[Recensione] Il cavaliere senza destino

A furia di fare modulazioni e analizzare fughe, ho Bach che mi esce letteralmente dalle orecchie… Sperando che l’esame di domani vada bene, in ogni caso, ecco a voi la prossima recensione del progetto “Recensioni d’inchiostro”.

Titolo: Il cavaliere senza destino
Autore: Mattia Stephan Calabrese
Tags: fantasy classico, magia, tecnologia, antichità
Editore: Lulu (autopubblicato)
Pagine: 390
Anno di pubblicazione: 2012
Prezzo: €14,99 (eBook €3,99)
ISBN: 9781291065398
Formato:  brossura, eBook
Copertina: Jenny Sarasso
Valutazione: 

Grazie all’autore per avermi spedito il libro.

sito editore  youtube spizzico

RIASSUNTO – Serafinia; l’impero ipertecnologico e ipermagico che estende il suo dominio su città, popoli e razze; eppure, dopo secoli di pacifica convivenza, qualcosa si muove e comincia a corrodere questo lucente impero portando due cavalieri e due punti di vista a scontrarsi fin’anche a coinvolgere due maghi scomparsi secoli prima ed a risvegliare la loro antica faida.

L’AUTORE – Mattia Stephan Calabrese è nato a Saronno il 14 Luglio 1989, ed è attualmente studente in storia alla facoltà di lettere e filosofia dell’università statale di Milano. Appassionato di storia, fantasy e lingua latina, pubblica Il cavaliere senza destino, suo romanzo d’esordio, nel settembre 2012.

*       *       *

RECENSIONE

Oggi parleremo di un romanzo che mi ha dato parecchio filo da torcere, principalmente perché non credo di essere mai riuscita a leggere due pagine di fila senza sentire il bisogno di annotare qualcosa… e in gran parte non si trattava di note positive, ahimè.
Partiamo dal presupposto che si tratta di un libro autopubblicato, il che ha influenzato molto, a mio parere, la valutazione complessiva: leggendo i ringraziamenti, infatti, scopriamo che Il cavaliere senza destino è stato riletto soltanto dall’autore con l’aiuto dei suoi genitori. Naturalmente questo fatto di per sé significa poco, quindi vediamo in dettaglio cosa si trova in questo romanzo.

Il riassunto sul retro di copertina, vi dirò, aveva stuzzicato non poco la mia curiosità: un mondo fantasy in cui convivano magia e tecnologia, a patto che sia coerente e ben strutturato, può rivelarsi un background davvero intrigante e originale. Quello che mi sono ritrovata cominciando a leggere il libro, però, non ha affatto appagato le mie aspettative, in particolare per le incongruenze in cui mi sono imbattuta.

mappina fèntasiTanto per cominciare, all’inizio troviamo l’onnipresente mappa fantasy (alquanto imbarazzante, se mi si permette di definire così un mondo che sembra il “Regno della Fantasia” di Stilton, con tanto di Mare della Serenità, Golfo dell’Amore, Lago dei Sogni e Palude delle Nebbie) in cui già si nota qualcosa che non va: sorvolando sulla geografia un po’ sciatta e banaluccia, compaiono gli Appennini, i Carpazi e il Caucaso… eppure il mondo di Serafinia non presenta somiglianze con il nostro.
Già in copertina iniziano i problemi di coerenza: che ci fanno, un’ambientazione decisamente classica, due personaggi vestiti “alla moda fantasy” (in cui le fanciulle guerriere girano mezze scoperte)? Continuando a sfogliare, inoltre, scopriamo che:

• i personaggi si esprimono in latino – su questo vorrei dedicare anche un’ulteriore annotazione più avanti –, eppure i loro nomi sono in gran parte della tradizione e della mitologia greca (Enea, Saffo, Cassandra), ma se ne trovano di ogni origine (Vladimir, Isabelle, Ludwig, Clodovea…);
• a parte gli ologrammi e poco altro, non ho trovato oggetti (cellulari, plastica, fibre ottiche, treni, pistole, tv, videogames…) diversi da quelli che usiamo noi tutti i giorni, e comunque niente che faccia pensare al “mondo ipertecnologico” di cui parlava la sinossi;
• nemmeno la magia possiede alcunché di originale: tante idee trite e ritrite e nulla di nuovo;
• inoltre in un paio di passi si parla di Domenica e si cita Satana, e non è chiaro come questi possano comparire in una terra fantasy che non ha contatti con la nostra.

