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Ancora sugli eBook e sul profumo della carta

Come ormai saprà bene chi mi segue da un po’, io sono da parecchio tempo una fervida sostenitrice degli eBook (non da sempre, perché all’inizio anch’io ero dubbiosa… poi ho capito che i pregi sono effettivamente enormi e mi sono redenta con molto piacere) e sempre lo sarò.Però è risaputo che non tutti lo siano: è per merito di questi soggetti che mi tocca scendere in pista, quasi ogni giorno, per far valere le mie tesi a favore dei cosiddetti libri elettronici, dato che essi sono considerati da molti sedicenti estimatori dei libri una specie di diabolica eresia destinata a rovinare per sempre la cultura… e blablabla, come sempre inserire qui una sfilza di chiacchiere inutili completamente a casaccio.

Be’, come ho già detto in altri loci, pur essendo una bibliofila con i baffi ritengo, invece, che gli eBook non siano affatto la rovina della cultura o la minaccia n°1 del cartaceo. Anzi: mettendo da parte per una volta tutti i sentimentalismi esistenti (l’onnipresente Profumo della Carta™, il fruscio delle pagine, la fragranza dell’inchiostro & compagnia bella), ritengo che non ci sia nessun tipo di differenza tra leggere un libro oppure un eBook. Ok, nel secondo caso la sensazione di tenere fisicamente in mano un volume se ne va, per ovvi motivi, ma non credo ci voglia un genio per capire che ciò che rende importante un libro è il contenuto, non certo l’odore delle pagine o un altro dei motivi random che piacciono tanto agli pseudo-amanti dei libri.
A quanto pare, però, questo presupposto in apparenza tanto semplice non ne vuole proprio sapere di entrare in testa a certe persone, soprattutto nel vasto mondo di internet… ed ecco perché ho deciso di mettere in piedi questo post.

In molti sapranno che mi piace, quando ho un pizzico di tempo che mi avanza, fare un giretto nella sezione “Libri ed autori” di Yahoo! Answers per scovare qualche domanda interessante a cui rispondere… e accanto alle richieste di eBook (in 9 casi su 10 di TwilightCinquanta sfumature di grigio), agli studenti sfaticati in cerca di un pollo che faccia loro i compiti e ad altre domande assai stupide, ogni tanto se ne trova qualcuna degna di attenzione. In questi giorni, in particolare, ne ho trovate un paio per le quali mi sono detta “Questa me la segno!”… perciò, be’, allacciate le cinture e seguitemi, perché ci sarà da divertirsi!

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Sugli eBook, sul Profumo della Carta™ e sull’ignoranza

Come al solito arrivo a parlare in ritardo di un fatto che risale ormai a una ventina di giorni fa. Tuttavia, spero che mi perdoniate, dato che si tratta di una cosa a mio parere interessante.
Probabilmente alcuni avranno intuito a cosa mi riferisco semplicemente leggendo il titolo di questo post, ma per coloro che, come la sottoscritta, in un modo o nell’altro viaggiano sempre con una settimana di ritardo rispetto al resto del mondo, lasciate che lo spieghi anche a voi: sto parlando di una giornalista e di un suo articolo che sono ormai sulla bocca di tutti nel Web. Nella fattispecie, mi riferisco a Margherita Loy e al suo provocatorio “Non cederò mai agli eBook“.

Considerato il mio ritardo, forse non avrei nemmeno il diritto di dire la mia, dal momento che ormai gran parte dei blog che conosco l’ha già fatto. Se c’è una cosa che detesto, infatti, è proprio ribadire quello che è già stato detto come se fosse nuovo, perciò scusatemi fin da subito dato che per un articolo del genere sarà pressoché inevitabile… però non importa: anche se sarà difficile, spero comunque di poter aggiungere qualcosa di mio a questa storia già abbondantemente discussa. E se non ce la facessi… pazienza: in fondo, se si tratta di parlare di libri ogni scusa è buona, no? 🙂

eBook vs. Libro.
Un’epica battaglia che esige un solo vincitore.
Forse.

