Letture di luglio

Rieccoci a un nuovo appuntamento con la rubrica dedicata alle mini-recensioni sui libri che ho letto durante il mese, con tanto di link per saperne di più, numero di pagine e – novità di questa puntata – come me li sono procurati. Come sempre, ecco prima di tutto le copertine:

La leggenda di Otori – Lian Hearn (286 pp. – Biblioteca)
Per un’appassionata di arti marziali, di armi bianche e di ninja come me, un libro così non poteva mancare: una sorta di fantasy storico ambientato nell’antico Giappone; che chiedere di più? Il protagonista, se devo dire la verità, mi è sembrato un po’ fiacco, non proprio caratterizzato a dovere: all’inizio ci fa la figura della donzella indifesa, poi diventa quasi all’improvviso un guerriero dagli enormi poteri. Mi ricorda un po’ Eragon, orfano come Takeo, che si trova in pericolo nel suo villaggio, viene salvato da un misterioro benefattore che gli insegna a combattere e poi muore. In ogni caso, è un libro carino: mi è piaciuto come ultimamente mi capita di rado. Come al solito, però, l’unico personaggio a cui mi affeziono ci rimane secco… Non sarò mica io che porto sfortuna?

L’ultima profezia del mondo degli uomini – Silvana de Mari (606 pp. – Biblioteca)
Si conclude con questo libro la saga di Silvana de Mari, incominciata con L’ultimo Elfo. Mi è piaciuto, anche se non quanto i precedenti: l’ho trovato un po’ pesante soprattutto nella parte centrale, date anche le sue dimensioni, ma è stato al solito commovente e significativo.

Cappuccetto Rosso Sangue – Sarah Blakley-Cartwright (284 pp. – eBook)
Se non fosse stato per il simpatico scherzetto da parte della Mondadori di troncare di netto il libro al penultimo capitolo, obbligando i lettori ad andare a cercare le ultime pagine su internet (ok, io l’ho trovato gratis, ma se uno spende 17€ per un libro, credo gradirebbe di trovarlo tutto intero…), sarebbe stata un’idea davvero carina: la fiaba classica di Cappuccetto Rosso modernizzata con tanto di lupi mannari. Mi sembra di aver capito che il film omonimo uscito di recente non sia stato tratto dal libro, ma sia stato il libro stesso a ispirarsi alla sceneggiatura del film, quindi la cosa comincia a puzzare di trovata commerciale. Il finale, perlomeno, non è quello che ci si aspetterebbe dopo aver letto scempiaggini come Twilight, e questo è un merito, ma comunque trovo che si sarebbe potuto fare di meglio.

Il grande libro delle Fiabe D’oro – Peter Holeinone (200 pp. – Un qualche negozio della mia città)
Ho ri-ri-ri-riletto questo libro dopo un sacco di anni, presa dalla nostalgia per i vecchi tempi, proprio alla vigilia del mio sedicesimo compleanno. È stato bellissimo rituffarmi tra le fiabe che hanno accompagnato la mia infanzia: tutte meravigliose, specialmente quella di “Susy la grande imperatrice” e soprattutto “Barbablù” (già allora ero fissata con assassini e sbudellamenti ^^).

Anghelòs – Alessia Rocchi (426 pp. – Biblioteca)
Ho preso questo libro dopo aver letto la trama, sperando che il vampiro in questione per una volta mi lasciasse soddisfatta… e invece niente. Cioè, il vampiro in sé non è male, anzi, l’ho trovato pure simpatico… ma è stato lo stile che proprio non me l’ha fatto andare giù: una gran palla, se devo essere sincera. Oltre quattrocento pagine alla fine delle quali rimangono un mucchio di domante senza risposta. Un romanzo dalla buona ricostruzione storica, per carità, ma tutto sommato profondamente inutile.

Cinque anime indivisibili – Amanda Craig (550 pp.* – Biblioteca)
Dopo una delusione totale (indovinate quale? È un certo libro che comincia con la “A” e finisce con “mon”…) e due libri che “poteva andare meglio”, finalmente sono riuscita a trovare un libro della Casini che si merita proprio 5 stelle. Un thriller con qualche pizzico di rosa che però non è il solito thriller: si tratta di una storia commovente, di immigrazione e di difficoltà nell’integrarsi in un mondo nuovo, di prostituzione e di speranze finite al vento. La storia di cinque personaggi che non potrebbero essere più di versi, che condividono soltanto l’essere immigrati: Anna, Katie, Job, Polly e Ian; cinque persone arrivate da altrettanti paesi in cerca di una vita migliore; cinque anime indivisibili, appunto, che si ritrovano tutte ad avere a che fare con l’assassinio di una ragazza, anch’essa immigrata. Veramente un bel romanzo, profondo e molto significativo, scritto in modo fluente e pieno di colpi di scena. Davvero ben fatto e meritevole. Non ci crederete, ma questa volta mi trovo persino d’accordo con i due commenti di giornali famosi scritti sul retro del libro!

