[Racconto] La classe dei famosi

Buona sera, cari lettori!
Ricordate del concorso di scrittura bandito dalla mia scuola un anno fa, a cui avevo partecipato col racconto “La biblioteca di notte”? Be’, la vostra Topolina ha pensato bene di fare il bis, iscrivendosi anche all’edizione di quest’anno, questa volta sperando di avere maggior fortuna (l’anno scorso, infatti, il mio racconto era stato selezionato tra i finalisti, ma non era riuscito per poco a salire sul podio dei vincitori)… che nemmeno in questa occasione, ahimè, ha guardato dalla mia parte: ho passato la selezione, ma anche ‘sta volta non sono più riuscita ad andare avanti.
In ogni caso ciò non basta certo a scoraggiare la prode Topolina, che sa già per certo di volerci riprovare per l’ultima volta. Nel frattempo, vi invito ancora una volta a leggere il mio racconto e a dirmi cosa ne pensate! 🙂

Senza titolo-1Prima di proporvelo, permettete che vi dia qualche indicazione in più.
Innanzitutto, il tema dell’edizione 2013 era “Ricordi di scuola”, come al solito da sviluppare in un testo di massimo 10’000 battute: hanno passato la selezione 9 racconti su circa 30, che sono stati inseriti nel libretto di cui vedete qui a destra la copertina.
Anche in questo caso il titolo mi solleticava non poco: come per “La biblioteca di notte” ho pensato di buttare giù un’idea che mi ronzava in testa da un pezzo, e che potrebbe essere l’antefatto di un vero e proprio libro che mi piacerebbe scrivere… però intanto prendetelo così com’è, che va già bene.
Purtroppo credo che il perno attorno a cui ruota l’intero racconto sia anche un po’ il suo punto debole (nonché, forse, uno degli aspetti che hanno contribuito a non farmi vincere), cioè che si tratta di una storia ispirata alla realtà, e che quindi chi non è a contatto con essa rischia di non capirne tutti i dettagli. Tuttavia anche lettori estranei mi hanno assicurato che diverte lo stesso, quindi spero che piaccia anche a voi.
Se qualche passo risultasse oscuro, ovviamente, non esitate a chiedere spiegazioni, e… consideratela una piccola vendetta che mi sono concessa contro la situazione che alcuni professori stanno creando nella mia classe 😉

A questo punto, credo non ci sia altro da dire. Buona lettura!

~ La classe dei famosi ~

Benvenuto, mio caro lettore! Prego, siediti, fai come se fossi a casa tua, e soprattutto mettiti comodo. Del resto, so bene che se stai leggendo codeste parole è perché hai voglia di sollazzarti con una bella storia.
Sì, hai indovinato: io sono qui per raccontartela, questa bella storia, e ti suggerisco di ritenerti fortunato, perché ti assicuro che ben pochi hanno avuto il piacere – ma che dico… l’onore! – di leggerla.
Se accetti un consiglio spassionato, però, non alzarti prima della fine, specie se sei debole di cuore: come dicono in tv, “La lettura di questo racconto è sconsigliata a un pubblico facilmente suscettibile o soggetto ad attacchi di panico”.
Hai allacciato le cinture, dunque? Bene, ora possiamo partire con la nostra storia.

C’era una volta una classe. Non una classe sociale, né una animalesca. E no, nemmeno quella di Sant’Apollinare.
Questa storia narra, infatti, di una classe di quelle scolastiche. In particolare, di una qualsiasi classe prima di un qualsiasi liceo di una qualsiasi città del pianeta terra. Una classe normalissima sotto la maggior parte degli aspetti, formata da venticinque baldi fanciulli, tutti cordiali, carini e assai coccolosi.
Nel caso ti interessi sapere qualcosa in più di loro, sappi che erano quattordici donzelle contro undici giovinetti: le prime amavano conversare amabilmente tra di loro, riferirsi tutte le più brucianti notizie di gossip (non pensare male: in realtà so che erano informazioni del tutto inoffensive), spendere la loro paghetta in graziosi vestiti. I ragazzi, invece, discorrevano di sport e di videogiochi e si divertivano a trascorrere interi pomeriggi correndo dietro a un pallone da calcio.
Non ti stupisce, nevvero? Forse perché quella classe rappresentava la perfetta normalità, tanto è vero che nessuno dei suoi componenti aveva alcunché di bizzarro.
Però, a ripensarci per bene, forse non era poi una classe del tutto normale, così come quella che ti sto raccontando non è una normale fiaba di principi e principesse, oppure di draghi e folletti. I nostri protagonisti, infatti, non sapevano di appartenere a un piano molto più grande di loro: un vero e proprio gioco, oserei dire, e i venticinque giovincelli erano stati scelti per farne parte. Di conseguenza potevano essere considerati inermi pedine completamente all’oscuro di tutto l’intrigo. Lascia che ti racconti, dunque, cosa accadde.

