[Recensione] Bianco e nero – Il potere dei draghi

Tornata dalle vacanze, riprendo a lavorare come una matta. Intanto che rientro un po’ nell’atmosfera, ecco a voi una nuova recensione del progetto.

Titolo: Bianco e Nero (Parte I)
Sottotitolo:
Il potere dei draghi
Fa parte di: Cronache delle terre di Arret
Autore: P. Marina Pieroni
Tags: epic fantasy, sword&sorcery, draghi, romance
Editore: Amazon, Youcanprint (autopubblicato)
Pagine: 348
Anno di pubblicazione: 2013
Prezzo: €15,90 (eBook €2,68)
ISBN: 9788891106797
Formato:  brossura, eBook (ePub, mobi)
Valutazione: 3,5

Grazie all’autrice per avermelo spedito.

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RIASSUNTO – E se il principe non fosse azzurro? Ma nero come la notte?
A questa domanda dovrà rispondere Serenia, giovane principessa delle Terre di Arret. Arret è una terra fantastica dove la magia è scomparsa da venti lunghi anni, e con essa anche i draghi. Nessuno lo ricorda, ad eccezione di poche persone particolarmente dotate, che hanno tentato di celarne tutti i ricordi. La principessa Serenia vive una vita abbastanza tranquilla, finché sarà costretta a fare i conti con il ruolo che ricopre. Gilbert il principe nero, bello e tenebroso, sceglierà proprio lei come sua sposa, nonostante lei tenti di evitare il matrimonio a tutti i costi.
La prima notte di nozze con Gilbert non è certo di miele, il principe rivelerà un lato oscuro e violento, portando Serenia in un abisso di disperazione. E’ chiaro alla ragazza che suo marito nasconde un terribile segreto, ma impiegherà diverso tempo per scoprire di cosa si tratta.
Il rapporto tra Gilbert e Serenia evolverà di giorno in giorno, maturando in qualcosa di diverso finché, durante una passeggiata a cavallo, lui sarà costretto a rivelare il suo segreto.
Serenia si accorgerà con stupore di non provare alcuna repulsione, anzi, la scoperta l’attrarrà a lui ancora di più.
Ma sarà proprio la loro unione così forte a liberare i poteri dei draghi rimasti assopiti. Da quel momento la scena cambia completamente. Serenia sarà costretta a fuggire dal castello e a vagare per le Terre di Arret per imparare ad usare il potere dei draghi.

L’AUTRICE – È nata a Roma nel 1977 e oggi vive in Umbria vicino Narni (la città che ha ispirato Lewis per scrivere le Cronache di Narnia). Il nome Marina è quello che avrebbe dovuto avere se all’ultimo momento non ci fosse stato un ripensamento davanti l’ufficiale dell’anagrafe.
Fin da piccola ha avuto la passione per libri e racconti fantasy, film dello stesso genere e cartoni animati. Nella sua fantasia albergava fin dall’infanzia il magico mondo di Arret ed ha finalmente preso vita nel suo romanzo d’esordio Bianco e Nero parte I – Il potere dei draghi. Autopubblicato su Amazon a febbraio 2013, è il primo romanzo della serie “Le Cronache di Arret”. È inoltre in fase di stesura la seconda parte Bianco e Nero parte II – I draghi del potere e lo spinn off: Gilbert.

*       *       *

RECENSIONE 

Un romanzo che parte da spunti classici, ma che li mescola e li rinnova riuscendo a donar loro un sapore assai originale: questo ho pensato dopo aver letto la prima parte di Bianco e Nero, e con cui ho deciso di aprire questa recensione.
A dire il vero sono convinta che, per quanto riguarda Il potere dei draghi, il fattore originalità rimanga ancora una porta aperta, e dico ciò basandomi sulla trama: in tutta onestà, almeno in apparenza non si tratta certo del fantasy più originale che abbia mai letto. Non vi viene in mente niente, se vi parlo di un matrimonio combinato per affari tra due regni, in cui parte femminile è tutt’altro che d’accordo? Insomma, non è di sicuro una trovata mai vista sulla faccia della terra.

Ho scritto “in apparenza”, però, perché a dispetto delle premesse questo libro sarà in grado di riservarci davvero molte sorprese.
Prendiamo, ad esempio, i due reami protagonisti: il bianco e il nero, rispettivamente della principessa Serenia e del principe Gilbert.
Be’, facile, starete pensando. Quello bianco è il regno dei buoni, mentre il nero è quello dei kattivi… Ed è qui che casca l’asino, perché in realtà non è affatto così.
È dunque una cosa tipo yin e yang, in cui ciascuna delle due parti è un po’ bianca e un po’ nera? Fuochino, stavolta, ma anche qui non è tutto oro ciò che luccica: nulla va dato per scontato, in sostanza.

