Letture di agosto 2013

Ahimè, l’inizio della scuola è quasi alle porte… ma questo – mi pare ovvio – non mi allontanerà mai dai miei adorati libri. Intanto che la vostra topolina comincia inevitabilmente a deprimersi al pensiero della quinta in arrivo, ecco a voi i titoli che mi hanno tenuto compagnia nel mese di agosto… che comunque è stato molto buono, devo dire: a parte un paio di brutte avventure (a cui mi sono sottoposta di mia volontà e ben sapendo a cosa andavo incontro), tutti libri belli, alcuni anche bellissimi!

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> Quiet, Susan Cain (424 pp. – comprato su Amazon) 1,5

“Questo libro è fatto apposta per me!”, ho pensato, la prima volta che ho visto Quiet in libreria, e devo dire che le mie aspettative non sono state deluse. Certo, non mi considero più la timidissima bambina e poi ragazzina che ero anni fa (non poi così tanti, a dire il vero), ma è indubbio che io appartenga ancora alla “categoria” delle persone introverse, ovvero coloro che preferiscono una serata di lettura a una festa chiassosa, riflettono a lungo prima di agire e prediligono consolidare vecchie amicizie piuttosto che crearne continuamente di nuove.
Grazie a Quiet ho avuto la conferma di ciò che sospettavo da tempo, ovvero che esistano molti più introversi di quanto si creda, e che nonostante la nostra cultura apprezzi di più i socievoli, al mondo siano necessari entrambi. Insomma, non c’è niente di male a essere introversi, a ricercare luoghi silenziosi, a voler gestire un compito alla volta o a preferire il lavoro autonomo a quello di gruppo, insegna questo libro. Inoltre l’autrice analizza e commenta i vari modi di comportarsi e fornisce consigli che possono certamente risultare utili ai timidi, per esempio nel mondo del lavoro.

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> Mordraud, Fabio Scalini (525 pp. – eBook inviato dall’autore) 2,0

Ricordo bene di aver cominciato Mordraud pensando: “Aiuto, un fantasy di 500 pagine che è primo di una tetralogia, che è scritto da un esordiente e regalato dal suo sito, perché ancora non ha un editore, e che non è nemmeno stato editato!” In parole povere, secondo il mio fiuto di topolina di biblioteca questo libro puzzava di fantatrash lontano un miglio. Invece sapete che vi dico, a lettura ultimata? Che probabilmente non mi sono mai sbagliata tanto in vita mia.
In primo luogo, nel giro di poche pagine il fatto di avere tra le mani un romanzo messo in circolazione senza l’appoggio di un editor professionale è passato del tutto in secondo piano. In generale, infatti, lo stile mi ha conquistato fin dalla prima pagina.
Il vero punto forte, però, trovo che sia la trama: Mordraud presenta senz’altro dei tratti fantastici, ma in questo caso abbiamo a che fare con un libro che è tutt’altra cosa rispetto ai classici fantasy.
In definitiva, abbiamo a che fare con un libro scritto bene, originale, con dei personaggi fantastici e una suspense degna di un thriller, e tutto questo completamente gratis: che volere di più?
(Recensione completa qui.) 

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Il labirinto d’ambra, Gloria Scaioli (330 pp. – eBook inviato dall’autrice) 5,0

Un’altra bella sorpresa da parte dell’ormai conosciuta casa editrice Plesio, che dopo La radice del rubino ci propone il secondo capitolo della saga fantasy scritta da Gloria Scaioli.
Anche se il primo romanzo mi era piaciuto molto pur conservando alcuni difetti (come le descrizioni che, talvolta, divagavano in modo eccessivo), ho letto Il labirinto d’ambra con l’aspettativa che non sarei rimasta delusa nemmeno questa volta, e in effetti così è stato: dall’ambientazione di stile antico con numerosi richiami mitologici alla caratterizzazione dei personaggi, che risultano tutti quanti carismatici e assai vividi, trovo che la cura con cui l’autrice ha dipinto nei dettagli la sua storia traspaia da ogni pagina.
Fantastico, ancora una volta, lo stile ironico con cui è narrato l’intero libro, che rende brillanti anche i dialoghi tra i vari personaggi… anche se talvolta certe battute sembrano stonare in bocca ad alcuni. A parte questo piccolo neo, però, abbiamo a che fare con una saga che va tenuta d’occhio, perché non è per niente facile trovare libri di un tale livello tra i fantasy made in Italy. Quindi complimenti, Gloria, continua così!