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Sugli oroscopi

Durante gli ultimi giorni di scuola, si sa, non è facile che una classe abbia ancora energia (e voglia) a sufficienza per stare attenta alla lezione del professore di turno, perciò, almeno delle mie parti, spesso si finisce di chiacchierare del più e del meno. Nel caso specifico, dopo vari discorsi arzigogolati siamo giunti a parlare dell’argomento “Oroscopi”… e subito nel mio brillante cervellino ha iniziato a ronzare un’idea che ben presto ha deciso di finire trascritta su un foglio di quaderno, per poi essere battuta al computer. Ecco a voi, dunque, un articolo che parla proprio di oroscopi, e in particolare delle motivazioni che dopo svariate riflessioni mi hanno portato a concludere che:

a) gli oroscopi sono una cretinata a dir poco gigantesca;

b) chi ci crede è scemo.

Ma non fatevi ingannare da codeste affermazioni in apparenza così drastiche: se continuate a leggere, vi esporrò immediatamente il mio punto di vista. Come faccio spesso anche nei temi scolastici, argomenterò il mio pensiero per punti, in modo da essere il più chiara e schematica possibile.

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Sugli amici a 2, 4, 6 o 8 zampe

Non so quanti di voi seguano il quotidiano Avvenire e il suo inserto bisettimanale “Popotus”. Qualunque sia la risposta (e nel caso sia negativa vi consiglio comunque di darci un’occhiata, perché specialmente il secondo è molto carino e ben fatto), oggi volevo condividere con voi una piccola riflessione nata leggendo il numero di ieri, in cui compariva un articolo di Angelo Petrosino sugli animali.

In sintesi, l’autore raccontava della gatta che la sua famiglia aveva tenuto in casa per 18 anni e che aveva trattato con tutti i riguardi come se fosse un vero e proprio membro di essa. Rispettare e amare gli animali, dunque, è giusto, ma come per tutte le cose non occorre esagerare: dopotutto – concludeva Petrosino – gli esseri umani, in particolare i bambini, meritano ben più delle cure e delle attenzioni che offriamo ai nostri amici animali.

Come ormai chi bazzica da un po’ di tempo su Pensieri d’inchiostro saprà bene, non ho intenzione di riempire un intero post con complicate (e noiose) considerazioni filosofiche sulla questione “Amore per gli animali: dove sta il limite?”, né per scagliarmi contro animalisti e compagnia bella: il pericolo di cadere nei soliti pregiudizi e luoghi comuni, in fondo, è sempre in agguato.
Semplicemente, desidero dare a voi che mi leggete un qualche spunto per riflettere e – perché no? – per crescere un altro poco. Continua a leggere


I luoghi comuni sui lettori

Un altro testo interessante che ho trovato, come al solito, gironzolando su internet è stata una divertente serie di luoghi comuni su noi lettori. Ve li propongo, con relativi commenti della sottoscritta.

1) I lettori hanno il comodino zeppo di libri;

Al momento non ce n’è nemmeno uno, ma fino a pochi giorni fa era zeppo di libri della biblioteca: il fatto è che, partendo per le vacanze, ho dovuto restituirli, ma normalmente ne trovate anche sette o otto, tutti stipatissimi.

2) I lettori leggono ovunque, anche (a volte soprattutto) in bagno;

Ebbene sì, vero anche questo. Ci sono certi libri, poi, che sono talmente belli che è un vero piacere leggerli mentre si è in bagno: aiutano a fare i propri bisognini in modo incredibile! ^^

3) I lettori odiano (o guardano assai di rado) la televisione;

Se per televisione s’intendono anche i DVD e le puntate di Merlin e di vari telefilm che mi sono registrata, allora no, perché li guardo abbastanza spesso. Ma alla televisione vera e propria non mi dedico davvero quasi mai – eccezion fatta per lo Zecchino d’Oro, Takeshi’s Castle – quando c’è – e ogni tanto Paperissima.

