Letture di agosto

Benvenuti a questa nuova puntata delle “letture del mese”. In questo mese di agosto ho letto meno libri del solito, un po’ perché il blog mi ha tenuta piuttosto occupata, un po’ perché leggere con questo caldo non è certo il massimo, un po’ perché ho fatto una tirata finale per concludere il riassunto di quello che dovrebbe essere il mio primo libro più gli antefatti (totale: più di 700’000 caratteri)… non so di preciso perché. Fatto sta che i libri sono pochi rispetto, per esempio, a luglio. Ma, se devo essere sincera, non ho nessun problema a dire: chissenefrega. Non leggo certo per ricevere il primo premio, perciò non è che mi importi tanto del numero di libri letti.
Quindi cominciamo:

Percy Jackson e gli dei dell’olimpo: La maledizione del titano – Rick Riordan (308 pp. – eBook free) 
Più bello de “Il mare dei mostri”, ma non divertente quanto “Il ladro di fulmini”. Le avventure di Percy continuano, ma in questo nuovo capitolo dell’avventura l’assenza di Annabeth si fa sentire, e quel che è peggio viene rimpiazzata da Talia, che a mio parere è veramente antipatica. Bello soprattutto il finale, anche se continuo a sperare che Luke la smetta di fare il “cattivo” e torni dalla parte dei buoni.
Spero anche, però, che l’autore non aspetti fino all’ultimo per sbrogliare la matassa, perché di domande senza risposta ce ne sono ancora tante.
Appuntamento a dicembre con “La battaglia del labirinto”.

L’atlante di smeraldo – John Stephens (456 pp. – Libreria Uver, Reggio Emilia) 
Chiunque abbia detto che non bisogna mai e poi mai fidarsi quando un libro nuovo viene osannato fino alla nausea ci ha preso pure questa volta. Questo libro sarebbe stato almeno da due stelline e mezzo, se solo intorno a lui non si fosse creato questo movimento pubblicitario a mio parere assolutamente immeritato.
Okay, è una storia carina per bambini e ragazzi, ma definirlo “nuovo Harry Potter” è veramente esagerato. Mentre lo leggevo avevo la netta impressione che John Stephens si fosse letto Una serie di sfortunati eventi, Harry Potter, Il Signore degli Anelli e le Cronache di Narnia nel giro di pochi giorni, e poi avesse creato una trama mettendo insieme pezzi delle varie saghe. Ed è un peccato, perché a mio parere dall’idea di base (un libro che trasporta nel passato posandovi sopra una fotografia dell’epoca in cui si vuole finire) poteva saltar fuori un romanzo molto carino.
I personaggi, inoltre, sono stati caratterizzati praticamente solo nel riassunto presente all’interno del risvolto, e in generale è scritto davvero in modo infantile. Qualcuno potrebbe obbiettare che è rivolto per lo più a un pubblico di bambini… allora mi spiegate come mai a un certo punto salta fuori un nano che infila almeno un “cacchio” in ogni frase? Molto educativo, devo dire.
Ah, dimenticavo: naturalmente fa parte di una trilogia, quindi dovremo aspettare anni prima di sapere come va a finire, perché il libro come al solito non ha conclusione. Non credo, però, che leggerò anche i seguiti: sono stanca di quei romanzi scritti soltanto con fini commerciali. E, sinceramente, per un romanzo così pubblicizzato e venduto addirittura in 35 paesi mi aspettavo qualcosa di più.