A dire il vero, fin dall’inizio le cose non andarono mai come avrebbero dovuto: detto chiaro e tondo, infatti, i risultati scolastici, a partire dalla primissima verifica, furono sempre terribilmente bassi. Infimi, se paragonati a quelli delle altre sezioni, con cui i nostri protagonisti erano costretti prima o poi a confrontarsi. Già dopo pochi mesi di scuola, dunque, fu evidente che un numero non insignificante di studenti non sarebbe riuscito a superare la prima… e così fu, ahimè: ben quattro fanciulli non risultarono ammessi alla classe successiva; e inoltre i genitori di una ragazza, che avevano già inteso come sarebbe andata a finire, decisero di cambiarle indirizzo.
In seconda, se possibile, le cose andarono persino peggio. Anche in questo caso, se per pura coincidenza tu, lettore, fossi passato nei pressi di quella scuola, avresti sentito di sicuro i muri dell’edificio vacillare sotto la forza delle grida belluine con cui i prof, nel periodo dei ricevimenti, facevano gentilmente intuire ai genitori che l’andamento scolastico del loro pupillo era tutt’altro che promettente.
Non ti dicono alcunché frasi del genere?

«Sono disperata! Suo figlio è un completo disastro su ogni fronte!»
«Ma guardi, si vede che la ragazza studia tanto e che si impegna davvero… però purtroppo non ci arriva proprio!»
«Sono mortificato, ma temo dovrò rimandarlo anche quest’anno!»

Se ti senti sconvolto da cotale spietatezza, sappi che ho volutamente evitato di inserire le peggiori, per non causare malori ai soggetti più impressionabili.
Come c’era da aspettarsi, anche la seconda portò con sé un buon numero di “caduti”: stavolta i bocciati furono ben cinque, mentre quelli che, del tutto spontaneamente, decisero di scappare a gambe levate crebbero a due. Ebbene sì: dopo soli due anni di liceo, la classe si era ridotta quasi di metà dei venticinque studenti originari, che ora erano rimasti in tredici. E tredici furono coloro che si ritrovarono, a settembre, in terza.

Credi che siamo arrivati alla fine? Credi che sia statisticamente impossibile che una classe possa rimpicciolirsi più di così? Be’, mi spiace deluderti: a dire il vero non siamo neanche a metà della vicenda.
Mi duole assai ripetermi, ma il fatto è che la storia di questa sfortunata classe è, ahimè, proprio quella che ti sto narrando: anche in terza, imbattersi in una voce del registro in cui figurasse un voto più alto del 6– era improbabile quanto acquistare dieci biglietti vincenti della lotteria in un colpo solo. L’inevitabile conseguenza di ciò furono altri due bocciati, e dei restanti undici ben quattro decisero che non era concepibile andare avanti così, e si fecero spostare di sezione. L’inquietante idea che i loro professori non facessero altro che divertirsi a vederli fuggire così, infatti, aveva già cominciato a formarsi nelle menti dei nostri giovani superstiti.
Ci fu persino chi ipotizzò una possibilità assurda ma sempre più concreta: e se il piano degli insegnanti fosse stato quello fin dall’inizio? Se loro non fossero stati nientemeno che pedine di un gioco a eliminazione, come in uno di quei reality che vanno tanto in tv… solo con dei concorrenti reali, quasi come una sorta di Truman Show? Il terribile quesito era ormai sulla bocca di tutti, ma naturalmente i professori incriminati non avrebbero mai risposto. Del resto è risaputo che i gravi misfatti non vanno mai rivelati prima della fine, no?