Il punto, in ogni caso, è: come possono convivere tra loro elementi così eterogenei? L’impressione che mi ha dato il mondo di Serafinia, infatti, è che fosse soltanto un maldestro tentativo di creare un universo fantasy a partire dal nostro. Peccato che il risultato mi sia parso solo un’accozzaglia di oggetti, situazioni e personaggi che c’entrano tra loro poco o niente, come un calderone in cui buttare dentro tutto quello che capita.

Riguardo poi allo stile le cose non migliorano: già nella prima pagina compaiono frasi parecchio sconnesse, con un uso della punteggiatura decisamente originale, segni d’interpunzione che sembrano piazzati a caso, refusi, “d” eufoniche, salti di PoV e tanto altro. Credete che andando avanti le cose migliorino? Niente affatto: saltando all’ultima pagina, è possibile notare esattamente gli stessi difetti.
Una caratteristica di questo romanzo, per esempio, è la presenza di dialoghi in latino seguiti dalla traduzione italiana:

– Fraudavisti! – hai barato si lamentò Vladimir.

Un’idea che poteva risultare interessante (anche se, ripeto, non capisco come si possa parlare latino in un mondo del genere), ma che invece si è rivelata uno dei peggiori fastidi del libro, e non solo per l’impaginazione incorretta: dovermi sorbire la traduzione anche quando il significato era ovvio, infatti, è risultato snervante. Come se non bastasse, trasmette un senso di pedanteria e fa suonare non poco inverosimili alcune traduzioni, ad esempio nel dialogo seguente:

– Retrahe quod dixisti! – il mezzo vampiro ordinò al ragazzo di ritirare ciò che aveva detto.

A parte questi dettagli stilistici (sempre che si possano definire semplici dettagli), trovo che l’intera tecnica descrittiva dell’autore lasci a desiderare. Vediamo insieme l’incipit:

Vladimir era distratto, lo era spesso e come spesso accadeva, finì infilzato proprio in petto da uno stocco. Il ragazzo non si fece nemmeno un graffio. Negli allenamenti di scherma non si usavano mai spade vere ma lame incorporee che trapassavano il corpo senza lasciare ferite. Per maggiore realismo, sul campo di allenamento erano messi a volte ostacoli come casse, corde o sbarre per simulare gli ostacoli di un probabile campo di battaglia. Sarebbe stato ingenuo pensare che in un vero duello il terreno fosse stato completamente liscio e privo d’intralci […].
Vladimir era per metà umano e per metà vampiro, i suoi cortissimi capelli argentei e gli occhi dorati ne erano la prova. […] Vedeva anche bene al buio, un’eredità di suo padre, mentre dalla madre aveva preso i lineamenti del viso.
Indossava un abito nero, damascato con delle decorazioni argentee e completo di cappuccio, che scendeva fino alle ginocchia e tenuto in vita da una cintura. […] Non sapeva perché avesse deciso di indossarlo, ma oramai era abituato e tenerlo.

Ci troviamo nella prima pagina del libro, giusto? E allora a che serve sapere adesso tutte queste informazioni? Quel che desidera un lettore, specialmente all’inizio, è un po’ di sana azione e di coinvolgimento, non sapere i dettagli dell’allenamento di Vladimir o di come è vestito, né tantomeno la sua fisionomia e le sue origini.
Anche in questo caso, i difetti che caratterizzano l’inizio vengono trascinati per l’intera storia: ogni volta che si incontra un nuovo personaggio, per esempio, segue un intero paragrafo di descrizioni che ne racconta vita, morte e miracoli:

