire che ho adorato queste riflessioni, che seppur siano state scritte oltre 400 anni fa ho trovato ancora terribilmente attuali.
Nel momento in cui scrivo, però, non li ho ancora letti tutti, perciò credo che questo commento si possa considerare una “recensione in itinere”, dato che non si tratta di certo di uno di quei libri che si divorano in una serata… Consiglio a tutti di assaggiarli un po’ per volta, e di rifletterci sopra alla fine di ognuno, perché ciascuno merita di essere assaporato e gustato a sè. Ne vale la pena, credetemi.

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Il Patto della Viverna_Ciesse> Il patto della viverna, Maurizio Vicedomini (304 pp.- eBook inviato dall’autore

Ormai disperavo di riuscire a trovare un romanzo fantasy di stampo decisamente classico che fosse a suo modo originale, scritto bene e per di più pubblicato da un autore italiano.
Forse vi sembrerà bizzarro, ma una delle prime cose che mi hanno piacevolmente colpita de Il patto della viverna è stata la gestione del punto di vista, che rimane sempre dentro la testa di un unico personaggio dall’inizio alla fine del capitolo, e quindi senza saltelli continui.
Lo stile, insomma, mi è sembrato di un ottimo livello: il narratore non interrompe mai l’azione per raccontarci del più e del meno riguardo al suo mondo, non si ferma a descrivere a meno che non sia necessario, non abusa di aggettivi e avverbi.
A proposito dei personaggi, ho apprezzato il fatto che nessuno sia schierato apertamente tra i “buoni” oppure tra i “cattivi”, e in generale ho trovato la loro caratterizzazione davvero buona.
Gli unici aspetti che non mi hanno lasciata soddisfatta riguardano perlopiù la trama e le idee utilizzate, e con questo mi riferisco sostanzialmente ai cliché incontrati durante il racconto.
Si tratta, in definitiva, di un fantasy decisamente sopra la media per quanto concerne lo stile, anche se gli aspetti riguardanti la trama a mio parere possono essere ancora migliorati.
(Recensione completa qui.)

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cop> La matematica e l’esistenza di Dio, Antonio Ambrosetti (88 pp. – preso in biblioteca) 

Come può un matematico – o comunque uno scienziato – credere in Dio? Questa è la domanda attorno alla quale ruota questo libriccino, e a cui l’autore ha cercato di rispondere.
Personalmente ritengo che ciascuno abbia la libertà di credere o di non credere in quello che vuole… tuttavia consiglio la lettura di questo libro a chi è convinto che Dio e la religione siano discorsi da basso popolo e da gente bigotta, o semplicemente persone poco razionali, perché potrebbe venire a conoscenza di aspetti della questione che non immagina.
Se vogliamo è un saggio senza pretese, che non si fa notare, uno di quelli che non fanno certo a gara a chi urla più forte e a chi raggiunge il maggior numero di persone: io stessa l’ho scoperto per caso, spulciando tra gli scaffali della biblioteca. Però, nella sua “magrezza” (meno di 100 pagine) è riuscito a smontare un buon numero di luoghi comuni e di pensieri fatti, e nella sua semplicità mi ha fatto riflettere.

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merkavah> Merkavah, Daniele Versari (304 pp. – eBook inviato dall’autore

Un thriller che piacerà sicuramente a chi ha amato Dan Brown e le sue avventure che indagano nei segreti e nei misteri della Chiesa e della religione. Sul piano della trama, posso dire di aver passato due-tre orette di lettura davvero piacevoli: enigmi, codici segreti da decifrare, riti arcani, esplorazioni a lume di torcia alla ricerca di indizi… insomma, se l’intento dell’autore era di tenere il lettore inchiodato alla sedia (come presumo) direi proprio che c’è riuscito. Anche la trama mi è sembrata molto interessante: la narrazione si alterna in tre fasi temporali e spaziali molto distanti tra loro (nel Kashmir del 96 d.C., nella Roma medievale e tra Pisa e Orvieto, ai giorni nostri); tutte le vicende, però, sembrano ruotare attorno a un’unica domanda: possibile che il Messia non fosse veramente morto quando fu tolto dalla croce e posto nel sepolcro? E in caso di risposta affermativa, potrebbe mai il mondo rimanere lo stesso dopo una simile, sconcertante rivelazione?
Secondo me, dunque, Daniele Versari ha saputo creare una storia davvero avvincente e ricca di colpi di scena imprevedibili che l’hanno resa assai piacevole (se si esclude il finale, a mio parere un tantino campato per aria).
Non posso, ahimè, dire la stessa cosa dello stile, che è il motivo principale delle due stelline in meno: specialmente all’inizio l’ho trovato pesante, pieno di descrizioni inutilmente puntigliose (per esempio, quando il narratore riferisce ogni singolo dettaglio di ciò che fa Marzio al computer, compreso il clic del mouse) al limite dell’infodump. In poche parole, la storia si interrompe spesso per lasciare spazio ora al racconto di come Marzio ha conosciuto Elena, ora della vita di Cesare, ora della personalità del capo della co-protagonista… Insomma, avrei preferito meno descrizioni e più azione.
In generale, però, trovo che sia un buon libro: la trama c’è e funziona; occorre soltanto curare un altro po’ lo stile.

