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Perché questo blog?

Mi piace avere sempre un motivo ben saldo per tutte le cose che faccio, così come mi piace domandarmi sempre il perché di tutto. Ogni scelta dovrebbe avere delle solide basi per essere compiuta, e la mia decisione di ritagliarmi questo piccolo spazio nell’oceano virtuale non fa eccezione.
Perché, dunque, ho deciso di aprire questo blog? Cosa mi ha fatto pensare di avere qualcosa di così interessante da scrivere da condividerlo addirittura con tutto il web? In questo caso i motivi sono più d’uno.

Primo tra tutti, il mio viscerale amore per la scrittura.
Ho sempre amato scrivere, fin da piccola, così come ho sempre adorato stare vicino ai miei libri, amici e intrepidi compagni di avventure, ma la vera scintilla d’amore ne ha impiegato davvero parecchio, di tempo, prima di scoccare: questo è accaduto più o meno tre anni fa, diciamo pure per caso,… anche se è noto che, quando si parla di caso, si sa come esso in realtà c’entri ben poco.
Non ho intenzione di annoiare potenziali lettori già a partire dal mio secondo articolo, perciò concedetemi di non raccontarvi adesso tutti i particolari di questo incontro casuale tra me e la scrittura: quelli arriveranno più avanti. Forse.

Ad ogni modo, questa scintilla scoccò, e la mia nuova, irrefrenabile voglia di scrivere occupò una ventina di pagine, sottoforma di fan fiction. Da una fan fiction diventarono due, e quest’ultima impiegò le mie energie per quasi un anno, trasformandosi in un “romanzo” di 150 e passa pagine. Un’innocua storia di ninja e di duelli all’arma bianca, che presto – non so nemmeno spiegarmi come – divenne un horror popolato da vampiri. E fu proprio da questa storia, che aveva iniziato a prendere una piega ben diversa da quella che mi ero prefissata, che nacque un’altra idea, l’idea che fece nascere quasi dal nulla la mia creatura.
Forse sembrerò presuntuosa a parlare così della mia storia, ma non posso definirla altro che così: è una storia che non è più una semplice storia; col passare del tempo è diventata parte di me, come una fetta della mia anima. È una storia per la quale sto faticando da quasi due anni, prima per cercare di renderla reale, quasi viva, e successivamente per tentare senza troppo successo di non permetterle di diventare così reale da occupare tutti i meandri della mia mente. È una storia che da poche pagine (all’inizio avevo calcolato non più di 300 cartelle, se proprio mi fossi dilungata) è cresciuta e si è evoluta, tanto che dopo un anno di scrittura mi sono resa conto che non sarei mai e poi mai riuscita a tenermela tutta a mente.
Da una fase di scrittura della storia effettiva sono passata perciò a un momento di tregua, in cui mi sono rimboccata le maniche e ho cominciato a stendere quello che nella mia USB zeppa di roba si sarebbe dovuto chiamare “Elenco dei punti principali.doc”: una sorta di riassunto molto dettagliato che doveva servirmi per avere più chiara in testa la trama, che col passare del tempo si approfondiva sempre di più.
Oggi, 25 giugno 2011, questo elenco occupa esattamente 669’667 battute, 335 cartelle, e secondo i miei bizzarri calcoli sono sì e no a metà della storia che vorrei arrivare a scrivere. In poche parole ho già superato abbondantemente il numero di pagine che mi ero prefissata, e il guaio è che questa non è la storia vera, ma il riassunto della storia.
Questo, naturalmente, ha comportato una serie di problemi: d’accordo, sono giovane e ho gran parte della vita davanti per concludere quello che, dentro di me, sto già iniziando a chiamare “libro”… ma quanto tempo richiederà tutto ciò? Ne vale davvero la pena?
Sì, mi sono detta, ne vale la pena, e credo che chiunque passi di qui e ami scrivere sia d’accordo con me: la propria creatura è unica e senza eguali, perciò le si farebbe un grave torto abbandonandola al suo destino. Così ho continuato, e continuo tutt’ora. E a quelli che mi domandano: «Ma non saranno troppe idee da inserire in un solo libro?», rispondo con un motto sempre valido: «Mai dire mai.»