Si trattava di Bonagiunta Di Monteferro, un suo amico. Era un po’ strano che un sedicenne come Vladimir avesse come amico un adulto, ma lui non si trovava bene con i suoi coetanei. Fisicamente Bonagiunta sembrava un cane, uno di quelli che avevano gli occhi coperti dai peli. Aveva dei lunghi capelli marroni, era alto ed indossava un saio. La sua pelle era bluastra come quella degli orchi […]. Normalmente la gente se li immaginava rossi, muscolosi, violenti e volgari così come erano stati i loro antenati per secoli quando attraversavano il mondo saccheggiandolo.
Bonagiunta invece era longilineo, ma tutt’altro che muscoloso. Era una persona molto gentile e si dedicava spesso alla poesia. L’ultima cosa che ci si aspettava dalla razza degli orchi. (pag. 19)

… fino ad arrivare a veri e propri infodump:

– Thiotimolina! – thiotimolina! Esclamò il ragazzo appoggiando immediatamente la sciabola a terra […].
La thiotimolina era una sostanza rarissima, quasi leggendaria oltre che costosissima. Una sciabola del genere valeva una piccola fortuna che le mani di Vladimir non erano abituate a maneggiare. (pag. 130)

La cosa divertente, però, è un’altra: verso metà libro (pag. 180) troviamo un epilogo, dopodiché inizia la seconda parte… e qui le descrizioni dei personaggi ricominciano tali e quali, come se ci trovassimo in un libro diverso, a volte utilizzando persino le stesse parole:

Una ragazza… una splendida ragazza [Sofia] apparentemente coetanea di Vladimir o leggermente più grande. Alta e snella dagli occhi azzurri e dai lunghissimi capelli biondi raccolti in tre lunghe code a formare un triangolo il cui vertice era situato alla nuca. (pag. 140)

Sofia era una ragazza umana dai lunghi capelli biondi raccolti in tre altrettanto lunghe trecce che formavano sulla nuca i vertici di un triangolo, occhi azzurri e una pelle candida. (pag. 197)

Poi ci sono le ripetizioni e le rime involontarie (tipo il “letto posto sul muro opposto”)… tante, tantissime, praticamente a ogni pagina:

[…] il corpo non seguiva molto i ragionamenti della mente ed aveva bisogno di esercitarsi maggiormente […]. (pag. 19)

Fu una notte tranquilla, anche se gli eventi avrebbero preso una piega inaspettata.
Susanna dormì con tranquillità, cosa che le impedì di avere però un sonno tranquillo. (pag. 229)

Vladimir era in apprensione, fortemente in apprensione, perché doveva essere sempre così in apprensione? (pag. 369)

Troviamo inoltre una caratteristica che mi ha fatto non poco storcere il naso: in parecchie occasioni ci si imbatte, infatti, in dialoghi del genere:

-… – (Cassandra).
-… – (Enea).
-… – (Vladimir).
-Sed momentum ire est … – ma l’importante è andare, – …nonne verum est ♥♥♥? – non è vero ♥♥♥? Domandò con voce giocosa.
(pag. 113)

-… – (Isabelle).
-… – (Vladimir).
-… ♥ – sorrise la ragazza.
-…! -.
-… ♥♥♥ -.
-…!!! -.    (pag. 176)

-…!!! – (Isabelle).
-…!!! – (Enea).
-…!!! – (Ludwig).
-…!!! – (Vladimir).
-… – (Dionigi).
-… – (Susanna).    (pag. 334)

Giuro che la prima volta che ho incontrato una roba simile non credevo ai miei occhi. Poi però ho iniziato a trovarli a ogni capitolo, e mi sono dovuta convincere dell’amara verità.
La cosa è molto semplice: caro autore, se avessi voluto leggere una fanfiction sarei andata su EFP o su un sito analogo. Dato che però qui ci troviamo in un libro (anzi, ho letto fanfiction decisamente scritte meglio) e non in una storiella per ragazzine decerebrate, né tantomeno in chat o in un fumetto, non credo di pretendere troppo quando chiedo dei dialoghi come si deve: inserire cuoricini ogni due per tre non è certo un modo per farsi prendere sul serio, a mio parere.