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erba> Erba alta, Gianluca Gemelli (151 pp. – inviato dall’autore) 

Una vicenda deliziosa capace di catapultare il lettore in un mondo campagnolo apparentemente noioso (o almeno così pensano Giampaolo e i suoi amici che devono trascorrere qui le vacanze), ma che ben presto si tinge di giallo quando, nella distesa d’erba che circonda un vecchio palazzo e che conduce al cimitero, cominciano a comparire strani oggetti. Cioè, a dire il vero non sono gli oggetti a essere strani: quel che è davvero bizzarro è come ci siano arrivati, e soprattutto perché ne compaiano sempre di nuovi. Spinti dalla curiosità, Giampa, Andrea e Lorenzo cominciano a esplorare il campo e soprattutto il cimitero, fino a ritrovarsi coinvolti in una vera e propria avventura zeppa di misteri.
Un racconto che può essere letto da tutti, dai bambini agli adulti, perché sa essere semplice e piacevole pur conservando, per tutta la durata della storia, uno stile impeccabile. Ho apprezzato in modo particolare le scene che riflettono il sapore del luogo in cui ci troviamo, come ad esempio i dialoghi in dialetto. Un applauso, inoltre, alla mitica nonna di Giampa, che mi ha letteralmente conquistato con la sua simpatia.
Be’, ve lo consiglio davvero! È stata una sorpresa davvero piacevole!

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atkins-cop2001> Le regole del gioco, Peter Atkins (144 pp. – prestato) 

Libro prestatomi dal mio professore di fisica. Conoscevo già questa bella collana di divulgazione scientifica, e anche questa volta la lettura non mi ha delusa: è bello sentirsi spiegare la fisica in modo così semplice ed efficace, con esempi chiari e uno stile leggero e al tempo stesso nitido. Andarsi a studiare formuline e formulette e farsi risultare gli esercizi è tutta un’altra faccenda, ovviamente, ma devo dire che mi è stato davvero molto d’aiuto!
Ah, sarà una sciocchezza, ma la copertina mi piace tantissimo!
PS: spero che la verifica sul 2° principio sia andata bene grazie a questo libretto! Incrociamo le dita e preghiamo…

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stryx> Stryx – Il marchio della strega, Connie Furnari (300 pp. – eBook inviato dall’autrice

Quando ho letto il riassunto di questo libro, ricordo di aver pensato: “Oddio, ecco l’ennesimo fantasy-fotocopia, ovviamente sulla scia di Tualet.”
Questo è vero, almeno in parte, ma per fortuna non è tutto qua. Nonostante alcuni (apparenti) cliché belli grossi, però, a lettura ultimata posso dire che si tratta davvero di un buon libro.
Anche la narrazione mi è piaciuta molto: come già detto, vi è un frequente uso di flashback che raccontano, attraverso gli occhi di Sarah, il passato delle due sorelle; questi salti temporali, però, non disturbano come verrebbe da pensare, bensì rendono la storia movimentata e appassionante.
A parte un buon numero di virgole che sembrano messe a caso (se ne trova una tra soggetto e verbo quasi a ogni pagina) e alcune descrizioni un po’ ripetitive, dunque, lo stile mi è parso di un ottimo livello.
A questo punto, credete che sia impossibile che, da una trama poco meno che banale come può apparire questa, possa nascere una storia comunque avvincente e scritta bene, e che in generale il libro risulti ben strutturato e assai piacevole da leggere? Be’, in tal caso vi consiglio di leggere Stryx: potreste rimanere sorpresi.
(Recensione completa qui.)

