Archivi tag: ricordi

[Recensione] In viaggio con te

Titolo: In viaggio con te
Autore: Nadia Boccacci
Tags: narrativa, malattia, ricordi, crescita, amicizia
Editore: Butterfly
Collana: Tracce
Pagine: 148
Anno di pubblicazione: 2012
Prezzo: €12,00
ISBN: 9788897810001
Formato:  brossura
Foto di copertina: Gaia Brusotti, Lorenzo Calosi
Grafica:
Max Rambaldi
Valutazione: 4,5

Grazie alla “Butterfly Edizioni” per avermelo spedito.

sito editore blog autore 
ibs amazon youtube

RIASSUNTO – Vale e Linda si sono conosciute da bambine, tra i banchi di scuola, e si sono piaciute da subito. Hanno affrontato insieme le prime gioie e le prime difficoltà, tra giochi, scherzi, cuccioli da accudire e confidenze sussurrate in un orecchio, nell’angolo più riparato del giardino. Crescendo, i loro interessi sono cambiati e nuovi affetti hanno aggiunto colore alle loro esistenze, ma Vale e Linda non si sono lasciate mai. Tuttavia, proprio nel fiore degli anni, il destino tende loro il più crudele degli agguati: Linda, così bella, così giovane, si ammala e, dopo poco tempo, abbandona la vita prima ancora ch’essa inizi per davvero. Restano sospesi, i suoi sogni, privati di ogni possibilità di realizzazione. Tocca a Vale, adesso, affrontare un tipo ben diverso di malattia: il dolore della perdita. Un romanzo sull’amicizia, sulla sofferenza e sulla fuggevolezza della vita.

L’AUTRICE – Nadia Boccacci è nata il 17 agosto 1968 a Colle di Val D’Elsa (Si), dove vive tuttora. È laureata in Lingue e Letterature Straniere moderne e insegna italiano e inglese in una scuola primaria. Nel 2011 ha pubblicato il suo romanzo di esordio “Uno sguardo perso nel vuoto” (Gruppo Albatros). “In viaggio con te” è il suo secondo romanzo.

Continua a leggere

Annunci

[Recensione] Waiting Room

Titolo: Waiting Room
Autore: Bianca Rita Cataldi
Tags: narrativa, ricordi, passato, emozioni, attesa
Editore: Butterfly
Collana: Raggi di sole
Pagine: 154
Anno di pubblicazione: 2013
Prezzo: €12,00
ISBN: 9788897810209
Formato:  brossura
Copertina e grafica: Elisabetta Baldan
Valutazione: 4,5

Grazie alla “Butterfly Edizioni” per avermelo spedito.

sito editore blog autore sito libro 
ibs amazon youtube

RIASSUNTO – È il 1942. In una Puglia bruciata dal sole, Emilia e Angelo condividono la passione per il sapere, il desiderio di libertà e il tempo della loro giovinezza. Settant’anni dopo, seduta nella sala d’attesa di un dentista, Emilia rivela a se stessa la verità negata di una giovinezza che adesso, per la prima volta, ha il coraggio di riportare alla luce. Con una scrittura che è poesia del ricordo e caleidoscopio di emozioni, Bianca Rita Cataldi accompagna il lettore tra i sorrisi e le lacrime di una donna come noi, raccontando la storia di un amore mancato, di una generazione nell’età dell’incertezza, di un’attesa che attraversa tutta una vita.

L’AUTRICE – Bianca Rita Cataldi è nata nel 1992 a Bari, dove frequenta la facoltà di Lettere Moderne e studia pianoforte in conservatorio. Finalista al Premio Campiello Giovani nel 2009, ha esordito nel 2011 con il romanzo “Il fiume scorre in te”, pubblicato da Booksprint Edizioni. Nel gennaio 2013 ha fondato il blog/magazine culturale Prudence e da un anno collabora con la casa editrice Butterfly. Scrive recensioni letterarie per numerose case editrici sul suo blog B. among the little women. “Waiting room”, finalista della II edizione del Premio Villa Torlonia, è il suo secondo romanzo.