Forse ti starai domandando: ma non c’era un’altra classe abbastanza piccola da essere unita a questi poveretti?
Temo di dover rispondere, anche qui, di no: amico, se cercavi un lieto fine penso proprio che tu abbia sbagliato storia. Se t’interessa, mi è giunta voce che è rimasta una vecchia copia di Cenerentola in biblioteca: sei ancora in tempo per cambiare, se credi di non poter sopportare oltre, perché se osi ancora sperare in un lieto fine ho seriamente paura per te.

Come se a questo punto non fosse abbastanza ovvio, alla fine della quarta il numero degli studenti era ancora diminuito: un solo bocciato, incredibile a dirsi, ma altri due decisero di abbandonare volontariamente il gioco – perché ormai di un gioco si trattava. Solo per gli insegnanti, però.
Così, alla fine, i rimanenti “fantastici quattro” si avviarono verso l’ultimo anno, quello della maturità… Ma ancora una volta, caro il mio lettore, temo che sia presto per cantare vittoria.
Serve dirti, insomma, come andò a finire la nostra storia? Be’, ti darò un indizio: hai presente quell’inquietante filastrocca che fa da sottofondo alle vicende dei Dieci piccoli indiani di Agatha Christie? In tal caso, forse questa strofa ti dice qualcosa:

Solo, il povero negretto
in un bosco se ne andò:
ad un pino s’impiccò,
e nessuno ne restò.

Tranquillo, è soltanto un modo di dire: in realtà nessuno dei venticinque fanciulli rimase ucciso. Però resta il fatto che di quella classe, un tempo di venticinque elementi, non rimase nient’altro che una fredda targhetta (mi piacerebbe tanto dirti di quale sezione si trattava, ma purtroppo violerei la loro privacy – si veda il Post Scriptum qui sotto per ulteriori dettagli)… e ben presto anche quella venne gettata insieme ai bicchieri e ai piatti sporchi, perché visto che non c’era rimasto più nessuno a fare l’esame di maturità, i professori erano andati al bar a farsi una merenda di gruppo (e pure con delle veneziane alla crema che non ti dico!).
Così ebbe termine la triste ma mirabolante vicenda della Classe dei Famosi: il primo (e unico, per quel che ne so) caso nella storia di “classe–reality show”, in cui tutti i poveri studenti vennero eliminati uno dopo l’altro senza pietà da una cricca di ignobili e insensibili insegnanti.

PS: caro lettore, chiunque tu sia (no, non mi interessa), che hai in mano questo misterioso e machiavellico manoscritto (sì, lo so che in realtà è un normale foglio stampato… ma suvvia, non essere pignolo e fai un po’ di sforzo di immaginazione!).
Se stai leggendo queste parole significa che qualcosa è andato storto e che l’umanità è venuta a conoscenza di informazioni ultrasegrete che avrebbero dovuto restare nascoste nei secoli dei secoli. Chi sono io? Be’, non per vantarmi, ma si dà il caso che io sia uno di loro: ebbene sì, anch’io facevo parte dell’allegra combriccola che un gruppo di insegnanti crudeli e malvagi oltre ogni umana comprensione decise di sterminare un fanciullo alla volta, come in uno spietato reality show. Diciamo che questo racconto vuole essere un monito per tutti i poveri e indifesi studenti di oggi e di domani: guardatevi dagli insegnanti, perché sono assai feroci e sempre pronti a rigirare la frittata a seconda della situazione. D’altronde è risaputo che esiste una regola non scritta ma valida per tutti i professori: nel dubbio, è sempre meglio bocciare.
Se per pura fatalità anche tu fossi un insegnante, te ne prego, non volermene male: è solo per scherzare un po’, non è certo mia intenzione offendere nessuno. Tuttavia concorderai di certo con me quando dico che, talvolta, anche tra i professori si incontrano dei soggetti alquanto bizzarri.
Adesso, però, passo e chiudo, perché la faccenda sta diventando pericolosa: né tu né io vogliamo che il presente racconto finisca tra le mani di uno dei crudeli professori protagonisti, dico bene? Mi spiace infinitamente, ma a questo punto è chiaro che tu, mio caro lettore, sia venuto a sapere davvero troppo riguardo a tutta questa storia, quindi temo che sarò costretto a eliminarti. Ecco perché questo messaggio – e tu con lui – si autodistruggerà fra dieci, nove, otto…

La classe dei famosi

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19 responses to “[Racconto] La classe dei famosi