Accanto alla scrittura letteraria, però, nel frattempo anche la scrittura pratica chiedeva insistentemente la sua attenzione. Oltre a quello di pubblicare, infatti, ho un altro sogno nel cassetto; anzi, altri due: diventare giornalista oppure lavorare in una casa editrice, magari come editor.
Anche qui, tutto cominciò quasi per gioco, tramite il sito Yahoo! Answers (e non storcete il naso, cari miei: qualche volta ci si trova persino qualcosa di interessante; raramente, ma si trova), e in particolare nella sezione Libri ed Autori. All’inizio trovai quasi sconcertante l’incredibile numero di persone che desideravano scrivere un libro, spesso dal nulla: di fronte a tanta inesperienza (non che io ne potessi vantare molta di più, ma era pur sempre meglio di niente), fu quasi un gioco rispondere alle loro domande. Iniziai a condividere con loro le tante informazioni raccolte nel tempo via internet, su tutto ciò che riguardava lo scrivere, il rileggere, il pubblicare e così via, mentre a mano a mano che continuavo ne imparavo anch’io di nuove.
L’esperimento andò bene. Tanto bene che mi ritrovai addirittura nella classifica delle “Migliori risposte” di Libri ed Autori.
E la cosa che mi dava più soddisfazione non erano i punti che ricevevo, ma i “Te la meriti proprio, la migliore risposta!”, “In tanti anni che sono su Answers non ho mai ricevuto una risposta del genere, così chiara e dettagliata!” o i “Scrivi veramente bene, lo sai?” che mi venivano scritti sempre con maggior frequenza.
Scrivere per gli altri, possibilmente parlando di libri e di scrittura, mi piaceva e soprattutto mi divertiva, quasi tanto quanto inventare storie, e se me la cavavo anche bene perché non iniziare a farlo sul serio?
Fu così che iniziò a ronzarmi in testa l’idea, subito apparentemente utopica e poi sempre più reale, di crearmi un mio spazio web in cui continuare a condividere i miei pensieri scrittevoli, e magari dove poter ricevere commenti e critiche che mi aiutassero a migliorare anche sul piano letterario.
Per scrivere un blog, però, servivano delle idee: ho visto fin troppi blog scadere in contenuti banali prima e finire nel dimenticatoio dopo pochi mesi poi, a causa delle poche idee dei loro proprietari. Così, l’ottobre scorso se non ricordo male, feci il punto della situazione: quante possibili idee che mi frullavano nella mente avrebbero potuto trasformarsi in futuri articoli? Cominciai con una ventina, poi cinquanta, poi cento, poi sempre di più… fino a quando la pagina che mi ero creata ha raggiunto quota 950 idee su cui mi sarebbe piaciuto scrivere un articolo. Troppe, come al solito.
(A volte mi chiedo se gli scrittori-perennemente-senza-idee sappiamo veramente quello che dicono, quando desiderano più idee: è molto, molto peggio averne troppe, secondo me.)
Ad ogni modo, in questo caso meglio troppe che troppo poche: più idee avevo, più sarei riuscita a tenere in vita il blog, e per questo non posso che ringraziare la mia testolina sforna-idee. Non mi resta sperare che anche questo esperimento funzioni, magari garantendomi un po’ di visibilità, che mi sarà utile se mai la mia creatura riuscirà a vedere la luce.

Dopo questa lunga introduzione, probabilmente vi sarete già fatti un’idea più che chiara del fatto che la sottoscritta soffra di una grave e incurabile forma di grafomania. Se ancora non vi ho spaventato, spero che continuerete a seguire questo blog nato da poco. Ma tanto lo so che siete coraggiosi e che non vi spaventa nemmeno un’aspirante scrittrice grafomane.
O no? 😉

PS: è sottinteso, d’ora in poi, che ogni critica, ogni consiglio, ogni suggerimento riguardo ai post futuri è ben accetto.

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L’inizio della storia

Ben appropinquato a questo maniero, o impavido viandante, che dopo tanto vagare per lo sconfinato oceano chiamato Internet sei alfine giunto alla mia umile dimora.
Per prima cosa, desidero ringraziare te. Sì, hai letto bene, proprio te che stai leggendo queste righe, e che ora sei seduto sulla tua seggiola preferita davanti allo schermo del computer. Ti do un caloroso benvenuto nel mio blog, nel mio castello in una terra lontana, nel mio fantastico mondo,… ovvero nel minuscolo spazio web che dopo tante fatiche e tanti sogni sono riuscita a ritagliarmi.
Ringrazio te prima di tutto, perché senza lettori un blog non è niente, è una completa nullità. E se anche tu fossi l’unico visitatore mai passato di qua… ne sarebbe valsa la pena ugualmente. Un lettore, dopotutto, è pur sempre meglio di nessun lettore, no?

In tutto il web, dicono, sono presenti più di 130 milioni di blog. Uno solo, se messo a confronto, non è niente: è come un singolo granello di sabbia, una singola goccia di acqua di mare, una singola stella. Eppure questo in cui sei capitato non è come tutti gli altri: questo è speciale, unico.

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