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 > Eros e Tano, Mario Magro (91 pp. – eBook inviato dall’autore) 3,0

Un’idea poco meno che geniale, tra l’altro sviluppata in modo divertentissimo. Questa è, a mio parere, la storia di Gaetano, detto “Tano”: a volte, durante un rapporto sessuale, tutto intorno a lui si fa buio e il protagonista si ritrova a sognare le cose più bizzarre, da una grottesca versione del Paradiso a un universo fantasy con draghi e cavalieri erranti, da una parata nella Russia comunista fino a una soap opera… fino a quando non si sveglia, due o tre giorni dopo, da questa sua morte apparente e cerca di riprendere la sua vita normale. Ciò comporterà strani equivoci, nonché storie d’amore finite male e ragazze che fuggono a gambe levate, ma alla fine, grazie a un amico medico, riuscirà a trovare un senso al suo insolito talento e a farlo fruttare in modo assai originale.
Sconsigliato solo ai bigotti con paraocchi e scarsi orizzonti, ma per il resto lo suggerisco a tutti. Io personalmente ho riso come una disperata dall’inizio alla fine! xD

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> Waiting room, Bianca R. Cataldi (154 pp. – inviato dalla casa editrice2,0

Un’idea molto buona, nonostante la sua semplicità e sviluppata altrettanto bene. Emilia, anziana ex insegnante di lettere alle prese con i propri pensieri, i ricordi, i rimorsi; una ragazza che scrive sul suo taccuino nella sala d’attesa di un dentista: questi due soli ingredienti daranno vita a un racconto delizioso, fatto sì di ricordi malinconici e spesso dolorosi ma anche di gioiose speranze per il futuro. Il tutto è tenuto insieme da uno stile fresco e giovanile, ma anche profondo e ricco di sentimento.
Ho deciso di non dargli il massimo per un motivo: alcune parti scorrono, forse, troppo velocemente rispetto alla loro importanza; viceversa, un paio di passi che mi sono sembrati meno importanti occupavano pagine molto particolareggiate, che io personalmente avrei snellito.
In ogni caso, abbiamo a che fare con un’autrice molto giovane che ha ancora tanta strada da percorrere, ma ciò non le ha impedito di rendere i suoi primi libri dei piccoli gioielli.
(Recensione completa qui.)

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> Il sigillo del fuoco, Uberto Ceretoli (456 pp. – eBook inviato dall’autore) 4,5

Leggere l’ultimo capitolo di una saga fantasy molto amata è spesso una sofferenza: quando poi si tratta di quella che è, a mio parere, una delle migliori trilogie di stampo classico pubblicate da un autore italiano, di sicuro capirete se dico che sono arrivata alla fine con un magone non piccolo in gola. E pensare che, oltre alle figure un po’ troppo utilizzate di creature come elfi e nani, in questo terzo libro compare anche un’università di magia che per certi versi ricorda molto la scuola di un celebre maghetto occhialuto che tutti conoscono: alcuni stereotipi più o meno grossi, dunque, non mancano nemmeno qui… eppure non avrei mai voluto che arrivasse l’ultima pagina.
Ho letto commenti in rete che dicono di non aver apprezzato lo stile di Uberto Ceretoli, il cui desiderio di dare un tono solenne alla narrazione la fa anche risultare poco scorrevole e a tratti divagante. Questo era grossomodo ciò che avevo notato anch’io leggendo Il sigillo del vento, ma nel mio caso sono state sufficienti poche decine di pagine per abituarmici e imparare anche a districarmi tra i vari termini lessicali talvolta desueti. Insomma, forse all’inizio non è facile, ma una volta superato l’ostacolo dei primi capitoli un poco pesanti, a mio parere, viene voglia di non mollarlo più: così è stata la mia esperienza di lettura, perlomeno. e scene di combattimento, poi, le ho trovate spettacolari. Niente da dire, invece, sulla trama, che anche stavolta mi ha conquistato, grazie ai suoi intrecci strepitosi.

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> L’eredità dell’ombra, Marilù Monda (382 pp. – comprato su Amazon)

Non stiamo tanto a girarci intorno: La profezia del lupo è uno dei peggiori libri che abbia mai letto.
L’intero libro è scritto senza una virgola di mostrato, con un lessico che vorrebbe suonare solenne ma che risulta solo ridicolo e pomposo, e soprattutto muri interi di frasi sconnesse, asimmetriche e spesso disarmoniche. Il punto è che la Monda pare innamorata degli aggettivi (soprattutto bellissimo, magnifico e meraviglioso): li infila ovunque, anche quando non ci stanno, credendo di caratterizzare meglio la scena, mentre in realtà le sue parole non evocano alcun tipo di immagine concreta. Inoltre non c’è un solo cliché della letteratura fantasy che l’autrice non abbia preso e inserito nel suo romanzo: dai prescelti alla profezia, dal viaggio periglioso ai superkattivi, più un numero imprecisato di idee eterogenee buttate a caso come in un calderone.
Infine dei protagonisti si conosce praticamente solo l’aspetto esteriore, e manco a dirlo sono tutti dannatamente belli. Hanno tutti gli occhi di colori bellissimi e screziati di sfumature altrettanto belle… peccato che il più delle volte le metafore utilizzate siano quanto di più banale o improbabile possa esistere.