Quanto ammoreh! ❤

E per quanto riguarda la trama? Nemmeno lei si salva? No, secondo me no: a parte il fatto che, soprattutto nella seconda parte, ricordo di aver sbadigliato un sacco, non sono riuscita a trovare proprio niente che me lo facesse piacere, né tra i vari episodi della storia, né tra i personaggi.
Ci sarebbe da dire due parole anche sul presunto “omaggio a Tolkien”, che più che omaggio è una continua presa in prestito di situazioni, creature (nani, orchi e persino gli Ent) e di linguaggi fantastici.
In definitiva, la sensazione che mi ha trasmesso è stata la seguente: alla base di questo libro ci sono senz’altro tanta passione per la storia, la letteratura fantastica e le lingue antiche (questo si percepisce a ogni pagina), oltre che senz’altro delle idee interessanti e molta buona volontà, ma a mio giudizio non sono bastate per creare un libro che raggiungesse lontanamente la sufficienza.
Di certo l’autore è giovane e ha ancora tempo per migliorarsi, ma la strada che ha imboccato è ancora molto lunga da percorrere. Pregherei dunque di prendere questo “votaccio” non come una sconfitta, bensì come un incoraggiamento: di difetti e di elementi da aggiustare ce ne sono tanti, è vero, ma con l’impegno tutti possono raggiungere buoni risultati.

*        *       *

In sintesi…
Sufficiente documentazione, tanta
buona volonta, idee forse carine…
… ma che non sono state sviluppate
in modo efficace.
Incongruenze in background, ambienta-
zione e personaggi, molte idee buttate lì.
Problemi di puntegguatura, refusi, vir-
gole, “d” eufoniche, ripetizioni e PoV.
Descrizioni ridondanti, infodump e
pedanteria nelle traduzioni.
Trovate di dubbio gusto da fanfiction/
fumetto di pessima categoria.

*        *       *

Una frase significativa…

«State tutti bene?» Urlò Robert, contando con lo sguardo i membri del gruppo.
Le risposte si persero nella tempesta, ricominciarono a correre ormai senza fiato, a grandi passi coprirono l’ultimo tratto di foresta e fradici e ansimanti sbucarono nella radura dove Sofia e Kalyan già li attendevano. L’angoscia traspariva dai volti pallidi, i capelli scarmigliati, i corpi scossi da tremiti nascosti sotto pesanti impermeabili.
«Cosa…» Iniziò Andrea.
«Aspis, ha trovato l’albero custode» rispose Sofia, mentre un nuovo boato riecheggiava nel cielo.
E fu così che il temuto presagio che aveva albergato nei loro animi fino a quel momento divenne una terribile realtà.

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31 responses to “[Recensione] Il cavaliere senza destino

  • Paige

    No, un secondo…i cuoricini starebbero a significare cosa di preciso??

    • topolinamarta

      L’ho detto, tanto tanto ammoreh! Non è ovvio? ❤
      Scherzi a parte… sinceramente non l'ho capito. Questa cosa mi ha talmente sconvolto che non ho osato approfondire la cosa…

      • Paige

        Vedere il latino e i cuoricini nella stessa frase mi lascia un attimo perplessa. Se vorrebbe essere un rafforzativo di “giocoso” e “sorriso” bah..scelta un tantino pessima, perchè non spiegarlo a parole invece che usare il font wingdings??

        Ah e in bocca al lupo per l’esame!!!

  • massimobettini

    ma veramente l’hai letto tutto??… dalla prima all’ultima parola???

  • Ossimoro

    Sei un mito Marta, hai una pazienza che ti invidio. 390 pagine di questa roba penso che avrebbero steso chiunque, ma tu ce l’hai fatta e ti stimo 🙂 Leggere le tue stroncature è sempre un piacere!

  • chandrajak

    Mi unisco al plauso per la pazienza , io avrei rinunciato all’impresa alle prime pagine. L’impegno che metti nelle recensioni è lodevole; l’unico appunto che mi sento di fare, e preciso che non è per iniziare un flame, quanto per esporre una semplice opinione, è che il paragone tra questo libro e una fan fiction sulla base della scarsa qualità è abbastanza fuori luogo.

