[Recensione] Il cristallo di Necros

Due settimane e tre giorni, gente: quasi quasi non ci credo che manca così poco alla fine della scuola. Intanto che il conto alla rovescia procede, godetevi una nuova recensione del progetto.

Titolo: Il cristallo di Necros
Fa parte di: Clivecraft Legacy (#1/3)
Autore: Paolo Parente
Tags: fantasy, epic, magia, cristalli, viaggi
Editore: autopubblicato
Pagine: 362
Anno di pubblicazione: 2012
Prezzo: €18,00 (eBook €3,00)
ISBN: 9788891035882
Formato:  brossura, eBook (ePub, Mobi, PDF)
Copertina: Alessandro Alaia
Valutazione:

Grazie all’autore per avermelo inviato in formato ebook.

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RIASSUNTOIn un mondo fantasy incredibilmente ricco e dettagliato, quattro giovani avventurieri scopriranno di essere parte di un complicato disegno del destino. Un druido, uno stregone, e due mezzelfi dal difficile passato, uniranno le proprie forze per scongiurare un pericolo che giunge direttamente dalle storie del passato. Una minaccia strisciante e invisibile, affonda i propri artigli tra le pianure di un regno apparentemente pacifico e privo di pericoli.

216782_1006037997036_5708_nL’AUTORE – Vive ad Abbiategrasso, in provincia di Milano, ed è un consulente informatico da una decina d’anni, ma da molti di più vive una sorta di seconda vita, come esperto e navigato giocatore di ruolo di ogni genere, prettamente di stampo fantasy. La passione in questo campo è la principale energia che lo ha spinto a fare il grande passo, condividendo la sua inesauribile fantasia e voglia di avventura, in questo libro. Il Cristallo di Necros è un libro fantasy, e primo capitolo di una trilogia ancora in fase di scrittura. La storia si svolge nel mondo di Clivecraft, un mondo originale creato a quattro mani da Paolo Parente e da un amico di “avventura”. 

*       *       *

RECENSIONE

Devo dire che la lettura de Il cristallo di Necros ha avuto un andamento un po’ altalenante, fatto di alti e di bassi, ma nel complesso devo dire che  questo romanzo mi è piaciuto. Mi riferisco soprattutto alla trama, che presenta elementi degni di nota seguiti spesso, ahimè, da passi venuti decisamente peggio: da un lato, infatti, mi sono imbattuta in parecchie idee davvero carine originali, che però si alternavano ad alcuni cliché non da poco, per non parlare di una serie di scene che ho trovato alquanto prevedibili.

Il principale merito di Paolo Parente, a mio parere, è stato quello di aver strutturato la sua storia in modo assai efficace: essa ricopre un periodo di tempo piuttosto esteso, tanto è vero che nel corso del racconto i personaggi (Alex, Syndara e Syn su tutti) subiscono una crescita psicologica non da poco, che è riuscita a caratterizzarli in modo molto efficace.
Nonostante i numerosi stacchi temporali, anche di diversi anni, che possono verificarsi tra un episodio e l’altro, non ho però mai riscontrato quel senso di spaesamento che capita a volte in questi casi: il tempo scorre velocemente, e a distanza di poche pagine è possibile vedere i personaggi subire importanti cambiamenti, a livello sia fisico sia mentale.
Insomma, ho apprezzato molto come l’autore ha deciso di architettare il suo racconto: di scene di transizione non se ne trovano, la trama scorre e si limita all’indispensabile. E questo naturalmente è un pregio non da poco: che io mi ricordi, non c’è stato neanche un punto in cui ho pensato “Che noia, meglio passare ad altro”.
Certo, anche nel Cristallo di Necros sono presenti passi occupati dalle riflessioni dei personaggi, ma questi momenti di staticità, a mio giudizio, non hanno affatto rallentato la storia come invece accade spesso.
Un ottimo lavoro di organizzazione delle idee che compongono la trama, dunque. Magari tra poco scoprirò che l’autore ha scritto l’intero libro di getto, ma ciò non toglie che il Cristallo di Necros possieda un’architettura solida e ben costruita.

L’altro aspetto che mi è piaciuto molto è stato lo stile. Anche in questo caso, a dire il vero, alle volte mi sono imbattuta in alcuni scivoloni non da poco, ma per il momento mi limiterò a parlare solo delle “impressioni a pelle” che la lettura ha suscitato in me. Ebbene, detto chiaro e tondo il romanzo cattura l’attenzione: è scorrevole e coinvolgente, scritto in modo semplice ma con le parole scelte accuratamente. Di sicuro è perfetto per un lettore che desideri soltanto trascorrere alcune ore avventurose, ma secondo me è capace di accontentare anche chi ricerca un fantasy di un certo livello. Niente di eccezionale, chiariamoci, ma trovo ugualmente che l’autore abbia fatto, ancora una volta, un ottimo lavoro.