Continua a leggere


Ricordi d’infanzia 2 – Il fascino dello Zecchino d’Oro

La 54esima edizione dello Zecchino d’Oro si è conclusa sabato.
Non so quanti di voi seguano questa trasmissione o quanti di voi siano appassionati come lo sono io; non so nemmeno se sia normale per una sedicenne sciogliersi come un gelato sotto il sole di luglio ogni volta che risente una canzone dello Zecchino (pensate che nel suo iPod c’è addirittura un album pieno di canzoni). So soltanto che non saprei come resistere senza: ogni anno, verso metà novembre, non c’è nessun altro impegno che possa occupare quei cinque pomeriggi – soprattutto il sabato, giorno della finale.
Credo che i miei genitori me lo abbiano fatto guardare fin da quando sono nata o poco più, tanto che ancora adesso i cd delle edizioni dalla 41 alla 53 (quello di quest’anno lo devo ancora comprare), oltre che una buona decina di dischi di vinile risalenti a quando i cd non esistevano ancora, occupano uno spazio bello grosso sullo scaffale di fianco allo stereo. Insomma, sono cresciuta a suon di canzoni dello Zecchino, ma tutto sommato è da pochi anni che ho compreso l’importanza di questa trasmissione, che spesso viene considerata solo uno stupido show per bambini. Non c’è nulla di più sbagliato, perché sebbene lo Zecchino sia fatto dai bambini e per i bambini, il messaggio che sta dietro non potrebbe essere più bello, e questo vale sia per i piccoli che per i grandi: lo Zecchino è un punto d’incontro per bambini di ogni età e di ogni nazione (non mi scorderò mai, per esempio, l’abbraccio tra Nimrod, israeliano, e Ahmed, tunisino: due piccoli appartenenti a due realtà che non potrebbero essere più diverse e provenienti da due paesi in guerra, che lo Zecchino è riuscito ad unire) e la cosa più bella è che tra essi non c’è nessun tipo di competitività. Per loro lo Zecchino è un gioco tra amici: anche se alla fine una canzone vince su tutte le altre, tutti i bambini sono vincitori, e credo che ricordarsi a distanza di anni un’esperienza simile non possa che essere bellissimo.

Purtroppo non ho mai avuto occasione di partecipare come cantante (anche perché ai tempi, sebbene frequentassi già un corso di canto corale, avevo una fifa maledetta di cantare da solista…), ma come giurata incredibilmente sì: non potrò mai dimenticarmi di quel giorno, di quando avevo appena dieci anni – ovvero per lo Zecchino d’Oro n° 48 -, in cui per la prima volta ho visto l’Antoniano dal vivo e ho avuto l’onore di partecipare alle votazioni… Insomma, come vedete, anche per me questi ricordi sono molto preziosi.

Per quanto riguarda, in particolare, questa edizione dello Zecchino d’Oro – dovete sapere, infatti, che da quando ho fatto parte della giuria mi diverto ad assegnare anch’io un voto virtuale alle canzoni in gara -, sono contenta che abbia vinto Un punto di vista strambo: mi piaceva molto il ritmo del mambo e soprattutto il testo simpaticissimo. Belle anche Il rap del peperoncino (di questa, in particolare, ho apprezzato un sacco l’interpretazione del giovanotto ^^) e Silenzio, mentre non mi sono piaciute per niente Mosca e Bye bye ciao ciao (quest’ultima mi è sembrata tremendamente banale…). Ma la mia preferita rimane sempre Prova a sorridere: il testo è stupendo e soprattutto significativo, specialmente quando dice

Prova a sorridere a chi non ti piace, a chi gira lo sguardo se tu passi di là.
Prova a sorridere forse la voce di un amico ti risponderà.
Prova e vedrai non si sa mai cosa può fare un semplice sorriso,
In volo andrà e cambierà l’intero mondo ma… prova a sorridere. 

 –

Concludo questo post breve e, come al solito, molto nostalgico scusandomi se vi ho annoiato con i miei ricordi e lasciandovi con quella che, secondo me, è una delle migliori canzoni mai sentite allo Zecchino d’Oro.