A parte i cliché (che comunque finiscono per essere riscattati quasi del tutto), abbiamo pertanto a che fare con una trama niente male, che andando avanti con la vicenda migliora sempre di più: la prima fase – quella del matrimonio e dell’inizio del rapporto tra Serenia e Gilbert – mi è sembrata, infatti, un po’ debole e non del tutto riuscita, ma dal momento in cui Gilbert rivela un segreto piuttosto scottante e la situazione precipita, la narrazione si fa avvincente e ricca di suspense.

Anche lo stile migliora, a mio parere: durante tutta la storia non c’è praticamente traccia degli errori che spesso commettono gli esordienti (come gli infodump, i deus ex machina, i cambi di PoV, i dialoghi che suonano forzati e così via), e salvo alcune virgole fuori posto ho trovato lo stile pressoché impeccabile. Tuttavia, a mano a mano che la vicenda entra nel vivo, mi sono scoperta sempre più coinvolta e trascinata, come se l’autrice avesse superato pian piano l’insicurezza dell’introduzione e fosse riuscita a esprimere tutto il suo potenziale.

Un passo che non mi ha convinto, invece, è stato il rapporto tra Serenia e Gilbert. All’inizio la nostra protagonista non ne vuole sapere, da brava principessa costretta a maritarsi contro la sua volontà, ma già dopo poco non può negare di trovarsi al fianco di un uomo niente male in quanto ad aspetto fisico. L’unico problema è che Gilbert si rivela assai violento fin dalla prima notte di nozze, tanto che Serenia ne esce conciata piuttosto male, e non scordiamoci di parlare anche di una certa scena che ha a che fare con la sala delle torture. La ragazza, tuttavia, ben presto si scopre letteralmente cotta di Gilbert, tra l’altro dopo aver sopportato maltrattamenti ben oltre il limite (superato il quale, di solito, una sposa con un po’ di sale in zucca fugge a gambe levate).

Non nego di aver pensato: “Ti prego, fanciulla, rimboccati le maniche e fa’ qualcosa! Hai per caso intenzione di farti massacrare per trecento pagine?”
Insomma, anche nei capitoli successivi, quando le cose cambiano e Serenia è costretta a fuggire, la protagonista è stato il personaggio di sesso femminile che è risultato meno simpatico. Non stiamo parlando di una Mary-Sue, niente affatto… però non posso dire di averla fatta entrare tra i miei preferiti.

Non nascondo di avere molta curiosità riguardo a un altro aspetto: nel libro compaiono non solo diversi riferimenti al mondo reale, ma anche una serie di nomi di personaggi appartenuti alla storia del nostro mondo. I valzer di Strauss, le storie dei fratelli Grimm e le sculture del Bernini, solo per citare alcuni esempi.
Se l’autrice non ne avesse parlato nell’introduzione e successivamente nell’appendice, di sicuro avrei storto il naso, quando li avessi incontrati: trattandosi di un mondo immaginario, dovrebbe avere una storia a sé che scorre parallela alla nostra senza incontrarla mai… ma, a lettura ultimata, siamo veramente sicuri che il mondo di Arret non abbia niente a che fare col nostro? Basta leggere “Arret” al contrario per capire che, con ogni probabilità, non è così, però dovremo aspettare la seconda parte della saga per scoprire di cosa si tratta, ovvero quali possono essere gli elementi comuni.

Io personalmente non vedo l’ora, e spero anche voi dopo questa recensione: sebbene, a mio parere, sia possibile migliorarne alcuni aspetti, trovo che abbiamo a che fare con una storia assai promettente.

*        *       *

In sintesi…
Trama che risulta originale, molto
aperta e promettente.
Alcuni cliché del genere, anche se
molto alleggeriti e rinnovati.
Interessante la differenza tra regno
bianco e regno nero.
Rapporto discutibile tra Serenia e
Gilbert.
Background ben costruito e innova-
tivo sotto parecchi aspetti.
Stile avvincente, soprattutto nella
parte centrale.
Spunti originali, come i riferimenti
al nostro mondo.

*        *       *

Una frase significativa…

Serenia provò a studiare i suoi occhi ma sua sorella era brava a celare le emozioni, osservò la sua figura elegante e si soffermò un momento sul suo collo affusolato.
Sydia sembrava nata per diventare una regina. Era pronta ad accettare i suoi doveri e qualsiasi prova la attendesse, con responsabilità.

Anche io riuscirei ad accettare un destino avverso?

Ma scosse il capo rimuginando fra sé.

No, penso proprio di no.

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One response to “[Recensione] Bianco e nero – Il potere dei draghi

Stretta è la soglia, larga è la via: dite la vostra, che ho detto la mia!

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