Prodigium – I figli degli elementi – Francesco Falconi (409 pp. – Biblioteca)
È una storia fantasy che si basa su un’idea a mio parere non delle più originali: limitandosi a leggere il riassunto e le prime pagine, si ha l’impressione di trovarsi con la solita storiella dei prescelti da una profezia che sono in grado di controllare i quattro elementi. La trama, però, non si ferma qui, per fortuna: da metà in poi, le cose cominciano a farsi intricate e finalmente un po’ di originalità salta fuori, mentre alla fine la storia si colora delle tinte dell’horror, e già a partire della seconda parte si comincia a capire che non è poi un fantasy banale e ripetitivo come tutti gli altri. Ben realizzati i caratteri dei quattro personaggi, specialmente quelli delle due ragazze (anche se il mio preferito, al momento, è Kaleb), e i loro poteri non si limitano al semplice controllo degli elementi, ma hanno degli sbocchi davvero ben fatti, come la capacità di mutarsi in animale di Ryan. Come sempre, inoltre, l’aspetto estetico del libro è impeccabile, tranne forse per un uso della punteggiatura a volte un po’ traballante: grafica curatissima, copertina che – per una volta – rispecchia esattamente i contenuti del libro e disegni accattivanti che sommati danno un prodotto davvero ben fatto. Solo un piccolo difetto: ho notato che in alcuni punti si scambiano i nomi dei personaggi, soprattutto di Ryan e Kaleb. Si tratta di piccole sviste, niente di grave, ma occorreva fare più attenzione. Per il resto, però, è un buon libro: un fantasy non eccezionalmente originale ma comunque godibile. Il seguito lo leggerò di sicuro.

Artemis Fowl e il Morbo di Atlantide – Eoin Colfer (396 pp. – Regalato)
Artemis Fowl ha colpito ancora, (Oh mamma, stai a vedere che ho anch’io il Morbo di Atlantide!) con un’altra delle sue mirabolanti avventure. Non bella, però, quanto L’inganno di Opal o Il codice Eternity, e soprattutto con una traduzione che fa acqua da tutte le parti e con un’impaginazione che poteva essere realizzata decisamente meglio: ci vuole tanto a mettere i pensieri dei personaggi in corsivo o tra virgolette? Certe volte si fa davvero fatica a capire chi pensa cosa. Sì, sembra che siamo scesi decisamente di livello rispetto ai primi libri della serie, ma quel genio di Eoin Colfer è riuscito comunque a realizzare un libro carino. Spero solo che non vada peggiorando… come farei senza il mio adorato Arty?

I figli di Atlantide – Mario de Martino (496 pp. – Casini Store)
Rispetto all’ultimo libro che ho letto (L’erede, La spada del re), ho notato un notevole miglioramento nello stile di Mario de Martino. Di solito tendo a non fidarmi troppo dei libri dei baby scrittori, ma devo dire che leggere I figli di Atlantide non è stato molto diverso dal leggere il thriller di uno scrittore affermato: lo stile necessita ancora di alcune limature, e in alcuni punti si percepisce un po’ troppo che chi scrive ha bisogno di esercizio, ma in compenso in altri punti non mi sembrava vero che lo scrittore avesse solo 17 anni. Un buon libro, dunque, forse addirittura il migliore che abbia mai letto, se messo a confronto con i “capolavori” di altri baby autori. L’unico difetto consistente è che il finale sembra affrettato o addirittura troncato a metà, e a questo punto non mi resta che aspettare il seguito! Insomma, non sarà l’enfant prodige della letteratura italiana, come lo descrivono nel risvolto, ma scommetto che non impiegherà molto a diventarlo. Quindi, Mario, continua così!

Sitael – La seconda vita – Alessia Fiorentino (861 pp. – Comprovendolibri.it)
Leggi qui la recensione completa.

Il sigillo del vento – Uberto Ceretoli (608 pp. – Comprovendolibri.it)
Leggi qui la recensione completa.