  • Elsio

    Un racconto carino, in fin dei conti tutto sembra un reality show, la nostra vita lo è. Mi è piaciuto 🙂
    Tuttavia a volte non nascondo che il racconto è a tratti pesante, codesto, cotale…appesantiscono tutto, a mio parere.
    “Sì, hai indovinato: io sono qui per raccontartela, questa BELLA STORIA, e ti suggerisco di ritenerti fortunato, perché ti assicuro che ben pochi hanno avuto il piacere – ma che dico… l’onore! – di leggerla.
    Se accetti un consiglio spassionato, però, non alzarti prima della fine, specie se sei debole di cuore: come dicono in tv, “La lettura di questo racconto è sconsigliata a un pubblico facilmente suscettibile o soggetto ad attacchi di panico”.
    Hai allacciato le cinture, dunque? Bene, ora possiamo partire con la nostra STORIA.”
    Ripeti troppe volte storia, nell’ultima parte utilizzerei “racconto”, in quanto credo che l’uso di “bella storia” sia una scelta stilistica.
    L’espressione “hai allacciato le cinture?” spezza l’aspetto “antico” di prima e inserisce la storia in un ambiente più moderno e attuale.
    “Questa STORIA”
    Un’altra ripetizione.
    “I nostri protagonisti, infatti, non sapevano di appartenere un piano molto più grande di loro”
    Ti sei dimenticata la a 🙂
    “Lascia che ti racconti, DUNQUE, cosa accadde.”
    “Hai allacciato le cinture, DUNQUE?”
    “Già dopo pochi mesi di scuola, DUNQUE,”
    Ripetizione di dunque.
    “e così fu, ahimè”
    “Mi duole assai ripetermi, ma il fatto è che la storia di questa sfortunata classe è, ahimè, proprio quella che ti sto narrando”
    Ripetizione di ahimè.
    A parte queste stupide e superficiali cosette, la storia merita di essere letta, non sarà eccelsa, ma è un buon passatempo. 🙂

    • topolinamarta

      Be’, mi fa piacere ^^
      Riguardo ai vari dunque, codesto & co, come ho già scritto è una scelta che dovrebbe (o perlomeno avrebbe dovuto) conferire un andamento ironico al testo. L’idea era quella di uno scrittore che sa di avere in mano la “storia del secolo” e che per questo se la tira un po’, non so se mi spiego 🙂 Mi spiace solo che sia risultato pesante o fastidioso… peccato.
      Ad ogni modo, vado a ingrandire ulteriormente il mio promemoria, già a caratteri cubitali, che dice “STAI ATTENTA ALLE RIPETIZIONI, PORCA PALETTA!!!”… povera me, sono proprio un disastro T.T
      Comunque grazie del commento 🙂

      • Elsio

        Non è risultata fastidiosa, solo un po’ pesantuccia, tutto qui. Spero che il mio commento sia servito, anch’io commetto tanti errori…invece di scrivere “metamorfica”, ho scritto per ben tre volte “metaformica” 0_0

  • Elena

    Non scrivo quasi mai commenti, forse perché non considero il mio giudizio abbastanza sviluppato per poter criticare altre persone (sono solo in terza media), ma leggo spesso e mi sento quasi in dovere di esprimere la mia opinione in tal proposito: come dice Elsio fai alcune ripetizioni ma non credo affatto che il racconto sia “a tratti pesante”, anzi, utilizzando questo linguaggio (che trovo piacevole) si coglie maggiormente la sottile ironia del racconto. L’unica osservazione che potrei fare è un esiguo errore: all’inizio del brano sembri superbo ed arrogante, bensì leggendo tutto il brano si può intuire che la scrittrice, nonostante sia brava e sappia d’esserlo, non è arrogante.
    Vorrei poi chiederti: “Che liceo fai” e poi: “Sei in prima, seconda..?”

    • topolinamarta

      Ciao Elena, innanzitutto benvenuta sul blog!
      Ti ringrazio di avermi comunicato il tuo parere: in effetti, purtroppo le ripetizioni sono la mia maggiore spina nel fianco, dato che ho un particolare talento per infilarle praticamente ovunque… però devo dire che hai centrato il punto: lo stile un po’ superbo e pomposo che ho usato vorrebbe proprio conferire un tono ironico al racconto, spero che si sia capito ^^
      Comunque sono al liceo scientifico, precisamente al penultimo anno… per fortuna, aggiungo 🙂

  • profG

    Come hai osato rivelare il Grande Segreto? Come speri ora di sfuggire alla giusta punizione? Gli agenti del Gran Ministro sono già sulle tue tracce!