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narpini> Il mio Richard, Lillian Narpini (94 pp. – libro inviato dall’autrice

Un libro che proprio non mi è piaciuto. Anzi, nonostante non arrivi alle 100 pagine, ho fatto davvero fatica a concluderlo.
Fin dall’inizio c’è stato una caratteristica della narrazione che non mi è andata giù, ovvero il fatto che il narratore si infili con prepotenza nella storia, come se fosse la stessa autrice a raccontarci la vicenda di Elen. Anche se, a quanto mi è parso di capire, si tratta di un racconto almeno in parte autobiografico, non ho trovato giustificazioni che spiegassero questa “infiltrazione” continua della voce narrante. Per esempio, nel prologo ci racconta già tutto di lei, nonostante abbia a disposizione l’intero libro per farlo. Un’altra cosa fastidiosa sono i tempi verbali, che sembrano utilizzati in modo pressoché casuale (“Elen ci era rimasta male, questo fatto la fece sentire poco importante, la tristezza e la delusione l’avvolgevano.” Oppure: “Io non trovavo il coraggio ci avvicinarmi […] (si fecero le 23:15) iniziai a pensare che tutto quello che avevo fatto per incontrarlo era stato inutile, andava tutto in fumo.”); per non parlare delle ripetizioni, delle virgole mancanti o messe a caso, delle fastidiose parentesi piazzate in ogni dove e soprattutto dei tanti (troppi) puntini di sospensione, senza contare gli errori veri e propri. Il risultato è, ahimè, un testo quasi incomprensibile.
Come se non bastasse, la triste storia d’amore tra Elen ed Emanuel, che dovrebbe risultare struggente, non è riuscita a trasmettermi un minimo di sentimento.
Concedo una mezza stellina in più solo perché verso la fine lo stile sembra migliorare. Questo è l’unico punto che ho trovato a favore, però.

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Mo’, passo e chiudo, lasciando come al solito a voi la parola: quali letture vi hanno accompagnato per le prime settimane del 2013? 😀

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11 responses to “Letture di gennaio 2013

  • Paige (ex Fr@)

    Ah le verifiche di matematica..no non ti invidio per niente 😄
    Tra le mie letture di gennaio ci sono: Il primo libro della trilogia di Bartimeus, L’abbazia di Northanger, Tempesta di spade- i fiumi della guerra- il portale delle tenebre di Martin. peccato non averci messo lo stesso impegno per i libri d’esame 😄

    ps. con questo cambio ufficialmente il mio nick, sto cercando di uniformarlo su tutti i blog/siti vari ^^

  • Sergio

    Ero sicuro che quello del prof Gemelli fosse un bel libro. Sto cercando di acquistarlo e in libreria mi hanno detto che arriverà. Speriamo.

  • profgemelli

    Ciao, ragazzi! Scusate il ritardo: ero impegnato dall’altra parte della barricata (scrutini). Grazie, Topolina! Sono felice che tu abbia gradito il mio libretto! Avrai il tempo di fare una scheda dettagliata? Sergio, spero proprio che tu riesca ad acquistare Erba Alta tramite la libreria: l’editore dice che si può fare, speriamo sia vero! Poi fammi sapere. Il libro di Ambrosetti dovrò procurarmelo: da matematico e credente mi interessa vedere se ci si trovano degli spunti interessanti. Grazie per la segnalazione.

  • Davide

    Anche a me intriga Ambrosetti. Inoltre Lindau è una casa editrice che conosco bene per la qualità dei titoli proposti

  • Gaia Zappia

    Ciao Marta 🙂
    Io mi sto dedicando ai libri di Alessia Gazzola : Ho letto “Sindrome da cuore in sospeso”, “L’allieva” e ora sto letteralmente divorando “Un segreto non é per sempre”.
    É un genere di letture un po’ strano… Un misto tra Chick lit e Thriller, tra Sophie Kinsella e Bridget Jones….
    Sono libri molto scorrevoli e piacevoli da leggere, di quelli che si finiscono in pochi giorni (nonostante il numero di pagine).
    Io li adoro :)) Sará perché sono un’inguarnibile romantica, amante di storie d’amore segrete e del classico uomo “Bello e impossibile” xD

  • profgemelli

    A proposito, io sto leggendo Darkwing, in cui mi sono imbattuto proprio qui.