Io, robot – Isaac Asimov (291 pp. – Libreria “Il giardino di Gulliver”, Cattolica)
Durante le vacanze sono capitata in una libreria a dir poco strepitosa, che dava la possibilità di acquistare tre libri a soli 9,90€. Inutile dire che ne ho approfittato, ed è stato così che il celeberrimo libro di Asimov (insieme a Dracula di Stoker e a Frankenstein della Shelley) si è aggiunto alla mia libreria. Avevo già visto il film, ma il libro non si è rivelato da meno: Asimov è letteralmente geniale quando, dopo aver stabilito le tre Leggi della Robotica, si diverte giocando a infrangerle o, viceversa, a seguirle alla lettera, creando una serie di racconti unici. Fantastico, davvero.

Ethlinn, La dea nascosta – Egle Rizzo (670 pp. – Comprovendolibri.it)
Il mio motto è “Mai, e ripeto, MAI fidarsi di quei patetici riassunti sulle quarte di copertina dei libri!”, e anche in questo caso ho avuto ragione. Sempre che questo obbrobrio possa definirsi riassunto:
“Sacerdoti e guaritori, un’isola punteggiata di templi e il conflitto tra Ordini che si contendono la supremazia del Regno sono gli ingredienti di questo bellissimo romanzo fantasy. Il protagonista è un giovane guaritore che si ritrova relegato nel tempio nascosto di una Dea dimenticata. Né lui né chi ha deciso per lui quella singolare punizione ha idea di quale potere si celi dietro il nome di Ethlinn, la Dea nascosta. La storia, che si sussegue in un ritmo incessante di avvenimenti inaspettati e coinvolgenti, è nel contempo intensa e profonda, e le 670 pagine di cui è composto si leggono tutte d’un fiato.”
Questa per me è una recensione da lavaggio del cervello, non certo un riassunto. Senza contare, poi, che nessuno dei quattro aspetti che ho evidenziato in grassetto si realizza: fosse vero che si tratta di un “bellissimo fantasy intenso e profondo”, ci potrebbe anche stare (sebbene io trovi che una casa editrice che mette auto-lodi del genere sia leggermente sfrontata), ma quando ci si ritrova con un romanzo che è tutto il contrario…
Un altro difetto che ho trovato molto evidente è questo: mi sta bene che l’autrice voglia creare una parodia fantasy dei politici del nostro tempo, ma è fin troppo chiaro che, quando un personaggio si lamenta dei sacerdoti, le lamentele che adopera non sono sue ma dell’autrice, che si fa sentire prepotentemente.
A parte questo, però… mai sentito parlare dello Show, don’t tell, tesoro?

Black Friars: L’ordine della spada – Virginia de Winter (682 pp. – Comprovendolibri.it)
Mi avevano parlato bene di questo libro ed ero rimasta incuriosita dal fatto che l’autrice, conosciutissima in rete col nome di Savannah, avesse iniziato a scrivere fanfiction come me e fosse stata scoperta in rete da uno della Fazi Editore. Purtroppo, però, ha un po’ deluso le aspettative, soprattutto dal punto di vista dello stile: le descrizioni sono fin troppo accurate e particolareggiate, al punto di risultare noiose. Lo Show, don’t tell è andato a farsi benedire come sempre, e il risultato è un’autentica noia. Davvero un peccato, perché la trama in linea di massima non mi è sembrata niente male.

Emily Laing e l’antica metropoli – Cristoph Marzi (890 pp. – Libreria “L’Orlando Curioso”, Reggio Emilia)
Se cercate un fantasy scritto bene che possa adattarsi davvero a tutti i gusti, Emily Laing è quello che fa per voi: una Londra affascinante come quella di Harry Potter e misteriosa come quella di Bartimeus, con creature fatate in quantità e con una protagonista di quelle che non s’incontrano tutti i giorni. L’unica pecca è la lunghezza, che sfiora le 900 pagine, ma per il resto è un gran bel libro. Questo naturalmente se il bambino o la bambina che eravate è ancora vivo dentro di voi!

Le invio un manoscritto. Attendo contatto – Aldo Moscatelli (114 pp. – eBook free)
Consiglio a tutti la lettura di questo libro breve ma intenso, che potete trovare gratis su internet e che, equilibrando ironia e serietà, è in grado di spiegare in modo concreto diversi aspetti dell’editoria di oggi. Spassoso al punto giusto (specialmente le telefonate e le mail giunte alla casa editrice), arriva al punto senza tanti giri di parole e, credetemi, chiarisce davvero molte cose riguardo al mondo dell’editoria e dei libri, sfatando anche diversi luoghi comuni. Utilissimo e ben strutturato: davvero ben fatto.