    Non preoccuparti! Anche i terribili agenti segreti del ministero dell’istruzione sono precari, mobilitati tramite telegramma, devono autocertificare la licenza di uccidere, e devono compilare uno speciale registro online che si impalla sempre prima di poter dar la caccia a una vittima ribelle. Tutto sommato puoi dormire sonni tranquilli. O quasi.

    • topolinamarta

      Hehehe 🙂 In tal caso dovranno prima occuparsi di una mia amica che ha scritto un racconto in cui i prof erano dei vecchietti rimbambiti, chiusi in casa di riposo ma ancora convinti di essere in un aula di scuola, con conseguenze comiche per il povero infermiere che doveva occuparsene… xD

      • profG

        Fantastico! E poi sarebbe bello se le nostre future pensioni bastassero a farci internare in casa di riposo, ehm…

        Comunque tanto di cappello alla tua scuola per queste bellissime iniziative!

      • topolinamarta

        Infatti il titolo di un altro dei racconti era proprio “La pensione arriva per tutti… o no?” xD

  • Rossella

    Sono un’insegnante indignata! Non ce l’ho con Marta e con il suo racconto che forse più che ironico, per chi conosce la realtà della scuola, è amaro; ce l’ho con quei colleghi che scambiano la severità per professionalità e pensano che uno studente preparato debba anche essere, per continuare a darsi da fare, un frustrato. Io insegno in un tecnico e durante la mia carriera ne ho raccattati tanti, provenienti dai licei, senza più nessuna voglia di credere in se stessi e nella scuola. Se fossi in te, Marta, penserei a un romanzo, il racconto non è lo spazio giusto per andare a fondo. Hai, per quel che vale, la mia benedizione.

    • topolinamarta

      E meno male che c’è almeno un qualche insegnante che mi capisce! 😉
      Che dire, io sono in quarta e ci arriverò in fondo, in un modo o nell’altro, ma conosco fin troppi miei coetanei che dopo un po’ hanno detto basta… solo che nel caso della mia classe è stato proprio un problema di prof e non della scuola in sè, dato che quasi tutti quelli che se ne sono andati hanno solo cambiato indirizzo. Però rimane il fatto che in prima eravamo in 24; ora siamo in 11, tra bocciati e trasferiti. Non mi stupisce, dunque, se dal racconto viene fuori “un po’” di amarezza ^^
      Comunque sì, è da tanto che vorrei scrivere un libro sulle mie “avventure scolastiche”. Come diceva il professore che ha designato i vincitori, ultimamente i romanzi che parlano di scuola sono davvero pochi… quindi chissà che non riesca a riaccendere l’idea 😉

  • Virginia Mandolini

    Ciao Marta! Devo dire che è stata un’esperienza curiosa per me leggere il tuo racconto… Mi ha catapultato all’improvviso al tempo dei miei 16 anni (ne finisco 41 giusto giusto domani), quando, esattamente come te, avevo molto da ridire sulla scuola e, proprio come te… per “sfogare” la mia insoddisfazione, scrissi, non un racconto, ma un romanzo con lo scopo di dire qualcosa ai miei professori. Battei tutto a macchina, rilegai a mano e, al termine dei 4 anni (facevo le Magistrali) consegnai un discreto tomo nelle mani di alcuni di loro. Sai di cosa parla la storia? Di una insegnante di scuola superiore alle prime armi, con tanto entusiasmo e voglia di cambiare le cose, tutto scritto sotto forma di diario, quindi in prima persona. Anche lei tendenzialmente risulta un po’ arrogante, come sembri tu all’inizio del tuo racconto (è vero). Ma credo dipenda dal fatto che vuoi dire delle cose di cui sei convinta, ma nello stesso tempo non puoi farlo chiaramente. Quindi ne risulta una versione “arrogantella- accomodante”, che invece vorrebbe poter essere “sfacciata- indignata”. Sono sensazioni che ho provato, non so se è effettivamente così anche per te:o). Posso solo dirti che, ironia della sorte, ORA sono un’insegnante anch’io, anche se di scuola elementare (e non è la stessa cosa della scuola superiore, ti assicuro), comunque… il discorso sarebbe troppo lungo.
    Ritornando a noi, il tuo linguaggio mi piace molto, è fluido, chiaro, lineare, piacevole. Non sono d’accordo riguardo le ripetizioni. In questo caso non appesantiscono, si capisce che la storia è ironica (palesemente, non sottilmente), quindi anche il linguaggio è strumentale allo scopo.
    Quello che posso dirti come consiglio è di non scrivere (almeno su argomenti di questo genere) per un concorso di scuola, perchè non potrai mai essere sincera davvero. Se tu avessi scritto facendo, per esempio, delle caricature dei tuoi insegnanti, mettendo in evidenza i loro difetti in modo burlesco, sarebbe stato da morire dalle risate da un lato e dall’altro magari potevi far riflettere in modo più profondo sulle ragioni delle bocciature (cosa che sarebbe interessante da sapere, un lettore vorrebbe saperlo). Ma è evidente che non potevi permettertelo e ci sei andata molto soft :o)), nè potevi comunque sia dilungarti, essendo solo un racconto.
    Scrivi quello che senti, per conto tuo, senza vincoli :o))
    Ciao Topolina, io aspetto il “tuo” di commento :o) Non farmi aspettare troppo :o)))))))))