E gli “scivoloni” di cui parlavo prima? Purtroppo ci sono, anche se nel quadro generale non mi hanno infastidito più di tanto.
Mi riferisco, per esempio, a:

• gli errori di consecutio temporum piuttosto frequenti (la narrazione è al passato remoto e a volte si incontrano brevi reminescenze del passato narrate col medesimo tempo, oppure un “giocava con gli amici non più di quattro anni fa”);

• alcune descrizioni che puzzano di raccontato e talvolta di infodump, per esempio quando si parla delle abitudini degli gnomi o delle peculiarità dei Cristalli;

Gli gnomi, infatti, erano famosi in tutto il mondo conosciuto per le loro capacità artigiane e per le loro innovazioni continue riguardo agli armamenti. In passato gli umani avevano sfruttato gli gnomi per queste spiccate capacità […]. Questo fu uno dei principali motivi per cui gli gnomi decisero di esiliarsi a Greemdahl, lontani dalla guerra.

• i cambi di PoV tra più personaggi all’interno della stessa scena;

• a volte gli avverbi e gli aggettivi in eccesso, come in questo caso:

[…] per intercettare il primo avversario che gli si era scagliato imprudentemente contro. Il fendente di Syn arrivò lateralmente, facendo passare la lama del Kukri pericolosamente vicino al viso dell’avversario. Dopo averlo abilmente evitato, l’assassino alzò un braccio intercettando il secondo colpo […].

C’è da dire, in ogni caso, che si tratta di difetti del tutto occasionali: Paolo Parente ci casca più di una volta in tutto, ma complessivamente questi difetti risultano ben compensati da pregi ben più grandi. Qualche punto di svantaggio gli tocca, ahimè; tuttavia credo sia impossibile affermare che si tratta di un romanzo mal scritto: ha alcuni problemini, è vero, ma del resto chi non commette errori ai suoi primi tentativi. Senza contare, inoltre, che nel corso della storia si percepisce già un notevole miglioramento, quindi direi di non pensarci due volte a chiudere un occhio su alcuni piccoli problemi.

In conclusione, a mio parere Il cristallo di Necros è un fantasy di qualità più che dignitosa.
Come dicevo all’inizio, la trama è abbastanza originale e gli stereotipi del genere mi sono sembrati ben amalgamati con altri elementi trattati, al contrario, in modo assai innovativo (molto interessante, per esempio, la trovata dei cristalli catalizzatori). Abbiamo visto insieme che a livello stilistico il romanzo presenta alcuni difetti che forse avrebbero potuto essere eliminati dalla mano di un buon editor (il libro, lo ricordo, è autoprodotto), ma ha il pregio di saper coinvolgere e di tenere viva la suspanse con continui colpi di scena.
Dunque abbiamo a che fare con un esordio notevole, secondo me, o perlomeno da tenere d’occhio: ringrazio e mi congratulo con l’autore, augurandogli di continuare così.

*        *       *

In sintesi…
La trama ha delle idee interessanti e
originali…
… ma anche qualche stereotipo.
Narrazione avventurosa e coinvolgente,
non annoia mai…
… ma rimangono alcuni difetti
stilistici.
Storia ben architettata, no parti super-
flue. Personaggi ben caratterizzati.
 
Personaggi ben caratterizzati.  
Nel complesso i problemi non si notano:
ottimo libro d’esordio.
 

*        *       *

Una frase significativa…

Alex non era interessato a tutte quelle congetture relative alle radiazioni e i cristalli, la maggior parte di quelle nemmeno le capiva, e sicuramente non gli interessavano, poiché alla luce di quello che era successo a suo padre, tutto sfumava a favore della rabbia e frustrazione contro chiunque appartenesse al ceto aristocratico di Sàrbel.
Wiltorb aveva ragione, tutto dipendeva da quell’incidente, ma nonostante ne fosse consapevole, non riusciva a mettere da parte il rancore a vantaggio della razionalità. Quindi cosa poteva fare? Come avrebbe potuto cambiare le cose? I suoi amici erano tutto quello che gli era rimasto, oltre al lavoro e Syndara. Se fosse sceso a compromessi con la sua coscienza avrebbe perso anche la fiducia di Ronnie e degli altri.

I pensieri di Alex iniziarono a sfumare annebbiati dalla stanchezza, e mentre i suoi occhi si chiudevano, i ricordi diventarono confusi. Senza rendersene conto, cadde in un sonno profondo, e il cibo ancora intatto gli scivolò di mano finendo sul pavimento.

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4 responses to “[Recensione] Il cristallo di Necros

Stretta è la soglia, larga è la via: dite la vostra, che ho detto la mia!

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