    Sono la prima a dire che su EFP c’è una quantità nauseante di fyccyne, autori convinti di essere i nuovi, indiscussi maestri della scrittura e trame sciape e già viste. Per fortuna, tuttavia, il sito accoglie anche storie di qualità e autrici talentuose – ovviamente trovarle nella sempre montante marea di Alternative Universe scolastiche, Out of Characters a palate e sintassi da far piangere è dura. Mi sembra eccessivo generalizzare, associando in blocco al genere Fan Fiction una qualità scarsa, brutta o banale.

    Lungi da me partire alla carica a mo’ di paladino: la precisazione riguardo esperienze da lettrice in questo campo – con risvolti decisamente più godibili – mi è saltata all’occhio, e apprezzo l’intento di difendere le storie “buone”, ma nel contesto generale sembra un riconoscimento concesso ad una categoria inferiore di letteratura rispetto ad opere indipendenti. La cosa mi pare un po’ controversa, visto che molte esperienze in quel campo si formano proprio nei fandom: autori originali affermati, ma anche critici e blogger, per l’appunto. Insomma, magari l’idea non era di seminare spregio sulle fan fiction, ma a prima lettura sembra quasi che, nonostante *alcune* fic si salvino, perfino quelle siano opere di seconda categoria. Poi ehi, questo è solo quanto è parso a me : il mio commento non vuol essere altro che un parere in merito, in tutta serenità :3

    Kei

    • topolinamarta

      Hai perfettamente ragione, Kei. Il mio paragone con le fanfiction si riferiva a questo: anche se è risaputo che esistono racconti a dir poco fantastici – spesso e volentieri decisamente migliori di certi *libri* pubblicati e osannati -, le fanfiction per la loro stessa natura sono destinate a rimanere per sempre confinate nella rete, dal momento che pubblicare “opere derivate” andrebbe contro il copyright (già il fatto di scriverle, a quanto mi risulta, non sarebbe legale, ma dato che lo fanno tutto e che non è a scopo di lucro…). Questo non le rende in automatico opere di serie B, naturalmente, però è abbastanza noto che l’idea dominante (o perlomeno così è sempre sembrata a me, anche se non la condivido) sia questa: “siamo su internet, scriviamo per ragazzi e ragazze che condividono la nostra stessa passione per un cartone/libro/film/fumetto e lo facciamo per puro divertimento, quindi non succede niente se lo stile non è perfetto”. Una storia che è destinata a finire in libreria, invece, non si può permettere sconti di questo tipo. Questo per dire che ormai non mi scandalizzo più se vedo cuoricini in una fanfiction; beccarli in un libro pubblicato, però, lo ha abbassato al livello delle peggiori fyccine, puor moi >.<

      Comunque tranquilla, del resto se io sono qui su internet è per cercare confronti, quindi grazie per avermelo fatto notare 🙂 Oltretutto a quanto pare mi sto dando la zappa sui piedi, dato che anch'io scrivo fanfiction, pur non avendone mai pubblicate su EFP (in cui finora ho solo letto)…T.T

      • chandrajak

        Purtroppo invece pare proprio che Amazon sia ben decisa a trarre profitto anche dalle fan fiction: diversi fandom sono già stati acquistati dalla compagnia per permettere a fan writer di pubblicare, ovviamente a scatola chiusa, i loro lavori. Con qualche piccola clausola, ovvio – niente scene di sesso troppo spinte, niente lavori troppo brutali, ma per il resto? Viva la fantasia.

        E’ una cosa che mi terrorizza. Significa che tutte le fyccyne peggiori di questo mondo dilagheranno in giro – con zero profitto sia dal punto di vista economico per l’autore, che ovviamente non ne ricava nulla, che dal punto di vista di crescita culturale, perché non c’è la minima traccia di editing, né di sostegno.