4) I lettori hanno la testa fra le nuvole;

Le mie professoresse di arte e di storia ne sanno qualcosa…

5) I lettori attaccano a parlare di libri non appena si presenta l’occasione giusta;

Questo no. Dipende dalle persone con cui mi trovo, ma di solito evito, perché dalle mie parti parlare di libri non è carino

6) I lettori accumulano materiale da leggere e non riescono mai a starci dietro;

Be’, tra il Melbook Store e l’Orlando Curioso (la mitica libreria di libri usati di Reggio Emilia) ultimamente ne accumulo tanti… forse troppi. Prima o poi li leggo tutti, però.

7) I lettori sono un po’ snob, e si ritengono superiori ai non-lettori;

E come non esserlo, scusate? XD Il guaio è che ci sono un sacco di non-lettori che per un qualche assurdo motivo si credono superiori ai lettori, e sono proprio questi che mi danno maggiormente sui nervi. Mi basta pensare a un mio caro (?) amico che inizia con la B per avere istinti assassini…

8 ) I lettori vengono colti da crisi compulsive nelle vicinanze di una libreria;

Questo è risaputo: tutte le volte che passo vicino a una libreria/biblioteca devo mollare tutto perché sento il richiamo dei libri – non sto scherzando, lo sento davvero!

9) I lettori sono esterofili;

Ma anche no, dai… Noi italiani, del resto, abbiamo degli scrittori e delle opere che tutto il mondo ci invidia, ma per quanto riguarda in modo particolare il fantasy ammetto di preferire più che altro quelli stranieri.

10) I lettori vorrebbero a loro volta scrivere un romanzo di successo;

No, io non vorrei… io lo sto scrivendo! XD

11) I lettori hanno almeno un parente stretto che li prende in giro per la loro passione;

Più che altro sono sempre dietro a dirmi: “Ma tu leggi sempre?!?”

12) I lettori amano fare sfoggio di cultura;

Ma quale sfoggio di cultura! Oggi, semmai è il contrario: vince chi dà prova di essere il più ignorante!

13) I lettori hanno una lista (perlopiù mentale) di libri preferiti, che aggiornano assai di rado;

Questa proprio no. Cioè, ho una lista di libri da cercare in biblioteca, senza contare quella dei Desideri su aNobii, ma è sempre ultradettagliata e aggiornatissima.

14) I lettori difficilmente cambiano idea su un libro;

Anche questa no. Non ci crederete, ma quando compii 13 anni mi regalarono L’erede di Ahina Sohul e in un primo tempo lo adorai letteralmente (della serie “Ma è bellissimooooo!!!11!!!1!”), fino a quando non scoprii il Duello tra Elisa Rosso e Princess, che mi fece cambiare idea da così a così…

15) I lettori vanno (o andavano) male in matematica, ma prendono (prendevano) buoni voti nelle materie umanistiche.

In verità no, sono più o meno stabile sia in italiano che in matematica. Ok, quest’anno in quest’ultima sono andata dal 4½ al 9, mentre l’anno scorso dal 5/6 al 10 e lode; e in italiano ho preso una sfilza di 6 da settembre a marzo, poi mi sono ripresa e da quel momento ho preso solo 8 e 9, ma entrambe le materie mi piacciono.

16) I lettori hanno gli occhiali, anche se a volte li nascondono;

Li ho avuti fino ai 12 anni, poi ho smesso.

17) I lettori sono sfigati e/o poco pragmatici.

Se essere sfigata significa amare la lettura, allora sono più che felice di esserlo!

E io aggiungo…

18) I lettori sognano sempre di incontrare i personaggi dei loro libri e vorrebbero entrare dentro tutte le loro avventure preferite.

Cosa darei per farmi un giretto a Librandia, la favolosa Città dei libri sognanti dall’omonimo romanzo di Walter Moers!