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> I figli del caos, Marilù Monda (407 pp. – comprato su Amazon) 4,5

Ho letto il secondo romanzo della serie subito dopo il primo, optando quindi per un’unica recensione (anche perché pare che si trattasse in origine di un unico libro diviso poi in due).
Nel secondo capitolo migliora? Niente affatto: i difetti incontrati nell’Eredità dell’ombra si ripetevano sempre gli stessi. In più, trattandosi probabilmente di un romanzo singolo, non c’è stata neanche la crescita che anche il peggior autore di solito fa tra un romanzo e l’altro.
L’unico pregio è che a tratti suonava talmente assurdo e ingenuo da strapparmi un qualche sorriso. Per il resto non c’è nessun altro motivo al mondo per cui ve lo consiglierei. Anzi, sembra davvero una presa in giro da parte della Piemme (che tra l’altro è stata l’unica a pubblicare il libro, inesistente pure in lingua originale).
(Recensione completa dei due libri qui.)

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> Il risveglio degli Obliati, XOmegaP (352 pp. – letto tramite catena di lettura)

Ritorno a parlare di una saga di cui avevo letto il primo libro un annetto fa: ora, grazie alla catena di lettura organizzata dagli autori, eccomi a recensire anche il seguito.
Come promettevano gli autori stessi all’inizio, mi è piaciuto di più rispetto a Le sorgenti del Dumrak. Non solo: se già nel primo capitolo la narrazione era omogenea pur essendo scritta da ben cinque penne diverse, ma risultava tuttavia anche “fredda” e poco personalizzata, ho trovato tuttavia Il risveglio degli obliati decisamente più scorrevole e meglio strutturato. Anche se in certi punti prevale il “mostrato”, si percepisce l’intenzione degli autori di rendere le varie scene più vivide, in modo che il lettore possa restarvi maggiormente coinvolto.
Non si tratta ancora di un libro perfetto: a tratti suona ancora piuttosto lento e i frequenti cambi di punto di vista rendono la storia alquanto slegata. Però il miglioramento si percepisce a ogni pagina, per esempio per quanto riguarda l’approfondimento psicologico dei protagonisti.
C’è ancora da lavorare, senz’altro, ma posso ben dire che gli XOmegaP siano sulla buona strada.

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> In viaggio con te, Nadia Boccacci (148 pp. – inviato dalla casa editrice) 4,5

L’unica cosa che non mi è davvero piaciuta di questo libro è stato l’inizio. Ovviamente l’autrice è libera di strutturare le sue storie come meglio crede: esiste una precisa tecnica narrativa, dopotutto, che suggerisce di rivelare fin da subito alcuni fotogrammi del finale. In questo caso, però, non mi è parsa davvero la scelta più azzeccata, anche perché i dettagli qui rivelati non sono affatto pochi – anzi, rimane abbastanza poco da scoprire di nuovo.
Neanche questo brilla per originalità di lessico o di narrazione, a mio parere, ma si lascia leggere a meraviglia ed è riuscito davvero a farmi sentire vicine le due protagoniste, sia nei momenti felici della loro infanzia e adolescenza, sia nel periodo della malattia e dell’angoscia. Interessante e ben riuscita, invece, è l’alternanza di capitoli “passati” e “presenti”.
Un libro molto piacevole da leggere, dunque, e che non di rado è capace di far battere il cuore.
(Recensione completa qui.)

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> Il principe del drago, Chiara Piunno (1060 pp. – eBook inviato dall’autrice) 

Non un libro che si finisce in un pomeriggio, per il semplice fatto che è estremamente lungo. Capita spesso che, nel caso di romanzi molto corposi come questo, sorga una spiacevole sensazione: quella che l’autore abbia voluto tirarla troppo per le lunghe, magari dilatando in 10 pagine quel che avrebbe potuto far rientrare in 3, e risultando così inevitabilmente noioso. Non nascondo che io avrei stagliuzzato qua e là anche “Il principe del drago”, giusto per non spaventare i lettori con oltre un migliaio di pagine… però per fortuna abbiamo a che fare con un libro tutt’altro che noioso.
Il fatto che la storia parte dove di solito dovrebbe concludersi (all’indomani di un’epica battaglia che ha rovesciato una tirannia millenaria, nonché dopo che i protagonisti terrestri sono già tornati dal loro viaggio nella dimensione fantastica di Eterna) mi ha incuriosito fin dall’inizio, e devo dire che tutte quelle centinaia di pagine sono volate via in un soffio, almeno rispetto a quanto mi aspettassi. In questo caso, infatti, la fine non era che l’inizio, e ben presto il lettore non potrà fare a meno di venire catapultato a fianco di Luscinia, di Mélas e di Saphina, in quella che sarà la vera avventura… E non solo, perché oltre all’estremo coinvolgimento dato dalle numerose scene d’azione e dai colpi di scena, saranno anche le descrizioni dei luoghi e la caratterizzazione psicologica dei personaggi che vi terranno incollati all’eReader.
Personalmente è stato una grande sorpresa, perché già trovare un fantasy Made in Italy che sia originale, scritto bene, entusiasmante e ricco di spunti affascinanti è un mezzo miracolo. Se poi contiamo anche che è interamente autoprodotto, non credo che nessuno possa negare un applauso a Chiara Piunno per le buone idee che ha avuto e soprattutto per il modo eccellente con cui le ha sviluppate. Tanto di cappello, davvero.

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5 responses to “Letture di agosto 2013

Stretta è la soglia, larga è la via: dite la vostra, che ho detto la mia!

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