Il regno di Ga’hoole: La cattura, Il grande Viaggio, Duello Mortale (Tutti insieme qui) – Kathryn Lasky (589 pp. – Bol.it) 
Questi tre libri sono solo i primi della lunga serie de Il regno di Ga’hoole (in Italia ne sono usciti soltanto cinque, ma in totale finora sono ben diciassette): originariamente usciti nella collana Junior Fantasy, Mondadori li ha pubblicati di nuovo in un volume unico in occasione dell’uscita dell’omonimo film. Io possiedo questo volume, perciò parlerò del tutto in una singola recensione, anche se i libri sarebbero distinti.
Quello che colpisce fin da subito di questa serie di libri è l’idea di fondo, a mio parere molto originale: l’autrice, Kathryn Lasky, è sempre stata appassionata di gufi, tanto che ha fatto numerose ricerche su di essi, ma invece che scrivere l’ennesimo testo di divulgazione scientifica ha deciso di inventarsi una saga fantasy che vede come protagonisti proprio gufi, civette, barbagianni e compagnia bella.
Il protagonista è Soren, un barbagianni della specie Tyto Alba, che a poche settimane di vita viene rapito e portato all’accademia per gufi orfani di Sant’Aegolius, a capo della quale ci sono un gruppo di gufi che si fanno chiamare i Puri. Ma questo è solo l’inizio delle mirabolanti avventure di Soren e dei suoi amici – Gylfie, femmina di Micrathene whitneyj, Twilight, Strix nebulosa, e Digger, Speotyto cunicularius – perché altre sorprese li attendono: cos’hanno in mente quelli del Sant’Aegolius? Cosa sono i Granelli? Chi si nasconde dietro l’enigmatico Ezylryb? Tutti misteri che andranno svelati.
Una saga che si preannunciava ottima, e, anche se forse è stata concepita per un pubblico di bambini, non ha deluso le aspettative: scritta bene, ricca di colpi di scena e imprevedibile. Dei tre, l’unico che mi è piaciuto di meno è il secondo, forse perché c’è meno azione rispetto al primo e al terzo, ma soprattutto l’ultimo… niente male, devo dire. Non farò spoiler, però mi auguro che nei prossimi libri ci sia una bella resa dei conti tra Soren e chi-l’ha-letto-sa-di-chi-parlo, anche se finora non è troppo chiaro perché voi-sapete-chi si sia comportato in questo modo… Spero che il quarto libro (che ho già addocchiato in biblioteca) non deluda le aspettative!
Ah, dimenticavo: non perdetevi il film. È un po’ semplicizzato ma abbastanza fedele ai libri, e comunque i gufetti sono pieni di dettagli e soprattutto espressivi: spettacolari!

Immagina – Yami (404 pp. – eBook inviatomi dall’autrice) 
Leggi qui la recensione completa.

Sensualità: poesie d’amore d’amare – Michela Zanarella (46 pp. – eBook inviatomi dall’autrice)
Leggi qui la recensione completa.

Il nome del vento – Patrick Rothfuss (728 pp. – Bol.it)
Ero indecisa tra le quattro stelline e mezzo e le cinque, ma alla fine non ho resistito. In una parola: stupendo. Nonostante la mole non da poco, me lo sono divorato in due giorni esatti: un fantasy così coinvolgente e allo stesso tempo originale e scritto veramente bene non mi capitava da mesi, forse anche da anni.
Credo di essermi innamorata di Kvothe, il protagonista: all’inizio era così schivo e taciturno, così immerso nel suo mondo che non riuscivo a credere di trovarmi davanti l’eroe di un romanzo fantasy. Poi però accadono una serie di circostanze che lo fanno cambiare da così a così: per la prima volta gli viene chiesto di fare quel che non ha mai fatto prima, ovvero raccontare tutta la sua storia. La storia che da semplice attore teatrale lo ha portato a diventare prima mendicante e straccione, poi abile ladro, studente della prestigiosa Accademia, esperto di magia, abile musicista e infine l’eroe di cui parlano un’infinità di leggende. Ma per narrare la sua storia occorrono ben tre giorni, e questo che ho appena raccontato non è che il primo, quello in cui viene raccontata la giovinezza e adolescenza di Kvothe, l’eroe dai capelli di fiamma e dagli incredibili occhi verdi.
Sono stata male soprattutto durante la prima parte del romanzo: quando Kvothe soffriva per la morte dei suoi genitori, per le botte ricevute, per l’assoluta povertà, per la difficoltà della sopravvivenza in una città grande e ostile come Tarbean, soffrivo anch’io insieme a lui. E in questo devo dire che l’autore ha proprio centrato il punto: sono i personaggi che più si sentono vicini che si finiscono per amare di più, e Kvothe ne è un esempio lampante. Lui non è un eroe dei soliti, di quelli sempre invincibili, ma neanche di quelli perennemente in difficoltà: lui cade, si rialza, torna a cadere così in basso da temere che non riesca più a rialzarsi, ma poi ci riesce, raduna il suo coraggio e continua per la sua strada.
Strabiliante anche l’accuratezza con cui Rothfuss ha dipinto il suo mondo: non solo ce lo descrive minuziosamente attraverso gli occhi dei suoi personaggi, ci racconta le sue storie, la sua cultura, la sua religione. Spero che anche il secondo libro, in uscita il primo settembre (per il quale sto facendo un febbrile conto alla rovescia da due settimane), si riveli entusiasmante quanto il primo, anche se al contempo ho paura per Kvothe, per quello che potrebbe accadergli. Speriamo che quel simpaticone di Ambrose non combini niente di brutto, va’…