19) Per i lettori la loro passione è al primo posto, anche se ciò dovesse costare loro delle prese in giro.

E in questo caso, non capita di rado che scorra il sangue di chi ha osato prendere in giro un lettore…

20) I lettori si incavolano quando certi libri orrendi vengono spacciati per capolavori.

Hai sentito, caro Eddino Glitterino?


Scrittori si nasce o si diventa?

Si tratta di una domanda da un milione di dollari, su cui tutti continuano a sbattere la testa sopra da anni senza mai riuscire a trovare una risposta abbastanza soddisfacente: scrittori si nasce o scrittori si diventa? Esiste un gene particolare o comunque un qualcosa che renda fin dalla nascita destinati a diventare autori e a pubblicare libri?

Non è facile trovare una soluzione sempre valida a questo quesito, anche perché ho notato un fatto piuttosto bizzarro: chi è riuscito a pubblicare, chi si può ormai definire a tutti i diritti “scrittore”, sostiene di essere nato tale; viceversa, chi invece è ancora in fase di scrittura sostiene il contrario, cioè che scrittori si diventa. L’autrice Chiara Strazzulla, per esempio, dichiara in una presentazione del suo libro Gli eroi del crepuscolo che «scviveve non è una cosa che s’impava, è una cosa che ti viene: è come uno stavnuto, è come una visata, ti esce, pevché è lì; devi pigliave una penna e scviveve.»
Essendo io un’appartenente alla seconda categoria – quelli che non hanno pubblicato e che quindi “scrittori si diventa” –, il mio come al solito è un giudizio di parte, e non neutrale come dovrebbe essere; ma dopo avervi riflettuto a lungo penso di essere arrivata a una risposta che possa essere accettabile. Ovviamente, come al solito si tratta di un “secondo me”, che può essere condiviso o meno, ma spero comunque che vi troviate d’accordo con me.

Scrittori, dunque, si nasce o si diventa?
La teoria che ho elaborato (sto iniziando a parlare come uno scienziato che sta illustrando le sue sensazionali scoperte ai colleghi… aiuto, fermatemi!) non si sbilancia né da una parte né dall’altra, ma rimane più o meno stabile nel mezzo.
Mi spiego. Credo sia inutile negare che, tra i tanti scrittori che si trovano in libreria, alcuni di essi possiedano una marcia in più, un qualcosa, appunto, che ce li fa amare particolarmente. Una cosa del genere, per esempio, mi è capitata quando ho scoperto per caso Hyperversum di Cecilia Randall: mentre lo leggevo, provavo la sensazione che per la Randall scrivere fosse la cosa più naturale del mondo, proprio come uno starnuto o una risata. Lei riusciva a dare vita ai suoi personaggi facendoli sentire vivi e facendo sentire me come se stessi camminando, parlando o combattendo al loro fianco. Oppure, mi è successa la stessa cosa mentre leggevo Wingsworld, romanzo del giovane Francesco Ruccella, che nonostante fosse scritto da far venire le lacrime agli occhi mi dava l’impressione che l’autore possedesse una bravura innata nel narrare storie – sebbene, ripeto, per quanto riguarda lo stile quel libro fosse totalmente da buttare.
Questo qualcosa, signori miei, è il talento: la capacità di far emozionare, di “catturare” chi legge all’interno della storia, che magari possiede uno scrittore alle primissime armi con la licenza elementare che non sa nemmeno cosa siano le regole di grammatica, mentre chi ha passato la vita a studiare la lingua e la letteratura non riesce a raggiungere nemmeno con anni di esercizio. È questo il talento nello scrivere, ed è questo che rende certi testi più gradevoli di altri, e credo che sia anche questo che spinge certi autori a cominciare a scrivere già in giovane età, per poi continuare anche da adulti.
Il talento, purtroppo, non è una cosa che si può comprare o acquistare nel tempo: con il talento ci si nasce o non ci si nasce, e se lo si possiede bisogna solo ringraziare Dio o i vostri genitori (dipende se ci credete o no =] ) per avercelo regalato.