Io scrivo 11, 13, 14 – A.A.V.V. (125 x 3 pp. – Edicola)
Altri tre capitoli del corso di scrittura del Corriere della Sera, questa volta dedicati alla caratterizzazione dei personaggi e alla credibilità delle storie. Casca a fagiolo, inoltre, la parte dedicata alla scrittura su internet, in particolare sui blog, del numero 14: molto interessante e ben fatta.

*Di questo non sono sicura, dal momento che i libri della Casini non hanno i numeri di pagina e che non c’è verso di trovare questo numero su internet. Alcuni siti dicono che ne ha 250, ma avendolo letto e sapendo che è un po’ più grosso de I figli di Atlantide, che ha 500 pagine, ho pensato che un numero del genere poteva andarci vicino 😉

Recensione: Il sigillo del vento

Oggi ho deciso di postare una recensione un pelo più rilassata della precedente, a proposito di un libro che ho letto durante le vacanze. L’ho elaborata già da qualche giorno, ma avendola dovuta scrivere con l’antipaticissima tastiera touch dell’iPad ho preferito postarla solo oggi, appena tornata dal mare, in modo da poterla sistemare senza rischiare di combinare un macello, perché modificare o addirittura creare un articolo con immagini, collegamenti e tutto tramite l’applicazione di WordPress per iPad non è esattamente la cosa più facile del mondo.

Ecco a voi, dunque, il mio parere riguardo al libro Il sigillo del vento di Uberto Ceretoli.

Cominciamo come al solito con un po’ di dati tecnici:

Titolo: Il Sigillo del vento
Fa parte di: I quattro sigilli (libro I)
Autore: Uberto Ceretoli
Genere: fantasy classico, elfi
Lingua: italiano
Traduttore: –
Editore: Asengard
Collana: Elfheim
Pagine: 608
Anno di pubblicazione: 2007
ISBN: 9788895313016
Prezzo: € 19,00
Formato: brossura
Valutazione:

 

Era tanto, ma veramente tanto tempo che non leggevo un romanzo fantasy sulla scia del Signore degli Anelli che mi piacesse così tanto. E pensare che all’inizio ho fatto così fatica a entrare nella storia che pensavo di abbandonarlo dopo pochi capitoli… Meno male che non l’ho fatto!
Credo che questo scarso entusiasmo iniziare sia stato dovuto a quelli che ho definito “infodump controllati”: prima di ogni capitolo c’è un breve testo che spiega varie cose riguardo allo stesso… e trovarsi un bel “trattato sulla diversità delle culture del continente di Arhanien” quasi all’inizio di un romanzo corposo come questo, a mio parere, non è stata una scelta molto azzeccata. Questi particolari “infodump”, però, sono senz’altro una scelta che ho avuto modo di apprezzare: per non scadere in un Infodump vero e proprio ma volendo ugualmente raccontare qualcosa in più su personaggi e ambientazione, l’autore intervalla la narrazione e brevi pezzi scritti in corsivo, che perlopiù raccontano momenti di flashback. Mi è piaciuta questa scelta, insomma: è giusto che uno scrittore di fantasy voglia dirci qualcosa in più riguardo al mondo e alle creature che ha inventato. Sarebbe stato meglio mostrarlo, certo, ma questa mi è parsa una buona soluzione alternativa.