        Se non altro, contrariamente a quanto spesso si pensi – ed è una cosa piuttosto recente – più fan writer oggi badano alla contestualizzazione delle loro opere. Non parlo unicamente di un contesto spaziale, quanto anche di storia, filosofia, letteratura. Alle volte mi è capitato di seguire un processo di documentazione veramente ammirevole, forse più responsabile addirittura di un editing professionale proprio perché mosso dalla consapevolezza di essere *i soli* in grado e in dovere di stabilire un livello per le proprie opere. Un libro può permettersi di essere brutto, banale o mal scritto: talvolta la critica lo incoraggia per questa, o il marketing. Ma ti assicuro, dopo essersi sentiti sfottere perché “le fan fiction son fatte per divertirsi, e allora io autrice rendo questo gruppo di personaggi storici dei bambolotti di gomma senza cervello per il mio alter – ego strafigo catapultato nel loro mondo e TU, che ti preoccupi della veridicità e del rispetto dell’IC, sei una povera sfigata velenosa”…cominci a sviluppare un vero e proprio gusto personale, per rendere le proprie storie ad un livello ben più che accettabile – ma coerente, ben scritto e con una buona trama. Per esperienza personale posso dirti di aver passato due anni dannandomi su una sola storia: questo è il terzo, e ancora non la ritengo sufficientemente preparata, ma è proprio questo a spingermi a fare di più.

        Quindi ecco, il divertimento è un’arma a doppio taglio :3 (ah, tra parentesi, se facessi un salto nella sezione delle TMNT su EFP ti prenderebbe un coccolone. Io ci son tornata per postare una shot, ma dopo aver visto certe cose da far male agli occhi ho veramente voglia di pubblicare In the Depths, o qualcosa di molto, molto splatter >.> giusto perché ormai è un covo di fluff e romance da far venire il diabete).

      • topolinamarta

        Questa non la sapevo. Aiuto.

      • topolinamarta

        PS: sìsì, ci bazzico spesso, ultimamente ho una nostalgia pazzesca. (Mammina, sabato sono già 6 anni che è uscito il film… quanto tempo è passato, caspita! O.o) Però è vero, purtroppo la demenzialità la fa da padrona, e la sezione delle TMNT non è nemmeno la peggiore di quelle che seguo T.T

      • chandrajak

        Dovrebbe uscire il prossimo. Ammesso che Michael Bay non lo trasformi in una schifezza assoluta >_>…meh. Comunque, io ho avuto la fortuna di trovare le raccolte degli issues della Mirage al MantovaComics – e guarda, se hai una fumetteria dalle tue parti o hai l’occasione di andare a qualche fiera, ti consiglio di provare a cercarli. Costano sui 15 – 18 euro, ma ne valgono grandemente la pena. Mi sono quasi commossa, leggendoli.

  • massimobettini

    già che ci sono recensisco la recensione, che è quello che mi interessa di più visto che il resto non ha senso e tralasciando il fatto che già sono perplesso sulla decisione di recensire questa cosa, che peraltro ti costringe a un atto di masochismo inutile che non ti qualifica, se non come persona metodica e paziente… va bè, a capo

    ho visto anche in altri casi che sei ossessionata dalla punteggiatura, ma dai la punteggiatura… è come dire a picasso che fa le teste troppo quadrate o a modigliani che fa i colli troppo lunghi, fare questo tipo di appunti toglie credibilià a quello che dici, gli da una dimensione scolastica dalla quale credo dovresti sganciarti, e questo vale anche per come affronti in modo un po’ troppo schematico tutto il resto (personaggi trama ecc.), penso che non ti manca la personalità, che poi è la cosa che conta di più per chi fa recensioni, per uscire fuori dai banchi di scuola e dare uno spessore diverso (anche nella scelta dei libri da recensire) a quello che fai che mi sembra comunque interessante e senz’altro supportato da una buona preparazione

    ti tolgo già una risposta possibile…i dettagli sono importanti, non vale, vale soltanto se uno sa scivere oppure no, e se sa scrivere è giusto che usi e s’inventi la punteggiatura come vuole, mentre se non sa scrivere è inutile anche stare a parlare della punteggiatura