Le luci di settembre – Carlos Ruiz Zafòn (268 pp. – Regalato)
Più bello de Il palazzo della mezzanotte, ma non quanto Marina: mi è piaciuto abbastanza, anche stavolta Zafòn non ci delude con le sue atmosfere paurose e i suoi intrecci da brivido. Mi è piaciuta l’idea del Doppelgänger, che in pratica è la copia spettrale di un essere vivente. Ho trovato però i personaggi solamente tratteggiati e soprattutto lo schema della storia piuttosto prevedibile. Si sarebbe meritato qualche punto in più se non fosse stato per l’ennesima trovata della Mondadori di affibbiare un prezzo da infarto (ben 19€) a un libretto di neanche 270 pagine, per giunta scritte larghissime. Per fortuna che me l’hanno regalato, o mi sarei disperata per aver buttato quasi 20€ per un libro tutto sommato deludente.

Nessun dio sulla terra – Marco “Dalissimo” Pelliccione (124 pp. – Inviatomi dall’autore)
Sarà che non mi vanno a genio le storie che parlano di omosessuali, ma ho trovato questo libro veramente scadente sotto tutti i punti di vista: scritto male, con una punteggiatura inesistente, varie sviste anche gravi. La media delle frasi è lunga così:

Fece per salire le scale, capì di aver sottovalutato la sua paura, gli altri due gli erano addosso, ma questa volta nessuno parlava, Aurelio intravide attraverso il portone aperto alcune forme del cortile, penso assurdamente alle note musicali che lo raggiungevano ogni giorno dalla casa di fronte.

Roba da far venire una crisi respiratoria, per dire. E il guaio è che non ce n’è una o due di frasi del genere: sono tutte più o meno così!
Davvero un libro scadente, devo dire.

Mord im schloss (Trad: Assassinio nel castello) – Felix Farwick (60 pp. – Comprato per la scuola)
Questo è il mio primo libro letto in tedesco, che studio a scuola. È una storia davvero carina, anche se non molto originale. Per me non è mai un problema leggere anche i libri che le prof ordinano di leggere per le vacanze, e questo tutto sommato si è rivelato un libretto piacevole. L’unica cosa veramente antipatica è stato il fatto che a ogni capitolo ci fossero gli esercizi…

Io scrivo #12, 15 – A.A.V.V. (125 x 2 pp. – Edicola)
Altri due capitoli del corso di scrittura del Corriere della Sera. Soprattutto il n°15 mi è piaciuto per via dei temi trattati (lo studio dell’epoca e la documentazione), e in particolare per il capitolo dedicato a quello che dovrebbe essere l’obbiettivo primario di uno scrittore: migliorare. Molto significativa la frase: “Nel momento in cui ci si accorgerà di non poter più migliorare, la propria carriera di scrittore può dirsi conclusa”.

Biografia di Mario Tiberini, tenore – Giosetta Guerra (404 pp. – Inviatomi da un amico dell’autrice. Per acquistarlo, contattatemi e vi fornirò il suo indirizzo email)
Da appassionata di musica, ho trovato molto valida questa biografia: dettagliata, precisa, ricca di fotografie che contribuiscono a renderla più interessante. Essendo la prima che leggo, non le darò un voto, non avendo parametri per giudicare una biografia, ma mi è sembrato comunque un libro valido per gli amanti della lirica.

Blog Writing – Roberto Sartoris (167 pp. – eBook free)
Una guida che tutti i blogger dovrebbero leggere: davvero utile e mirata, spiega molte cose usando pochi giri di parole ed è molto diretta. Si tratta di un eBook rivolto perlopiù a coloro che vogliono guadagnare grazie al proprio blog, ma contiene dei consigli che possono servire a tutti, anche a chi ha aperto un blog per pura passione e divertimento come me. E poi e gratis, che volere di più?

Recensione: Sensualità + Alcune considerazioni sulla poesia

Come promesso, ecco la prima recensione di un libro inviatomi tramite il progetto “Libri in cambio di recensioni“, ovvero Sensualità di Michela Zanarella.

Titolo: Sensualità
Sottotitolo: Poesie d’amore d’amare
Autrice: Michela Zanarella
Genere: raccolta di poesie
Editore: Sangel
Pagine: 46
Anno di pubblicazione: 2011
ISBN: 9788897040163
Prezzo: €10
Formato: brossura

Ringrazio l’autrice per avermelo inviato in formato eBook.