Ma a questo punto siamo arrivati a porci una domanda ancora più difficile: nascere con più o meno talento per la scrittura vuol dire nascere scrittori? Ed è qui che cominciano i guai, perché molti tendono a fare una grandissima confusione quando si parla di questo.
Dico subito come la penso, dunque: no, assolutamente no. Secondo me, non è affatto vero che il talento con cui si nasce basti da solo a rendere scrittore un “comune mortale”.
Come mai dico questo? Be’, per il semplice fatto che il talento nudo è crudo non insegna a scrivere: per chi ha talento sarà più facile, ma le regole necessarie per scrivere bene (abbastanza bene per essere considerati scrittori bravini) non le può insegnare nemmeno tutto il talento del mondo.
Vediamo un esempio sulla nostra cara Elisa Rosso: lei ha talento per la scrittura? Un pizzichino diciamo pure di sì, perché nonostante il suo libro sia un fallimento sotto tutti gli aspetti, nessuna 12enne priva di talento innato un bel giorno si metterebbe a scrivere un romanzo di punto in bianco, e in ogni caso il suo stile fin troppo semplice e diretto ha saputo farsi amare dalla quasi totalità della componente under 18 dei suoi lettori. Se fosse vero, però, che il talento per lo scrivere rendesse automaticamente scrittori, la sua innata predisposizione per la scrittura le avrebbe evitato anche tutti gli errori grossolani che ha commesso durante la stesura del Libro del Destino. Cosa che – basta leggere una pagina a caso del libro per accorgersene – non è successa.
Io stessa ho iniziato a scrivere a 13, ma, talento o no, per me imparare a scrivere non è stata affatto una cosa istintiva. Scrivere mi è venuto naturale fin dal primo momento, ma se adesso rileggo le mie prime storie mi viene seriamente da prendermi a sberle. E questo non perché fossero scritte male, ma perché erano zeppe di ingenuità mostruose e di tanti altri difetti.

Il problema del talento, infatti, è proprio questo: ti rende più facili le cose, ti dà una marcia in più, ma non ti insegna in automatico tutto ciò che c’è da sapere per scrivere bene. Nascere con talento, ahimè, non vuol dire “nascere imparato”, ed è questo che gran parte degli scrittori che si credono a posto solo perché “loro c’hanno il talento” proprio non vuole mettersi in testa.
Il talento insegna la grammatica? Insegna che mostrare una scena mentre si scrive è sempre meglio che limitarsi a raccontarla? Insegna a caratterizzare a dovere i personaggi di una storia? Insegna a usare uno stile diretto e mai pesante? Pare proprio di no, leggendo i libri di certi sedicenti esperti di talento, che avranno pure facilità nello scrivere, ma che poi scrivono lo stesso come marmocchi delle elementari (senza offesa per questi ultimi, ovviamente).

Un altro esempio che calza a pennello, essendo io tra le tante cose amante della musica classica, viene pensando a Mozart: credo che nessuno possa negare che un bambino di soli tre anni seduto alla tastiera abbia talento per la musica… eppure, i brani composti da bambino fanno sognare quanto quelli creati da adulto?
Ascoltate, per esempio questo minuetto composto a 5 anni (seppur con delle figurazioni davvero carine, puor moi) e una delle mie musiche preferite, la Marcia Turca, creata a più di 20.

Non notate una leggerissima differenza?
Se anche non foste esperti di musica classica, vi assicuro che non c’è nemmeno paragone tra le prime composizioni e le ultime. E perché succede questo? Semplice: un musicista di tre anni, così come uno scrittore di dieci, non può avere per forza di cose la stessa conoscenza di uno di venti o di trenta. Continuando a suonare, o a scrivere, per anni, si acquisiscono abilità che prima non si possedevano, si diventa più maturi, si acquista esperienza.
Oltre all’esperienza, naturalmente, servono delle regole, che deve insegnare qualcun altro, visto che il talento da solo non è in grado. Ed è questo che giustifica i corsi e i manuali di scrittura creativa: insegnano dei metodi di scrittura, suggeriscono tecniche e forniscono esempi, senza i quali non si può scrivere bene.