    se posso eh… ciao

    • topolinamarta

      Ehm… il fatto è semplice, e non si tratta di masochismo: non ho scelto io di leggere questo libro. Mi è arrivato tramite il progetto, quindi che mi piacesse o no ho dovuto parlarne come faccio per tutti gli altri libri 🙂
      Ossessionata dalla punteggiatura? Oddio, non direi proprio: non è che mi scandalizzo se c’è una virgola sbagliata… il problema è quando ciò accade ripetutamente, e comunque lo considero il problema minore.
      In ogni caso no, secondo me non è proprio la stessa cosa: Picasso fa le teste quadrate (che possono piacere o no) perché è il suo stile, no? L’uso della punteggiatura, invece, fa parte dello stile solo fino a un certo punto. Sarò pignola quanto ti pare, però anche quello che può apparire insignificante in realtà ha la sua importanza in un libro pubblicato: uno che sa scrivere non fa forse attenzione anche ai dettagli?
      E’ ovvio che non toglierei due goccioline a un romanzo il cui unico problema è una punteggiatura un po’ bislacca, però nell’insieme dei difetti si nota di più, tutto qui.

      Certo che puoi, figurati! Anzi, ti ringrazio per il tuo commento: sebbene a volte non mi piaccia molto ammetterlo, anche io sto imparando a scrivere, dopotutto 🙂

      PS: posso chiederti di parlarmi anche tu del libro, se lo hai letto? È sempre interessante leggere pareri anche di chi la pensa in modo diverso 🙂

    • allanon

      Se tu avessi usato della punteggiatura nel tuo commento, avrei evitato di leggerlo due volte. La punteggiatura non e’ opzionale, e definisce il modo in cui tenti di farti capire dal lettore XD .

      Chiaramente noi uomini sapiens abbiamo un cervello talmente flessibile da poter leggere interi paragrafi adattandosi allo stile spesso annacquato dello scrittore e potremmo capire intere frasi dvoe le paorle congonteno erorri vistosi eppure niente e’ piu’ comodo e piacevole a leggersi di un susseguirsi di frasi snelle e ben scritte se non altro perche’ dopo un po’ viene il mal di testa a dover stare sempre attenti e leggere i periodi piu’ e piu’ volte per capirne il senso.
      Al contrario, le femmine non sono altrettanto flessibili XD, si accigliano e si indispongono al primo particolare fuori posto! Orde e orde di neo-mariti potranno testimoniare XD

      Chiaro?
      (scherzo)

      • massimobettini

        hai ragione, potevo fare meglio in qualche parte del commento, ma i commenti sono commenti… e hai ragione anche sull’aspetto sessuale della questione, che non avevo considerato! poi per il resto ho anche ragione io sulla sostanza dei miei commenti 🙂

  • Chiara

    Se permettete, vorrei esprimere il mio parere sulla punteggiatura. Non è di sicuro la cosa più importante di un libro ma nemmeno si può dire che non conti niente: esiste e ha delle regole, e chi dice che non serve rispettarle, mi dà tanto la sensazione di uno che non le conosce e che quindi cerca di far passare la sua mancanza di istruzione per originalità e licenza artistica ( ovviamente non mi riferisco a nessuno in particolare).
    E’ vero, magari di Picasso non si può criticare le forme che ha scelto, ma lui era un artista, un “genio”, per dirla con le parole di Kant, ma personalmente, io credo che soltanto una piccola percentuale di scrittori siano “artisti”. Mi piace pensare che scrivere è un diritto di tutti, ma scrivere bene è un privilegio di pochi.
    Poi ovviamente ognuno è libero di pensare quello che vuole, finché può farlo 🙂

  • profG

    Picasso comunque sapeva dipingere nel modo tradizionale. La scelta di oltrepassare le regole, che può piacere o no, di solito è consapevole per l’artista, o almeno lo è stata per Picasso, James Joyce, ecc… In effetti secondo me è giustificato un certo scetticismo nei riguadi di scelte “rivoluzionarie” da parte di autori agli esordi. Un minimo di libertà va però garantito, purché si garantisca da parte dell’autore la coerenza della scelta formale fatta per tutta la durata del testo.