In ogni caso, la crisi momentanea è passata, per fortuna, e la storia, dopo i primi capitoli un poco pesanti si è rivelata davvero notevole.
Abbiamo un fantasy con le creature classiche – elfi, nani, umani, draghi, demoni… -, con una serie di nomi che fanno pensare a una brutta Sindrome di Sonohra (Gwyllywm, Erwmysh, Glewmwn, Gwylw’ynyen…). Per fortuna questi nomi si limitano ai personaggi elfi e comunque c’è una giustificazione che mi è parsa sufficiente e non creata alla “tanto per”: in elfico la W si legge U e la Y si legge I, quindi dopo il primo shock i nomi non diventano più così impronunciabili. Poi troviamo un sigillo che permette di dominare il vento e l’eroe che è alla ricerca del passato perduto; ma nonostante questi apparenti cliché non si tratta del solito fantasy scadente.
Prima di tutto, il protagonista è un elfo, ma non è uno dei soliti elfi alti, biondi, belli e un po’ effeminati come vengono dipinti di solito: Guillium (permettetemi di chiamarlo all'”italiana”… Tutte quelle W e Y mi danno non poco sui nervi!), erede del Sigillo del Vento, viene cresciuto tra i Revisionisti – elfi della luce -, ma un giorno conosce il suo vero padre e entra a far parte degli Ortodossi – elfi delle tenebre -, di cui sua sorella Raylyn è sacerdotessa. Ma una serie di circostanze lo spingono ad abbracciare di nuovo la fede Revisionista, sebbene nessun elfo prima di lui sia mai passato dalle tenebre alla luce, e suo padre e sua sorella lo privano dei ricordi e lo imprigionano nella sua stessa spada. Una volta liberato, il suo obbiettivo sarà sconfiggere Raylyn per potersi riappropriare del Sigillo, ma la strada non è facile, perché sia la Luce che la Tenebra cercano continuamente di prendere il controllo su di lui. Ed è proprio questo che mi è piaciuto maggiormente di Guillium: non è perfetto o infallibile come solitamente vengono dipinti gli elfi. È una creatura potente, con grandi abilità nella magia – magia che a volte ha un po’ l’aria del Deus ex machina -, ma a volte nemmeno queste bastano a non fargli prendere delle batoste. Mi è piaciuto perché è un personaggio forte, ma non di quelli talmente forti da non cadere mai, da non avere neanche un punto debole (sempre che chi non ne ha sia davvero forte): lui cade, e anche spesso, vuoi per una ferita da freccia o per la troppa fatica derivata dall’uso di un incantesimo, ma si rialza sempre, stringe i denti e continua per la sua strada. È un elfo con i suoi problemi, alla ricerca del suo passato dimenticato e conteso tra gli ideali della luce e delle tenebre, ma che sa essere anche divertente (memorabili gli scontri verbali tra lui e il nano Meldor), docile e protettivo nei confronti dei suoi amici.
Un paio di parole vanno spese anche per sua sorella Raylyn, la “cattiva” del romanzo: non è la solita antagonista superkattiva (anche se il fatto che ci sia una donna antagonista è un merito, in un mondo di cattivi maschi) che è kattiva perché sí. Lei ha dei motivi ben precisi, anche se non condivisibili, per riportare suo fratello sulla “retta via” o per eliminarlo in caso di fallimento, non agisce perché sì come la maggior parte dei kattivi fantasy. Ne Il Sigillo del Vento, infatti, viene introdotta un’idea che ho apprezzato molto: non può esistere la luce senza la tenebra e non può esistere la tenebra senza la luce. Le due parti si completano a vicenda, perciò non può essercene una che vince sull’altra una volta per tutte, e se Guillium, alla fine, esce vittorioso, la sua non è certo una vittoria completamente “luminosa”. Insomma, mi è piaciuto che, per una volta, non ci sia un netto distacco tra buio e luce, come invece accade nel 99% dei fantasy. Quest’ultimo non è necessariamente uno svantaggio, visto che esistono fantasy bellissimi nonostante il cliché dell'”eterna lotta tra luce e tenebre”, ma trovo che questa idea un po’ innovativa non sia niente male.
È un libro scritto in modo articolato, con uno stile che ha un giusto equilibrio tra ricercato e semplice, ottimo se non per alcuni piccoli difetti, come le frequenti “d” eufoniche, a volte i cambi di PoV o l’uso di nomi inglesi per le armi dei personaggi (Soulslayer, Hawkeye…) in un mondo fantasy dove non mi risulta che si parli questa lingua, ma per il resto è davvero un gran bel libro.

Anche l’occhio, naturalmente, vuole la sua parte, perciò concluderò questa recensione parlando dell’aspetto “estetico” del libro: eccetto la copertina un po’ troppo stile “Cronache del mondo emerso”, ben realizzata ma, a mio parere, un po’ troppo fumettosa, è un romanzo che si presenta ottimamente, come del resto tutti quelli dell’Asengard. L’impaginazione è  un po’ fitta, ma almeno le 600 pagine sono davvero 600 pagine, e non 200 scarse spalmate fino a occuparne il triplo come succede di solito; quindi sì, secondo me è un buon modo per spendere 19€.

Gli italiani non sanno scrivere fantasy? Naaa… anche noi possiamo riuscire a creare qualcosa di buono, e il romanzo di Ceretoli ne è la prova. Non una cosa eccezionale, intendiamoci, ma sempre meglio dei romanzi scritti da una certa autrice che viene considerata la migliore scrittrice italiana di fantasy…
Leggerò sicuramente anche il seguito, Il sigillo della Terra, sperando che escano presto anche il Fuoco e l’Acqua!