Tornando alla domanda che dà il titolo a questo articolo, dunque, scrittori non si nasce: si può nascere, come ho già detto, con più o meno talento, ma nascere con talento non vuol dire nascere scrittori; possedere doti innate non è condizione sufficiente per essere già buoni narratori. Una buona dose di talento può sempre essere d’aiuto, perché rende le cose più facili, ma un talento non coltivato con esperienza e con tecnica è un talento sprecato.

Per concludere, scrittori si può nascere? Sì, ma non nel senso che a volte ci ritroviamo con dei novelli Manzoni ancora nella culla, venuti al mondo già con la penna in mano: alcuni nascono con abilità innate, ma è sbagliato, solo perché si possiede talento, sentirsi già così bravi da non aver bisogno né di regole né di esperienza.
Quindi, tranquillizzatevi, cari scrittori ancora non pubblicati: c’è speranza anche per chi non ha particolari talenti, perché per fortuna le regole esistono per tutti, e non sono per quelli che “nascono” bravi. 😉


Una lettrice molto ma molto strana

Se mi avessero dato un euro ogni volta che qualcuno mi definiva strana – o anormale, o sfigata, o tutte le possibili varianti del genere – adesso avrei tanti soldi in banca da fare invidia persino a Zio Paperone. Sono in tanti che me l’hanno detto, più o meno direttamente, e sono sicura che molti lo hanno pensato e lo pensano ancora.