  • Lady Fuchsia

    Moers ti ha influenzato molto, vedo 😛
    L’idea è bella, ma lo sviluppo non mi è piaciuto tanto. Siccome mi piacerebbe, un giorno, forse, diventare editor (nel duemilamai), mi scuserai se mi permetto di usarti come cavia. Dopotutto sei una topolina (ahah -.-”). Dunque, a mio parere mancano un paio di cose: 1) la suspense. Si arriva subito al dunque, cioè ai ragazzi “eliminati”, e questo toglie il gusto di scoprirlo a poco a poco, visto che da quel che ho capito volevi fare una sorta di piccola parodia di thriller (o almeno questo è quello che emerge). 2) La “descrizione” della stronzaggine dei prof xD. Cioè, si arriva subito al fatto che i voti sono stati abbassati, i ragazzi bocciati, ma non si sa come né perché. Bastava metterci un paio di scene; non so se avessi un numero massimo di battute da rispettare, ma comunque non era necessario fare uno sproloquio. Comunque questi due problemini sono in realtà figli di uno solo: tutto è esclusivamente raccontato, non viene mostrato nulla. Al di là di ciò, la storia ha un buon potenziale e il narratore è divertente, molto moersiano appunto xD
    Comunque, come hai detto tu stessa, continua a provare, è solo così che si migliora v.v E prendi le mie critiche per quello che sono, cioè il parere di una “amatrice”. Non sono né una critica letteraria né tantomeno un’editor ^-^! Auguri per le tue prossime prove di scrittura 😉

    • Elsio

      “Innanzitutto, il tema dell’edizione 2013 era “Ricordi di scuola”, come al solito da sviluppare in un testo di MASSIMO 10’000 battute:”
      Non aveva modo di scrivere tanto. 🙂

      • Lady Fuchsia

        Oh ecco, mi pareva di aver saltato qualcosa! Comunque come ho detto non era necessario uno sproloquio, ma si poteva impostare il racconto in maniera leggermente diversa ^^

  • Davide

    Sono ahimé d’accordo con te: il limite massimo è proprio il derivare da un fatto vero, e il volerlo “spiegare” anziché “raccontare” toglie mordente alla storia. Secondo me sarebbe stato molto più efficace mostrare le eliminazioni successive, magari da una prospettiva distaccata (voce narrante in terza persona). Anche i termini antiquati non riescono – a mio avviso – a dare il tono ironico che cercavi tu.

    Beh, tanti altri elementi buoni a livello stilistico ci sono. In bocca al lupo per il prossimo concorso! 🙂

  • clicca-ora

    Ottimo, articolo davvero interessante, era proprio quello che cercavo! Grazie per lo spunto!

  • davide

    Ciao! Vorrei solo dire un grazie enorme per le informazioni che avete condiviso in questo blog! Di sicur diverr un vostro fa accanito!

  • pietro

    Molto bello il blog… per aspetto nuovi post, da troppo tempo che non ci sono aggiornamenti. Vabb, intanto mi sono iscritto ai feed RSS, continuo a seguirvi!

Stretta è la soglia, larga è la via: dite la vostra, che ho detto la mia!

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