  • Lillian

    Non ho affatto gradito la cotanta cattiveria usata per descirvere il mio libro, per me puoi anche toglierlo dalla tua pagina se ti fa così schifo, ma ci tengo a puntualizzarti che sono professoressa d’Italiano e d’Inglese e lo insegno da 18 anni circa; non sono ovviamente una scrittrice esperta, ma le incursioni del narratore son normali visto che narra. I puntini di sospensione sono usati dalla giovane autrice che racconta di sè e non è parte della scrittrice, ma di un diario personale. Forse non sei mai stata giovane e ragazza e forse non hai mai amato davvero se non hai capito cosa succede di toccante in questa storia. Per il resto, strano che non hai avuto da ridire sulla copertina per aggiungere del marcio, il mio editore lo ha fatto leggere e correggere e un team di esperti lo han spulciato e impostato. Fai te.
    Sono in lista tra scrittori emergenti di Sanremo writers 2013. Saluti.

    • profG

      Perbacco baccone, Sanremo writers, persino!

      Ah, non me ne parli, signo’, le cotante lettrici che non capiscono quel che hanno in mano… Che tempi, che tempi!

    • topolinamarta

      Cara Lillian,
      sono davvero dispiaciuta che tu abbia preso male il mio commento, ma non vedo proprio dove sarei stata pesante o cattiva: mi sono limitata a esporre quelli che, secondo me (ma anche secondo i manuali di scrittura), sono i punti deboli del tuo romanzo. Ti prego di non offenderti: per me potresti anche aver vinto il Nobel, ma se commetti errori nelle concordanze dei tempi non vedo perché dovrei fare finta di niente, e per quel che mi riguarda il fatto che certi errori siano rimasti nonostante le riletture è solo un aggravante.
      Ad ogni modo, no: a meno che il narratore non riferisca in prima persona, la sua presenza non deve farsi sentire. Pensa, ad esempio, a un film: per descrivere un personaggio il regista ce lo mostra attraverso parole e azioni, non fa certo capolino dalla telecamera per dirci “Elen è una ragazza dolce, carina, simpatica, ecc.”
      E riguardo ai puntini, ti assicuro che esiste un limite. Elen li usa di continuo, e personalmente lo trovo fastidioso: sappi che anch’io tengo un diario personale (ho diciassette anni, nel caso non lo sapessi, e sto facendo anch’io i conti con le prime cotte “serie”), ma non per questo mi permetto di mandare a farsi friggere tutte le regole di scrittura solo perché nessuno oltre a me lo leggerà mai (mentre Elen viene letta eccome, dato che si trova in un romanzo).
      Comunque ti do ragione, forse non sono davvero riuscita a comprendere il sentimento che volevi trasmettere col tuo romanzo. C’è da dire, però, che trovando errori su errori a ogni pagina, non sono purtroppo riuscita a godermi tanto la storia.
      Per questo, ripeto, mi dispiace, ma non posso farci più di tanto: in un libro non contano solo la storia o la passione con cui è stato scritto; occorre anche un buono stile, che comprende anche la conoscenza delle basilari regole di grammatica.
      Saluti anche a te, spero davvero che qualcun altro sappia, in futuro, apprezzare il libro più di me.

      Comunque, riguardo alla copertina, non ho ritenuto opportuno parlarne qui. Come ti ho scritto anche nell’email, se gradisci posso fare un articolo completo con anche delle citazioni a sostegno di ciò che scrivo. Ad ogni modo, semplicemente non mi pare di cogliere un collegamento evidente con la storia, ma non credo nemmeno che sia una brutta copertina.

      Ps: ci sono blog che adottano una particolare politica nelle recensioni, ovvero parlare solo dei libri che sono piaciuti. Il mio non è tra questi.

      • Lillian

        Ti ho chiesto gentilmente di togliere la tua recensione che riguarda il mio libro e controllero’ a giorni, sono in viaggio e non posso connettermi spesso. Non pensavo il blog fosse di una ragazza cosi’ giovane. Spero tu possa accontentare la mia richiesta. Non voglio essere in questo blog, ne’ recensita. Grazie.

  • Lill

    Non solo lasci questi commenti qui ma li hai aggiunti su altri siti, dove ho appena letto la tua recensione, e l’ho riconosciuta. Sono felice che lo hai letto e che non ti sia piaciuto, sono molto felice perchè è piaciuto invece a molti altri e mi han fatto i complimenti negli anni: per il linguaggio semplice e la scorrevolezza. Grazie per la critica negativa, continuo a viaggiare per lavoro e il mio libro continua a vendere. Non smettere mai di leggere e scrivine anche tu, è la cosa più bella che ci sia.. scrivere di cuore e riuscire a pubblicare. Buoni studi, ho letto che ti sei appena diplomata 2 anni fa. Cordialmente, Lill.

Stretta è la soglia, larga è la via: dite la vostra, che ho detto la mia!

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