Sono strana perché mi piace leggere, sebbene nella mia famiglia nessuno o quasi legga.
Sono strana perché in 10 anni ho letto più di 500 libri, e perché solo l’anno scorso di libri ne ho letti quasi 150.
Sono strana perché preferisco passare un sabato sera in compagnia di un libro, piuttosto che uscire.
Sono strana perché sono una bibliofila con i fiocchi, adoro librerie, biblioteche e negozi di libri usati, eppure sono pro-eBook.
Sono strana perché ho scoperto che mi piace scrivere a 13 anni, ma detesto i libri dei cosiddetti “baby-scrittori”.
Sono strana perché il mio sogno più grande è diventare scrittrice.
Sono strana perché ho una naturale idiosincrasia per i libri che vanno di moda.
Sono strana perché ho sempre un libro in borsa, da leggere quando si presenta l’occasione, e quando non ce l’ho c’è sempre il mio amato iPod-eReader.
Sono strana perché sull’autobus uso l’iPod non per ascoltare musica ma per leggere un eBook.
Sono strana perché a scuola, durante le ore buche, invece che copiare i compiti tiro fuori un libro e lo leggo.
Sono strana perché ho smesso di leggere Geronimo Stilton a 13 anni, ma ancora adesso mi trovate sempre nello scaffale under 14 delle biblioteche (che posso farci se i libri interessanti si trovano sempre lì?).
Sono strana perché quando scrivo un tema di italiano a cui tengo veramente, mettendoci tutta me stessa, prendo sempre voti mediocri, mentre quando lo scrivo alla cavolo, perché non ho assolutamente nulla da dire, prendo regolarmente 9 o addirittura 10.
Sono strana perché a quasi 16 anni non sono mai stata fidanzata, né ho mai baciato nessuno.
Sono strana perché odio andare a fare shopping, fare la vasca in via Emilia e sprecare un pomeriggio a comprare vestiti che indosserò una volta nella vita.
Sono strana perché quando passo davanti a una libreria vengo magneticamente attratta dalla sua vetrina quanto una ragazza “non strana” è attratta da un negozio di vestiti.
Sono strana perché prendo (quasi) sempre bei voti studiando poco o niente.
Sono strana perché non seguo le mode.
Sono strana perché, da quando ho comprato il cellulare (dicembre 2009), cioè un anno e mezzo fa, ho inviato meno di 500 messaggi, e perché anche una ricarica da 5€ mi dura un’eternità.
Sono strana perché non vado mai in discoteca, non ho mai fumato né bevuto, nemmeno una lattina di birra.
Sono strana perché a volte parlo da sola.
Sono strana perché osservo sempre le cose e faccio domande su tutto, anche sulle cose più impensate («Come mai il contagocce si chiama così, se poi le gocce te le devi contare da solo?» Oppure: «Perché, se il nostro beneamato ministro Brunetta dice che gli insegnanti sono dei fancazzisti, non fa anche lui l’insegnante?»).
Sono strana perché non scrivo mai in bimbominkiese (tranne quando voglio prendere in giro i bimbiminkia, ovviamente) e detesto le chat (anche se mi sono fatta il contatto MSN per sfinimento).
Sono strana perché “non mi godo la vita finché sono in tempo” (che significa di preciso godersi la vita, tra parentesi?).
Sono strana perché nel mio iPod ci sono musiche che vanno da Mozart agli AC/DC, dai Beatles alle canzoncine dei cartoni della Disney.
Sono strana perché suono oboe e corno inglese, che a detta di molti sono strumenti davvero strani…
Sono strana perché l’unica materia che rischio di avere sotto alla fine dell’anno è educazione fisica.
Sono strana perché non sono magra, né particolarmente attraente, né formosa, ecc… e non faccio nulla per diventarlo.
Sono strana perché sono ancora convinta che per una ragazza sia più importante avere un po’ di cervello, invece che portare la settima o possedere un bel deretano, anche se cerco sempre di demolire il luogo comune che bella=stupida e brutta=intelligente.
Sono strana perché nella vita reale sono tremendamente riservata, ma quando prendo in mano la penna non mi ferma più nessuno.
Sono strana perché ero una di quelle che “Non mi faccio Facebook neanche se mi pagano”, e invece adesso non saprei come fare senza.
Sono strana perché odio il sapore del pomodoro, eppure vado matta sia per la pizza che per il ketchup, e soprattutto perché adoro il té freddo ma detesto quello caldo.
Sono strana perché non guardo (quasi) mai la TV, e le rare volte che la guardo è per vedere Merlin, Ghost Whisperer o un film in DVD.
Sono strana perché da piccola non ho mai giocato con le bambole, né guardato i cartoni da bambine; in compenso giocavo sempre con draghi e castelli e guardavo (e guardo) le Tartarughe Ninja, Sonic X e i Pokemon.
Sono strana perché sono convinta che, prima o poi, un membro (ma mi vanno bene anche tutti e quattro!) del clan Hamato arriverà in sella a una lucente motocicletta rossa e mi vendicherà per tutte le volte che mi hanno definita strana, oppure che un bel giorno un porcospino blu passi dalle mie parti e mi porti via con lui a tutta velocità.
Infine, sono strana perché, dopotutto, non è che poi mi importi tanto di essere considerata strana… 🙂

PS: dalla regia mi dicono anche che sono strana perché per il mio 18° compleanno, anziché un tatuaggio o un piercing, ho chiesto ai miei di regalarmi una ventina di cd di Händel. E pure perché in gita ad Amsterdam ho sfruttato l’unica mezz’ora libera per scappare all’American Book Center, invece che in un coffee-shop…


Se leggi sei sfigato. Se non leggi sei tonto.

È da parecchio tempo che ho iniziato a notare questo fatto, questo paradosso apparentemente inspiegabile.