  • Chiara

    Un minimo di libertà, sono d’accordo, ci deve essere, ma libertà e ignoranza delel regole sono due cose diverse….

    • massimobettini

      non ci vuole il minimo di libertà, ci vuole il massimo… poi come ho detto sopra se sai scrivere hai modo comunque di farlo vedere e non credo uno sia obbligato a essere un genio per usare come crede tutte le sfumature della scrittura, vallo a dire a Joyce, e non c’entra che lui sia Joyce..
      tra uno scritto geniale, o diciamo anche soltanto originale, scritto con una punteggiatura irregolare e anche teoricamente sbagliata, e uno scritto banale, piatto, reso ancora più piatto da una punteggiatura scolastica, tu cosa preferisci? a meno che preferisci il secondo questo dimostra che stiamo parlando di dettagli, … non siamo a scuola, a me i compitini scritti bene non servono, e di solito sono insipidi

      • allanozzolo

        Dovremmo andarlo a dire a Joyce? Joyce?
        io credo che non puoi portare un autore (straniero) cosi’ particolare come esempio di un concetto generale.

        Senza neanche scomodare le regole dell’italiano, e tutto un concetto del perche le convenzioni sono utili (*) , passare dal particolare al generale e’ un concetto che viene bollato come sbagliato, fin dal terzo liceo (che io ricordi, si inizia a studiare filosofia proprio in quell’anno). Chiaramente il particolare esiste ed e’ fortunato chi riesce ad essere “particolare” ed apprezzato. Ma quanti soggetti particolari sono apprezzati a fronte di quanti ne esistono? e da chi sono apprezzati?

        (*) Giusto per citare un esempio sulle convenzioni.
        Gli americani e gli inglesi si ostinano implacabilmente ad utilizzare unita’ di misura che non appartengono al Sistema Internazionale, il risultato e’ che il lettore (non americano e non inglese) deve continuamente operare una conversione mentale. Alla lunga questa cosa porta ad un eccesso di rabbia, tale che in quegli attimi e’ bene non chattare mai con amici americani e inglesi :p

  • Chiara

    @ massimo bettini
    Ho letto libri che erano scritti con la massima libertà in fatto di punteggiatura… sono stati i peggiori libri che abbia mai letto ( e posso dire di averne letti almeno un po’ nella mia breve vita), anche se la storia poteva essere carina, è stato snervante trovare le virgole dove non c’era alcuna ragione logica di mettele o non trovarle per interi periodi, qui non si tratta di originalità, qui si tratta proprio di non aver mai imparato a metterle, le virgole… credo che la libertà si possa rivendicare in tanti ambiti, ma che sovvertire le regole per essere originali non può essere la prassi, e il problema è proprio questo secondo me

    • massimobettini

      non ho detto che basta mettere le virgole fuori posto per essere originali, ho detto (credo almeno 3 volte) che se un autore dà un senso a quello che fa con la sua scrittura lo puo’ fare anche senza rispettare la punteggiatura, che diventa un dettaglio e una scelta che va ben oltre il disturbo che può procurare al lettore, dal momento che i banchi di scuola e la letteratura sono due cose molto diverse.
      non posso continuare a parlare di virgole però, anche se vedo che è argomento di grande interesse, a me interessa poco, e credo di avere spiegato e anche rispiegato i motivi abbastanza chiaramente… ciao

  • pucknine

    Rimenendo a tema fanfiction, solo io trovo che i due omaccini (non saprei difinirli in altro modo) assomiglino un po’ troppo a Sephiroth e Rikku di Final Fantasy?

  • Letture di giugno 2013 | Pensieri d'inchiostro

    […] Oggi parleremo di un romanzo che mi ha dato parecchio filo da torcere, principalmente perché non credo di essere mai riuscita a leggere due pagine di fila senza sentire il bisogno di annotare qualcosa… e in gran parte non si trattava di note positive, ahimè. […]

Stretta è la soglia, larga è la via: dite la vostra, che ho detto la mia!

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