Ricordi d’infanzia

Qualche giorno fa ho approfittato di una momentanea indisposizione (mal di testa, nausea e brividi, anche se niente febbre) per togliermi una voglia che tanto sapeva di nostalgia: riguardarmi alcuni tra i cartoni animati che hanno accompagnato la mia infanzia.
Mentre mi godevo ancora una volta le avventure di Mulan, della Sirenetta e del Gobbo di Notre-Dame della Walt Disney non ho potuto fare a meno di notare quanto sia cambiato il mio modo di vedere le cose rispetto a quando ero piccola. E, naturalmente, da questo è nato uno dei miei soliti pensieri bizzarri, da cui a sua volta è venuto fuori questo post breve e nostalgico che spero apprezzerete.

Inizio questa riflessione dicendo che verso i sette anni mi ero presa una vera e propria cotta (la prima di una lunga serie, di cui quella per il clan Hamato è solo l’ultima della lista) per Hercules. Non esagero: ricordo che in quel periodo, se non guardavo Hercules almeno una volta alla settimana non ero contenta, e che ogni occasione era buona per inventarmi storie in cui i protagonisti erano gli dei dell’olimpo. Credo sia stato proprio grazie a questo se adesso, tra le tante cose, sono appassionata di mitologia… ma non divaghiamo.
Ho perso davvero il conto di quante volte ho guardato quel film. Nonostante l’abbia visto decine e decine di volte, però, ora che ci sono tornata sopra dopo diversi anni mi sono resa conto di non averlo mai capito del tutto.
Per esempio, non avevo mai compreso come mai nel film Tebe viene chiamata “La grande oliva”, non mi ero accorta del messaggio subliminale che c’è all’inizio, durante la canzone delle Muse (“Uhu, mi piacerebbe fare della dolce musica con il suo…”), ma soprattutto non avevo notato i numerosi riferimenti alle altre opere: la bibita “Herculade”, la carta di credito “Grecian Express”, la statua colpita da Hercules che si trasforma nella Venere di Milo, la testa di leone con le fattezze di Skar, i vari richiami a celebri film o canzoni…

Ora sappiamo come mai la Venere di Milo è senza braccia: tutta colpa del sasso lanciato da Herc! ^^

In poche parole, a distanza di parecchi anni questo film, che credevo di conoscere così bene, mi è apparso molto diverso da come me lo ricordavo: ci sono dettagli che erano passati inosservati, aspetti della storia che mi erano sfuggiti – a partire dall’intreccio, che posso dire di aver compreso a fondo soltanto ora.
Hercules, naturalmente, non è stato il solo a farmi questo effetto: di recente ho avuto occasione di riguardarmi anche molti altri cartoni, come Tarzan, Aladdin, Cenerentola e così via, e in tutti quanti ho trovato qualcosa di nuovo, che da piccola non avevo visto.

Credo che la Walt Disney sia stata particolarmente brava in questo: in tutti i film – ora che sono più grandina me ne rendo bene conto – ci sono molteplici livelli di comprensione, da quello per i più piccoli, che si limitano alla storia in sé e alle canzoncine (chiedetemene una a caso e ve la so cantare almeno per metà, garantito), a quello per i più grandicelli, già in grado di cogliere le varie “strizzatine d’occhio”.
Questo, secondo me, è un aspetto un po’ negativo e un po’ positivo: negativo perché, a mano a mano che l’infanzia si allontana, tutti noi finiamo col perdere la nostra “beata innocenza” e iniziamo a vedere le cose secondo degli schemi prefissati e dettati dalle regole del mondo, e non più con la spontaneità tipica dei bambini; nonostante questo, però, è sempre bello rituffarsi nella propria infanzia per vedere come è cambiato il nostro modo di vedere le cose e, magari, rimpiangere quello che avevamo da piccoli. Dopotutto, vivere significa crescere, quindi sarebbe un guaio se rimanessimo sempre neonati! 😉

Concludo questo articolo molto nostalgico con una domanda… ma solo io ero letteralmente terrorizzata dalla risata diabolica di Ursula? O_O