Tutti dicono che il mondo sta andando a rotoli, che le nuove tecnologie stanno prendendo il sopravvento a discapito delle cose che contano davvero.
Tutti dicono che la televisione e Facebook stanno diventando armi potentissime, in grado di prendere il controllo di ogni cosa (il che in effetti non è da escludere, visti i 600 milioni di utenti iscritti a FacciaDaLibro).
Tutti dicono che oggi l’importante è apparire, non essere: le ragazze sognano di diventare modelle e di andare a sculettare in televisione per poi essere rimpiazzate a 25 anni e sostituite con altre più giovani; i ragazzi sognano di diventare dei novelli Valentino Rossi, solo per il gusto di fare brombrom con la moto; oggi il massimo delle aspirazioni personali è riuscire a entrare al Grande Fratello o essere selezionati per andare all’Isola dei Famosi e agli altri reality scemi, vivendo in questo modo i propri 15 minuti di fama.
Tutti dicono che non c’è più cultura, che le nuove generazioni sono destinate a nascere ignoranti e a diventarlo ancora di più.
Tutti dicono che i giovani, in particolare gli adolescenti, non leggono, che preferiscono stare a rimbambirsi davanti alla TV piuttosto che leggere.
Tutti dicono, dicono e dicono. E nessuno di quelli che dicono si prende mai la briga di fare concretamente qualcosa, qualsiasi cosa, che possa far migliorare la situazione.
È facile parlare di questo e di quello, meglio se lodando gli onnipresenti “Vecchi tempi”, per poi lavarsene le mani e continuare la propria vita come se niente fosse.
È facile fare come la mia amyketta Mary Star Gelmini, che da bravo ministro dell’istruzione si limita a dar ordine di creare il patetico spot pubblicitario che andava in onda qualche mese fa e che recitava “Leggere è il cibo della mente: passaparola!” – come se una semplice pubblicità servisse a qualcosa -, per poi ritornare dalla parrucchiera e prepararsi per la nuova comparsa in televisione (avete notato, tra parentesi, che tutte le volte ha un taglio diverso?).

Il video di cui parlo (scusate per la bassa qualità, ma è l’unico che ho trovato).

Come sempre, succede quel che deve succedere: tutti dicono e nessuno fa.
Anzi, ancora peggio: noi adolescenti siamo accusati da tutti di essere degli ignoranti, ma nessuno si ferma un attimo a mettersi nei panni di un adolescente di oggi. Nessuno si chiede mai cosa significhi per un adolescente essere un lettore appassionato, o comunque un lettore da almeno una dozzina di libri all’anno.
Nessuno immagina che per un giovane sia pressoché impossibile dichiarare apertamente la propria passione in pubblico così come dichiarerebbe, per esempio, di aver acquistato l’ultimo modello di smartphone: o meglio, sarebbe possibile, se fosse gratificante vedersi ridere in faccia.
Nessuno immagina che certi adolescenti arrivino addirittura a insultare chi vedono con un libro aperto in mano, dandogli dello sfigato asociale, o peggio.
Nessuno immagina che passare una serata a leggere, piuttosto che a drogarsi, ubriacarsi o affumicarsi in discoteca, sia poco meno che un’infamia per un adolescente del 2011.
Nessuno pensa che nel mondo dei giovani la lettura sia considerata un’attività da vecchietti, e che chi legge sia inevitabilmente uno che perde il suo tempo, che a rigor di logica dovrebbe trascorrere a divertirsi e a godersi la giovinezza.
Nessuno pensa che un adolescente che sull’autobus usa il suo iPod per leggere invece che per ascoltare musica a palla (come fa la sottoscritta) possa essere normale.
Nessuno si ferma mai a riflettere su questo, eppure è così: conosco personalmente ragazzi miei coetanei che sarebbero dispostissimi a leggere, ma che non leggono per paura di essere giudicati. E credete che per chi ha la fortuna di aver imparato in fretta a non dare peso ai giudizi degli altri la vita sia facile?

Ciò che non mi piace del mondo oggi non è che ignorante, ipocrita, falso, brutto&kattivo o quant’altro, solo che è contraddittorio. Prima dice una cosa, poi senza scomporsi afferma il suo contrario.
Se non leggi sei un tontolone, un analfabeta che non sa nulla della vita; viceversa, se leggi sei uno sfigato che una vita non ce l’ha.
Come la mettiamo?