Sensualità è la prima raccolta di poesie che recensisco. Anzi, per dirla tutta, forse è addirittura la prima che leggo, e probabilmente sarà anche l’ultima, visto che il mio progetto “Libri in cambio di recensioni” si rivolge ai testi di narrativa. Per questo libro, però, ho deciso di fare uno strappo alla regola, forse perché ero curiosa di leggere la raccolta di poesie d’amore di un’autrice che non fosse una dei soliti nomi arcinoti.
Come avrete notato, tra i dati del libro accanto alla copertina manca la mia valutazione. Sappiate che non si tratta di una dimenticanza, bensì di una scelta precisa: volendo, avrei potuto inserire un voto come per tutte le altre recensioni, ma ho pensato che, essendo il primo testo di poesia su cui scrivo un parere personale (se si escludono i commenti sulle poesie che mi fanno leggere a scuola, ovviamente), non sarebbe “giusto” sparare un giudizio a zero su un genere che nemmeno io conosco bene. Sarebbe come esprimere un parere su un libro contemporaneo dopo aver letto esclusivamente classici.
Il fatto è che non ho per niente le idee chiare su questo libro, perciò vorrei evitare di inserire, per esempio, tre stelline senza tuttavia essere sicura di questo giudizio.

Prima di leggere questo libretto, non credevo che sarei riuscita a scrivere una recensione lunga e approfondita come al solito: avevo paura di ritrovarmi con uno di quei libri che “okay, è carino”, ma poi di non essere capace di dire nient’altro. Invece non è stato così, perché, dopo diciamo una decina di poesie lette su 27, ho capito che avrei potuto dire molto riguardo a Sensualità. Più quanto mi aspettassi, perlomeno.

Il mio timore di scrivere un parere ingiusto, forse affrettato, si fa sentire ancora adesso, in ogni caso. I motivi di questa paura, dopo averci riflettuto un po’ su, credo sia essenzialmente questo: fin’ora ho letto quasi solo le poesie dei “grandi”, come Leopardi, Pascoli, Petrarca o Dante – il mio tesssoro -, e la scuola mi ha abituato a trovare il messaggio nascosto più o meno profondamente nei loro componimenti. Ma c’è una grossa differenza tra le poesie dei grandi e quelle di uno “sconosciuto”: per le prime hai la certezza che un messaggio ci sia. Dopotutto, sono state lette e giudicate da un sacco di gente prima di te, perciò quando la maestra ti assegna il compito “Trova il messaggio di La mia sera” non è poi cosa tanto difficile: se ti viene chiesto di trovare il messaggio, questo probabilmente c’è, quindi basta spremersi un po’ le meningi, magari tirando fuori le solite frasi di circostanza prese da Yahoo! Answers (del tipo “Il poeta vuole trasmetterci quanto sia importante per lui affrontare il tema della sera paragonandolo con indubbia maestria al momento estremo della vita…”), e andrà sempre bene. Mal che vada, ti toccherà un brutto voto.
Ma quando si parla di una serie di poesie fresche di scrittura, su cui poco o niente è stato già detto, le cose cambiano radicalmente: non si può più fare affidamento a internet per andare alla ricerca del messaggio nascosto con l’unico fine di accontentare la professoressa, perlomeno. Bisogna contare sulle proprie forze, mettere in pratica quel che si è imparato a scuola su “significante e significato”, ma è necessario anche tener conto di una cosa: è improbabile che il poeta sconosciuto in questione sia il novello Leopardi. Non è da escludere che le sue poesie, in realtà, siano scritte alla “tanto per”, che contengano sì un messaggio, ma che si tratti di un messaggio talmente banale o, al contrario, così complicato e nascosto da suscitare la domanda: “Ma non poteva darsi all’ippica, piuttosto che fare il poeta?”

Credo che questo dubbio sia legittimo, almeno pensando all’enorme differenza di stile tra i classici e i romanzi usciti di recente. Ovviamente non pretendo che lo stile poetico di decenni fa sia identico a quello che usa oggi (e che io non conosco), ma le regole di scrittura poetica, così come quelle di narrativa, sono rimaste più o meno le stesse, perciò il dubbio rimane. E, sfortunatamente, con Sensualità si è rivelato un dubbio fondato. Continua a leggere